Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Appena tocchi il tema “sicurezza” dalle nostre parti si fa largo un inquietante conformismo. E così, oggi il Consiglio regionale ha approvato a larghissima maggioranza, con i soli voti contrari di Rifondazione e Sd, la costituzione dell’Accademia lombarda per ufficiali e sottufficiali della Polizia Locale.
Una creatura dal nome altisonante, che sostanzialmente aggiunge poco o niente ai corsi di formazione che la Regione attraverso l’IReF già organizza, ma che in cambio succhia altro denaro pubblico - 400mila euro come dotazione iniziale - per vendere un po’ di percezione di sicurezza sul mercato delle illusioni elettorali e per dare un’ulteriore spinta allo svuotamento delle funzioni tipiche delle ex-vigilanze urbane.
Talmente grandi sono ormai la disinvoltura e la superficialità con le quali si discute di questi argomenti, che già nel dibattito finale in Commissione la maggioranza aveva dovuto accogliere alcuni dei nostri emendamenti. Infatti, nessuno si era accorto che il provvedimento eliminava en passant persino ogni residuo controllo da parte dell’Assemblea legislativa regionale.
No, la sicurezza e la formazione professionale non c’entrano granché. C’entra invece la voglia di fare le polizie del sindaco e un po’ di propaganda, come conferma altresì il documento di accompagnamento dell’Assessorato regionale, oggi miracolosamente scomparso dal dibattito, che parla di “un luogo simbolico, per creare senso di appartenenza e rappresentanza esterna adeguata”.
E, se c’era bisogno di ulteriori conferme, oggi è stato bocciato anche il nostro emendamento che diceva semplicemente che la formazione degli ufficiali e sottufficiali dovesse riguardare prevalentemente le funzioni di polizia amministrativa e di polizia stradale.
Insomma, tra ronde, polizie del sindaco, Accademie più o meno reali e militari per strada siamo messi proprio male, anzi malissimo. E quello che fa specie più di ogni altra cosa è che soltanto così pochi sembrino sentire la puzza di bruciato.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 12 marzo 2009 (pag. Milano)
 
