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INNSE: RIPARTE IL CONFRONTO ISTITUZIONALE. SMENTITE LE TESI DEL SIG. GENTA
di lucmu (del 25/02/2009 @ 16:43:22, in Lavoro, linkato 992 volte)
Dopo le manganellate del 10 febbraio e la provocatoria conferenza stampa del Sig. Genta di una settimana fa, nella quale aveva proclamato che non c’è futuro produttivo per l’Innse, un importante segnale di controtendenza arriva invece dal tavolo di confronto che si è tenuto oggi pomeriggio in Regione Lombardia e che ha visto presenti la Regione, la Provincia di Milano, il legale della proprietà Innse, la Rsu Innse, la Fiom Milano e un funzionario della Questura.
Infatti, il Vicepresidente regionale Rossoni, a nome della Giunta regionale e di concerto con l’orientamento unanime della Commissione IV (Attività Produttive) del Consiglio, ha rilanciato formalmente il percorso di confronto, che porterà a inizio marzo a una nuova convocazione, finalizzata ad approfondire le modalità e le condizioni necessarie per garantire il mantenimento dell’attività produttiva dell’Innse. Inoltre, Regione e Provincia sono concordi nel chiedere che non si ripetano interventi di forza contro gli operai e nel ritenere che la proprietà non possa asportare alcun macchinario dallo stabilimento.
In altre parole, non è assolutamente vero, come sostenuto dal Sig. Genta e accreditato incautamente da alcuni organi di informazione, che non esiste la possibilità di riprendere la produzione nello stabilimento di via Rubattino e che non ci siano imprenditori interessati a rilevare l’Innse. La possibilità invece c’è, sebbene di non facile realizzazione visto il quadro complicatissimo disegnato dai diversi interessi immobiliari e speculativi in campo, e soprattutto due istituzioni locali, peraltro di diverso colore politico, sembrano volerci credere.
Insomma, dalla Regione arriva oggi un piccolo raggio di luce. Non c’è da essere né ottimisti, né pessimisti, ma soltanto da lavorare su una possibilità che l’esemplare e splendida ostinazione dei 49 operai dell’Innse ci ha consegnato.
Trovare una soluzione che garantisca la continuità produttiva sarebbe peraltro un segnale utile non soltanto per gli operai direttamente interessati, bensì per tutto il territorio, poiché sarebbe irresponsabile e miope, per usare un eufemismo, lasciare che, in tempo di crisi, interessi poco limpidi possano spazzare via aziende con mercato e che degli operai si occupino soltanto i manganelli.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer