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CASA: MERCATO PIGLIATUTTO IN LOMBARDIA
di lucmu (del 27/11/2006 @ 23:29:15, in Casa, linkato 991 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su Liberamente di novembre-dicembre 2006
 
Quando leggerete questo articolo, il Programma regionale per l’edilizia residenziale pubblica (Prerp) 2007-2009 sarà già stato approvato. Tuttavia, essendo, ahinoi, più che improbabile che il centrodestra accetti delle modifiche sostanziali, possiamo sin d’ora esprimere la nostra preoccupazione e il nostro giudizio completamente negativo.
Infatti, siamo di fronte a una riduzione secca dei fondi e a una diminuzione ancora più accentuata degli investimenti destinati all’aumento dell’offerta abitativa. Per dirla con i numeri, il programma triennale 2002-2004 disponeva di quasi 1.200 milioni di euro, mentre ora si prevedono appena 513 milioni, peraltro comprensivi dei fondi statali, mentre l’allocazione delle risorse disponibili subisce un vero e proprio rovesciamento a favore del sussidio della domanda (fondo sostegno affitti, acquisto prima casa) che ora assorbe oltre il 49% del totale, mentre nel triennio precedente non superava il 26%. A farne le spese, ovviamente, gli investimenti per aumentare il patrimonio pubblico.
Certo, l’unanime levata di scudi di opposizione, sindacati inquilini e Anci, aveva provocata qualche modesto aggiustamento rispetto alla proposta originaria, ancora più povera di fondi e scandalosamente punitiva con gli alloggi a canone sociale, ma il risultato finale riconferma ampiamente la direzione di marcia che intende imboccare la Giunta Formigoni in materia di case popolari.
Beninteso, non viviamo sulla luna e sappiamo bene che c’è un grave e irrisolto problema di finanziamento dell’edilizia residenziale pubblica, poiché ai fondi ex-Gescal non è ancora stata trovata un’alternativa valida, e che le Regioni non possano risolvere il problema da sole. Ma nel nostro caso non siamo di fronte ad un semplice limite imposto dall’esterno, bensì ad una precisa scelta politica. Infatti, basta spulciare velocemente il bilancio regionale per rendersi conto che i soldi si trovano tranquillamente quando interessa a Formigoni. Ci riferiamo ad esempio al fatto, per rimanere in tema di mattoni, che vengono stanziati la bellezza di 470 milioni per la nuova e superlativa sede amministrativa della Regione, per nulla necessaria e funzionale unicamente ai sogni di grandeur del “governatore”.
Meno fondi dunque, ma soprattutto meno nuovi alloggi, specie quelli destinati alle fasce sociali più bisognose. Così, nel triennio precedente si prevedevano 5.651 nuovi alloggi a canone sociale, ora soltanto 1.825. Una scelta apparentemente incomprensibile, viste non sole le più recenti inchieste sul fabbisogno abitativo, ma altresì le segnalazioni dei comuni lombardi e dei sindacati inquilini, i quali fanno rilevare che oggi vi è anzitutto scarsità di offerta abitativa rivolta ai settori sociali più svantaggiati. Ma appunto, le apparenze ingannano, e il tutto diventa leggibile se consideriamo la parola d’ordine dell’autofinanziamento del sistema che pervade l’intero Prerp.
La crisi del finanziamento pubblico funge in questo modo da potente alibi per aprire l’edilizia residenziale pubblica ai criteri di gestione privatistici o direttamente al privato, sia nella versione no profit che in quella profit. E così i dirigenti delle Aler non perdono occasione per invocare il problema della “redditività necessaria e sufficiente” del patrimonio pubblico affidato alla loro gestione, poiché “gli affitti sono determinati in funzione dei parametri di povertà delle famiglie senza tener conto dei parametri oggettivi relativi ai costi gestionali e manutentivi degli edifici”. Mentre l’ingresso dei privati dovrebbe essere stimolata mediante una strisciante revisione del concetto di edilizia residenziale pubblica, dove sempre di più trova spazio il principio del cosiddetto “mix sociale”, cioè interventi edilizi che affianchino in maniera crescente al canone sociale quelli più redditizi (convenzionato, concordato, finanziario, speciale ecc.).
Per concludere, esattamente nel momento in cui nelle aree metropolitane lombarde, in primis quella milanese, si sta marciando diritto verso una nuova emergenza abitativa -fatta di crescenti difficoltà di accesso alla casa per i ceti popolari e gli immigrati, di contratti di quartiere che nel capoluogo non funzionano proprio e di riqualificazioni che non arrivano mai- si imbocca la strada della smobilitazione dell’intervento pubblico e dell’abbandono al loro destino dei settori sociali più deboli.

E il nuovo Prerp rischia di essere soltanto il primo passo, poiché a breve toccherà ad altri provvedimenti, come quello relativo alla riforma dei canoni. Una strategia di stravolgimento della missione dell’edilizia residenziale pubblica, che è quella di rispondere ad un bisogno sociale, che va contrastata in ogni modo.