Blog di Luciano Muhlbauer
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Tolleranza zero è il grido di battaglia nella Milano dei vicesceriffi e degli aspiranti rondisti ed ecco che piovono divieti, controlli, multe e recinzioni. Sei particolarmente a rischio se sei giovane di età o sei ha idee troppe diverse dai governanti, per non parlare se frequenti un centro sociale o apri un circolo Arci, oppure se sembri straniero o semplicemente “diverso”. Allora devi fare attenzione, perché sei tra i bersagli preferiti.
Se invece non fai parte di quelle categorie e, soprattutto, se sei dotato di un certo benessere economico, ebbene, allora quel grido di battaglia non ti deve preoccupare più di tanto, perché nella Milano del terzo millennio l’antico principio dei due pesi e delle due misure è sempre valido.
È questa l’unica considerazione possibile di fronte a una vicenda come quella dei barconi del Naviglio pavese, trasformati a suo tempo in esercizi commerciali in attività permanente. Beninteso, qui e ora non ci interessa discutere di movida o simili, ma fa senz’altro specie –e merita certamente qualche riflessione- il fatto che De Corato e Maroni non avevano esitato un secondo quando si trattava di trasformare il quartiere in zona di guerra pur di tentare di cacciare il Conchetta (facente parte della categoria “nemico politico”), mentre per lunghi anni le istituzioni hanno praticato la politica delle tre scimmiette, ignorando le diffuse, palesi e continuative illegalità dei gestori di alcuni locali a due passi dal Conchetta, nonostante le proteste e denunce dei residenti fossero ripetute e sistematiche.
Anzi, per la precisione, Regione Lombardia ha impegnato ben 14 (quattordici) anni per accorgersi che la sua revoca della concessione e l’annesso divieto di ancorare i barconi in maniera continuativa sul naviglio, stabiliti con apposito delibera della Giunta regionale n. V/65499 del 22 marzo 1995, non erano stati mai rispettati. E peraltro nemmeno il Comune di Milano, diventato nel frattempo autorità demaniale in virtù della delega regionale (l.r. n. 22/1998 e successiva Convenzione tra Regione Lombardia e Comune di Milano del 27.05.2003), sembrava essersene accorto…
Ma poi succede che le proteste diventano troppe e la quantità di illeciti e imposte non pagate rischiano di mettere nei guai qualcuno, specie in un momento come questo, con la Procura della Repubblica che sta indagando su una ventina di funzionari della Polizia locale, tra cui anche il Comandante Bezzon (che proprio in questi giorni sarà dimissionato, ovviamente per ottenere un’altra ben retribuita carica in un’azienda pubblica), per un giro di mazzette finalizzato ad evitare ai gestori di una serie di discoteche meneghine il fastidio dei controlli dei vigili. E così, nel luglio scorso, il Comune di Milano ha cambiato completamente linea, decidendo che 4 (quattro) barconi del Naviglio pavese non potevano essere regolarizzati e che dunque i gestori dovevano pagare gli arretrati per occupazione di suolo pubblico e, soprattutto, rimuovere i barconi stessi entro la fine di settembre, pena lo sgombero coatto.
Orbene, il Comune è arrivato a questa decisione in seguito a una Conferenza dei Servizi, svoltasi il 23 giugno scorso con la partecipazione della Regione Lombardia. E sentite come il rappresentante della Regione ha motivato il niet lombardo alla regolarizzazione dei barconi: “la Regione che ha evidenziato la delibera regionale del 22 marzo 1995 la quale revocava i precedenti provvedimenti di rilascio delle concessioni adottati con delibere 54002 del 17 aprile 1990 e 51214 del 11 aprile 1994, consentendo concessioni solo provvisorie (solo in occasioni di manifestazioni e per periodi inferiori ad un mese, non più di 2 volte l’anno per la stessa unità di navigazione e per periodi non continuativi)”.
Incredibile! Come se fosse la cosa più normale del mondo, dopo 14 (quattordici) anni di clandestinità è tornata improvvisamente alla vita pubblica la delibera regionale del 1995! Ebbene, a questo punto si potrebbe dire “meglio tardi che mai” e passare oltre. Ma facendo così ci si renderebbe corresponsabili di una prolungata omissione di vigilanza e controllo.
Ecco perché abbiamo depositato un’interpellanza alla Giunta regionale in cui chiediamo conto dei 14 anni di silenzio e inattività e chiediamo di accertare tutte le responsabilità del caso.
 
