Blog di Luciano Muhlbauer
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di lucmu (del 19/03/2014, in Territorio, linkato 731 volte)
Quando un movimento di base e di cittadini inizia a battersi contro un’opera ritenuta strategica di solito trova pochi alleati di un certo peso, ma quando poi porta a casa un risultato, allora cambia tutto e inizia il grande gioco della strumentalizzazione, da chi si precipita sul sempre affollato carro del vincitore fino a chi impugna la vicenda come un randello per abbattere l’avversario politico. È sempre stato così e non poteva essere diversamente anche nel caso della via d’acqua, con l’annesso rischio che alla fine il movimento e i cittadini si ritrovino defraudati della loro vittoria.
Ma andiamo con ordine, un po’ per rinfrescarci la memoria, un po’ per mettere ordine nella ridda di parole e dichiarazioni. Il 25 febbraio scorso i No Canal vincono una battaglia fondamentale: il Commissario Unico per Expo 2015, Giuseppe Sala, dichiara formalmente che il progetto cambia e che si ragionerà quindi su una “pura opera idraulica che non interessa i parchi della corona urbana Ovest di Milano”. Il giorno dopo tutti iniziano a saltare sul carro del vincitore e a dire che la via d’acqua era un progetto sbagliato eccetera eccetera, compreso chi fino al giorno prima diceva più o meno il contrario, come il Corriere della Sera. A rimanere con il cerino in mano era il Comune di Milano.
Ma appunto, era iniziato il grande gioco della strumentalizzazione, anche perché la vicenda rappresenta un’occasione ghiotta per troppi. Infatti, siamo di fronte a un fallimento per l’amministrazione Pisapia proprio sul terreno più delicato, cioè quello della partecipazione e del coinvolgimento diretto della cittadinanza nella costruzione delle decisioni. Anzi, in questo senso la vicenda rischia di fungere come catalizzatore di tutte le difficoltà accumulate dall’amministrazione arancione in questi tre anni di vita. E tutto questo a pochi mesi dalle elezioni europee e da quelle amministrative, che interesseranno ben 1043 comuni nella sola Lombardia, per non parlare del fatto che tra due anni si voterà anche a Milano.
Insomma, in questo contesto l’avvicinarsi del momento della verità, cioè della comunicazione della decisione definitiva e operativa sulla via d’acqua, inizialmente previsto per la fine di questa settimana (vedi comunicato del 14 marzo), ha ovviamente agitato le acque politiche. Così, sabato scorso Beppe Grillo, accompagnato dai suoi parlamentari e da un vero e proprio corteo di giornalisti, si è recato al sito di Expo, tentando en passant di autointestarsi la lotta no canal. Poi, ieri, Giuseppe Sala ha messo le mani avanti, affermando che ci sono due progetti in campo, quello originario e quello alternativo, che il tema è di “natura politica” e che, dunque, ad annunciare la decisione finale sarà una conferenza stampa alla presenza del Sindaco Pisapia e del Presidente Maroni.
Già, la Regione Lombardia, l’avevamo quasi dimenticata. Eppure, anche la Lega è in campagna elettorale, tant’è vero che nella sua versione Salvini aveva perfino strizzato l’occhio ai no canal. Ma del canale e dei parchi alla Lega non gliene frega niente e quindi ora, nella versione Maroni, dice l’esatto contrario. Secondo un virgolettato del Corriere della Sera, pubblicato oggi dall’edizione cartacea (vedi articolo Strappo anche su Expo. E Sala: c’è un caso politico), Roberto Maroni avrebbe infatti espresso il seguente concetto: “Se il Comune di Milano non è in grado di reggere la pressione di un manipolo di facinorosi, è un problema suo. Io non cedo alla violenza. Se il progetto è fattibile e buono, non vedo perché dovremmo rinunciarci.”
“Manipolo di facinorosi”? “Violenza”? Certo, un bel salto mortale della linea della Lega, ma appunto, è la campagna elettorale bellezza. E quindi rieccoci a quella grottesca tesi già introdotta a suo tempo da Sala e che non promette nulla di buono.
E ora cosa succederà? Chissà, forse l’annunciata conferenza stampa sulla via d’acqua slitterà, forse i parchi torneranno nel mirino dell’opera o forse no. Comunque sia, per ora i comitati dei cittadini stanno reggendo la pressione, come dimostra il loro comunicato unitario del 17 marzo. La lotta è impari, ovviamente, un po’ come Davide contro Golia, ma d’altronde è stato così fin dall’inizio. E ora è importante non farsi scippare la vittoria e non farsi dividere.