Del pacchetto sicurezza, cioè del disegno di legge governativo “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, si è parlato molto, ma in realtà persino molta parte dei cittadini più sensibili ne conoscono soltanto quei frammenti che hanno avuto più eco mediatico.
E così, non solo si ignora largamente la vera portata della stretta securitaria contro i migranti, sia irregolari che regolari, contenuta nei 66 articoli del pacchetto, una sorta di  galleria degli orrori, ma anche che il progetto non si limita alla sola immigrazione. Infatti, il ddl -approvato il 5 febbraio scorso dal Senato e ora all’esame della Camera- introduce altresì una serie di norme che riguardano più o meno direttamente il conflitto sociale e la libertà di espressione, ponendosi così in linea di continuità con le recenti iniziative restrittive in materia di diritto di sciopero e libertà di manifestazione.
Lasciamo stare in questa sede lo sdoganamento delle ronde, peraltro già anticipato con il decreto “anti-stupri” del 20 febbraio, oppure le varie norme che intensificano le sanzioni in tema di “decoro urbano”, nella sua accezione più ampia, per concentrarci invece su tre innovazioni altamente significative.
Anzitutto, vi è la reintroduzione nel codice penale di un reato abolito nel 1999: l’oltraggio a pubblico ufficiale, punibile con la reclusione fino a tre anni. E come se non bastasse, la definizione del reato è talmente vaga, cioè “chiunque offende l’onore e il prestigio di un pubblico ufficiale”, che non è difficile prevedere che si ripresenteranno i medesimi abusi che avevano motivato la precedente abolizione. Attenti dunque ai vostri slogan e alle vostre parole al prossimo corto, presidio o sciopero, perché potrebbero costarvi caro.
In secondo luogo, c’è la norma che prevede la sospensione cautelativa e lo scioglimento di “organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi”, qualora la loro attività abbia “favorito” la commissione di un delitto con finalità di terrorismo o di un reato aggravato dall’”eversione dell’ordine democratico” (ai sensi del decreto-legge n. 625/79). La sospensione viene disposta dal giudice nel corso del processo, ma lo scioglimento può essere ordinato dal solo Ministro degli Interni in seguito a sentenza definitiva.
Certo, a prima vista questa norma può apparire innocua per quanti agiscono alla luce del sole, ma poi basta richiamare alla mente i recenti e sempre più frequenti proclami di politici della destra, come De Corato, ma non solo, che tentano di accreditare le loro campagne politiche contro i centri sociali o i movimenti antagonisti con l’allusione che sarebbero contigui al terrorismo. In altre parole, sarà sufficiente che un condannato per le fattispecie di reato indicate abbia frequentato qualche volta un certo centro sociale o riunione pubblica e il Ministro potrà procedere allo scioglimento.
Infine, vi è il gentile contributo dell’Udc al pacchetto, cioè l’emendamento, ovviamente accolto, del Senatore D’Alia. Si tratta di un vero e proprio intervento censorio rivolto a internet, poiché prevede che se su un sito vengono pubblicati contenuti considerati apologia di reato, istigazione a delinquere o semplicemente un invito “a disobbedire alle leggi”, allora il Ministro potrà ordinare al provider di oscurare il sito entro 24 ore. Detto altrimenti, Facebook, You Tube o blog che sia, tutti a rischio censura. E soprattutto una pesante limitazione della libertà di espressione e di parola di ognuno e ognuna di noi.
Non abbiamo mai condiviso l’allarmismo di quanti gridano al lupo, al lupo di fronte a ogni difficoltà, ma quello che sta accadendo oggi, per giunta in maniera accelerata, contiene tutti gli elementi per poter parlare, armati di sano realismo, di una deriva autoritaria.
O più concretamente, siamo di fronte all’esplicitazione di che cosa significhi “uscire a destra dalla crisi”: non solo sei chiamato a pagare il prezzo in termini di lavoro, reddito, studio e condizione sociale, ma devi pure stare zitto e applaudire i potenti. E se proprio non ce la fai a tapparti la bocca, allora prenditela con lo straniero della porta accanto o con il barbone. Questo e non altro è il pacchetto sicurezza e sarebbe bene che nessuno e nessuna di noi lo dimentichi e che agisca di conseguenza.
 
qui sotto puoi scaricare il testo del “pacchetto sicurezza” all’esame della Camera
 

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Comunicato stampa del Gruppo consiliare regionale di Rifondazione Comunista
 
Il Consigliere regionale di Rifondazione Comunista Luciano Muhlbauer ha oggi chiesto formalmente al Presidente della Commissione VII (Lavoro), Daniele Belotti, di convocare in audizione l’Assessore regionale al lavoro, Rossoni, al fine di informare dettagliatamente sull’ammontare dei fondi disponibili per la cassa integrazione in deroga e sulle iniziative del governo regionale in materia di sostegno al reddito e politica attiva del lavoro.
 
“L’allarme lanciato ieri dalle organizzazioni sindacali circa l’esaurimento dei fondi per la cassa integrazione in deroga in Lombardia - spiega Luciano Muhlbauer - è assolutamente reale e giustificato. Infatti, i residui dei fondi del 2008 sono praticamente finiti e gli stanziamenti annunciati dal Governo in varie conferenze stampa non si sono ancora visti e, comunque, si prospettano insufficienti di fronte alla gravità della situazione.”
“Per questo - aggiunge Muhlbauer - abbiamo chiesto che la Commissione Lavoro del Consiglio regionale convochi immediatamente l’Assessore Rossoni, al fine di acquisire tutti i dati utili per valutare la situazione, di conoscere lo stato di attuazione dell’accordo Governo-Regioni del 12 febbraio scorso e di essere informati in dettaglio sulle iniziative che la Giunta regionale intende promuovere per fronteggiare la grave crisi occupazionale.”
“Il sistema degli ammortizzatori sociali in vigore in Italia - afferma ancora  il consigliere del Prc - è inadeguato sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. E non è un caso che si continui a utilizzare uno strumento approssimativo e incerto, come la cassa in deroga, per cercare di dare una risposta ai tanti lavoratori e alle tante lavoratrici che non possono accedere alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria, come quelli delle piccole imprese o delle cooperative e quelli con rapporti di lavoro precari, esclusi comunque i cococo e cocopro.”
“Quello che ci vuole - conclude Luciano Muhlbauer - è una riforma complessiva del sistema, con l’estensione della cassa ordinaria a tutti e con l’introduzione del salario sociale. Ma nel frattempo, visto il totale disinteresse del Governo rispetto all’ipotesi di un nuovo welfare che comprenda tutti e tutte, che almeno si stanzino effettivamente e subito le risorse necessarie perché le Regioni possano utilizzare gli ammortizzatori in deroga per garantire un sostegno al reddito a tutti i lavoratori”.
 
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Le note difficoltà economiche de il Manifesto, accentuate dalla crisi, rischiano di portare a brevissimo al taglio della pagina milanese, alla chiusura della redazione e al licenziamento di Mariangela e Alessandro. Una prospettiva insensata, dovuta forse più alla lontananza di Milano da Roma, che non a una valutazione editoriale e politica.
La redazione milanese si oppone a questa scelta, ma da soli non ce la fanno e hanno bisogno di una mano. In fondo, chi di noi, che stiamo a Milano o in Lombardia, non ha mai usato la pagina milanese, per segnalare iniziative che altrove non sarebbero state pubblicate, per scriverci, per leggere o semplicemente per sapere dove passare serata?
Per questo vi invito a leggere il sottostante appello, a farlo circolare dove potete e, soprattutto, a firmarlo, inviando una mail a redmi@ilmanifesto.it, segnalando nome, cognome, età e professione.
Mi dicono che stanno arrivando già molte adesioni in redazione, ma servono di più e urgentemente, possibilmente entro lunedì, poiché già martedì a Roma si discuterà di chiusura.
 
Appello urgente:
 
Siamo lettori, abbonati e sostenitori milanesi e lombardi del manifesto. Conosciamo bene le difficoltà che la crisi comporta per la carta stampata e ancora di più per il nostro giornale. Ma sappiamo anche che proprio in tempi così difficili il manifesto è più che mai uno strumento irrinunciabile.
La crisi in corso spinge verso destra, portando a pericolosi rigurgiti, scontri tra poveri, minacce per i lavoratori, nazionalismo e razzismo, arretramento economico e culturale, che rischiano di chiudere ogni spazio di iniziativa per qualsiasi cosa che si muove a sinistra. Anche per questo non abbiamo smesso di sostenere il manifesto e per queste ragioni ci permettiamo di chiedervi di mantenere e, se possibile, migliorare la pagina milanese del nostro giornale e di mantenere attivo il presidio della redazione milanese.
La pagina locale per tanti e tante di noi è uno dei pochi spazi che ci sono ancora concessi per far conoscere le nostre iniziative e per poter discutere le nostre idee: ci piacerebbe potesse esprimere ancora di più queste potenzialità, permettendo alla redazione di mantenere accesi i riflettori sulla realtà metropolitana. Viviamo in una città e in una regione difficili, ma Milano e la Lombardia sono ancora un territorio vivo e comunque di fondamentale importanza per la sinistra e i movimenti sociali.
La redazione milanese rimane uno dei luoghi ancora agibili a Milano, una risorsa a cui sarebbe sbagliato rinunciare, per noi e per voi. Siamo consapevoli che la crisi del giornale può portare ripensamenti e persino all’ipotesi di chiusura della redazione e della pagina locale. Vi chiediamo di non farlo. Siamo disponibili a dare una mano e a incontrare i responsabili della cooperativa per scongiurare questa eventualità.
 