qui sotto puoi scaricare il testo dell’interpellanza e quello della delibera regionale del 1995
 

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Incredibile, ma vero. Per ben due mesi le due nuove torri albergo della Fiera di Rho-Pero hanno scaricato abusivamente i propri liquami, senza alcun trattamento di depurazione, nel fiume Olona. E, cosa ancora più incredibile, tutto questo è potuto avvenire grazie a una dichiarazione falsa da parte di Sviluppo Sistema Fiera SpA, braccio operativo della Fondazione Fiera Milano.
Infatti, la struttura alberghiera di proprietà del gruppo NH è entrata in funzione nel febbraio scorso, in seguito al certificato di agibilità rilasciato dal Comune di Rho, ottenuto sulla base della documentazione presentata dalla Fiera attestante la “perfetta conformità delle opere al progetto approvato”. Quella documentazione portava la firma del direttore generale di Sviluppo Sistema Fiera, Maurizio Alessandro, e, appunto, diceva il falso, cioè che fosse realizzato e operativo l’allacciamento alla rete fognaria.
Probabilmente l’abuso ambientale continuerebbe ancora oggi se non fossero intervenuti, prima, un gruppo di cittadini di Pero, che il 7 aprile hanno denunciato il misfatto al Comune di Rho; poi, lo stesso Comune di Pero (9 aprile) con una diffida formale. Infine, lo stesso Comune di Rho (10 aprile) ha dovuto avviare il procedimento di annullamento del certificato di agibilità, poiché “rilasciato sulla base di presupposti rivelatisi errati”.
Insomma, se il buon giorno si vede dal mattino, allora i cittadini dell’area di Rho-Pero hanno di che preoccuparsi in vista dell’Expo. Ma in realtà dovremmo preoccuparci tutti quanti, anzitutto per il comportamento sconcertante della direzione di Sviluppo Sistema Fiera SpA. Va infatti ricordato che la società, controllata dalla Fondazione Fiera, è fortemente interna a tutti gli affari di Expo 2015, e che il suo Presidente si chiama Leonardo Carioni, il quale siede anche nel CdA della società di gestione di Expo 2015.
Oggi abbiamo pertanto presentato un’interpellanza alla Giunta regionale, chiedendo un intervento sulla Fondazione Fiera al fine di accertare i fatti e le responsabilità, e un chiarimento su quali provvedimenti intende prendere perché la legalità e la trasparenza siano garantite nel futuro.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo integrale dell’interpellanza
 

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L’unica certezza che ci consegna il Tavolo Lombardia dedicato all’Expo è che sono spariti 500 milioni di euro e che la M6 non c’è più. Per il resto ci sono soltanto impegni verbali, ma le relative decisioni concrete sono rinviate ai Cipe di luglio, settembre e ottobre, cioè a date successive alle elezioni amministrative ed europee di giugno.
In altre parole, oggi abbiamo assistito a uno show pre-elettorale, teso a rassicurare con una foto di gruppo e tante belle parole un’opinione pubblica sempre più scettica su come viene gestita la vicenda Expo. Ma la realtà è, appunto, che di rassicurante o di certo c’è ben poco.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
L’Assessore regionale predica bene, ma poi razzola l’Assessore comunale. E c’è pure un regalo elettorale per i Sindaci sceriffo. È questa la morale del dibattito sull’ennesima modifica della legge regionale n. 12 sul governo del territorio, approvata oggi a maggioranza dal Consiglio, con il nostro voto contrario.
Ne esce un provvedimento brutto, contradditorio e pasticciato, che da una parte mette dei freni all’abuso delle varianti, ma dall’altra si inventa nuove deroghe, utili anzitutto per i progetti della Giunta Moratti. Cioè, d’ora in poi a Milano si potrà edificare anche sulle aree verdi e le varianti non dovranno più passare dal Consiglio comunale, ma soltanto dalla Giunta.
Il pressing dietro le quinte dell’Assessore comunale Masseroli, in quota Comunione e Liberazione, ha dunque ottenuto i suoi risultati, poiché per i Comuni ad alta pressione abitativa è stata introdotta la possibilità, finora esclusa, di poter edificare anche sulle aree a verde e parcheggio, mentre quelli interessati dalle opere dell’Expo potranno adottare e approvare i piani attuativi e le varianti - tutte, non solo quelle che riguardano l’Expo stesso - nella sola Giunta, senza il passaggio dai consigli comunali. In altre parole, a Milano gli affari e la cementificazione potranno continuare come e più di prima.
Infine, nemmeno questa volta ci è stata risparmiata la norma che con l’urbanistica non c’entra nulla. Conosciuta come “norma anti-kebab”, in realtà consegna ai Sindaci la possibilità di vietare qualsiasi attività, qualora venga considerata suscettibile di poter creare disagi a causa della sua frequentazione. Cioè, non solo la kebaberia, ma qualsiasi cosa, a discrezione. E la norma è valida soltanto per un anno, cioè esattamente il periodo che copre la campagna elettorale per le amministrative di giugno e quella per le regionali del 2010. Insomma, un regalo elettorale per i Sindaci sceriffi.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo di legge approvato (in grassetto le parti emendate in aula)
 

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Oggi la Commissione V del Consiglio regionale, rispettando una recente ma già ben consolidata tradizione padana, ha approvato a maggioranza l’ennesima modifica della legge regionale n. 12/2005 sul governo del territorio. Il nostro voto è stato contrario, in seguito alla bocciatura di tutti i nostri emendamenti. Come già successo in altre occasioni, il provvedimento viene giustificato con un’esigenza condivisibile, salvo poi fare altro e soprattutto inserire delle norme che con l’urbanistica non c’entrano nulla, ma molto invece con le campagne politiche di sindaci leghisti e vicesindaci nazionalalleati.
Così, anche questa volta, si è partiti da una semplice presa d’atto, cioè che la grandissima maggioranza dei Comuni lombardi, tra cui anche Milano, non è in grado di rispettare le disposizioni della legge regionale e dunque di dotarsi entro il mese di marzo del Piano di Governo del Territorio (Pgt), che dovrà sostituire i vecchi piani regolatori. Da parte nostra condividiamo senz’altro la necessità della proroga di un anno, stabilendo quindi il nuovo termine al 31 marzo del 2010, poiché sarebbe insensato mandare fuorilegge ben oltre il 90% dei Comuni lombardi.
Tuttavia, non basta prorogare i termini, ma occorre altresì intervenire urgentemente nei confronti dei numerosi abusi prodottisi in questi ultimi anni, visto che la legge 12 permette ai comuni, nella fase transitoria, di fare largo uso di varianti e di urbanistica negoziata, tra le principali responsabili della cementificazione del territorio.
Ebbene, da questo punto di vista, la legge di modifica indica appena il problema, salvo poi confermare tutte le deroghe e le eccezioni e, anzi, in alcuni casi addirittura allargarle.
E poi c’è la furbata, o “porcata” se preferite, del nuovo articolo 8 nonies. In via transitoria, fino al 31 marzo dell’anno prossimo, cioè nel periodo di tempo in cui ci sono due campagne elettorali, quella per le europee e le amministrative di giugno e quella per le regionali del 2010, le amministrazioni comunali potranno individuare delle aree cittadine dove vietare “attività”, genericamente definite, in base al solo criterio che queste vengano considerate “suscettibili di determinare situazioni di disagio a motivo della frequentazione costante e prolungata”.
Insomma, uno strumento discrezionale e arbitrario per sindaci e vicesindaci sceriffi, che così potranno condurre con più facilità le loro guerre contro il nemico di turno, che si tratti di kebaberie, circoli culturali o quant’altro possa risultare utile per farsi un po’ di pubblicità. Ci pare piuttosto prevedibile che moltissime delle misure prese in base a questa norma verranno considerate illegittime, come già successo con la legge regionale sui phone center, ma questo sarà un tema per il futuro, considerati i tempi dei ricorsi, mentre il periodo di campagna elettorale sarà pienamente garantito.
Detto altrimenti, siamo alle solite: qualche bella parola, il governo del territorio affidato agli interessi privati e un bel regalo per la campagna elettorale dei settori più oltranzisti del centrodestra. E l’anno prossimo, chissà, ci aspetterà una nuova proroga.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo del progetto di legge n. 365 approvato in Commissione V
 

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Con una nota alla stampa, diffusa oggi dall’agenzia Lombardia Notizie, il Presidente Formigoni definisce una “bufala da scherzi a parte” la notizia della presentazione di una modifica alla legge urbanistica regionale che permetterà ai Sindaci di chiudere le rivendite di kebab, come chiede a gran voce la Lega Nord. Ma purtroppo l’unica bufala esistente è proprio la smentita di Formigoni.
Comprendiamo ovviamente l’imbarazzo del Presidente, visto che lui è il firmatario e  il presentatore formale del progetto di legge n. 365, che andrà in Commissione V domani, ma non l’autore materiale, che è invece l’Assessore leghista Davide Boni. Ma a questo punto viene da chiedersi seriamente se il Presidente Formigoni abbia letto il pdl prima di firmarlo.
Comunque sia, carta canta e ancora una volta una modifica della legge regionale n. 12 sul governo del territorio viene utilizzata per fini politici estranei all’urbanistica. Infatti, basta leggere quanto afferma il nuovo comma 8 nonies dell’articolo 25 della l.r. 12 per capire che si tratta di un regalo alla campagna d’odio della Lega.
Anzi, forse un regalo più grande di quello che i nemici del kebab si aspettavano, poiché la formulazione è talmente generica da permettere su tutto il territorio comunale interventi proibizionisti contro tutte le “attività”, che gli amministratori di turno considerino essere “suscettibili di determinare situazioni di disagio a motivo della frequentazione costante e prolungata dei luoghi”. In altre parole, non solo le kebaberie, ma tutto, dal circolo Arci alla pizzeria.
Questa norma, qualora approvata, non farà una fine diversa dalla legge regionale sui phone center, poiché assegna ai Sindaci un potere discrezionale che invade materie e diritti regolati da disposizioni di legge nazionali ed europee. Ma, come già nel caso della legge sui phone center, l’intervento della Corte Costituzionale, se ci sarà, arriverà quando la norma avrà già prodotto i suoi danni e rovinato legittime attività. E questo lo sanno bene tutti gli attori istituzionali.
È ora di finirla di usare la legge urbanistica per fare cose che con l’urbanistica non c’entrano nulla, ma che in cambio hanno molto a vedere con gli interessi di alcuni partiti politici. Se il Presidente Formigoni ha firmato un progetto di legge senza averlo letto, allora tolga di mezzo quella incredibile norma. Se invece se ne assume la paternità politica, allora ci risparmi almeno l’ipocrisia.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo del pdl n. 365
 

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Che senso ha vendere a investitori immobiliari privati un edificio di proprietà comunale, dichiarato ufficialmente “di interesse storico e artistico”, attualmente sede di ben cinque associazioni di diversa natura e situato in una delle tante periferie popolari milanesi, già povere di servizi, attenzione istituzionale e luoghi di socializzazione? Nessuno, ovviamente. Eppure, è esattamente quello che sta facendo il Comune di Milano con l’immobile conosciuto come “ex municipio di Crescenzago”, sito in via Adriano 2.
Peraltro, che la cosa non abbia alcun senso non lo pensano soltanto le cinque associazioni a rischio sfratto –Anpi Crescenzago, Corpo Musicale di Crescenzago, il Circolino, Cooperativa sociale di cultura popolare “Don Milani” e Legambiente Crescenzago- e gli oltre 3.000 cittadini che hanno finora firmato la loro petizione, ma altresì il Consiglio di Zona 2, che nel marzo scorso aveva richiesto all’unanimità al Comune “il blocco della dismissione dell’immobile, il conseguente stralcio dalla stessa delibera e il mantenimento dell’attuale uso alle associazioni locate”.
Ma nonostante tutte le proteste gli amministratori milanesi non hanno sentito nemmeno il bisogno di aprire un confronto. Sarà perché la vendita dell’immobile di via Adriano fa parte di un’operazione di alienazione del patrimonio pubblico ben più vasta, del valore di almeno 240 milioni di euro, e che fa gola a tanti. Cioè, è solo una delle tante proprietà comunali comprese nel “Piano di valorizzazione del patrimonio immobiliare del Comune di Milano”, approvato nell’ottobre scorso e dove per “valorizzazione” si intende, appunto, vendere ai privati. Tanto per capirci, si tratta di quel piano che prevede di vendere, per la gioia di De Corato, anche la sede provinciale dell’Anpi di via Mascagni.
E quindi, chi se ne frega se la zona di via Padova viene ulteriormente impoverita e altre cinque realtà associative rimangono per strada. Tanto, a via Padova ci penseranno le pattuglie dell’esercito e le ronde di alcune associazioni amiche della destra, lautamente retribuite dalle casse comunali.
Noi crediamo che fatti del genere la dicano lunga sulla malsana idea di città che alberga nelle teste degli amministratori milanesi. Ma pensiamo anche che bisogna cominciare -o ricominciare, se preferite- ad opporsi a questo andazzo.
Per questo cerchiamo di dare il nostro contributo anche in Regione e abbiamo presentato un’interpellanza urgente –a firma dei consiglieri Muhlbauer, Oriani, Agostinelli, Valmaggi, Squassina O., Squassina A., Fabrizio, Storti e Monguzzi- con la quale raccogliamo l’appello delle cinque associazioni, chiedendo formalmente al governo regionale di esercitare il suo diritto di prelazione, che scade il 22 luglio, garantendo così la proprietà pubblica e l’uso sociale dell’ex municipio di Crescenzago.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo dell’interpellanza
 

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di lucmu (del 05/03/2008, in Territorio, linkato 622 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 5 marzo 2008 (pag. Milano)
 
L’emendamento “ammazzaparchi” non c’è più. L’Assessore Boni ha dovuto ritirarlo in aula di fronte all’opposizione della sinistra e soprattutto delle forze della società civile lombarda.
La nostra soddisfazione è grande, perché è stata impedita un’ulteriore calata di cemento sui parchi lombardi. Perché questa era la ratio della norma voluta da Formigoni e dal partito degli affari.
Ma il pacchetto di modifiche della legge urbanistica regionale non prevedeva soltanto questa norma, bensì molto di più e, purtroppo, se ne’è parlato poco. Come ormai accade da oltre due anni, le continue modifiche della l.r. 12/2005 non sono ispirate al governo pubblico delle trasformazioni urbanistiche in atto, bensì alla tutela di interessi particolari, affaristici o politici.
E così, ad esempio, è stata varata una norma che favorisce gli interessi dei poteri forti, concedendo un aumento delle volumetrie nella misura del 15%, per quanto riguarda gli interventi edificatori sulle aree dismesse delle Ferrovie dello Stato. E non stiamo parlando di briciole, ma di uno degli affari del secolo, cioè di un milione di metri quadrati nella sola Milano.
Come d’abitudine, però, la legge 12 è stata utilizzata anche per fini che con l’urbanistica non c’entrano un bel niente, ma che fanno comodo alle campagne securitarie delle destre.
Ci sono dunque nuove regole, di carattere restrittivo, per l’insediamento dei “campi nomadi” e la contemporanea abrogazione dell’art. 3 della l.r. 77/89, cioè viene abrogato l’obbligo di “evitare qualsiasi forma di emarginazione urbanistica” e di “facilitare l’accesso ai servizi e la partecipazione dei nomadi alla vita sociale”.
Non manca, ovviamente, un altro cult leghista, con l’introduzione di una nuova regola che rende ancor più difficoltosa la costruzione di moschee. E così, dopo la norma “urbanistica” speciale del 2006, che aveva messo fuori legge pregare, senza permesso del Sindaco, in un luogo non considerato ufficialmente di culto, ora si vuole ostacolare persino la costruzione di nuovi luoghi di culto regolari.
In altre parole, questioni di carattere sociale o attinenti alla libertà religiosa vengono trasformati in problemi urbanistici e, per questa via, in questioni di ordine pubblico. Insomma, il solito squallido gioco del tanto peggio, tanto meglio.
Per questo, pur essendo soddisfatti per il ritiro dell’emendamento “ammazzaparchi”, occorre essere consapevoli che la battaglia per un governo pubblico e sostenibile delle trasformazioni urbanistiche è ancora lunga. In fondo, si tratta di stabilire chi decide: o i grandi costruttori oppure i cittadini e i lavoratori che abitano i territori.
 