E il Comune e il Sindaco? Ebbene, mi pare che il gioco preveda che debba rimanere con il cerino in mano anche al secondo round. Da parte mia, mi auguro invece che questa volta prevalga la lungimiranza e che non si ripetano gli errori del recente passato. Il posto del Comune è a fianco dei suoi cittadini e, in fondo, se oggi si discute di un piano B è anche perché il Sindaco si è rifiutato di comportarsi come i suoi predecessori del Pdl e della Lega, che di fronte a ogni problema invocavano il manganello. Certo, questa diversità da sola non può bastare, non cancella i tanti errori e le troppe sottovalutazioni, ma potrebbe essere un punto da cui ripartire.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
di lucmu (del 26/02/2014, in Territorio, linkato 1162 volte)
La contestata via d’acqua nei parchi dell’ovest milanese non si farà più. Non è ancora una certezza certificata, poiché bisogna attendere il nuovo progetto esecutivo, ma è da fantapolitica pensare che il Commissario Unico per Expo 2015, Giuseppe Sala, possa tornare indietro rispetto a quanto dichiarato ufficialmente ieri, cioè: “Stiamo valutando la revisione di una parte del progetto delle ‘Vie d’Acqua’, in particolare con riferimento al tratto ‘Sud’. Nel nuovo disegno la realizzazione dovrebbe limitarsi ad una pura opera idraulica che non interessa i parchi della corona urbana Ovest di Milano” (vedi comunicato stampa).
Insomma, è lecito affermare che la mobilitazione dei cittadini, dei comitati, degli ambientalisti, dei No Canal ha vinto. Ma con loro ha vinto anche il buon senso e Milano. Ed è importante, anzi decisivo, sottolineare questo punto, perché altrimenti si finisce per accreditare e alimentare la grottesca tesi secondo cui il canale di cemento nei parchi non si fa perché una minoranza estremista dei comitati avrebbe imposto con la prevaricazione il blocco dei cantieri. Una tesi in circolazione da qualche giorno e rilanciata purtroppo anche ieri dallo stesso Sala, che parla addirittura di “atti di illegalità, come azioni vandaliche e sabotaggi”.
Insistere su questi discorsi per motivare la rinuncia al canale nei parchi sarebbe però un errore madornale, perché aggiungerebbe danni ai danni. E per molteplici ragioni.
Anzitutto, perché questa tesi racconta una storia non vera, come dimostra peraltro il fatto che le critiche contro il progetto si sono allargate in città proprio in queste ultime due settimane, coinvolgendo noti estremisti come l’editorialista di La Repubblica, Ivan Berni (vedi suo articolo), il Presidente della Commissione Ambiente del Consiglio comunale, Carlo Monguzzi del PD, o associazioni come Fiab-Ciclobby.
In secondo luogo, perché se fosse vero che il potente Commissario Unico di Expo 2015 S.p.A. ha rinunciato a un’opera, considerata fino a due giorni fa strategica e imprescindibile, soltanto perché una piccola minoranza dei comitati non voleva fare accordi e si dedicava al sabotaggio, allora dovrebbe dimettersi immediatamente dal suo incarico per manifesta incapacità.
Infine, la ragione più importante. Nella vicenda della via d’acqua, che in realtà è più corretto chiamare canale di cemento, perché a questo era ridotto rispetto ai proclami originari del 2008, ormai non era in gioco soltanto l’integrità di quattro parchi milanesi (Parco delle Cave, Boscoincittà, Parco Pertini, Parco di Trenno), ma anche il rapporto tra il Sindaco e la città, tra l’esperienza amministrativa arancione e i cittadini e le cittadine che nel 2011 avevano votato per voltare pagina rispetto al ventennio delle destre. E da questo punto di vista sarebbe davvero incomprensibile se la maggioranza che amministra la città non valorizzasse lo stop al contestato canale come un’occasione per rianimare un rapporto che ultimamente si era un po’ guastato.
Nel mio intervento alla vigilia della manifestazione dei comitati del 16 febbraio scorso (È ora di ascoltare la giusta protesta) avevo espresso il mio convincimento che, arrivati a questo punto, al Sindaco Pisapia non rimanessero che due opzioni: fare l’opera comunque, anche con l’uso delle forze dell’ordine, oppure modificare il progetto della via dell’acqua. Ebbene, mi pare evidente che l’amministrazione cittadina abbia scelto la seconda opzione, perché non c’è dubbio che la decisione di Expo 2015 S.p.A. di ieri sia il frutto del pressing del Comune e dell’indisponibilità del Sindaco di chiedere l’intervento dei reparti mobili di polizia e carabinieri contro i cittadini. Forse è poco, forse è tanto, chissà, ma rimane il fatto che vi è una certa differenza con i tempi quando a Palazzo Marino comandava De Corato e ogni problema veniva trasformato in questione di ordine pubblico da risolvere a manganellate.
Anche per questo, anzi soprattutto per questo, sarebbe una sciocchezza se continuassero a circolare certe storie su minoranze estremiste e sabotaggi. Hanno vinto i No Canal e con loro ha vinto tutta Milano, perché i parchi sono salvi dalle ruspe e perché nessuna opera è stata imposta con la forza. Poi, domani è un altro giorno e ci sarà non soltanto da definire il progetto alternativo e definitivo, ma anche da ricostruire il rapporto di fiducia tra amministrazione e cittadini dei quattro parchi.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Domenica 16 febbraio ci sarà a Milano una manifestazione contro il contestatissimo progetto della Via d’Acqua per l’Expo 2015. Non è la prima e forse neanche l’ultima, ma questa mobilitazione è indubbiamente molto importante poiché ci troviamo in un momento particolare, probabilmente decisivo.
Infatti, i lavori di costruzione del canale che dovrebbe collegare la Darsena con il sito di Expo, attraversando ben quattro parchi (Parco delle Cave, Boscoincittà, Parco Pertini, Parco di Trenno), sono ormai fermi da un mese a causa delle proteste dei cittadini. Tutte le volte che le ruspe si sono presentate e hanno tentato di scavare, sono state bloccate in poco tempo. Da due settimane le aree di cantiere sono presidiate quotidianamente dai cittadini.
In queste settimane ci sono stati anche diversi incontri con il delegato del Sindaco, ma questi non hanno portato ad alcun risultato concreto e probabilmente non potevano neanche, viste le rigidità della parte istituzionale. E non ha certamente giovato il fatto che non si volesse affrontare il problema nel suo insieme, cioè convocando un tavolo unico, ma si procedesse invece con delle trattative separate zona per zona, parco per parco, dando così l’impressione di voler applicare lo sgradevole schema del dìvide et ìmpera.
Insomma, la situazione è in pieno stallo e siccome è evidente che così non si può andare avanti a lungo, ora bisogna decidere cosa fare. O meglio, il Comune di Milano deve decidere cosa fare. Insisto sul Comune di Milano non perché sia l’unico attore istituzionale con responsabilità nella vicenda, ma perché il territorio interessato dalla contestata opera si trova sul suo territorio e perché in ultima analisi è l’istituzione che dovrebbe avere più interesse a trovare una soluzione condivisa con i cittadini.
Poi, certo, ci sarebbero anche Regione Lombardia e, soprattutto, la Expo 2015 S.p.A. guidata da un commissario unico, Giuseppe Sala, dotato di parecchi poteri speciali, come quello di derogare alle norme e alle procedure vigenti. Già, ma il Presidente leghista è sostanzialmente indifferente alle sorti dell’ovest milanese e interessato unicamente a cavalcare l’evento Expo in giro per la Lombardia, mentre il Commissario unico molto banalmente se ne infischia di cosucce come l’opinione dei territori o il futuro dei parchi, non dovendo egli rispondere ai cittadini.
Insomma, la palla è in mano al Comune e forse è arrivato il momento di mostrarsi un po’ più decisi, non nei confronti dei cittadini che protestano, intendo, bensì verso il Commissario. In fine dei conti, ci sono soltanto due modi per uscire dall’attuale situazione di stallo: la prima è passare sopra la testa dei cittadini e delle loro ragioni, magari usando pure la forza, la seconda è quella di costruire un confronto serio e trovare una soluzione condivisa, modificando il tracciato del canale e affrontando il problema delle bonifiche. La prima soluzione sarebbe disastrosa da ogni punto di vista, incluso quello del rapporto tra Sindaco e cittadini, la seconda invece non solo è nell’interesse comune, ma anche possibile.
Sì, possibile, checché se ne dica. Il tempo è poco? Verissimo. Ma a furia di invocare il “non c’è più tempo, siamo già in ritardo”, è stato perso altro tempo e accumulato nuovo ritardo. A questo punto non si può fare più nulla? Neanche questo è vero, perché proprio il Commissario Sala ha dimostrato con i suoi atti che ha i poteri per fare quello che non si potrebbe fare. Peccato però che finora abbia usato i suoi poteri non a favore, bensì contro gli interessi della città e dei cittadini, come nell’incredibile caso del declassamento per decreto della pericolosità degli inquinanti presenti nel terreno ed evitare così la bonifica prima di scavare il canale.
Insomma, forse bisogna alzare un po’ la voce con il Commissario. E, al limite, qualche potere ce l’ha anche il Sindaco, come ci ha ricordato pochi giorni fa la sua (giustissima) ordinanza di chiusura per sei mesi di una sala slot. E se la ludopatia è problema per la salute dei cittadini, non lo è forse anche una bonifica non fatta grazie a uno stratagemma?
 
