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IL VENTO CHE CAMBIA. A MILANO TORNA LA CACCIA AL ROM
di lucmu (del 16/04/2013 @ 15:34:05, in Migranti&Razzismo, linkato 1197 volte)
In questi giorni tutti i riflettori sono puntati sui palazzi romani, ma se vogliamo cogliere l’aria che tira, o che potrebbe tirare se non stiamo attenti, occorre volgere lo sguardo a quello che succede sotto casa. Questo vale in generale e sicuramente vale per Milano, dove in questi giorni assistiamo al triste ritorno della politica della caccia al rom.
Non è una questione di poco conto, perché prima della “primavera milanese” e della “rivoluzione arancione”, cioè prima di Pisapia, che poi sono soltanto due anni fa, le ossessive compagne xenofobe e securitarie, che di solito raggiungevano il loro apice quando di mezzo c’erano i rom, costituivano uno dei principali ingredienti del discorso politico e culturale dominante. Anzi, la continua produzione e riproduzione di un capro espiatorio da incolpare e di un nemico facile da indicare ha costituito per anni una vera e proprio macchina del consenso per le destre, nonché la base per diverse carriere politiche individuali. Vi ricordate di Opera, ad esempio, dove un’ignobile campagna contro alcuni rom sfollati, comprensiva di rogo della tenda della protezione civile, valse al leghista Ettore Fusco addirittura l’elezione a Sindaco?
Già, forse ce n’eravamo dimenticati in questi due anni di Pisapia. E forse ci eravamo persino illusi un po’. E questo spiega anche, forse, perché alcuni fattacci di questi giorni non abbiano trovato l’eco mediatico e l’allarme politico che invece avrebbero meritato.
Ma andiamo con ordine. Primo, una settimana fa circa era esploso in rete il caso “piano rom” del Comune di Milano, cioè siti e pagine facebook sono stati letteralmente inondati da insulti di stampo razzista. L’accusa, per dirla in un italiano più o meno accettabile, era di regalare i soldi del Comune ai rom, invece che usarli per dare una casa agli italiani. De Corato e i postfascisti dei Fratelli d’Italia l’hanno tradotto con lo slogan “Ai milanesi alzate l'Imu, ai rom date la casa”.
In realtà, l’accusa è una frottola, poiché non si tratta di soldi del Comune, bensì di fondi vincolati del Ministero, stanziati a suo tempo dall’allora Ministro e attuale Presidente lombardo, Roberto Maroni. In altre parole, quei fondi si devono usare per progetti destinati ai rom oppure non si possono usare. Punto e a capo.
Il secondo fattaccio è accaduto ieri sera in via Dione Cassio, lato viale Ungheria, dove si trova un campo rom irregolare. Contro quell’insediamento c’erano già state delle provocazioni nei giorni precedenti, ma ieri i neofascisti della Fiamma Tricolore hanno organizzato addirittura una manifestazione, che sarebbe più corretto definire un assedio (per un racconto dei fatti di ieri, rinvio al comunicato degli attivisti del Gruppo sostegno Forlanini, che potete trovare in fondo all’articolo). Comunque, anche in questo caso, la motivazione ufficiale della campagna anti-rom è puramente strumentale, poiché lo sgombero di quel campo è programmato da tempo per la fine del mese corrente.
Ecco dunque i fatti, gravi in sé, ma soprattutto indicativi di qualcosa che sta cambiando in città. Nulla di spontaneo, beninteso, ma un’azione politica consapevole, tesa ad indirizzare il malcontento verso i lidi tipici delle destre. E, come prevede lo schema classico, a dirigere l’orchestra è la destra istituzionale e suoi organi di stampa e a fornire la manovalanza sono i neofascisti e i gruppi militanti.
Quindi, guai a sottovalutare quello che succede, perché in realtà è iniziata la campagna politica delle destre, ringalluzzite dopo la vittoria alle elezioni regionali, per riprendersi anche Milano tra qualche anno. E faranno campagna a modo loro, con i loro mezzi, che sono quelli di sempre. Quello che, però, non è uguale a prima, quello che è cambiato, è il clima in città e il rapporto tra città e amministrazione.
Beninteso, nulla di definitivo, Pisapia gode ancora del consenso maggioritario, ma è un consenso che ha perso l’entusiasmo e c’è un’amministrazione che ha perso spinta e vigore. Gli indizi in questo senso sono tanti e iniziano a diventare troppi, dalla gestione del caso Boeri fino al rapporto sempre più teso con i dipendenti comunali, passando per la Sea o per la politica troppo blanda in materia di spazi sociali.
Insomma, qualcosa sta cambiando in città, il vento non è più quello di due anni fa e quello che sta accadendo ai rom parla di qualcosa di più ampio. Certo, è cambiato anche il contesto generale, gli effetti dei tagli imposti dalle politiche d’austerità sono nefasti e la crisi aggredisce le condizioni di esistenza delle persone, ma l’amministrazione, da parte sua, si è chiusa troppo su sé stessa e ora rischia di venire risucchiata dalla gestione dell’esistente.
Ma appunto, nulla di definitivo, a patto che si reagisca da subito. Anzitutto, non tollerando che riprendano le scorribande razziste organizzate dalle destre e, soprattutto, rimettendo -o mettendo- in moto una politica di cambiamento a livello comunale. E questo riguarda chi governa la città, ma anche tutti e tutte noi.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
 