per aderire: redmi@ilmanifesto.it (segnalando nome, cognome, età e professione)
 
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Il candidato del Fmln (Frente Farabundo MartÍ para la Liberación Nacional), Mauricio Funes, ha vinto le elezioni presidenziali in El Salvador. Così dicono i dati ormai quasi definitivi dello spoglio e così ha riconosciuto il candidato della destra. Una vittoria della sinistra che si inserisce certamente nella dinamica più generale che sta vivendo l’America Latina, così diversa da quella del vecchio continente, ma che rappresenta anche un fatto epocale per il piccolo paese centroamericano.
El Salvador è stato negli anni ’80 teatro di una delle più feroci guerre di bassa intensità promosse dagli Stati Uniti. Alla fine del decennio i morti erano circa 70mila, in gran parte civili massacrati dall’esercito e dagli squadroni della morte. Soltanto all’inizio degli anni ’90 furono siglati degli accordi di pace, che posero fine alla dittatura e permisero al Fmln, uno dei movimenti guerriglieri più intelligenti e maturi del continente, di spostare la sua battaglia sul terreno politico e civile.
In tutti questi anni l’ex fronte guerrigliero riuscì a conquistare il governo di molte municipalità, compresa la capitale, ma mai ottenne la vittoria alle elezioni presidenziali, che rimasero invece appannaggio del partito di destra Arena. Quest’ultimo si era formato negli anni ’80 ed era una creatura di quell’apparato militar-oligarichico che dominava il paese con la violenza praticamente per tutto il Novecento. Non a caso, tra i principali fondatori di Arena c’era Roberto D’Aubuisson, organizzatore degli squadroni della morte e responsabile nel 1980 dell’omicidio di Monsignor Romero, il coraggioso arcivescovo di San Salvador.
Ovviamente, sarà il futuro a dirci se la realtà del governo corrisponderà alle aspettative, ma oggi godiamoci la buona notizie. E questo vale sicuramente per quelli e quelle come me, che ai tempi si erano impegnati nella solidarietà con la lotta di liberazione del popolo salvadoregno, conobbero il paese in guerra e si ricordano ancora bene delle tante straordinarie persone, contadini, operai e studenti, che animarono con il loro agire la speranza nei momenti più bui, sacrificando finanche le loro vite.
 
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L’intesa tra il Presidente Formigoni e il Ministro Gelmini non merita certo tutto l’incensamento profuso in queste ore dal presidente lombardo. Infatti, non c’è nulla di rivoluzionario o meglio, non c’è nulla di certo, se non che tutte le cose che contano sono rinviate a successivi accordi tra Regione e Governo o tra Regione e Ufficio scolastico e alle determinazioni del futuro “organismo paritetico di coordinamento”. Persino l’adesione alla sperimentazione da parte degli Istituti tecnici e professionali statali è su base volontaria.
In altre parole, per ottenere dal Governo amico il ritiro del ricorso contro la contestata legge regionale n. 19/2007, promosso dal Governo Prodi davanti alla Corte Costituzionale, il centrodestra lombardo ha dovuto prima auto-emendare la legge stessa (dicembre 2008) e, ora, sottoscrivere con il Ministero un’intesa che garantisce un saldo controllo statale sulle ambizioni cielline.
Eppure, c’è poco da essere sereni, perché al di là degli scontri di potere all’interno del centrodestra, vi è una sostanziale identità di vedute tra Formigoni e Gelmini per quanto riguarda il futuro - o non-futuro - della scuola pubblica. E così, l’intesa delinea anche un possibile orizzonte, che vede il progressivo assorbimento dei circa 170 Istituti Tecnici e Professionali Statali nel sistema lombardo della formazione professionale.
Detto altrimenti, gli istituti pubblici finiscono pian pianino sotto giurisdizione del Pirellone, compresa la gestione del personale, e vengono dunque inseriti in un sistema pubblico-privato. Lo strumento è quello della sperimentazione e della deroga ad hoc alla legislazione nazionale vigente.
Quindi, laddove oggi prevalgono l’incertezza e il fumo propagandistico, per il domani, se li lasciamo fare, si annunciano tempi duri per l’istruzione tecnica e professionale pubblica.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo dell’inteso Formigoni-Gelmini
 