È evidente che oggi si sta pagando il prezzo degli errori e delle sottovalutazioni di ieri (tipo aver scartato con troppa facilità la proposta di variante di Italia Nostra). Ma questa non è una buona ragione per insistere nell’errore, considerato anche e soprattutto che chi protesta, cittadini, comitati o associazioni ambientaliste che siano, ha tutte le ragioni del mondo dalla sua parte.
Per chi non conoscesse già la vicenda della via d’acqua, consiglio alcune veloci letture, come Expo, il canale fantasma, pubblicato sull’Espresso, e Veleni sotto la Via d’Acqua…, pubblicato su MilanoX.
Insomma, le condizioni per cambiare sostanzialmente il progetto della Via d’Acqua ci sono e questi giorni di mobilitazione dovrebbero essere vissuti dall’amministrazione cittadina come un’occasione da cogliere. Non per rispondere a qualche interesse particolare, bensì per tutelare l’interesse generale di Milano e non gettare ulteriori ombre su un evento, l’Expo, già strapieno di ombre.
 
Questi giorni sono dunque importanti e la questione riguarda tutta la città. Per questo vi invito, anche se abitate in altre zone della città, come chi scrive, a partecipare alla manifestazione di domenica. L’appuntamento è alle ore 14.00 e i luoghi di ritrovo tra cui scegliere sono due: Via Cancano (Baggio) e M1 Bonola (Trenno). 
Per maggiori info, vedi l’evento facebook:
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Ci sarà ancora molto da dire e da discutere sul terremoto che ha colpito l’Emilia e il mantovano, specie per quanto riguarda (ancora una volta!) la prevenzione e le norme antisismiche. Già, perché la ragione del crollo di quei capannoni di recente costruzione, responsabili della morte di tanti operai, è purtroppo estremamente banale: non erano costruiti per far fronte ad oscillazioni orizzontali, cioè a terremoti anche di entità media…
Una questione che riguarda direttamente la sfera pubblica, del legiferare e del governare, così com’è di responsabilità pubblica, a partire dalla Presidenza della Repubblica, la stupefacente e stupida autoreferenzialità che ha portato alla conferma della parata militare del 2 giugno.
Di tutto questo si parlerà ancora, anzi si sta già parlando. E giustamente, aggiungo. Tuttavia, oggi è anche il momento di fare un’altra cosa e con urgenza: portare alle popolazioni colpite la nostra solidarietà, umana e materiale.
Umana, perché in situazioni come queste non sentirsi soli è un aiuto molto concreto e importante. Materiale, perché c’è bisogno di un sacco di cose nel momento dell’emergenza, come ci confermano peraltro gli appelli che giungono anche in queste ore dai territori colpiti. Certo, sono cose di cui si deve occupare lo Stato, nelle sue molteplici articolazioni, e poi, direte voi, ci sono gli sms da mandare, le grandi campagne di sottoscrizione delle grandi organizzazioni, delle tv eccetera. Tutto vero, anche se su certe campagne ci sarebbe molto da ridire, ma poi c’è anche qualcosa d’altro, di maledettamente prezioso. Cioè, la solidarietà diretta e diffusa che, per fortuna, si sta mobilitando anche questa volta.
Ebbene, io penso che le iniziative dal basso, di solidarietà diretta vadano sostenute e praticate. Non vi voglio proporre liste esaustive di azioni, ma semplicemente elencarne alcune, di cui sono a conoscenza, delle quali penso ci si possa fidare e che sono coordinate con i territori colpiti. Le trovate qui sotto. Per il resto, vi invito ad usare lo spazio dei commenti per aggiungere, integrare ecc.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
A Milano, il centro sociale Zam ha allestito un punto di raccolta materiale (dai pannolini fino ai piatti di plastica), operativo da oggi. L’iniziativa è coordinata con il lavoro del Laboratorio AQ 16 di Reggio Emilia e con le attività delle Brigate di Solidarietà Attiva. Per tutte le info cliccate qui (verificate eventuali aggiornamenti): RACCOLTA DI MATERIALE PER LA POPOLAZIONE DELL’EMILIA COLPITA DAL TERREMOTO.
AGGIORNAMENTO DEL 5 GIUGNO: per un resoconto della prima consegna di materiali da parte di Zam e sul proseguo della raccolta, leggete Cavezzo, la solidarietà da Milano. Continua la raccolta a ZAM!
AGGIORNAMENTO DEL 12 GIUGNO: il resoconto della seconda consegna Ritorno a Cavezzo. Solidarietà senza divise
 
