Blog di Luciano Muhlbauer
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
La maggioranza di centrodestra ha approvato oggi in commissione territorio l'emendamento alla legge sull'urbanistica (legge regionale n. 12/2005) che può segnare la fine dei parchi lombardi, a cominciare dal Parco Sud Milano, sul quale da tempo incombono gli interessi dei costruttori sostenuti dal Comune di Milano.
La Cdl ha fatto carta straccia degli emendamenti dell'opposizione, che comunque si è duramente opposta all'emendamento 'ammazzaparchi', e dei pareri contrari di urbanisti, Federparchi, Fai, Fondo per l'ambiente italiano, associazioni ambientaliste, tra cui Wwf, Italia Nostra, Legambiente, ascoltate oggi durante la seduta della Commissione territorio.
L'emendamento consente alla Regione di dare o meno l'assenso ai progetti edificatori dei comuni all'interno dei parchi, anche se questi esprimono parere negativo. Un provvedimento inaccettabile, contro il quale ci opporremo con decisione al momento del voto in aula.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer (Prc), Carlo Monguzzi (Verdi) e Marco Cipriano (Sd)
 
 
Per oggi era annunciato il voto finale in Commissione V sul pacchetto di modifiche della legge regionale n. 12 sul governo del territorio, voluto dalla Giunta regionale. Invece, è successo tutto il contrario, cioè il centrodestra ha dovuto rinunciare al voto e a ulteriori discussioni, chiedendo il rinvio a gennaio.
Quanto avvenuto dimostra che in Lombardia si può ancora fare opposizione ai progetti di Formigoni, a patto che si rinunci a strizzare continuamente l’occhio al Presidente e ci si colleghi invece alla mobilitazione della società civile. Ebbene sì, perché esattamente questo è successo, allorquando il centrodestra ha definitivamente esagerato, presentando un ulteriore emendamento per aprire persino i parchi regionali alla cementificazione selvaggia.
Oggi è dunque un buon giorno, perché una volta tanto hanno vinto i cittadini e non gli affari. Tuttavia, sarebbe un gravissimo errore politico pensare che il problema sia stato risolto, poiché, appunto, soltanto di un rinvio si tratta. A gennaio, o più avanti, il partito degli affari tornerà alla carica, con un provvedimento magari un po’ abbellito e con la speranza che l’attenzione pubblica si concentri su altro.
Insomma, abbiamo vinto il primo round, ma il secondo è dietro l’angolo. Per questo occorre non abbassare la guardia e tenere viva la mobilitazione politica e sociale, contro una visione della gestione del territorio al servizio del business del mattone.
 
comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
di lucmu (del 27/11/2007, in Territorio, linkato 1205 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 27 nov. 2007 (pag. Milano)
 
