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MONTI SEGUE LE ORME DI BERLUSCONI SU LAVORO E BENI COMUNI PER REAGIRE: SCIOPERO GENERALE USB 27 GENNAIO E MANIFESTAZIONE FIOM 11 FEBBRAIO
di lucmu (del 22/01/2012 @ 17:21:32, in Lavoro, linkato 721 volte)
Il Governo Monti va avanti come un treno e produce decreti e misure a raffica, tanto che non solo i comuni mortali, ma anche qualche addetto ai lavori, faticano terribilmente a tenere il ritmo. Comprensibilmente, beninteso, perché già gli ultimi mesi del Governo Berlusconi-Lega erano segnati dal susseguirsi a raffica di manovre finanziarie, alle quali si è poi aggiunto il cosiddetto “decreto Salva Italia” del Governo Monti, cioè il decreto-legge n. 201 del 6 dicembre 2011, ed ora è arrivato anche il decreto liberalizzazioni. Inoltre, è già in pieno svolgimento anche il confronto sulle misure destinate ad intervenire sul mercato del lavoro.
Orbene, non abbiamo certamente la pretesa e la presunzione di fornire qui una spiegazione dettagliata ed esaustiva di tutte le misure, ma ci sembra doveroso esprimere un giudizio molto netto sulla natura di quei provvedimenti, che ci pare confermino, ahinoi, tutte quelle preoccupazioni che ci fecero dire “no” al Governo Monti sin dalla sua nascita (vedi nostro articolo su il Manifesto del 17 novembre scorso).
Anche qui, vogliamo risparmiarci lunghi elenchi, per concentrarci, invece, su due punti altamente significativi per poter valutare il senso, la direzione di marcia del progetto di riforma del governo Monti.
In primo luogo, i servizi pubblici locali. Ebbene, quanto contenuto nel decreto liberalizzazioni non solo si colloca pienamente nel solco della tendenza dominante degli ultimi anni, che individua nella messa a gara dei servizi, cioè nella loro privatizzazione, il rimedio universale, ma molto più concretamente è in piena continuità con le ultime misure del Governo Berlusconi-Lega, delle quali costituisce anche tecnicamente un’evoluzione e una radicalizzazione.
L’unico servizio a salvarsi per ora dalla furia privatizzatrice è stato quello idrico. Ma non perché il governo non ci avesse provato, anzi, bensì perché vi è stata un’immediata mobilitazione che ha fatto riscrivere la prima bozza. Ma questa bella vittoria dei referendari rischia di avere carattere terribilmente precario se dovesse avanzare senza ostacoli la privatizzazione di tutto il resto.
In secondo luogo, il lavoro. E in questo caso la continuità con il Governo Berlusconi-Lega è ancora più accentuata. Infatti, non solo il Governo Monti non si è nemmeno sognato di toccare il famigerato articolo 8 della manovra agostana (legge n. 148 del 14 settembre 2011), che stabilisce che i contratti aziendali possono derogare al contratto nazionale e persino alla legge, ma anzi estende addirittura l’art. 8 al trasporto ferroviario, abolendo di fatto l’obbligo per gli operatori del settore, presenti e futuri (leggi: Montezemolo), di applicare i “contratti collettivi nazionali e di settore” (vedi art. 37 del decreto liberalizzazione).
A questo, inoltre, va aggiunto che il “dibattito” sulle misure sul mercato del lavoro sembra orientarsi definitivamente verso l’ipotesi di un “contratto di inserimento”, che significherebbe, per i neoassunti, la sospensione per tre anni del contratto nazionale e del divieto di licenziamento senza giusta causa. Cioè, senza diritti e con salario più basso. Ma qui siamo ancora nel regno delle ipotesi e, quindi, ci fermiamo qui. Ma è bene sapere in che direzione vogliono marciare.
Ebbene, nel frattempo, mentre tutto questo succede, le misure sul mercato del lavoro introdotte dal Governo Berlusconi-Lega, tipo l’art. 8, stanno iniziando a produrre i loro effetti devastanti, mostrando chiaramente a che cosa e a chi servono. Infatti, il 1° gennaio di quest’anno, la Fiom e i sindacati di base sono stati espulsi da tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat-Chrysler (e c’è il rischio che questo principio si allarghi in tutto il settore metalmeccanico, mentre in quello automotive è già così).
Cioè, grazie alla copertura legislativa, i contratti aziendali separati, imposti da Marchionne con la complicità di Cisl e Uil, hanno eliminato non semplicemente un contratto, bensì la libertà dei lavoratori di poter scegliere il sindacato a cui iscriversi e il diritto di poter eleggere i propri rappresentanti. Anzi, come sta accadendo alla Fiat di Pomigliano, dove Marchionne ha licenziato tutti per poi riassumerli in una nuova società, tra i “neo”assunti non trovi nemmeno uno con la tessera della Fiom o Cobas in tasca. Cioè, non solo il diritto e la libertà ti tolgono, ma pure il lavoro!
 
Ebbene, ci fermiamo qui. In fondo, l’obiettivo era quello di cercare di chiarire, per chi avesse ancora dubbi, di che cosa stiamo parlando. Stiamo parlando, appunto, di un’operazione politica che intende ristrutturare il modello politico e sociale italiano, in linea con l’idea dominante tra le élites europee, puntando su un’uscita dalla crisi del neoliberismo mediante un’estremizzazione del liberismo stesso. Insomma, i conti del disastro dovrebbero pagarlo i lavoratori e le lavoratrici, fissi o precari che siano, con la disoccupazione, la riduzione del salario e dei diritti, con la sospensione delle loro libertà democratiche sul luogo di lavoro e con l’eliminazione del welfare, conquistato in lunghi decenni di dure lotte.
 
In conclusione, se di questo si tratta, allora c’è un grande bisogno di opposizione e, soprattutto di alternative. Eppure, quelle non si vedono granché e, anzi, il consenso al Governo Monti sembra ancora molto significativo. Un consenso un po’ particolare, ovviamente, perché basato essenzialmente sulla convinzione, diffusa a piene mani dall’informazione dominante (gli altri magari vengono chiusi con il taglio dei finanziamenti) e da un fronte politico bipartisan (Pdl-Pd-Udc), che non c’è alternativa. E poi, non aiuta di certo la politica dei grandi sindacati, sempre disponibili a trattare al ribasso e che nel dicembre scorso si erano “opposti” alla manovra che ha massacrato le pensioni con ben 3 ore di sciopero…
In altre parole, la forza delle politiche di austerità sta soprattutto nella nostra debolezza, nell’assenza della capacità di produrre alternative e percorsi conflittuali incisivi. E quindi, invece di lamentarci e leccarci le ferite, dovremmo darci una mossa, subito!
 
E in questo senso voglio segnalare due date, che corrispondono a due mobilitazioni del mondo del lavoro, ma non solo. Usiamole, riempiamole, perché diventino occasione e punti di passaggio per ricostruire la nostra il nostro punto di vista:
 
Venerdì27 gennaio 2012 – Sciopero Generale di tutte le categorie, proclamato dai sindacati di base Usb, Orsa, SlaiCobas, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas e Usi.
 
Sabato11 febbraio 2012 – Manifestazione nazionale a Roma “Democrazia al Lavoro”, organizzata dalla Fiom e aperta alle realtà di movimento.
per info: pagina dedicata della Fiom – per i mezzi di trasporto da Milano, metteremo info anche su questo blog appena disponibili.
 
Luciano Muhlbauer