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194: LA LOMBARDIA NON STA MEGLIO DELLA CAMPANIA
di lucmu (del 14/02/2008 @ 14:31:36, in Diritti, linkato 848 volte)
La vicenda dell’irruzione delle forze dell’ordine al Policlinico di Napoli è di gravità inaudita ed evidenzia, più di ogni altra cosa, quali siano le conseguenze nefaste sul clima politico e culturale delle continue campagne contro la 194 e le libertà delle donne.
Aderiamo pertanto con convinzione al presidio promosso per oggi alle ore 17.30, in piazza San Babila a Milano, dalla Rete regionale lombarda “194 ragioni”, nel quadro delle mobilitazioni che oggi si tengono in tutto il paese.
Proprio in Lombardia è più che mai urgente e necessario ricostruire un tessuto di mobilitazione civile e politico, poiché la Giunta regionale di Formigoni persegue da anni, con determinazione e ostinazione degne di miglior causa, una politica di graduale smantellamento della 194.
La vicenda degli “indirizzi” regionali di qualche settimana fa, con i quali Formigoni pretende di imporre ai medici il tempo massimo entro cui può essere praticata l’interruzione volontaria di gravidanza, non è che l’ultima puntata e nemmeno la più grave. Basti qui ricordare l’introduzione del funerale per i feti di anno fa oppure l’inserimento del principio della tutela della vita fin dal suo concepimento in un progetto di legge che andrà in consiglio settimana prossima.
Ma l’aggressione più grave alle libertà e all’autodeterminazione delle donne è sicuramente il consapevole e continuo boicottaggio dell’applicazione di una legge, cioè della 194. Ebbene sì, perché negli ospedali lombardi i medici “obiettori di coscienza”, per convinzione o per convenienza, sono ormai la grandissima maggioranza. E Regione Lombardia non solo non interviene al fine di garantire il servizio pubblico in tutte le strutture, ma fa di peggio, permettendo ai consultori familiari privati accreditati di poter “obiettare” in toto.
Bisogna essere consapevoli che oggi in Italia e, in particolare, in Lombardia non è in gioco “semplicemente” il rispetto di una legge dello stato, bensì il ruolo della donna nella società. Ovvero, la sua libertà e il suo diritto di poter decidere in autonomia del suo corpo e del suo futuro.
 
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer