Blog di Luciano Muhlbauer
\\ Home Page : Storico : Antifascismo (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Si chiama Ring of Fire  e vuole fare terra bruciata attorno alla nuova sede che i neonazisti di Lealtà e Azione hanno aperto in via Pareto, nello stesso luogo che fu di Cuore Nero. Concretamente, si tratta di un corteo, anzi di una “parata spettacolare e musicale”, e l’appuntamento è per domenica 6 aprile, alle ore 15.00, in piazza Cimitero Maggiore a Milano.
La mobilitazione del 6 aprile è importante in sé e lo è in prospettiva, poiché ci troviamo di fronte a un susseguirsi di iniziative da parte dei gruppi neofascisti e neonazisti che nel loro insieme disegnano una sorta di primavera nera, tesa a estendere e rafforzare il loro insediamento politico e organizzativo nel milanese. E in questo senso, il corteo di domenica è parte di un percorso che non si esaurisce certo in un giorno o in un luogo.
Per non farla lunga e per concentraci sulle settimane che abbiamo di fronte, la mobilitazione per la chiusura del covo nazifascista di via Pareto proseguirà il 25 aprile, quando l’ormai tradizionale concerto del pomeriggio di Partigiani in ogni Quartiere si terrà davanti al Cimitero Maggiore.
Ci sono poi le iniziative in ricordo di Varalli e Zibecchi (17 aprile) e di Gaetano Amoroso (27 aprile).
Il 29 aprile, infine, i gruppi nazifascisti hanno in programma la solita manifestazione a base di croci celtiche, saluti romani e marce paramilitari. Anzi, non la solita, perché una volta il 29 aprile era la commemorazione di Sergio Ramelli, il giovane del Msi ucciso a Milano nel 1975, ma negli ultimi anni questa data è stata trasformata in un’occasione per cortei apertamente e dichiaratamente neofascisti. Ebbene, quest’anno vogliono fare un passo in più e pare che il corteo abbia addirittura un carattere nazionale, con tanto di ruolo organizzativo preminente degli hammerskin di Lealtà e Azione.
Contro questa eventualità si è costituito il comitato Milano 29 Aprile: Nazisti No Grazie, la Camera del Lavoro, l’ANPI Provinciale e il Presidente del Consiglio di zona 3 hanno presentato un esposto a Prefetto e Questore e, infine, in diversi Consigli di zona vengono approvate delle mozioni che chiedono al Sindaco di intervenire “in prima persona” perché a Milano non vengano “più tollerate manifestazioni che vanno contro la nostra Costituzione”. Allo stato già quattro Consigli di zona (1, 6, 8 e 9) hanno approvato mozioni di questo tipo e altri se ne aggiungeranno settimana prossima. In ogni caso, gli antifascisti saranno in piazza il 29 aprile.
 
Insomma, per concludere, se non siete proprio da un’altra parte questo weekend, domenica pomeriggio passate in piazza Cimitero Maggiore. È importante.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Ci siamo, domani inizia la triste primavera nera di Milano. Non ripeto qui il ragionamento generale già fatto alcuni giorni fa (vedi A Milano arriva la primavera nera), ma piuttosto cerco di dare un contributo alla condivisione delle informazioni disponibili, a partire dagli aggiornamenti sulla presenza dei nazi di Alba Dorata a Milano, e  delle mobilitazioni da fare, comprese quelle programmate da tempo in occasione dell’anniversario dell’omicidio di Dax.
Ebbene, la prima informazione è che è stato reso pubblico il luogo dove si terrà l’iniziativa, organizzata da Casa Pound, che vedrà la presenza pubblica a Milano, per prima volta, di due esponenti del partito neonazista greco, Alba Dorata. Il luogo è l’Hotel Admiral, che si trova in via Domodossala 16, in zona Fiera. E l’iniziativa è prevista per le h. 16 di sabato 15 marzo.
Il tempo è poco, ovviamente, ma qualcosa si può e si deve fare da subito, a partire dall’invio massiccio di messaggi mail di protesta all’indirizzo info@admiralhotel.it, in cui si chiede alla direzione dell’Hotel Admiral di revocare la sala per l’evento neonazista (per chi vuole usare telefono o fax, ecco i numeri: tel. 023492151, fax 0233106660). È una cosa semplice, che chiunque può fare con il suo pc, tablet o smartphone. Ed è una cosa che può essere anche efficace, come dimostra il caso monzese, dove un’analoga campagna ha portata alla revoca della sala per Forza Nuova.
In secondo luogo, occorre chiedere alle rappresentanze istituzionali, alle forze e ai movimenti politici, alle associazioni ecc. di prendere parola contro l’eventualità che Milano venga insultata con la presenza dei neonazisti di Alba Dorata. Qualcuno sta già iniziando a muoversi in quella direzione, come la Rete antifascista milanese.
Per tutto il resto, gli aggiornamenti, eventuali altre iniziative ecc., tenete le orecchie aperte e seguite le notizie che circolano, in particolare sui social network. Oppure usate anche lo spazio commenti di questo post, per condividere informazioni.
 
Detto questo, vi ricordo comunque tutte le altre iniziative antifasciste in programma in questo fine settimana nell’area metropolitana, altrettanto importanti.
 
