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CIE (EX-CPT) VIA CORELLI: DECINE DI IMMIGRATI DETENUTI DA QUASI 4 MESI
di lucmu (del 17/04/2009 @ 20:18:58, in Migranti&Razzismo, linkato 1198 volte)
Oggi pomeriggio ho visitato, insieme alla responsabile immigrazione dell’Arci di Milano, Ilaria Scovazzi, il Cie (ex-Cpt) di via Corelli, a Milano. Si è trattato del primo sopralluogo da quando il Ministro Maroni, con una circolare ad hoc del 2008, aveva imposto pesanti restrizioni al diritto/dovere di ispezione dei consiglieri regionali lombardi, mediante l’introduzione di un doppio regime autorizzatorio preventivo, la cui conseguenza immediata è stata l’accentuazione della mancanza di trasparenza della struttura detentiva di via Corelli.
Infatti, poco si era saputo della dinamica e delle conseguenze delle proteste di una decina di giorni fa, precedute nel mese di febbraio da una rivolta del settore C, riservato alle trattenute transessuali e da allora chiuso. Ma oggi una certezza siamo riusciti ad acquisirla, cioè la calma che sembra regnare in via Corelli è molto ingannevole, poiché basta passare poco tempo con i reclusi per cogliere una forte tensione, quasi palpabile nell’aria.
Ai tradizionali focolai di tensione, tipici dei Cie (Centro di identificazione ed espulsione), che rispetto agli ex-Cpt (Centro di permanenza temporanea) hanno cambiato soltanto nome,  si è aggiunto l’allungamento fino a sei mesi del periodo di detenzione. E tale misura, voluta fortemente dal Ministro Maroni e dalla Lega, sebbene bocciata dal voto della Camera dei Deputati, è tuttora applicata e sta producendo guai seri.
Attualmente il Cie di via Corelli dispone di 104 posti, di cui praticamente tutti occupati. 17 donne e il resto uomini. Come al solito almeno il 10-15% proviene dal carcere, cioè dovrebbe essere già stato espulso all’uscita dal carcere, poiché identificato da tempo. Ma soprattutto, ben il 40% dei detenuti di via Corelli ha alle spalle un periodo di detenzione superiore a 60 giorni, di cui una parte significativa anche fino a 3 mesi e mezzo. E non si tratta soltanto della ventina di migranti provenienti dal centro bruciato di Lampedusa, ma anche di altre persone.
Chiunque abbia visitato anche una volta soltanto la struttura di via Corelli - e al di là di come la pensi in generale su questi centri detentivi - capisce immediatamente che questa fatichi a malapena ad essere sopportabile per 60 giorni, essendo stata progettata per 30 giorni di permanenza. Figuriamoci per 4 o 6 mesi!
Si potrebbero poi aggiungere anche le solite storie da Cpt, come quella della cittadina peruviana in possesso di regolare permesso di soggiorno rilasciato dalla Spagna, ma trattenuta in via Corelli da più di un mese a causa delle lungaggini burocratiche. Ma tutte queste storie non farebbero che confermare che l’allungamento dei tempi di permanenza è soltanto una grande presa in giro, ad uso e consumo degli interessi di qualche forza politica senza scrupoli.
In via Corelli occorre intervenire con urgenza, senza aspettare che la norma di Maroni decada a fine mese. Altrimenti, altre proteste e rivolte saranno presto all’ordine del giorno. E soprattutto va impedito che lo scempio della detenzione prolungata senza processo possa ripresentarsi sotto nuove vesti.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
Qui di seguito invece il racconto della visita in Corelli scritto da Ilaria Scovazzi:
 
UN GIORNO A CORELLI
 
Alle 15.30 di un  venerdì soleggiato, due camerate del CIE di via Corelli  28 si sono aperte. Quelle camerate il sole non l'hanno mai visto.. viene tenuto fuori dai vestiti appesi alla finestre e l'umidità ha mangiato le pareti e i disegni che segnano i passaggi dei detenuti.