In Consiglio si discute nuovamente di modifiche della legge regionale n. 12 sul governo del territorio. Per i cultori della materia questa è una perfetta non notizia, poiché quella legge, sin dalla sua frettolosa approvazione nel 2005, con un solo voto di maggioranza, assomiglia a una sorta di tela di Penelope, dove ogni modifica ne preannuncia già la successiva e dove le incursioni politico-affaristiche sono diventate la norma.
A mo’ di esempio, possiamo citare i reiterati interventi ad hoc per Monza, un autentico cult nel suo genere, che nel luglio 2006 intendevano bloccare il nuovo Pgt, accorciandone i tempi di approvazione, mentre due mesi fa è stato imposto l’esatto contrario, cioè la proroga dei tempi. Ma che cosa è cambiato in un solo anno? Semplice, il colore della giunta comunale monzese, di centrosinistra un anno fa e di centrodestra ora, mentre l’oggetto del contendere è sempre il medesimo: la Cascinazza. Cioè, un bel po’ di verde da rendere edificabile e i relativi interessi immobiliari della società di Paolo Berlusconi.
E siccome la faccia per queste operazioni la deve mettere l’assessore leghista al territorio, il partito degli affari, che fa capo al vero padrone di casa, gli concede un po’ di demagogia. E così hanno fatto il loro ingresso nella legge 12 delle norme che con l’urbanistica c’entrano un bel niente, come quel capolavoro padano che stabilisce che se qualcuno (leggi: islamico) si mette a pregare in un edificio non classificato “luogo di culto”, allora deve chiedere al Sindaco il “permesso di costruire”, anche in assenza di opere edilizie. Insomma, uno scambio di favori tra mattoni e xenofobia.
Ebbene, tutti gli ingredienti sopra ricordati li troviamo anche nel provvedimento ora in discussione, compresa la razione di xenofobia. Infatti, ci sono ben due norme destinate, l’una, a rendere più difficoltosa l’apertura di nuove “attrezzature per servizi religiosi” (leggi: moschee) e, l’altra, ad abrogare la vigente normativa regionale sui “campi di sosta o di transito”, cioè l’articolo 3 della l.r. 77 del 1989 per la “tutela delle popolazioni nomadi e seminomadi”. Orbene, è senz’altro vero che la legge 77 è un po’ vecchia e di fatto disapplicata da anni, causa veto di Lega e An, ma il citato articolo 3 prevedeva pur sempre l’obbligo di contrastare l’emarginazione urbanistica. Ora, invece, si tratta soltanto di rendere il tutto più restrittivo e senza obiettivi di inclusione sociale.
Ma arriviamo al vero cuore dell’operazione, che questa volta punta diritto su Milano, cioè sull’area metropolitana che in questi anni vive una fase di intense trasformazioni urbanistiche, ma in piena assenza di un’idea di città e di una mano pubblica che progetta e guida. Anzi, il ritmo e la qualità sono dettati dai grandi interessi fondiari e immobiliari privati, mentre le esigenze di vivibilità dei cittadini e di riqualificazione dei quartieri popolari finiscono per essere considerati un ingombro da rimuovere.
E tutto questo avviene su un territorio densamente popolato e saturo. Infatti, si costruisce sempre più in alto, come nel quartiere Isola, oppure in basso, come nel caso dei tanti parcheggi sotterranei, mentre gli spazi liberi si riducono di fatto alle aree dismesse e a quelle –poche- verdi. Per quanto riguarda le prime, si avvicina uno degli affari del secolo, cioè le proprietà delle ferrovie dello stato in disuso: un milione di metri quadrati. Per quanto riguarda le seconde, c’è invece un problema, ovvero, sono in gran parte aree protette.
In un contesto del genere diventa decisiva la questione del chi decide e come. E, infatti, esattamente su questo punto intervengono due modifiche della legge 12, proposte dall’assessore per conto del presidente.
La prima, pretendeva introdurre una norma speciale per la sola Milano, prevedendo la possibilità di poter adottare e approvare i piani attuativi e le loro varianti nella solo giunta, senza più bisogno di interventi da parte del consiglio comunale. In altre parole, sarebbe stato possibile prendere le decisioni fondamentali senza la fastidiosa pubblicità e partecipazione che la discussione in consiglio comunque comporta. Una norma talmente a  rischio illegittimità che l’assessore ha dovuto fare un mezzo passo indietro: ora la norma proposta stabilisce che la giunta adotta, ma è il consiglio ad approvare e questa novità è valida per tutti i comuni lombardi. Una mezza vittoria per l’opposizione, ma il rilancio di Formigoni è arrivato immediatamente: appena l’Expo sarà assegnata a Milano, si farà un’intera legge speciale per il capoluogo!
La seconda è più conosciuta, poiché la stampa cittadina ne ha parlato ampiamente, e intende facilitare interventi edificatori sul territorio dei parchi regionali. Si tratta del famigerato nuovo articolo 13bis che introduce il principio, secondo il quale la Giunta regionale potrà imporre agli enti gestori dei parchi e all’insieme dei comuni interessati, anche contro il loro parere, delle varianti richieste da un solo comune. Insomma, se la Moratti volesse far cementificare una parte del parco Sud, allora le sarebbe sufficiente mettersi d’accordo con Formigoni e l’affare è fatto. Una norma tanto scandalosa che si è sollevato un vespaio e il voto in Commissione è stato rinviato. Ma domani ci riprovano, magari addolcendo la pillola con qualche emendamento.
Insomma, questa modifica della legge 12 fa schifo quanto e più di quelle precedenti. E il prezzo, questa volta, lo pagheranno prima di tutto i cittadini milanesi, o meglio, quelli tra noi che non possiedono un’impresa di costruzioni.
Noi faremo la nostra parte, opponendoci con tutti i mezzi a disposizione, ma tutto questo non basta. Urge ricostruire un tessuto di comunicazione tra le varie realtà che nei singoli territori cittadini resistono al sacco di Milano e la sinistra milanese, da ricostruire anch’essa, dovrà inserire tra le sue priorità la definizione di un’idea e di un progetto alternativi di città, anzi di area metropolitana, che metta al centro gli uomini e le donne e non il business di alcuni.
 
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di lucmu (del 21/11/2007, in Territorio, linkato 924 volte)
L’emendamento dell’assessore Boni, che intende aprire i parchi regionali lombardi all’edificazione si è impantanato e il voto, anche in V Commissione,  è stato rimandato alla seduta della prossima settimana.
Il pretesto per il rinvio è stato offerto dalla protesta della Commissione VI, competente per i parchi, che non era stata nemmeno interpellata. Ma è sotto gli occhi di tutti che le vere ragioni stanno da un’altra parte, cioè nelle pesanti critiche di questi giorni da parte di Federparchi, Anci e associazioni della società civile. La stessa Lega Nord è stata costretta a prendere le distanze dal suo assessore, annunciando la presentazione di emendamenti.
Tuttavia, qui non si tratta di rendere il rospo un po’ meno indigesto e un po’ meno brutto, bensì di stralciare l’intera norma, che è semplicemente inemendabile.
Infatti, il cuore del provvedimento è rappresentato dall’esautorazione degli enti gestori dei parchi e dell’insieme dei Comuni interessati, a favore di un eventuale accordo privato tra anche un solo Comune e il Presidente della Regione Lombardia, che potrebbero così decidere autonomamente di avviare l’edificazione nei parchi regionali.
Quindi, chiediamo nuovamente di stralciare quell’emendamento, nel nome del senso di responsabilità e del rispetto dei compiti delle istituzioni, cioè difendere gli interessi collettivi e non quelli particolari di alcuni costruttori. Se saremo ascoltati, bene. Altrimenti, ci predisporremo all’ostruzionismo insieme a molta parte delle opposizioni.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
Oggi si è tenuta in Consiglio regionale l’audizione di Federparchi e dell’Anci Lombardia, come richiesto dalle opposizioni, in relazione all’emendamento alla l.r. 12/2005 sui parchi regionali (nuovo art. 13bis), presentato dall’Assessore Boni in Commissione V.
La rappresentanza degli enti gestori dei parchi lombardi non ha lesinato parole forti, come ‘aggressione’ o ‘assolutamente negativo’, per definire l’emendamento presentato dall’assessore Boni, mentre i rappresentanti dell’Anci, pur non disponendo ancora di una posizione formale, hanno sottolineato che di un provvedimento del genere non sentono alcuna necessità.
Naufraga così miseramente la giustificazione ufficiale della Giunta regionale, che presentava la modifica della legge urbanistica come una mera operazione di modernizzazione della normativa nell’interesse di enti locali e parchi. E trova ulteriore conferma la nostra preoccupazione, cioè che si tratti soltanto di un marchingegno per aprire il territorio verde dei parchi agli appetiti dei costruttori.
Infatti il nuovo articolo 13bis introduce il principio secondo il quale la Giunta regionale potrà imporre agli enti gestori dei parchi, anche contro il loro parere, delle varianti richieste da un Comune, il cui territorio ricada in quello del parco. Ovvero, per fare un esempio concreto, se il Sindaco Moratti volesse far edificare una parte del parco Sud nonostante il parere negativo dell’ente gestore, allora le sarebbe sufficiente accordarsi con il Presidente Formigoni e la Giunta regionale garantirebbe la buona e celere riuscita dell’affare con un atto d’imperio. E i cittadini con le loro esigenze di vivibilità oppure la Provincia con le sue competenze? Loro, chiaramente, non sono contemplati dalla norma.
Insomma, qualora questo emendamento, il cui voto è previsto nella Commissione V di domani, venisse approvato nelle sue linee essenziali, porterebbe a una riduzione delle superfici verdi in Lombardia, a partire da quelle situate nelle aree metropolitane, dove la pressione edificatoria è più forte. Di fronte a quanto emerso anche oggi in audizione, chiediamo nuovamente che il centrodestra lo ritiri.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
La maggioranza di centrodestra in Regione sembra coltivare una vera e propria ossessione per la città di Monza, visto che oggi, per l’ennesima volta, è stata imposta una modifica della legge regionale n. 12, sul governo del territorio, che di fatto ha effetti concreti soltanto per il capoluogo brianzolo.
Ci sarebbe da ridere, se non fossimo di fronte a una vera e propria indecenza politica e a un autentico abuso istituzionale, che lede gravemente la credibilità dell’assemblea legislativa lombarda. Per capirci, con una procedura totalmente atipica, sono stati imposti in tempo record prima il passaggio in Commissione e poi il voto in Consiglio di un emendamento ad hoc che consente al Comune di Monza una proroga per i tempi di approvazione del Pgt (Piano di governo del territorio). Certo, l’opposizione e l’ostruzionismo della minoranza hanno fatto sì che la proroga scendesse dagli iniziali sei mesi a soli due, ma il discorso non cambia.
Chi ha buona memoria si ricorderà che poco più di un anno fa il Consiglio regionale rimase letteralmente bloccato per un mese a causa di un'altra modifica della legge 12, sempre destinata a Monza. Ma allora si trattava di fare l’esatto opposto, cioè di accorciare i tempi di approvazione del Pgt! Domanda: cosa è cambiato in questo anno? Risposta: il colore della Giunta comunale, che l’anno scorso era di centrosinistra e ora è di centrodestra. In altre parole, un anno fa si trattava del tentativo di bloccare il nuovo Pgt, mentre ora si tratta di dare tutto il tempo necessario per rifarlo e per risolvere i litigi interni al centrodestra monzese. Sullo sfondo, la nota vicenda dell’area della Cascinazza e gli enormi appetiti immobiliari del signor Paolo Berlusconi.
L’indegno spettacolo andato in scena in Consiglio spiega più di mille parole il peso enorme degli interessi particolari e affaristici che guidano l’azione di governo nella più ricca regione italiana. Infatti, la realtà che si cela dietro la cortina fumogena delle grandi enunciazioni del Presidente Formigoni, dal federalismo alla modernità, è molto meno nobile e molto più concreta, dalla sanità all’istruzione, passando, appunto, per la solita Cascinazza. Oggi, ancora una volta, ha vinto il partito degli affari. In fondo, basterebbe questo per spiegare perché in Lombardia, proprio adesso, c’è un disperato bisogno di più opposizione e non certo di insensate alleanze variabili e convergenze al centro”.
 
comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
di lucmu (del 14/09/2007, in Territorio, linkato 784 volte)
Apprendiamo dalla stampa che l’Assessore regionale al territorio, Davide Boni, ha deciso di presentare un emendamento speciale alla legge regionale sul governo del territorio, affinché al Comune di Monza venga concessa una proroga di 180 giorni per approvare il Pgt.
Siamo francamente sbigottiti. Non solo perché il pacchetto di modifiche della legge 12 è attualmente impantanato nella competente Commissione consiliare, proprio a causa dei forti sospetti di illegittimità che pesano su un altro emendamento ad hoc, presentato dall’Assessore in favore del Comune di Milano. Ma soprattutto perché si tratterebbe dell’ennesima norma speciale che riguarda la città di Monza.
Infatti, un anno fa un emendamento alla legge 12 fu imposto al Consiglio per impedire a Monza di adottare il nuovo Pgt e dunque di compromettere gli affari di Paolo Berlusconi sull’area della Cascinazza. Ora, invece, sembra si voglia fare l’esatto contrario, consentendo al Comune di aver tutto il tempo che vuole per approvare il Pgt. Domanda: che cosa è cambiato in questo anno? Risposta: il colore della Giunta monzese. Che un anno fa era di centrosinistra, cioè “nemica”, mentre ora è “amica”, cioè di centrodestra. E che si è già premurata di rimuovere e sostituire tutti i tecnici dell’Assessorato all’Urbanistica impegnati da anni a dare il proprio contributo alla predisposizione del Pgt.
Questa logica delle norme ad hoc, da varare a seconda della convenienza politica e degli interessi concreti in gioco, è politicamente inaccettabile e istituzionalmente insostenibile.
Chiediamo pertanto all’Assessore Boni di riferire immediatamente in Commissione, al fine di chiarire cosa intende fare. Ed è evidente che, per quanto ci riguarda, contrasteremo in ogni modo possibile qualsiasi tentativo di favorire gli interessi speculativi di Berlusconi a danno del patrimonio naturalistico e ambientale della Cascinazza e a danno dei cittadini di Monza.
 
dichiarazione congiunta di Luciano Muhlbauer e di Daniele Cassanmagnago (segr. Prc Brianza)
 
di lucmu (del 06/07/2006, in Territorio, linkato 682 volte)
“Una legge che espropria la legittima autonomia del Comune di Monza sul governo del proprio territorio, che lascia un’ombra inquietante di possibili interessi privati anche su Campione d’Italia, che avalla norme anticostituzionali contro la libertà di culto e di aggregazione sociale.
Una legge di scambio tra Forza Italia e Lega Nord, una legge scandalosa di cui, a quanto pare, si vergognano anche esponenti della maggioranza visto che ben sette di loro, nel segreto dell’urna, hanno votato contro”.
Così i consiglieri del Gruppo di Rifondazione Comunista commentano il voto finale alla modifica della legge urbanistica, approvata questo pomeriggio in Consiglio regionale.
“Un atto in totale sintonia, del resto - proseguono Mario Agostinelli, Luciano Muhlbauer e Osvaldo Squassina - con la modalità scelta dal centrodestra per l’elezione del nuovo Presidente del Consiglio, Ettore Albertoni. Un uomo proposto da Bossi, che già stamattina nel suo discorso d’esordio ha eluso qualsiasi impegno di garanzia e che ha proclamato una fase costituente, senza però assumere alcuna responsabilità concreta in tal senso nei confronti dell’istituzione che presiede”.
“Per queste ragioni - concludono i tre consiglieri del Prc - Rifondazione Comunista ha votato contro la legge urbanistica e ha espresso una critica e una formale censura rispetto all’elezione del Presidente non partecipando al voto”.
 
