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11 MARZO: LIBERATE GLI ARRESTATI
di lucmu (del 12/05/2006 @ 16:27:08, in Movimenti, linkato 880 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 12 maggio 2006 (pag. Milano)
 
Sono passati due mesi esatti da quell’11 marzo in cui una manifestazione di protesta contro l’indecente sfilata nazi-fascista della “Fiamma Tricolore” si era trasformata in un mezzogiorno di follia. Oggi, 27 persone si trovano ancora in carcere in attesa di un processo, del quale non è stata nemmeno fissata la data.
Il problema non è il giudizio da dare di quei fatti. Quell’esplosione di violenza ha riproposto una modalità della politica rispetto alla quale non possiamo che avvertire tutta la nostra lontananza e tutta la nostra incomprensione. Il problema sta nel fatto che 27 persone stanno pagando ancora oggi un prezzo inaccettabile e smisurato, in omaggio non tanto alla legge, quanto piuttosto al clima politico avvelenato -e a tratti isterico- che si era instaurato in campagna elettorale.
Le accuse contro i 27 ragazzi e ragazze sono pesantissime, come quella di devastazione, eppure loro sono in carcere anzitutto perché erano presenti quel giorno in corso Buenos Aires, indistintamente e non per quello che ognuno di loro ha effettivamente fatto. Insomma, sembra scomparso quel principio fondamentale del nostro ordinamento giuridico, per cui la responsabilità penale è personale. Pertanto, essere stati lì, aver indossato un passamontagna o aver portato una bottiglietta d’acqua è diventato indizio sufficiente per essere privati della libertà personale a tempo indeterminato.
Lungi da noi voler insegnare il mestiere ai magistrati, ma ci pare urgente e necessario ristabilire in città un clima politico più equilibrato e razionale attorno a quei fatti. Per questo e per non veder marcire in carcere inutilmente 27 ragazzi e ragazze, ci permettiamo oggi di dire che è arrivato il momento di restituire gli arrestati dell’11 marzo alla loro vita e al loro lavoro. E ci permettiamo altresì di invitare quella tanta parte della città, rimasta finora in silenzio, a fare altrettanto.