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FORMIGONI SE NE DEVE ANDARE
di lucmu (del 01/12/2011 @ 13:44:56, in Regione, linkato 3150 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato sui giornali on line Paneacqua.eu e MilanoX il 1° dicembre 2011
 
No, in Lombardia non è questione di qualche mela marcia che si aggira nei sottoscala della Regione, bensì di un sistema di potere politico-affaristico, tanto radicato quanto ormai avariato e irriformabile, il quale occupa il governo lombardo sin dal lontano 1995. E se non fosse per la sua straordinaria capacità di condizionamento, anche ben oltre i propri confini politici, questa lampante verità sarebbe da tempo manifesta consapevolezza pubblica e non assisteremmo alla recita infinita della favola dell’eccellenza lombarda.
Già, perché in fondo basterebbe mettere in fila i fatti e guardare bene le fotografie del potere per rendersene conto. Franco Nicoli Cristiani (Pdl), arrestato ieri dai Carabinieri, insieme ad un alto dirigente dell’Arpa (l’ente regionale che si occupa di ambiente), è vicepresidente del Consiglio regionale e fino al 2010 era assessore nella terza giunta Formigoni. Cioè, la medesima Giunta che vantava tra i suoi componenti anche lo xenofobo militante Pier Gianni Prosperini (Pdl), arrestato in diretta tv nel 2009 per corruzione, nonché indagato per una miriade di altri reati, compreso un traffico d’armi con il dittatore eritreo.
In quella Giunta faceva l’assessore anche Massimo Ponzoni, sempre Pdl, allo stato indagato per bancarotta fraudolenta, ma diventato famoso perché aveva ricevuto nei suoi uffici alcuni boss della ‘ndrangheta, che lo consideravano, secondo la Direzione distrettuale antimafia, un loro “capitale sociale”. Ovviamente, Formigoni si è guardato bene dal riconfermarlo nella sua Giunta numero 4 e così Ponzoni è stato piazzato nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. Cioè, lo stesso ufficio, presieduto dal leghista Boni, dove siede anche Nicoli Cristiani e dove sedeva fino a poco fa Filippo Penati. Tuttavia, a differenza di quest’ultimo, Ponzoni non ha mai sentito il bisogno di dimettersi e la sua maggioranza, peraltro, non gliel’aveva mai chiesto.
Infine, in quella Giunta c’era anche Gian Carlo Abelli, conosciuto  nella sua Pavia come “il faraone”. Lui si occupa di sanità ed era già rimasto coinvolto nelle inchieste su Poggi Longostrevi. Ma soprattutto era poi diventato l’uomo di fiducia di Formigoni nella sanità lombarda, dove gestiva le nomine, sebbene fosse assessore alla solidarietà sociale. Anche lui non lo vediamo più accanto a Formigoni nelle occasioni pubbliche, perché era stato toccato dallo scandalo delle bonifiche sull’area Montecity-Santa Giulia a Milano, esploso nel 2009. Non è stato mai formalmente indagato, beninteso, ma sua moglie, Rosanna Gariboldi, ex-assessore provinciale a Pavia, è stata condannata e lui, comunque, non si faceva troppi problemi a girare con la Porsche messagli a disposizione dal “re delle bonifiche”, Giuseppe Grossi, nel frattempo deceduto.
Rifiuti, bonifiche, sanità, infrastrutture autostradali. Ecco che tornano sempre gli stessi settori, cioè quelli dove oggi si riescono a fare soldi, truffando la collettività e fregandosene altamente di dettagli come la salute dei cittadini. Eppure, sarebbe sempre e soltanto colpa di qualche singolo. Formigoni, politico navigato e autocandidato a leader nazionale del Pdl, è sempre pronto a dire che la responsabilità è esclusivamente personale e che lui e la sua maggioranza non c’entrano nulla. Chissà se gli riesce anche questa volta, ma finora il gioco ha funzionato egregiamente.
Chi si ricorda più di Prosperini? Anzi, sembra quasi che non sia mai esistito. Abelli? Idem. E poi, ci sarebbero anche i casi come quello del San Raffaele, dove lo stretto rapporto tra Cl-Formigoni e la cricca di Don Verzé è di dominio pubblico, senza contare che Regione Lombardia ha girato all’ospedale privato 400 milioni di euro di denaro pubblico nel solo 2010. Eppure, è stato sufficiente che Formigoni dicesse “ma che c’entra la Regione?” perché più o meno tutti si adeguassero e facessero calare il silenzio su eventuali responsabilità del governo regionale, finanche sul mancato rispetto di quell’elementare obbligo di controllo, che sussiste sempre di fronte a un finanziamento pubblico.
Un’efficienza straordinaria nel cancellare le tracce, insomma, che ricorda quasi i tempi di Stalin, quando si ritoccavano addirittura le foto del passato per far sparire la memoria delle persone. Ma anche un’efficienza che non può essere opera di un solo uomo, né di un solo movimento politico, ma che necessita di complicità, collaborazione.
Da questo punto di vista, anzitutto, ci sarebbe la Lega, sempre pronta ad urlare la sua diversità, ma poi parte organica del governo lombardo, in alleanza con Comunione e Liberazione. Insomma, mai visto niente in questi 10 anni di governo? Mai sentito nulla? Anzi, l’unico tentativo di dimostrare la famosa “diversità” che ci risulti era costato carissimo al suo protagonista. Infatti, nel 2005 la Lega impose un suo uomo all’assessorato della sanità, Alessandro Cè, il quale avviò immediatamente uno scontro frontale con Abelli sulle nomine, denunciando lo strapotere di Cl. Ebbene, la cosa finì come doveva finire e nel 2007 Cè venne prima cacciato dalla Giunta e subito dopo espulso dalla Lega.
E che dire dell’opposizione, a partire dal suo azionista di maggioranza, il Pd? Già, perché da quelle parti e da molti anni va per la maggiore la tesi del “dialogo” con Cl e Formigoni, con tutto il suo corollario di “opposizione responsabile” eccetera. Nell’era penatiana del Pd questa era praticamente la linea ufficiale e, comunque, ampiamente praticata in Regione. Ora l’era penatiana non c’è più, ma la tesi del dialogo con Cl continua a resistere in ampi settori del partito, anche in virtù dei molteplici ed insani intrecci d’interesse, compresi quelli tra le Coop e la Compagni delle Opere. E chissà, forse l’operazione governo Monti, nella misura in cui dura, può persino portare nuova linfa vitale a questo “dialogo”.
Di fronte all’attuale bufera giudiziaria, Formigoni tenterà ovviamente di riproporre la solita tattica, contando sulla buona stampa e sulle troppe omertà politiche. Da parte nostra, però, riteniamo che non gli vada permesso di cavarsela ancora una volta, che bisogna iniziare seriamente a metterlo di fronte alle sue responsabilità e che vada avviato subito un percorso che porti alle sue dimissioni, senza aspettare eventuali sue ricollocazioni nazionali nel 2013 e certamente senza attendere la scadenza naturale di questa legislatura regionale. E questo significa tagliare ogni complicità e ogni omertà e chiedere, da parte di tutta l’opposizione, le sue immediate dimissioni.
E, beninteso, questo non è il solito discorso della sinistra che cerca di approfittare di fatti di cronaca per danneggiare l’avversario politico. No, si tratta di prendere atto che il sistema di potere formigoniano è diventato un peso ormai insostenibile per la Lombardia. Anzi, una palla al piede, un modello irriformabile e una porta aperta per le infiltrazioni criminali. E ogni giorno che passa aumenta un po’ di più la delegittimazione dell’istituzione regionale. Questa è la realtà e continuare a negarlo è colpevole.