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Il Sindaco Moratti rompa il clima di tolleranza nei confronti dell’estremismo neofascista e si attivi in prima persona perché venga impedito il raduno nazifascista, previsto per il 5 aprile prossimo a Milano. Insomma, le chiediamo semplicemente di fare come il Sindaco di Colonia, di centrodestra anche lui, che nell’autunno scorso si mise alla testa della mobilitazione contro un'iniziativa analoga nella sua città.
Il raduno organizzata dal gruppo neofascista Forza Nuova, i cui forum on-line lo propagandano da giorni, si annuncia come una vera e propria prova di forza sulla piazza milanese. Non la solita riunione, quindi, ma una “manifestazione/convegno” di carattere internazionale, con la partecipazione dei neonazisti tedeschi della Nationaldemokratische Partei Deutschlands (Npd), dei neofascisti inglesi del British National Party (Bnp) e di quelli francesi del Front National (Fn).
E non bisogna essere dei geni per capire che gli squadristi di Roberto Fiore non si limiteranno a sedere in una sala, ma che vorranno replicare in grande stile la lugubre esibizione di spranghe e saluti romani andata in scena il 28 febbraio scorso a Bergamo, peraltro nel più totale menefreghismo da parte delle forze dell’ordine.
Riteniamo che non sia tollerabile che Milano venga sfregiata da una manifestazione del genere e che questa vada dunque impedita. E si tratta di un problema che non riguarda soltanto quanti nella nostra città si battono da tempo contro la riabilitazione delle ideologie e pratiche razziste, fasciste e negazioniste, ma anzitutto i rappresentanti delle istituzioni democratiche.
La recente pubblicazione sul quotidiano la Repubblica di stralci del libro-inchiesta di Paolo Berizzi, “Bande Nere”, ha autorevolmente confermato quello che già si sapeva. Cioè, che a Milano, come da altre parti, esiste un'inconfessata tolleranza istituzionale e culturale, se non peggio, nei confronti delle attività neofasciste. Ebbene, crediamo che il raduno del 5 aprile sia anche un’occasione, forse l’ultima, perché il Sindaco Moratti prenda le distanze dalle ambiguità e dalle complicità che si annidano in settori della sua maggioranza.
Da parte nostra, staremo con quei milanesi che si mobiliteranno con le parole, le idee e la presenza perché la nostra città non debba subire questa oscenità.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Il tavolo di confronto in Regione sulla vertenza Innse non si riunirà domani 24 marzo, come deciso alla riunione del 9 marzo scorso, ma slitterà di almeno una settimana. La ragione del rinvio sta nel fatto che la società Aedes, proprietaria del terreno dove sorge la fabbrica, necessita ancora di tempo per predisporre una prima proposta di cessione dell’area.
Nel frattempo, la Rsu dell’Innse e la Fiom hanno di nuovo sollecitato che agli operai venga consentito l’accesso alla fabbrica, al fine di poter riattivare l’alimentazione elettrica di quei macchinari che ne sono prive dal giorno dell’ultimo blitz di Genta (proprietario dello stabilimento) e di effettuare la manutenzione. Infatti, alcuni giorni fa Genta aveva rifiutato per l’ennesima volta ogni tipo di accordo con gli operai.
Appena ci saranno altri aggiornamenti questi verranno postati sul blog.
 