Sabato 15 marzo:
 
Monza, h. 15, è confermato il presidio antifascista. Forza Nuova è rimasta senza albergo, ma per il resto non si sa cosa faranno. Per informazioni e aggiornamenti, seguite il sito del Foa Boccaccio.
Novate Milanese, h. 17, in P.zza Martiri della Libertà, corteo antifascista contro l’ingresso di Casa Pound nel Consiglio comunale.
Rozzano, h. 22, via Franchi Maggi 118, concerto per Dax con Banda Bassotti, Los Fastidios, Skassapunka e Cleopatra Sound.
 
Domenica 16 marzo a Milano:
 
h. 16, Ripa dei Malfattori, Ripa di Porta Ticinese 83, incontro con i compagni del Comité pour Clement e di Pavlos, e alle h. 18 presentazione del libro “Resisto! 10 anni senza te, 10 anni con te”, curato dall’Associazione Dax 16marzo2003.
h. 21, via Brioschi, parole e musica per Dax, con interventi dalla Francia e dalla Grecia, Audio-Tributo a Dax e monologo MADAMA CIE di e con AttriceContro
h. 22:30, da via Brioschi parte il corteo per le vie del Ticinese.
Per eventuali aggiornamenti sulle iniziative per Dax, vedi l’evento fb.
 
Luciano Muhlbauer


Post Scriptum del 17 marzo:
un bilancio sintetico di quanto avvenuto in questo fine settimana, potete trovarlo nel post 16 marzo per Dax, pubblicato da Milano in Movimento.
 