Poi ci sono dei conti correnti, su cui effettuare dei versamenti. Eccovi due:
 
Arci nazionale d’intesa con l'Arci dell’Emilia Romagna e della Lombardia (per info clicca qui):
Banca Etica
c/c 145350
Iban: IT 39 V 05018 03200 000000145350
intestazione: ASSOCIAZIONE ARCI
Causale -Emergenza TERREMOTO in NORD ITALIA
Via dei Monti di Pietralata, n.16
00157 Roma
 
Usb (Unione Sindacale di Base):
BANCA UGF
IBAN: IT36 X031 2702 4090 0001 2345 678
FEDERAZIONE USB EMILIA ROMAGNA
CAUSALE: PRO TERREMOTO
(per info clicca qui)
 
Slow Food, raccoglie fondi per sostenere le comunità e le realtà produttive più colpite (info qui):
UNICREDIT BANCA
Codice Iban: IT12P0200846041000102096108
Causale del versamento: raccolta fondi pro Emilia
 
 
Via Padova è meglio di Milano. L’ha frase l’ha detta un bimbo, ma è diventata il titolo di una festa di quartiere. Anzi, questa frase è quasi uno slogan, che riassume la voglia di reagire di una via che poco più di un anno fa era stata sfregiata dal coprifuoco voluto dalla squadra Moratti-De Corato-Salvini.
La festa è ormai alla sua seconda edizione, che si terrà questo fine settimana, il 21 e 22 maggio, e scommettiamo che continuerà anche nei prossimi anni. Il coprifuoco invece non c’è più, né in via Padova, né in altri quartieri. Un obbrobrio e un fallimento talmente evidente che oggi addirittura uno dei suoi legittimi padri, il leghista Salvini, si è scoperto (in campagna elettorale, of course) un avversario del coprifuoco.
Comunque, il ricordo di un anno fa mi riempie ancora di rabbia. In questa via ci vivo e quello che era successo, quello che avevano deciso e fatto coloro i quali malgovernano questa città, era semplicemente una cosa allucinante. Se volete, rileggete il mio sfogo di quei giorni.
Eravamo, però, in molti a non gradire queste attenzioni particolari da parte della destra che governa Milano da un ventennio e scattò la reazione, una bellissima reazione, che sfociò nella passeggiata liberatoria del 29 aprile 2010. Era da tantissimo tempo che in via Padova non si vedeva più una manifestazione popolare, ispirata non a rancori e paure.
In fondo, la festa Via Padova è meglio di Milano ripropone lo stesso spirito, la medesima voglia di partecipazione e l’analogo rifiuto della militarizzazione dei problemi sociali. E molto simili sono anche i promotori della festa. Cioè, attorno al nucleo del Comitato Vivere in Zona 2 si era costituito un fronte plurale, fatto di commercianti, associazioni, parrocchie, il centro di cultura islamico, insegnanti e soggetti attivi nel sociale, dalla Casa di Carità fino all’Ambulatorio Popolare di via dei Transiti. Per l’elenco completo dei promotori, andate sul sito di Via Padova è meglio di Milano.
Insomma, guardando a quella pluralità si scorge quasi una piccola anteprima di quel blocco che oggi sostiene la candidatura di Giuliano Pisapia. Esagero? Forse sì, ma rimane il fatto che una parte importante di via Padova aveva reagito all’oltraggio, rifiutando di arrendersi alla logica della politica della paura, e che questa reazione è uno degli ingredienti che ha permesso di costruire oggi la speranza concreta di poter cambiare a Milano.
Insomma, se abitate in via Padova, allora nella festa ci capitate per forza. Se invece non ci abitate, perché non fate un salto. È un modo come un altro per stare insieme e per coltivare la nostra speranza e il nostro impegno perché il fine settimana successivo possiamo liberarci finalmente del ventennio berluscion-leghista.
 
Per info sulla festa e sui vari eventi: www.meglioviapadova.org/
 
 