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Nell’ormai lontano settembre 2007 otto consiglieri regionali dei gruppi dell’opposizione presentarono un’interrogazione alla Giunta regionale a proposito del gruppo neofascista “Cuore Nero”. Ne seguirono lunghi mesi di silenzio tombale, ma ecco, quando ormai nessuno ci credeva più, che arriva la risposta, datata 19 marzo 2009 (sia l’interrogazione, che la risposta puoi scaricarla in fondo al presente post).
Quindi, la vera notizia è che l’efficientissimo –così dicono- governo Formigoni ci mette 18 mesi a rispondere a una domanda piuttosto banale. Ma siccome di “Cuore Nero” si continua a parlare e, temiamo, ancora a lungo, è bene ricordare qual era il quesito. Non si sa mai, forse prima o poi potrebbe servire a quanti non si arrendono all’idea che il territorio milanese debba essere costellato da circoli neofascisti.
Nel 2007 “Cuore Nero”, allora al primo tentativo di mettere radici in città, si presentò in varie occasioni come una “associazione culturale apolitica” e sosteneva, tra l’altro, di essere “riconosciuta dalla Regione Lombardia”. Una storiella peraltro ripresa, incautamente, persino dal Presidente del Consiglio di Zona 8.
Ebbene, la nostra interrogazione girò il quesito all’Assessore regionale competente e questo, dopo 18 mesi, ci comunica finalmente quello che in realtà già si sapeva. Cioè, “Cuore Nero” non gode di alcun riconoscimento regionale, né risulta iscritta in alcun registro non profit a livello regionale. E la stessa cosa vale per il livello comunale.
Ebbene, se dovessero riprovare a raccontare favole, fotocopiate la risposta dell’Assessore Boscagli.
 
qui sotto puoi scaricare il testo dell’interrogazione e la relativa risposta
 

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di lucmu (del 25/03/2009, in Lavoro, linkato 1042 volte)
La vicenda ha dell’incredibile e dello squallido, ma è anche sintomatica dello stato di degrado in cui sono precipitati i diritti e le tutele dei lavoratori. A Segrate, periferia orientale di Milano, 110 operai stazionano per strada per il quinto giorno consecutivo, senza più un lavoro e senza che nessuno abbia loro nemmeno comunicato il licenziamento.
Sono tutti lavoratori immigrati, di diverse nazionalità, regolari e fino a venerdì scorso lavoravano per due cooperative che fanno riferimento al “Consorzio Imprese Ytaka” e che avevano in gestione un appalto per conto della catena di supermercati Sma presso il polo logistico “Centro del Rondò”, che si trova in via Londra a Segrate.
Ma, appunto, sabato mattina, senza spiegazione alcuna, hanno trovato i cancelli chiusi e da allora sono letteralmente per strada in attesa che qualcuno si degni di dire loro qualcosa. La loro unica compagnia sono alcuni militari della locale stazione dei Carabinieri e, da ieri, alcuni sindacalisti di SdL intercategoriale, interpellati da conoscenti dei lavoratori stessi. Infatti, nelle cooperative citate non è nemmeno presente il sindacato.
Da quello che i sindacalisti sono riusciti a ricostruire risulta che il gruppo Sma avrebbe revocato venerdì scorso l’appalto alle due cooperative. Una decisione sicuramente comprensibile e anche condivisibile, poiché il consorzio “Ytaka” è direttamente implicato nell’inchiesta contro la ‘ndrangheta che una settimana fa portò a numerosi arresti in Lombardia. Infatti, il consorzio è presieduto da Luana Paparo, accusata di associazione mafiosa e figlia di Marcello Paparo, ritenuto dagli inquirenti il capo della rete criminale.
Ma quello che non è condivisibile, né accettabile è che il prezzo di tutto quanto lo debbano pagare quelli che non c’entrano niente, cioè i lavoratori, e persino con la violazione delle poche regole ancora esistenti nel mondo delle cooperative.
Ben venga un’altra cooperativa, pulita, ma né questa, né la Sma possono pretendere di comportarsi come ai tempi del mercato degli schiavi, dove le persone venivano trattate come oggetti, da usare o da buttare, a seconda della convenienza o del capriccio.
Chiediamo pertanto a tutte le aziende coinvolte di ripartire dal rispetto delle regole e della dignità dei lavoratori, garantendo la continuità lavorativa ai 110 operai di Segrate.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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