 
A Milano tocca anche quest’anno la sua primavera nera. Ormai sembra diventata una triste consuetudine e così, non appena l’inverno accenna ad andarsene, i vari gruppi della galassia nazifascista, con annessi buoni uffici della destra istituzionale, fanno convergere le loro iniziative sulla territorio milanese. L’obiettivo è sempre lo stesso, cioè mettere nuove radici e rafforzarsi organizzativamente e politicamente in una metropoli che tradizionalmente non li ha mai amati.
E questa volta, visto che si avvicinano le elezioni europee, si inizia con una provocazione in grande stile: i fascisti di Casa Pound annunciano per sabato 15 marzo un’iniziativa pubblica a Milano, in luogo non ancora comunicato, con due esponenti del partito neonazista greco, Alba Dorata. In altre parole, il partito considerato un’organizzazione criminale dai magistrati ellenici e additato da mezzo mondo come un pericolo per la democrazia in Europa, dovrebbe parlare tranquillamente a Milano e per giunta il giorno prima dell’anniversario dell’omicidio fascista di Dax. Pazzesco! E c’è davvero da augurarsi che di fronte a questa eventualità non siano soltanto i soliti ad attivarsi per dire che a Milano per i nazisti non c’è proprio posto.
Ma, appunto, non stiamo parlando soltanto di una singola provocazione, ma di un insieme di iniziative e fatti. In questo senso, va anzitutto ricordato che le giornate in cui si ricorda Dax fanno gola non soltanto a casa Casa Pound, ma anche a Forza Nuova, che lo stesso 15 marzo organizza nella vicina Monza un’iniziativa pubblica con Roberto Fiore. In quel caso si conosce già il luogo, cioè l’Hotel della Regione, ed è già prevista una mobilitazione antifascista.
L’elenco potrebbe proseguire a lungo, ma ci limitiamo a ricordare altri due fatti, forse quelli più significativi. Il primo è l’apertura della nuova sede milanese di Lealtà e Azione, una sigla di copertura del movimento neonazista Hammerskin, nello stesso luogo che fu di Cuore Nero. Cioè, in via Pareto, a due passi dalla Cascina Autogestita Torchiera…
Il secondo è l’ingresso ufficiale di Casa Pound nel Consiglio comunale di Novate Milanese. La vicenda è torbida, perché nasce da una consigliera ex Pdl in conflitto con i capi locali di Forza Italia, che un bel giorno decide di costituire il gruppo di Casa Pound. Ma da cosa nasce cosa e siccome tra qualche mese ci sono le amministrative, ora i fascisti di Casa Pound non si vogliono più muovere da Novate.
Insomma, vicende diverse tra di loro, ma che convergono nel tempo e nello spazio e che nel loro insieme ci restituiscono bene il quadro di una galassia nazifascista, profondamente divisa al suo interno, ma capace di lavorare con determinazione nella medesima direzione per rafforzarsi e avanzare sul territorio. Infatti, questo è il punto e questa è la posta in gioca.
Per questo occorre reagire con fermezza e con intelligenza, senza farsi prendere dall’ansia, costruendo mobilitazione, conflitto e consenso e, soprattutto, non perdendo di vista l’obiettivo, cioè impedire che i gruppi nazifascisti avanzino anche solo di un millimetro nell’area milanese.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Oggi al Politecnico di Milano è andato in scena un autentico sfregio alla città. Dentro l’ateneo si è tenuto, con l’autorizzazione del rettore, un convegno neonazista e fuori gli studenti antifascisti che protestavano sono stati caricati dalla polizia.
È di una gravità inaudita quanto successo stamattina e la responsabilità grava interamente sulle spalle del rettore del Politecnico. Infatti, i responsabili dell’ateneo non potevano non conoscere la natura politica del convegno e degli organizzatori, cioè il gruppo “Alpha”, espressione della formazione neonazista “Lealtà e Azione”, poiché agli stessi era stata negata pochi giorni fa l’autorizzazione da parte della Statale, dov’era inizialmente prevista l’iniziativa.
In Statale gli studenti antifascisti si erano mobilitati da tempo e una volta chiarito chi erano i soggetti che si celano dietro la sigla “Alpha”, l’università ha loro giustamente negato l’agibilità. Nessuno si era però fidato, perché i nazi erano decisi a trovarsi lo stesso e così, da stamattina la Statale era presidiata dagli studenti. Quello che però nessuno ha osato immaginarsi è che i nazi avrebbero trovato porte aperte da parte del rettore del Politecnico.
Quanto avvenuto è grave in sé, ma ancora più inquietante appare alla luce del fatto che da anni i vari gruppi della galassia neofascista e neonazista tentano di mettere radici a Milano e di conquistarsi legittimità pubblica. E grazie alle scelte del Politecnico ora possono dire di aver realizzato un convegno neonazista con l’autorizzazione dell’ateneo e, quindi, anche con la protezione degli organi di polizia.
Una pessima notizia per Milano e occorre che Milano sappia reagire a questo scempio.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Si chiamava Pavlos Fyssas, aveva 34 anni, faceva il cantante hip hop con il nome Killah P, era un antifascista e militava nell’organizzazione di sinistra Antarsya. Stanotte, in un quartiere periferico di Atene, è stato assassinato a coltellate dai neonazisti di Alba Dorata.
Un delitto infame, ma anche un delitto ampiamente annunciato, perché al di là di luogo, circostanza e identità della vittima era purtroppo soltanto questione di tempo perché l’escalation di violenze da parte del partito neonazista greco, Alba Dorata, sfociasse nell’omicidio. Aggressioni a migranti, gay e militanti della sinistra sono ormai all’ordine del giorno e soltanto una settimana fa è stata sfiorata la tragedia, allorché un gruppo di militanti del KKE (partito comunista greco) è stato aggredito a freddo e a suon di sprangate.
D’altronde, i neonazisti sono galvanizzati dal consenso che riescono a canalizzare in una Grecia devastata dalle politiche d’austerità della Troika (siedono in Parlamento e i sondaggi li danno al 13% delle intenzioni di voto) e dalle ampie complicità di cui godono all’interno della polizia greca. Insomma, sono un fenomeno in preoccupante crescita, come ci ricorda anche l’ottima inchiesta di Leonardo Bianchi, Nazisti sull’orlo del potere. Il caso Alba Dorata, pubblicata pochi giorni fa su MicroMega.
Alba Dorata è sicuramente un caso estremo, ma non certamente unico. In tutta Europa i movimenti neofascisti, neonazisti e razzisti trovano oggi nuovi spazi e a volte, appunto, riescono a riempirli, come ad esempio in Ungheria. Ed è per questo, anzitutto, che ci deve preoccupare quello che accade in Grecia e altrove, perché anche qui ci sono la crisi e le politiche d’austerità e anche qui ci sono spazi che si aprono per ideologie e gruppi nazifascisti. E il fatto che qui i gruppi militanti neofascisti e neonazisti siano allo stato tutto sommato piccoli e marginali non cambia di una virgola il problema, poiché anche Alba Dorata era fino a pochi anni fa soltanto un gruppuscolo insignificante, dalla consistenza organizzativa ed elettorale non dissimile da Forza Nuova.
Ed eccoci a noi, cioè al nostro problema. Già, perché anche il più distratto degli osservatori si è ormai accorto che vi è una certa inflazione di iniziative, manifestazioni e raduni di ispirazione nazifascista in Lombardia e nell’area metropolitana milanese. Loro vedono e sentono i nuovi spazi che si aprono e quindi si comportano di conseguenza. Ma quello che forse non stupisce, ma sicuramente preoccupa molto, è che a sinistra e, in generale, nell’opinione pubblica democratica sembrano essere venuti meno gli anticorpi, a tutto beneficio della banalizzazione e della sottovalutazione.
Non intendo certo aprire qui una riflessione sulle ragioni di questo stato di cose, che sono molteplici e peraltro stranote, dal tempo che passa al vuoto culturale a sinistra, ma voglio piuttosto insistere sulla ormai inderogabile necessità di ricostruire gli anticorpi, cioè l’antifascismo.
Ebbene sì, perché ultimamente succedono delle cose preoccupanti dalle nostre parti e alle consuete sottovalutazioni (“ma cosa vuoi che sia?”, “ma ignoriamoli”, “il fascismo è cosa di altri tempi” ecc. ecc.) si sono aggiunte nuove e più insidiose varianti, come i nazi sono “un partito come un altro” e quindi, in nome della libertà e della democrazia, si concedono spazi pubblici a iniziative nazifasciste, come è avvenuto di recente a Cantù. Cioè, intendiamoci, un conto è che lo facciano esponenti istituzionali provenienti da esperienze neofasciste, ma ben altra cosa è che lo facciano anche amministratori pubblici di formazione democratica, come il Sindaco di Cantù. E non importa un fico secco che il raduno di Forza Nuova a Cantù sia stato un mezzo fiasco o che il Sindaco, al di là delle tante chiacchiere, fosse soltanto interessato a un po’ di pubblicità personale (purché se ne parli, diceva qualcuno che se ne intendeva). No, importa che un altro argine sta cedendo, proprio quando ci sarebbe bisogno di ricostruire gli argini!
A proposito, siccome l’antifascismo non sembra più andare di moda, qualcuno ha pensato bene di osare il colpo grosso, come ha denunciato l’Osservatorio democratico sulle nuove destre: un concerto nazirock in pieno centro Milano, al Teatro Manzoni, il 16 dicembre prossimo. L’iniziativa è sempre del giro Lealtà Azione, cioè l’organizzazione di copertura milanese dei neonazisti Hammerskin, e i buoni uffici sono dei consiglieri provinciali dei Fratelli d’Italia, Turci e Capotosti. Insomma, come volevasi dimostrare, quando cedono gli argini…
 
Oggi ad Atene c’è dolore e rabbia tra gli antifascisti, nella sinistra, tra i democratici. Noi siamo vicini a loro. Ma non basta, dobbiamo fare la nostra parte qui. E questo significa anzitutto indicare e comprendere il problema, porre fine ai cedimenti culturali e politici, prima che sia troppo tardi, perché i nazisti e i fascisti non sono un “partito come un altro”.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Il raduno neonazista del 12-14 settembre si farà. Non dalle parti di Milano o di Monza, come avrebbe voluto Forza Nuova, bensì nella più periferica Cantù, in provincia di Como.
Le proteste e la mobilitazione di Anpi, antifascisti e comunità ebraica, nonché la netta opposizione di molti amministratori locali, a partire dal Sindaco di Milano, che evidentemente non intendeva ripetere la poca edificante vicenda del concerto naziskin di Rogoredo del giugno scorso, hanno dunque sortito l’effetto di spingere il “Festival Boreal” verso nord.
Bene, perché non li avremo tra i piedi a Milano. Ma detto questo, non mi pare proprio il caso di esultare o di gridare alla vittoria. Prima di tutto perché il raduno nazi si farà comunque e Cantù, in fondo, si trova a meno di un’ora di macchina dal capoluogo lombardo. E poi, lo spostamento a Cantù ha messo in evidenza un altro problema, anzi, uno dei problemi principali. Già, perché non solo le Prefetture di Milano e Como, cioè il Ministero degli Interni, hanno lavorato per dribblare le proteste e garantire l’agibilità politica al raduno nazifascista, ma questo si terrà addirittura in uno spazio pubblico gestito dal Comune, il “Campo Solare”.
È stata una scelta del Sindaco di Cantù, Claudio Bizzozero, che peraltro non è nemmeno un uomo di destra o un leghista, anzi. Secondo lui, “Forza Nuova è un movimento politico legalmente costituito e che partecipa normalmente alle elezioni nazionali, regionali (e a Cantù persino comunali) ed in quanto tale, va conseguentemente trattata esattamente come ogni altra forza politica legalmente costituita ed operante nel nostro paese” (la dichiarazione completa del Sindaco la trovate sul suo profilo fb: https://www.facebook.com/claudio.bizzozero).
 
E così, passando da Milano a Cantù, senza quasi accorgercene, siamo passati dal “non possiamo impedire il raduno perché si svolge in un luogo privato”, utilizzato a piene mani nelle ultime occasioni da Prefetti, Questori e Sindaci, alla concessione di luoghi pubblici perché i neofascisti e i neonazisti sono “un partito come un altro”.
 
Già, il nocciolo della questione sta proprio qui: abbiamo una Costituzione antifascista, nata dalla lotta di liberazione dal nazifascismo, ma la legge ordinaria in materia è a dir poco vaga e elastica (e ancora più elastica è la sua applicazione). Qui, a differenza di quello che accade in Germania, nemmeno il saluto romano o l’esibizione di simboli nazifascisti viene perseguito, salvo in casi più unici che rari.
È per questo che dalle nostre parti raramente le autorità hanno impedito raduni o manifestazioni di questo tipo e quando questo è successo, i divieti erano motivati quasi sempre da “motivi di ordine pubblico”.
Il Sindaco Bizzozero ha dunque ragione in punto di diritto, ma ha torto marcio da un punto di vista politico e culturale, perché considerare i gruppi nazifascisti e razzisti (e ne arriveranno di ogni risma dall’Europa) “uguali” a qualsiasi altro partito o movimento, significa non voler vedere, non voler capire quello che sta accadendo in questi anni in Europa e non ricordare quello che era accaduto nel secolo scorso.
Ma tutta questa vicenda evidenzia anche i limiti degli appelli che invocano i divieti per le iniziative nazifasciste, perché alla fine della fiera ottieni un risultato soltanto se riesci a mettere in campo una pressione politica, culturale e di piazza sufficientemente forte. In altre parole, l’antifascismo, così come tutti i valori positivi associati ad esso, deve ri-vivere nel corpo della società, nella testa e nel cuore delle persone, e non solo quando c’è un raduno nazi, ma tutti i giorni, in tutti i luoghi. Non c’è alternativa se vogliamo fermare la proliferazione di iniziative, raduni e manifestazioni nazifasciste sul nostro territorio, anche perché finito questo raduno, ne arriverà un altro e poi un altro ancora ecc. ecc.
 