Comunicato stampa del Gruppo regionale del Prc
 
Il centrodestra ha fatto male i conti, sottovalutando la determinazione dell’Unione a contrastare con ogni mezzo consentito la sua stravagante e scandalosa leggina sul territorio. Così, non soltanto la terza seduta consecutiva del Consiglio regionale è terminata con un nulla di fatto, grazie all’ostruzionismo delle opposizioni, ma nemmeno  la riconvocazione annunciata per martedì prossimo si farà. Oggi l’ufficio di presidenza si è dovuto arrendere all’evidenza e il tutto è rinviato alla conferenza dei capigruppo.
Il centrodestra si è rifiutato, sin dall’inizio, di dialogare, deridendo le opposizioni, umiliando il Comune di Monza e insultando i musulmani lombardi prima e i giovani dei centri sociali poi. Ma ora è la maggioranza formigoniana a essere in difficoltà, dopo tre sedute andate a vuoto e con l’incapacità di riconvocare il Consiglio in tempi brevi.
La domanda che a questo punto vogliamo fare a Formigoni e ai partiti del centrodestra è la seguente: vale davvero la pena prolungare ancora il conflitto istituzionale semplicemente per impedire ai monzesi di poter decidere sul loro territorio e per discriminare i musulmani e i centri sociali?
Rifondazione Comunista è disponibile da subito a collaborare all’approvazione in tempi brevi delle norme urgenti e tecniche sull’urbanistica, purché venga rimosso il vulnus delle due modifiche riguardanti la misura di salvaguardia e il mutamento di destinazione d’uso.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
di lucmu (del 14/06/2006, in Territorio, linkato 935 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 14 giugno 2006 (pag. Milano)
 
In Consiglio regionale è andato in scena il secondo atto di uno spettacolo indecente. Dopo una settimana il centrodestra, con la forza dei numeri, anche se non con quella della ragione e della decenza, ha vinto l’ostruzionismo delle opposizioni e approvato un provvedimento di modifica della legge regionale n.12/2005 sul territorio, apparentemente innocuo, ma che tra le sue pieghe nasconde due orrori politici.
Il primo avrà come effetto immediato e concreto il via libera ad una vera e propria ondata di speculazione edilizia sulle aree verdi di Monza. Per capirci, stiamo parlando di quasi un milione e ottocentomila metri cubi, di cui 388mila interessano direttamente una società controllata da Paolo Berlusconi. La mossa della maggioranza formigoniana anticipa e vanifica infatti l’imminente approvazione del nuovo piano di governo del territorio da parte del Consiglio comunale di Monza, che avrebbe bloccato lo scempio.
Il secondo interviene invece sulla normativa che regola i mutamenti di destinazione d’uso degli immobili, imponendo d’ora in poi l’obbligo del “permesso di costruire” per il solo caso di un mutamento finalizzato a luogo di culto. In altre parole, se vuoi trasformare il tuo capannone in una bisca non c’è problema, ma se per caso ti salta in mente di andarci a pregare devi chiedere l’autorizzazione del sindaco! Sebbene la nuova norma si riferisca a tutti i culti, risulta evidente che i principali destinatari siano le persone di fede islamica, che non dispongono ancora di una consolidata e riconosciuta rete di luoghi di preghiera.
Un’alleanza tra i furbetti del mattone e gli xenofobi che riproduce il più classico dei malcostumi politici: lo scambio di favori. Protagonisti Forza Italia e Lega Nord, nel ruolo di comparse disciplinate An e Udc, a celebrare il rito l’assessore leghista Boni e a benedire tutta l’operazione il sempre più narcisistico Formigoni. Cioè, al fratello del capo di Forza Italia va l’affare e in cambio la Lega si porta a casa un ulteriore strumento per le sue campagne xenofobe e razziste.
Un centrodestra lombardo che sin dalla sua vittoria elettorale di un anno fa mostra mille contraddizioni e un Presidente della Regione impegnato da due mesi a parlare di se stesso e di stravaganti referendum personali. Sono questi alcuni degli ingredienti che rendono la terza legislatura formigoniana peggiore delle precedenti. E così può succedere che si promuovano aspre battaglie politiche per favorire degli interessi privati a discapito di quelli di interi territori oppure che all’incapacità di delineare una politica qualsiasi rispetto ad una società in cambiamento si faccia corrispondere un susseguirsi di norme stupide e discriminatorie.
 
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