Comunicato del Gruppo sostegno Forlanini sui fatti del 15 aprile:
 
Questo pomeriggio, alle 18,30, si è tenuta una seconda manifestazione promossa ancora una volta da organizzazioni collaterali alla Fiamma Tricolore in prossimità dell'insediamento di via Dione Cassio, sul lato di viale Ungheria, dopo quella di venerdì scorso.
La manifestazione non era stata autorizzata, ma è di fatto stata esplicitamente tollerata dalle forze dell'ordine nel suo avvio e nel suo sviluppo (prima con un blocco stradale, poi con vari tentativi di corteo, poi con le scorribande isolate verso il campo dal lato di viale Ungheria e successivamente con un vero e proprio assalto fino ai confini dell'insediamento, con il lancio di sassi all'interno del campo, che ha causato il ferimento di un abitante e comprensibile ansia negli abitanti).
La gestione della piazza da parte delle forze dell'ordine è stata assolutamente approssimativa e insipiente, lasciando ampio varco alle iniziative dei manifestanti, tra i quali stavolta hanno fatto ampia mostra di sé slogan fascisti (“Boia chi molla” ecc.), saluti romani, esibizione di magliette coll'effigie del duce.
Stigmatizziamo fortemente questa pessima gestione dell'ordine pubblico: ci era stato assicurato che non sarebbe stata autorizzata alcuna manifestazione, specie dopo la prima, del 12, che aveva già avuto caratteri molto preoccupanti già segnalati, e dopo in particolare il tentativo di attacco al campo, con bottiglie incendiarie, verificatosi nella notte tra il 12 e il 13 aprile, che abbiamo denunciato.
Ci preoccupa molto la sottovalutazione di questo evento, che sappiamo esser stato attribuito da alcune interpretazioni, anche delle forze dell'ordine – più che agli esiti della manifestazione neofascista di poche ore prima, in cui si era invocato il diritto dei cittadini a farsi giustizia da soli – agli strascichi di un incidente stradale pur grave che era avvenuto nei pressi del campo in via Dione Cassio il pomeriggio del 12 e che è stato pretestuosamente messo a carico di ospiti del campo, mentre neanche dai controlli della Polizia locale risulta un loro reale coinvolgimento.
Il ripetersi di episodi in cui si tenta, si esibisce o si mette in opera l'attacco violento fa capire da quale parte, in realtà, vengono l'insicurezza e la minaccia che si addebitano agli abitanti del campo; ci sono forze razziste e neofasciste che stanno investendo potentemente sulla questione, soffiando sul fuoco del disagio e dell'emarginazione, e che non sono adeguatamente contrastate dalle forze dell'ordine, che pure avrebbero tutti i titoli per intervenire e prevenire, come anche oggi sarebbe potuto succedere, con la proibizione della manifestazione.
Ci è giunta notizia che nella giornata del 16 potrebbero ripetersi, anche in prossimità del campo, nuove manifestazioni. Chiediamo che non vengano assolutamente autorizzate né tollerate, per evidentissimi motivi.
Per parte nostra, insisteremo - insieme colle altre associazioni che lavorano nel campo - sulla strada dell'inclusione sociale, della democrazia e dell'antirazzismo, che sappiamo essere quella che meglio tutela i diritti civili e sociali di chiunque viva in un territorio, sia esso italiano o straniero.
Sollecitiamo i poteri pubblici - a partire dal Comune, i cui progetti di inclusione sociale, che stanno per avviarsi, ci sembrano muoversi nella direzione giusta -, le forze politiche e sociali e i titolari della gestione dell'ordine pubblico e della convivenza a perseguire insieme a noi, con fermezza, quella strada.
 
Milano, 15.4.2013
Gruppo sostegno Forlanini