Tutto questo ragionamento, comunque, non assolve Prefetti, Questori e Sindaci come Bizzozero, né esime noi dal dover continuare a muoverci contro il raduno nazi di Cantù. E quindi, segnalo la manifestazione antifascista promossa dall’Anpi regionale e milanese a Como, per giovedì 12 settembre alle ore 18.00 (i dettagli qui: http://anpimilano.com/2013/09/09/12-settembre-manifestazione-antifascista-a-como/#more-3766).
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Pensavamo che fosse una vicenda chiusa, consegnata definitivamente all’archivio delle cose tristi e ignobili da non dover rivedere mai più. Pensavamo che i ladri di lapidi appartenessero a un’altra epoca della storia cittadina, che ormai non fosse più possibile sfregiare la memoria di una generazione, di più generazioni. Ci eravamo sbagliati, perché dove non era riuscita l’arroganza e la prepotenza di Albertini e De Corato, ora rischia di arrivarci la sciatteria politica. E così, rieccoci, sette anni più tardi, a dover riparlare della lapide a Giuseppe Pinelli.
In piazza Fontana ci sono due lapidi che ricordano Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico fermato dalla polizia nell’ambito dei primissimi depistaggi seguiti alla strage del 12 dicembre 1969. Pinelli non uscì vivo dalla Questura, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre, durante gli interrogatori, era precipitato da una finestra del quarto piano. All’inizio la polizia parlò di suicidio, ma quella tesi era palesemente insostenibile. Gli anarchici, la sinistra extraparlamentare e i movimenti parlarono di omicidio. Le vicende processuali si conclusero, invece, con una spiegazione più unica che rara, cioè Pinelli sarebbe volato fuori dalle finestra in virtù di un “malore attivo”, che avrebbe alterato il suo “centro di equilibrio”.
Ebbene, la prima lapide, quella originale, fu collocata in piazza Fontana nel 1976, porta la firma “gli studenti e i democratici milanesi” e recita “Ucciso innocente nei locali della Questura di Milano”. L’altra lapide è molto più recente ed era destinata, nelle intenzioni di Albertini e De Corato, a sostituire quella storica. Porta la firma del Comune di Milano e recita “Innocente morto tragicamente nei locali della Questura di Milano”.
E all’inizio sostituirono effettivamente la lapide, nel senso che una notte di marzo del 2006, come dei ladri di pollo, gli uomini del Comune rimossero la lapide originaria e misero al suo posto quella nuova e diversa. Ma la manovra non passò, per fortuna ci fu una sana reazione e alcuni giorni più tardi, il 23 marzo, militanti anarchici e della sinistra milanese rimisero la vecchia lapide, di cui esisteva un’altra copia, al suo posto. Da allora in piazza Fontana ci sono due lapidi, quella giusta, che parla della verità storica e della memoria dei milanesi, e quell’altra, che parla della totale mancanza di rispetto e dell’assenza di spessore morale degli amministratori milanesi di quegli anni.
Appunto, pensavamo che la vicenda si fosse chiusa lì, a maggior ragione dopo il 2011 e la fine del ventennio berlusconiano-leghista-postfascista a Milano. Ma poi, quando meno te l’aspetti, ecco che rispunta. Le cose sono andate così: in vista del 20° anniversario della strage di via Palestro del 27 luglio del ‘93, il Consiglio Comunale discute una mozione proposta da David Gentili, presidente della commissione antimafia, che propone di sostituire la dicitura generica dell’attuale targa con quella più precisa di “vittime di una strage mafiosa volta a ricattare lo Stato”. Tutti d’accordo, ovviamente, ma a questo punto Manfredi Palmeri, consigliere centrista e presidente del Consiglio Comunale ai tempi di Moratti, tira fuori un emendamento integrativo che dice che anche tutte le altre targhe esistenti a Milano dovranno essere modificate, “inserendo nel testo la verità giudiziaria affermata”.
A questo punto il gioco dovrebbe essere chiaro. Infatti, Pdl e Lega si schierano subito con l’emendamento, Sinistra per Pisapia e Sel sono contrari e la stessa Giunta comunale dà parere negativo. Eppure, succede l’incredibile e il Pd, insieme al radicale Cappato e l’ex IdV Grassi, dà vita a una sorta di larghe intense in salsa meneghina e vota a favore dell’emendamento, facendolo approvare. La mozione così modificata viene infine approvata dal Consiglio Comunale il 15 luglio e soltanto 7 consiglieri (Sinistra per Pisapia, Sel, Elisabetta Strada della lista civica per Pisapia e due consiglieri del Pd, Fanzago e De Lisi) non partecipano al voto in segno di dissenso rispetto a quell’emendamento.
A questo punto, De Corato giustamente gongola e chiede “la rimozione della targa degli anarchici in piazza Fontana, che non riporta la verità giudiziaria”, mentre qualcun altro non perde tempo in chiacchiere e corre in piazza Fontana ad imbrattare la lapide a Pinelli, trasformando l’ucciso in uccisosi
 
Il Circolo Anarchico Ponte Della Ghisolfa ha indetto un presidio in piazza Fontana, per oggi mercoledì 24 luglio, alle ore 18.00, “contro chi vorrebbe la rimozione della lapide a Pinelli e la cancellazione della verità”. Penso che abbiano fatto bene ad organizzare l’iniziativa e che bisogna parteciparvi, per dire e ribadire sin da subito che quella lapide non si tocca.
 
