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REAGIRE PERCHE' NON SUCCEDA PIU'
di lucmu (del 18/09/2008 @ 19:51:52, in Migranti&Razzismo, linkato 711 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su Aprile Online il 18 sett. 2008
 
 
Tutto normale a Milano. O almeno questo è quanto in troppi vogliono far credere. E così, l’omicidio di Abdul “Abba” Guibre sta scivolando lentamente indietro nelle pagine della cronaca locale, confondendosi passo dopo passo con altri fatti delittuosi accaduti nella metropoli. O almeno questo è l’auspicio di molti, sicuramente delle destre cittadine, di diversi maître à penser sempre pronti ad assecondare chi comanda e, ahinoi, anche di troppi esponenti di centrosinistra.
La parola d’ordine è “il razzismo non c’entra”, e neppure la politica. La stessa Questura di Milano, solitamente molto cauta, aveva dichiarato quasi immediatamente di escludere motivi xenofobi, anche se fino ad oggi non sono ancora chiuse le indagini sulla dinamica dei fatti e i familiari di Abba, proprio poche ore fa, hanno dovuto lanciare un appello agli eventuali testimoni di recarsi dagli inquirenti.
No, Milano non è una città razzista, ma a Milano la xenofobia e il razzismo esistono e si diffondono. E soprattutto godono di legittimazione e di cittadinanza. Basterebbe rileggere e riascoltare quanto viene proclamato da anni dalle pagine dei giornali e dalle Tv locali da esponenti istituzionali del centrodestra, in particolare di Lega e An, con ossessiva costanza. È un continuo additare dell’immigrato, del rom, del diverso come causa di tutti mali e giustificare di atti xenofobi in nome della “insicurezza” e della “esasperazione”.
Come meravigliarsi che a meno di 24 ore dalla morte di Abba un consigliere comunale della Lista Moratti abbia parlato di “eccesso di legittima difesa”. Oppure che in questi giorni tra le tante parole di condanna da parte di politici, giornalisti o semplici cittadini si infilino sempre i “ma” e i “però”.
Milano è un città che non riesce più a guardarsi allo specchio e ad immaginarsi un futuro. Altrimenti, invece di cercare una veloce autoassoluzione nei “futili motivi” o nella “rissa”, affronterebbe di petto la domanda se le cose sarebbero andate allo stesso modo se Abba e i suoi amici avessero avuto la pelle bianca. E forse si chiederebbe anche chi era Abba.
Abba aveva 19 anni, viveva a Cernusco, hinterland milanese. Come la maggior parte dei suoi coetanei faceva lavori precari e il sabato sera gli piaceva cercare un po’ di svago con gli amici. Era cittadino italiano e aveva la pelle nera, perché era figlio di immigrati del Burkina Faso. Come lui nel milanese, ma non solo, ce ne sono molti, sempre di più. Di solito vengono chiamati di “seconda generazione”, cioè figli e figlie dell’immigrazione.
A Milano è difficile incontrare riflessioni sul tema “seconda generazione”, anzi la questione è completamente assente dal dibattito pubblico e istituzionale. E quindi ora quasi nessuno si pone la domanda come questi giovani abbiano vissuto l’omicidio di Abba e le polemiche politiche che sono seguite. Eppure, basta avere occhi per guardare e orecchie per sentire per rendersi conto che l’assassinio di Abba ha lasciato il segno. E non potrebbe essere diversamente.
La politica c’entra, eccome. Perché nell’area metropolitana milanese un abitante su otto è immigrato e la società sta cambiando, anzi è già cambiata. E scegliere, consapevolmente, di costruire le proprie fortune politiche gettando in pasto a una società sempre più disgregata, disuguale e impoverita dei facili capri espiatori, incitando a una sorta di “guerra dei mondi” in salsa padana, “noi” contro “loro”, non è soltanto irresponsabile e foriero di guai futuri, ma è anche colpevole.
Se accettassimo che tutto questo è davvero normale, sarebbe la resa. Non tanto e soltanto della sinistra, ma di Milano, della civiltà e della speranza di costruire un futuro che non sia peggio del presente. Ecco perché il silenzio e gli inviti ad abbassare i toni sono sbagliati e perché Milano ha l’urgente necessità che la sua parte democratica e civile si manifesti.
Oggi alcune centinaia di studenti dei collettivi sono scesi in corteo per ricordare Abba e gridare “no al razzismo”, lunedì scorso ci sono stati tre presidi e una partecipatissima fiaccolata a Cernusco. Ieri gli amici di Abba gli hanno dedicato un murales. E quel maledetto angolo in via Zuretti si è trasformato in un piccolo altare laico.
Insomma, a Milano non tutto tace, nonostante i tanti, troppi tentativi di normalizzare, di dimenticare, di derubricare. E sabato prossimo si terrà nel centro della città la manifestazione cittadina, convocata con un appello sottoscritto da una serie di personalità milanesi, da Don Gino Rigoldi fino a Moni Ovadia e Dario Fo.
Un’occasione per manifestarsi, per reagire. Per Abdul, perché non succeda più.