Il rilancio ufficiale dell’Accordo di programma sull’area ex Alfa Romeo, già bocciato dal Consiglio comunale rhodense, non rappresenta solo uno schiaffo alla cittadinanza di Rho, ma getta un’ombra inquietante sul comportamento dell’insieme del centrodestra lombardo e, in modo particolare, della Lega Nord.
Infatti, mentre a Rho la Lega rivendica a parole la sua opposizione al piano Alfa e la sua vicinanza alle ragioni dei commercianti locali, al Pirellone è stata invece tra i protagonisti della riproposizione di quello stesso piano, compresa la contestatissima ipotesi del mega centro commerciale, e dell’esclusione dall’accordo del Comune di Rho.
Ma riepiloghiamo anzitutto i fatti. Il 22 dicembre scorso, senza dare troppa pubblicità alla cosa, si è riunito il Comitato dei rappresentanti dei soggetti coinvolti nell’Accordo di programma (Regione, Provincia di Milano, Comuni di Arese e Lainate, nonché le società private Abp s.r.l., Aglar s.p.a. e Zaffiro 2000 s.r.l.) e ha deciso di escludere il Comune di Rho, rifiutando dunque di confrontarsi con le proposte di modifiche al piano che stavano alla base della bocciatura, e di promuovere un nuovo Accordo.
La strada di un nuovo AdP era obbligata, vista la bocciatura rhodense, ma basta leggere il testo della conseguente delibera della Giunta regionale, la n. 1156 approvata in tempo record il 29 dicembre, per capire che prevale il principio del non cambiare praticamente nulla, se non i confini, lasciando appunto fuori il territorio di Rho.
Infatti, si ribadisce a chiare lettere la “necessità di consentire ai Comuni … e alle proprietà interessate di portare a compimento gli interventi già avviati e le iniziative progettate, a livello pubblico e privato, senza ulteriori ritardi”.
E se non è ancora chiaro il messaggio, basta ricordare che si stabiliscono tempi talmente stretti per la conclusione dell’intera procedura, cioè entro la fine del 2011, da rendere ogni ipotetica modifica sostanziale semplicemente velleitaria e che tra i firmatari dell’Accordo troviamo anche quei soggetti privati (Aglar e Zaffiro) che prima di natale avevano chiesto incredibilmente al Comune di Rho un risarcimento danni, causa non approvazione dell’AdP, di oltre 50 milioni di euro.
Insomma, niente dialogo con il territorio e con le organizzazioni del lavoratori, ma riproposizione brutale di un piano che prevede pochissima reindustrializzazione, ma tanta edilizia e, soprattutto, un mega centro commerciale.
E tutto questo è avvenuto sotto le feste, senza informare la cittadinanza e con la piena collaborazione della Lega, cioè di quella forza politica che a Rho fa finta di non essere d’accordo con Cl e di essere totalmente estranea alla fallimentare esperienza amministrativa dell’ex Sindaco Zucchetti.
Infatti, non solo la Lega è rappresentata più che bene in quella Giunta regionale che prima di andare a festeggiare il capodanno ha approvato il rilancio dell’AdP, avendo diversi assessori e il vicepresidente, cioè Gibelli, ma la delibera in questione era stata addirittura proposta da un gruppo di assessori, tra cui figura anche Daniele Belotti, l’assessore leghista al territorio.
In altre parole, la Lega deve chiarire immediatamente a che gioco sta giocando, perché quella storia del partito di lotta e di governo, a seconda delle convenienze, non è più accettabile, specie quando parliamo di una vicenda che riguarda la più grande area dismessa della Lombardia e interessi economici enormi, come dimostrano peraltro i due incendi dolosi all’ex-Alfa di questi ultimi giorni, guarda caso avvenuti nelle immediate vicinanze di una delle possibili localizzazione del centro commerciale.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il nuovo AdP, cioè la delibera della Giunta regionale n. 1156, approvata il 29 dicembre 2010
 