Corelli  consuma e mangia 104 persone, 17 donne e il resto uomini, il reparto C dei trans è stato chiuso sia per i danni dei continui incendi sia perché "non serviva più”... Lula non fa ritornare in Brasile i suoi concittadini... Gli uomini sono nord africani... le donne dell'est europeo... Curiosa concentrazione geografica, che parla molto dei "lavori più visibili".
Corelli mastica e digerisce le persone molto lentamente...il 40% delle persone sono in quella gola da più di 2 mesi... i 20 ragazzi di Lampedusa con la convalida di gennaio, ma sbarcati a dicembre sull'isola... la ragazza del Ghana che ormai sta avvicinandosi ai 4 mesi... oppure la mamma tunisina che dopo anni nel carcere di Como da 50 giorni si domanda dove sia sua figlia... oppure il signore kossovaro con una camicia di pile che ironizza sulla sua "sciagurata" storia: 70 giorni passati nel CIE di Modena, poi un volo di qualche ora verso la Macedonia e altrettante ore di ritorno a Milano perché un kossovaro in Macedonia non può starci... e ora 69 giorni a Milano.
Corelli è una camaleontica struttura. Molto carcere, molto terra di nessuno sospesa ed arbitraria, molto reparto psichiatrico… moltissimo contenitore di rabbia. Per la prima volta abbiamo parlato tutti insieme nella camerate… Prima le donne e poi gli uomini. Strano la Tv era sintonizzata su MTV ma le parole che abbiamo ascoltato non erano musica. C'è una ragazza moldava, sposata con un signore italiano di 34 anni, mi dice " Se mi chiudo, dentro di me muoio", è passata dal reparto psichiatrico del Niguarda a Corelli… prende dei farmaci che le fanno dimenticare la sua vita... la mamma in ospedale in Moldavia, il prestito fatto con i Nomadi, si tocca il braccio per parlarmi della mamma che vive con le flebo, si tocca gli occhi quando mi racconta del Niguarda, si mette sull'attenti quando mi racconta del suo lavoro da badante a Torino. Mi ripete, in continuazione, gocce 2 la mattina e la sera... così scandisce il suo tempo.
C'è una ragazza dai capelli neri lucenti ha fatto da poco un aborto, ha male alle ovaie, ha la febbre. E' ossessionata dal suo sangue e dalle ironie sul suo stato di salute che sente in infermeria... parla, parla e poi ancora parla di non voler essere un animale… ma di fare fatica a ricordarselo. Non ti lasciano respirare per prendere ossigeno guarda la Tv in gabbia anche lei… in disparte una giovane donna albanese con occhiali rossi… È da 10 anni in Italia, ha perso il permesso di soggiorno, era a fare una passeggiata vicino a una strada frequentata molto di notte da macchine di italiane... e ora è a Corelli.
Esco e vengo fagocitata dai racconti degli uomini nord africani. Il clima è diverso, c'è molta tensione, rabbia e i racconti sono altri. Parlano di uomini arrotolati in coperta alla mattina presto per essere espulsi, parlano di botte e di continue incursioni della polizia... Non so se sia tutto vero... ma non sono un giudice… quello che so è che la mia pancia sente la loro rabbia. Sono tutti concentrati sull'ipotesi dei 6 mesi. Spiego l'iter legislativo, sanno, loro vedono la TV… ma i giorni si accumulano... la loro storia collettiva di paura è rappresentata dai 15 ragazzi di Lampedusa… dal 29 di gennaio scritto su 15 carte …e dalle dita su cui contano i mesi. La loro rabbia sono le 10 sigarette che non arrivano mai e l'impossibilità di poter acquistare. Per riscuotere  soldi, attraverso bonifici postali di parenti e amici, ora da ,un mese, non basta più la delega alla Croce Rossa per il ritiro, ci vuole il codice fiscale e la carta di identità... richieste impossibili per uno che sta in Corelli. Ecco la loro rabbia e vita.