 
di lucmu (del 04/03/2008, in Territorio, linkato 859 volte)
La grande mobilitazione di tutto il centrosinistra in Consiglio regionale, delle associazioni ambientaliste, di buona parte dei parchi lombardi, dei cittadini, degli urbanisti e dei sindaci ha costretto l’assessore Boni a ritirare l’emendamento “ammazzaparchi”, il provvedimento che avrebbe permesso alla Regione di dare l’ok ai progetti edificatori all’interno dei parchi anche se questi avessero espresso parere contrario.
E’ una grande vittoria per Sinistra Arcobaleno e per tutti coloro che si sono opposti a un provvedimento che di fatto avrebbe aperto le porte allo smantellamento dei parchi lombardi, a cominciare dal Parco Sud Milano. Le aree protette lombarde vanno tutelate e promosse con attività compatibili con la cura del territorio e della biodiversità.
Ora vigileremo affinché l’emendamento cacciato oggi dalla porta non rientri in futuro dalla finestra.
 
Comunicato stampa dei Consiglieri regionali: Luciano Muhlbauer (Prc), Carlo Monguzzi (Verdi), Marco Cipriano (Sd)
 
 
Dopo quasi un anno di aspro dibattito nella quinta commissione consiliare, l’ennesimo pacchetto di modifica della legge regionale n. 12 sul governo del territorio approderà domani in Consiglio regionale. E come nelle modifiche precedenti, il leitmotiv è quello delle norme speciali per garantire degli interessi particolari.
Non vi è alcun interesse pubblico nella nuova norma sui parchi lombardi, come avevano già dimostrato sia la posizione perplessa dell’Anci, che l’aperta ostilità di Federparchi. Infatti, le uniche voci fuori dal coro della protesta sono non a caso Milena Bertani, presidente del Parco del Ticino e soprattutto ex-assessora della Giunta Formigoni, e Letizia Moratti, Sindaco di Milano e tra i principali interessati a mettere le mani sul verde del Parco Sud.
Insomma, si tenta di ripetere la storia del 2006, quando la legge n. 12 fu modificata per facilitare l’edificazione dell’area verde della Cascinazza a Monza. Allora, si trattava di garantire anzitutto gli affari di Paolo Berlusconi, ora invece gli appetiti speculativi in gioco sono ben più consistenti e vedono coinvolti i principali costruttori dell’area milanese, ansiosi di poter ottenere varianti per rendere edificabili porzioni del Parco Sud.
E, come nel 2006, il proponente della norma speciale è un assessore della Lega Nord, cioè una forza politica che a parole si dichiara estranea al partito degli affari, raccolto attorno al Presidente della Regione, ma che nei fatti è sempre disponibile ad assecondare i poteri forti, in cambio di un po’ di propaganda securitaria.
Quindi, nel pacchetto di modifiche troviamo anche questa volta due capolavori del genere. La prima riguarda, manco a dirlo, i “campi nomadi”, mediante l’introduzione di una norma restrittiva per il loro insediamento e la contemporanea abrogazione dell’articolo 3 della legge regionale n. 77/89, che con l’urbanistica non centra un fico secco. In altre parole, quello che viene abrogato è l’obbligo di “evitare qualsiasi forma di emarginazione urbanistica” e di “facilitare l’accesso ai servizi e la partecipazione dei nomadi alla vita sociale”. Insomma, tanto peggio, tanto meglio.
La seconda, un altro cult leghista, è una norma che intende rendere più difficoltosa la costruzione delle moschee. E così, dopo la norma “urbanistica” speciale del 2006, che aveva messo fuori legge pregare, senza permesso del Sindaco, in un luogo non considerato ufficialmente luogo di culto, ora si vuole ostacolare persino la costruzione di nuovi luoghi di culto regolari. Anche qui, la morale è sempre la stessa: tanto peggio, tanto meglio.
Ma chissà, forse questa volta la moneta di scambio è anche un’altra e si tratta di dimostrare ai poteri forti l’affidabilità della Lega in vista della successione di Formigoni.
Comunque sia, se la norma dovesse passare, a rimetterci saranno i cittadini, o meglio, quelli tra di noi che non posseggono un’impresa di costruzioni. Per tutto questo, domani in aula ci batteremo con tutti i mezzi a nostra disposizione, compresi gli oltre 150 emendamenti della Sinistra, per impedire questo scempio.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
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