Un’ultima cosa. Che non si dica che era doveroso approvare quell’emendamento e che sia giusto riportare sulle lapidi e sulle targhe solo “verità giudiziarie affermate”. La storia e la memoria non sono fatti burocratici e la verità giudiziaria non coincide necessariamente con la verità tout court, specie quando parliamo della strategia della tensione nel nostro paese.
Applicando quel criterio, cosa si dovrebbe scrivere sulle lapidi che ricordano le vittime della strage di piazza Fontana o di quella di piazza della Loggia a Brescia, visto che dopo quattro decenni di processi la “verità giudiziaria affermata” dice che non ci sono colpevoli? Dovremmo forse scrivere un cosa tipo “Scusate, ma non è stato nessuno” e rimuovere ogni riferimento allo Stato e ai fascisti?
E se l’unica verità consentita è quella “giudiziaria affermata”, come mai persino il Presidente della Repubblica, Napolitano, aveva sentito il bisogno di dire, a proposito delle stragi senza colpevoli, che c’era sì “il tormento di una giustizia incompiuta", ma anche che "una verità storica si è conseguita”? Oppure, perché Napolitano, invitando nel 2009 la vedova Pinelli a Quirinale, aveva voluto includere Pinelli tra le vittime della strage di piazza Fontana, dicendo “si compie un gesto politico e istituzionale. Si rompe il silenzio su una ferita non separabile da quella dei 17 che persero la vita a piazza Fontana”?
Tante domande e forse qualcuno dovrebbe iniziare a rispondere.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Che si alzasse un’ondata di polemiche da parte delle destre e della Lega, dopo l’attentato incendiario che ieri mattina ha danneggiato la sede milanese del gruppo neonazista Lealtà Azione, stava nella normalità delle cose. E non sorprende neanche che si tirasse in ballo il Sindaco Pisapia, accusato di non essere connivente con i gruppi neofascisti come lo erano invece i suoi predecessori, anche se le parole della consigliera provinciale Capotosti (FdI) hanno francamente passato il segno. Ma quello che non può essere in nessun caso tollerato e permesso è che da parte dei gruppi dell’estremismo neofascista e neonazista vengano indicati dei bersagli da colpire, con tanto di nome e cognome.
Ha iniziato la Destra per Milano, il gruppo di Jonghi Lavarini, che, giusto per essere originale, ha indicato come “responsabile morale” Saverio Ferrario, il principale animatore dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre.
Poi sono arrivati quei gentiluomini di Forza Nuova, cioè quelli che appena due giorni fa hanno appeso a Pescara dei cappi contro la Ministra Kyenge, i quali sul loro sito milanese hanno pubblicato una sorta di fatwa contro persone e realtà colpevoli di monitorare e denunciare le attività dei gruppi militanti del neofascismo milanese. Ovviamente, in cima alla loro lista c’è il solito Saverio Ferrari, ma poi tocca subito a delle realtà di movimento, cioè Milano In Movimento e Zam, e al sito curato dai compagni e dalle compagne di Dax.
Manco a dirlo, anche Forza Nuova se la prende con Pisapia, accusandolo delle solite cose, con l’aggiunta, degna della statura morale dei neonazisti, di essere amico dei pedofili (sic).
Ebbene, i neofascisti milanesi hanno fatto nomi e cognomi, hanno indicato bersagli. Non lo fanno tanto per la vicenda dell’incendio doloso di via Govone, ma perché non riescono a sopportare che ci siano degli antifascisti, che ci sia qualcuno che non sta zitto, che cerca di contrastare i loro piani, anche solo con l’informazione.
Da parte mia esprimo la massima solidarietà a chi è stato fatto oggetto di minacce, più o meno velate.
A chi, invece, è passato a emettere fatwa, contro singole persone e realtà collettive, va rammentato che verrà ritenuto responsabile di eventuali conseguenze.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
È di nuovo 12 dicembre, una data che a Milano pesa, o meglio, dovrebbe pesare, anche 43 anni dopo. Già, perché quella bomba che nel 1969 devastò la Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana e rubò la vita a 17 persone, alle quali si sarebbe aggiunto tre giorni più tardi l’anarchico Giuseppe Pinelli, fatto precipitare da una finestra della Questura, non fu soltanto un infame delitto, ma anche un atto costituente e rappresentativo di un intero periodo e, soprattutto, di una precisa modalità scelta dal potere costituito, o da parti fondamentali di esso, per tentare di ostacolare ed impedire il cambiamento sociale e politico, reclamato allora da uno straordinario movimento di studenti ed operai.
Non è un caso, infatti, che la vera matrice della strage, nonostante i depistaggi ufficiali, fosse evidente da subito e in quanto tale denunciata dal movimento: fu strage di Stato e fascista. E non è nemmeno un caso che ancora oggi manchino una verità ufficiale, dei colpevoli da punire e quindi anche degli atti degni di essere chiamati giustizia, sia per la strage di Piazza Fontana, o per quella di Piazza della Loggia di Brescia, che per l’intera stagione della strategia della tensione.
Basterebbe questo, in fondo, per spingerci a vivere il 12 dicembre come un anniversario “pesante”, come un’occasione di mobilitazione o, almeno, di indignazione. Sì, lo so, ora qualcuno dirà che dopo tanti anni continuare a chiedere verità e giustizia è tempo perso, che tanto hanno insabbiato e depistato tutto, che ormai i protagonisti sono molto anziani o già morti e che in fondo possiamo accontentarci della cosiddetta verità storica, che riconosce che la mano era fascista e che la mente si trovava in qualche pezzo dello Stato.
Ebbene, io non sono d’accordo, perché ragionamenti di questo tipo sanno un po’ troppo di rassegnazione, di accettazione dell’inaccettabile, cioè che l’omertà di Stato vale più della vita dei cittadini. E non sono d’accordo perché sono ragionamenti ingenui, poiché ignorano, o fingono di ignorare, che le verità storiche hanno bisogno di cura e di memoria attiva per poter vivere o semplicemente sopravvivere. E questo vale in particolare per la verità storica sulle stragi, che a un certo punto è senz’altro diventata memoria culturalmente egemone, ma mai è stata memoria condivisa e, anzi, in questi ultimi tempi inizia persino ad essere messa in discussione.
Certo, non siamo di fronte a una contestazione radicale e non parliamo neanche di coloro i quali da sempre hanno osteggiato da destra questa verità storica, ma ci riferiamo piuttosto ad un lavorio che toglie un pezzo di qui e ne aggiunge un altro di là, che insinua dubbi, che si fa forte dei tanti anni passati e della voglia di chiudere una vicenda durata fin troppo e di produrre riappacificazione.
Hanno iniziato con il 40° anniversario della strage, che come tutti i numeri belli tondi aveva una notevole forza di suggestione, e hanno usato lo stesso ricevimento al Quirinale di Licia Pinelli, la vedova di Giuseppe, da parte del Presidente della Repubblica, per dire che ormai tutto era a posto, che si poteva chiudere anche l’ultima pratica rimasta aperta. Dopo quella sorta di teoria del pareggio tra Pinelli e Calabresi, sono poi arrivati una produzione cinematografica e qualche nuovo libro “d’inchiesta”, che con indubbia presunzione e con rigore alquanto discutibile, appunto, tolgono un pezzo di qui e ne aggiungono un altro di là. Alla fine, comunque, la memoria risulta modificata e la “verità storica” inizia ad essere riscritta.
Ecco, dunque, un secondo motivo per non lasciar passare sotto silenzio il 12 dicembre, cioè per non permettere a nessuno di riscrivere la verità storica, dopo aver negato quella giudiziaria.
Infine, c’è anche un terzo motivo. Disperdere la nostra memoria, far riscrivere le verità storiche e far trionfare l’oblio non produce riappacificazione e convivenza, ma soltanto nuovi mostri e nuove violenze. Viviamo in un tempo di crisi, non solo economica, ma anche sociale, politica e culturale, e in molte parti dell’Europa si riaffacciano, a volte prepotentemente, movimenti di ispirazione fascista o addirittura nazista, portatori di ideologie violente, autoritarie, antisemite, razziste. Dimenticare ciò che erano queste forze nel nostro paese, non solo nel Ventennio, ma anche negli anni delle stragi, quando misero a disposizione del potere costituito la loro manovalanza assassina per tentare di spezzare ogni speranza di cambiamento, significa privarci degli anticorpi necessari per poter far fronte alle sfide di oggi.
Non è certo nelle nostre intenzioni fare paragoni fuori luogo. L’accoltellamento dell’attivista antifascista del 2 dicembre scorso è vicenda ben diversa dalla strage di Piazza Fontana e il rapporto di complicità e cooperazione tra apparati di Stato e gruppi neofascisti nella strategia della tensione è altra cosa rispetto alla concessione di sedi politiche e di reclutamento a gruppi militanti neofascisti. Tuttavia, sarebbe imperdonabile e irresponsabile sottovalutare la situazione, non cogliere i segnali che ci sono nel nostro paese e anche nella nostra città. E sarebbe peggio ancora non intervenire per stroncare subito ogni elemento di complicità tra istituzioni e gruppi nazifascisti, a partire da quella vergogna della concessione di uno spazio nelle case popolari di viale Brianza ad opera dell’Aler (vedi anche Appello per chiudere le sedi nazifasciste a Milano).
 
