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MILANO RISORGE: LA LEZIONE DI GIULIANO E ORA TUTTI E TUTTE PER PISAPIA SINDACO IL 30 MAGGIO
di lucmu (del 17/05/2011 @ 15:53:47, in Politica, linkato 1240 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato sul giornale online Paneacqua il 17 maggio 2011
 
Si percepiva che qualcosa stava cambiando, si respirava un clima diverso e nuovo. Un po’ di colore cercava di farsi largo nel grigiore e nelle solitudini di una città sfregiata dal ventennale dominio berlusconian-leghista. Una voglia di risorgere, di riconciliare Milano con se stessa o semplicemente di riconquistare il sorriso, prima ancora di quell’esigenza, divenuta ormai corporea, di calare il sipario su sciura Letizia e il suo vice De Corato, che cominciava a straripare da piazze piene all’inverosimile, come non si era mai visto in occasione di elezioni comunali a Milano. Nell’ultima settimana di campagna elettorale era un crescendo continuo, dai 20mila giovani che hanno riempito piazza Duca D’Aosta per il concerto Milano libera tutti fino ai 40 o 50mila di piazza Duomo, venerdì sera.
In mezzo c’è stata pure l’infamata della Moratti, con la bugia del Pisapia “ladro”, trasformatasi poi in Pisapia “amico dei terroristi”. Ma nemmeno questo agguato, realizzato nel più puro stile berlusconiano, ha modificato il corso degli eventi, anzi, l’ha accelerato e reso più netto.
Quindi, ce l’aspettavamo ormai che il ballottaggio fosse alla portata, ma, francamente, che il risultato del primo turno potesse essere addirittura 48,04% (315.862 voti) per Pisapia e 41,58% (273.401 voti) per la Moratti, questo no. Ce lo impedivano la storia di vent’anni di sconfitte e, soprattutto, la nostra scaramanzia. E, a tutto questo, va aggiunto che non si è verificato nemmeno la temuta forbice tra il voto al candidato Sindaco e quello ai partiti della sua coalizione, che invece hanno retto benissimo, trainati da Giuliano Pisapia.
La disfatta della destra è stata omogenea in tutta la città. La Moratti, che prende peraltro meno voti della sua coalizione, è rimasta dietro Giuliano Pisapia in tutte le zone della città, compreso il centro storico. Ed è impressionante il calo di consensi delle destre rispetto ad un anno fa (elezioni regionali), ben superiore a quello che ha portato via il terzo polo: l’insieme della coalizione di centrodestra è sceso dal 51% (261.859) al 43,28% (257.777), il Pdl dal 36,01% (184.896) al 28,74% (171.222) e la Lega dal 14,49% (74.403) al 9,63% (57.403). E tutto questo in presenza di un aumento significativo dell’affluenza alle urne rispetto all’anno scorso, di quasi 7 punti, cioè 70mila elettori in più!
Si aggiunga, inoltre, che Berlusconi, il quale aveva chiamato al referendum su se stesso, candidandosi come capolista e chiedendo una valanga di preferenze, ha invece dimezzato le sue preferenze rispetto a 5 anni. Peraltro, lo segnaliamo per i cultori della materia, non è andata molto meglio neanche al vicesindaco De Corato, campione di sgomberi, provocazioni e parole inutili.
Infine, facendo un excursus extra-milanese, va sottolineato che la Lega non è andata bene praticamente da nessuna parte, compreso il caso più che simbolico di Gallarate (Va), dove la Lega intendeva sperimentare il suo “piano B”, contrapponendosi direttamente al Pdl. Lo stesso Bossi si era speso parecchio nella campagna elettorale del suo candidato sindaco, ma è finita che al ballottaggio vanno il candidato del Pdl e quello del centrosinistra!
Dalla parte della coalizione di centrosinistra (Pd, Sel, FdS ecc.), invece, tutti i partiti tengono o crescono rispetto all’anno scorso, con l’eccezione dell’IdV, che scende dal 7,60% al 2,54%, pagando probabilmente il prezzo della sua estraniazione dalle primarie.
Il Movimento 5 Stelle, da parte sua, si è attestato, a nostro modo di vedere, al sotto delle sue potenzialità (3,22% Calise, 3,43% la lista), perché la massima “sono tutti uguali” fatica davvero a funzionare con un candidato come Pisapia.
Ma eccoci alla madre di tutte le domande: come si spiega questo (quasi) miracolo a Milano? Con la parabola discendente del berlusconismo sul piano generale, con Giuliano Pisapia o con altri fattori?
In primo luogo, è nostra convinzione che la distinzione tra piano nazionale e piano milanese ha senso fino a un certo punto. Cioè, è senz’altro vero che il voto evidenzia una stanchezza generale rispetto al berlusconismo, ma è altrettanto vero che il berlusconismo e il leghismo sono creature politiche nate a Milano, che qui trovano la loro roccaforte e il loro cuore, anche simbolico.
In altre parole, Milano è il luogo che ha sperimentato fino in fondo il potere politico, economico e culturale delle destre ed è, quindi, questo il luogo che può porvi fine, che ha la responsabilità di farlo. Se le destre perdono Milano, allora si apre la strada perché perdano anche il governo del paese. In questo senso, i destini di Milano e quelli del resto dell’Italia sono strettamente legati ed è Milano che oggi può/deve indicare la via d’uscita.
In secondo luogo, è nostra assoluta convinzione che senza Giuliano Pisapia candidato Sindaco oggi non saremmo qui a discutere di tutto questo. Senza nulla togliere agli altri candidati delle primarie o ad altre ipotesi che erano in campo, apertamente o meno, prima delle primarie, nessun altro candidato avrebbe potuto coalizzare uno schieramento politico così ampio, né a raccogliere consensi così trasversali, tra periferia e centro, tra giovani e anziani. Giuliano ha raccolto consensi tra i ceti popolari, ma anche tra la borghesia milanese (che sembra, almeno in alcune sue parti non irrilevanti, abbandonare la nave berlusconiana) e li raccoglie tra i movimenti, così come tra i moderati.
Molti avevano pensato (e qualcuno forse non ha smesso nemmeno ora) che alcune caratteristiche di Giuliano fossero delle debolezze e degli ostacoli. È un uomo di sinistra e rivendica di esserlo (oddio!), è un uomo mite e fa scrivere pure sui manifesti elettorali “la forza gentile”, non è un oratore nato e non è a suo agio nelle risse televisive. E così, prima avevano pronosticato che avrebbe perso miseramente le primarie e, poi, che la sua candidatura a Sindaco fosse un regalo per le destre e un suicidio per il centrosinistra. Giuliano e i fatti si sono incaricati di smentirli tutti.
Ebbene sì, perché le “debolezze” di Giuliano erano in realtà la sua forza. In città lo conoscono in tanti, dai salotti alle piazze, per la sua storia e per il suo essere “antropologicamente” diverso (ha ragione Berlusconi) dalla Moratti, da De Corato o da Salvini. Proprio per quello ha potuto fare quello che ha fatto. Aveva, insomma, la credibilità e l’umiltà necessarie per coagulare attorno a sé un vasto schieramento politico, sociale e culturale. Ha definito un blocco o, meglio, ha iniziato a definire un blocco sociale plurale che può sostenere il risorgimento milanese.
Ma la lezione di Giuliano è anche e soprattutto politica: l’alternativa alle destre non si costruisce al tavolino del politicismo, né sacrificando la sinistra per rincorrere il centro (o peggio). Anzi, occorre immergersi tra le persone in carne ed ossa, mostrandosi per quello che si è, puntando sull’unità e su un programma trasparente ed alternativo. E crederci! Così, Giuliano Pisapia è riuscito a mettersi in sintonia con la voglia di cambiamento che a Milano covava e cova sempre più forte.
Ma ora dobbiamo guardare avanti. Tra due settimane si vota per il secondo turno. Loro si stanno leccando le ferite, ma la partita non è ancora chiusa. Tenteranno ogni cosa pur di non perdere Milano. Quindi, noi non dobbiamo fermarci nemmeno per un secondo, dobbiamo guardare avanti, sempre con i nervi saldi, continuare a girare sul territorio, parlare con le persone, convincerli di votare di nuovo, se hanno già votato Pisapia, o di votare per prima volta Pisapia.
Ce la possiamo fare, quindi facciamolo!