Eccovi dunque tanti motivi validi per dare questo 12 dicembre un contributo perché non si dimentichi, non si consideri accettabile l’impunità per gli stragisti, non si permetta a nessuno di riscrivere la storia e, infine, non si consenta alcuna complicità istituzionale con i gruppi nazifascisti e razzisti.
 
Questi sono gli appuntamenti milanesi in occasione del 43° anniversario della Strage di Piazza Fontana, dei quali vi segnalo in particolare il corteo di sabato 15 dicembre:
 
Mercoledì 12 dicembre:
ore 9.30, L.go Cairoli, corteo studentesco
ore 10.30, davanti alla Statale, apppuntamento degli Universitari Antifascisti per portare una corona di fiori alle lapidi di Saltarelli, Varalli e Zibecchi e Brasili
ore 16.15 in poi, Piazza Fontana, commemorazione ufficiale e posa corone. Unici interventi previsti quelli dei familiari delle vittime di piazza Fontana, della Camera del Lavoro e dell’ANPI.
 
Sabato 15 dicembre:
ore 15.00, P.ta Venezia, corteo cittadino con arrivo in p.zza Fontana, organizzato da  Memoria Antifascista, Adesso Basta, Amici e Compagni di Luca Rossi, Associazione Amici e Familiari di Fausto e Iaio, Associazione Culturale Antifascista Dax 16 Marzo 2003, Associazione Culturale Punto Rosso, Associazione di Amicizia Italia Cuba, Associazione Per Non Dimenticare Varalli e Zibecchi, Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Comitato Antifascista Zona 6, Comitato Antifascista Zona 8, Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre, Partigiani in Ogni Quartiere, Teatro della Cooperativa,  Zona 3 per la Costituzione
 
Luciano Muhlbauer
 
 
di lucmu (del 08/12/2012, in Antifascismo, linkato 894 volte)
Un appello per chiudere le sedi dei gruppi nazifascisti a Milano, a partire da quelle concesse dalle istituzioni pubbliche, come l’Aler, è stato lanciato da diverse realtà del movimento milanese in seguito all’accoltellamento di un attivista antifascista e alla vigilia dell’anniversario della strage di Piazza Fontana. È un appello assolutamente condivisibile, poiché chiede la fine di ogni complicità istituzionale con i gruppi militanti della destra neofascista e razzista, ed è un appello necessario, perché la sottovalutazione dei tempi che corrono è ancora troppo diffusa. Pertanto ho aderito all’appello e vi invito a fare altrettanto. Il testo dell’appello lo trovate qui di seguito e per firmarlo è sufficiente mandare una mail a 2013@daxvive.info
 
Luciano Muhlbauer
 
---------------------------------------
 
CHIUDERE LE SEDI NAZI-FASCISTE È UNA QUESTIONI DI LIBERTÀ.
BASTA CONNIVENZE, BASTA COMPLICITÀ. NO NAZI IN MY TOWN
 
Dovrebbe occuparsi di trovare casa ai meno abbienti; dovrebbe gestire il patrimonio immobiliare pubblico per alleviare il peso della crisi.
 
Parliamo dell’Aler, un tempo Iacp; e parliamo di abitazioni comprate con i soldi di tutti, con le tasse dei lavoratori. Per gestire l’Aler hanno nominato ben 17 dirigenti, e nessuno di loro guadagna meno di 100.000 euro all’anno (dunque ognuno ci costa almeno 150.000 euro all’anno). Con il bel risultato di mandare edifici in malora, oppure di lasciarli sfitti,  svenderli, o regalarli alla mafia in uso gratuito; ma guardandosi bene dall’aiutare i ceti popolari travolti dalla crisi.
 
Di recente hanno passato il segno. Hanno dato in locazione (agevolata, molto agevolata) uno spazio ad una (pretesa) associazione culturale di estrema destra, Lealtà e Azione, qui a Milano in Viale Brianza 20, nella zona di città in cui prese le mosse la resistenza antinazista e antifascista, in cui i repubblichini consumarono crimini ed eccidi. Nel loro sito i legionari (si chiamano così!) di Lealtà e Azione citano il rumeno Codreanu, il fondatore della Guardia di ferro, alleati e collaborazionisti del nazismo, rastrellatori di ebrei e zingari. Si tratta di una filiale italiana di un gruppo neonazista che opera in vari paesi; con una spada per simbolo che rievoca esperienze e passato palesemente fascisti.
 
Chi ha dato, con trattativa privata, i locali a questa gente, che nascosta dietro una ridicola associazione culturale si dedica ad una spregevole apologia del razzismo, delle dittature, delle legioni e del superuomo hitleriano? Forse uno dei dirigenti di Aler, il nostalgico Osnato (110.000 euro annui)? La giunta, i consiglieri comunali, provinciali e regionali tutti, i candidati alle primarie, chiunque sia direttamente o indirettamente responsabile (o aspiri a diventarlo) delle istituzioni cittadine e dunque delle politiche di Aler che non è una azienda di proprietà privata, ma pubblica, deve subito e senza esitazione pretendere dai vertici di Aler la revoca della concessione agevolata per lo spazio di Viale Brianza (ed egualmente per lo spazio di Via Bassano del Grappa). Debbono impegnarsi, subito e senza tentennamenti, a trovare i responsabili di questa grottesca agevolazione data alla destra estrema razzista, a chiederne conto, a rimuoverli dalle cariche occupate, a porre fine ad uno scandaloso aiuto fornito a Lealtà e Azione. Dopo l’aggressione di domenica scorsa in stazione Centrale per mano di due neonazisti, non è necessario attendere altre coltellate e nuove vittime; liberiamo adesso Milano, una città antifascista e indignada che non tollera aspiranti legionari che si richiamano ai loro predecessori e con loro ai forni crematori. Liberiamola da tutte le sedi nazifasciste, a Quarto Oggiaro, in piazza Aspromonte, in Via Bassano del Grappa e in Viale Brianza (le ultime due di Aler), indichiamo chiaramente i responsabili di connivenze e complicità.
 
Il 13 dicembre dell’anno scorso un neofascista di un’altra sedicente associazione di nostalgici del ventennio, ha ucciso nel centro di Firenze a colpi di pistola Modou e Mor e ferito altri tre ragazzi.
 
Queste aggressioni non sono più tollerabili, non è più tollerabile il razzismo becero e ignorante dei fascisti di oggi, per niente diversi da quei fascisti al servizio dei Servizi Segreti che hanno messo una bomba in Piazza Fontana il 12 dicembre nel 1969. Milano, città medaglia d’oro per la Resistenza, non dimentica: mantenere viva la memoria vuol dire ricordare le vittime di piazza Fontana, ricordare Dax, ricordare Modou e Mor ma soprattutto chiudere tutti gli spazi neofascisti.
 
 Il 12 e il 15 dicembre la Milano antifascista e antirazzista scenderà in piazza per pretendere in tempi di crisi, diritti per tutti contro il pericolo di nuovi autoritarismi e derive a destra.
 
Per firmare l’appello scrivere a 2013@daxvive.info
 
L’elenco aggiornato dei firmatari, collettivi ed individuali, è disponibile alla pagina http://daxvive.info/appello-per-chiudere-le-sedi-nazi-fasciste/
 
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9


facebook twitter youtube
Cerca  
Titolo

Titolo

Titolo
Antifascismo (86)
Casa (48)
Diritti (19)
Infrastrutture&Trasporti (38)
Lavoro (233)
Migranti&Razzismo (147)
Movimenti (124)
Pace (21)
Politica (105)
Regione (77)
Sanità (19)
Scuola e formazione (71)
Sicurezza (59)
Territorio (46)

Catalogati per mese:

Ultimi commenti:
Attention! Attention...
22/11/2017
di Mrs.Emilia Fedorcakova
Prove di grave e vel...
22/07/2016
di claudine
appoggio e sostengo ...
03/06/2016
di merina tricarico



09/12/2018 @ 21:46:26
script eseguito in 50 ms

Ci sono 81 persone collegate