Scarica Allegato
 
La bocciatura del Piano Alfa, con il voto notturno del Consiglio comunale di Rho (10 favorevoli, 15 contrari, 5 astenuti) rappresenta una boccata d’ossigeno non soltanto per Rho, ma per tutta l’area nord-ovest di Milano.
Ora chiediamo al Presidente Formigoni di non buttarla in caciara, come fa il suo assessore La Russa, e di riaprire invece il confronto istituzionale con le comunità locali e con le rappresentanze dei lavoratori, al fine di definire un nuovo accordo di programma, che rinunci al centro commerciale e che preveda un polo di attività produttive, capace di portare nuova occupazione.
Il voto rhodense di ieri notte dimostra che è possibile dire “no” all’imperante affarismo immobiliare senza progetto e che la mobilitazione dal basso (video ultima manifestazione qui) può costringere anche settori della maggioranza a tenere conto dell’opinione dei cittadini.
Infatti, a nulla sono servite le furbizie del Sindaco Zucchetti, che al Pirellone aveva firmato l’accordo, preferendo gli interessi di Comunione e Liberazione a quelli del territorio, così come a nulla sono valse le pressioni politiche di questi giorni sui consiglieri di maggioranza da parte di Formigoni e Podestà.
Nel Consiglio comunale di Rho ha vinto, una volta tanto, il buon senso e il Sindaco ciellino ha perso. Si tratta dell’ennesima dimostrazione che il Sindaco Zucchetti non è in grado di garantire un’amministrazione coerente e decente della città.
Ci auguriamo, pertanto, che Zucchetti si dimetta al più presto, anche per favorire un confronto trasparente e non inquinato da interessi estranei sul destino dell’area ex-Alfa Romeo.
Infine, riteniamo che vada sospesa anche ogni pratica di sgombero forzato del centro sociale Fornace, voluta dal Sindaco Zucchetti, per riportare la questione, invece, nell’ambito del confronto civile tra centro sociale, amministrazione comunale e proprietà.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Sabato 9 ottobre, a Rho (MI), con concentramento alle ore 9.30, in Piazza della Stazione, si terrà la manifestazione unitaria contro l’accordo di programma che svende l’area dell’ex-Alfa Romeo, sottoscritto dai Sindaci di Arese, Rho e Lainate con Regione Lombardia.
Invito tutti e tutte a partecipare, aggiungendo alla motivazione primaria del corteo, anche quella della difesa del centro sociale Sos Fornace, minacciato di sgombero proprio in questi giorni.
Vi ricordo, inoltre, che sabato e domenica, 9 e 10 ottobre, a Milano, presso l’Arci Bellezza, si tengono anche gli Stati Generali della Precarietà. Vale la pena partecipare.
 
Qui di seguito, il mio comunicato di adesione alla manifestazione di domani:
 
“Domani manifesteremo a Rho per dire due no e due sì.
No ad un accordo di programma sull’area ex-Alfa che non contiene alcun impegno serio rispetto all’insediamento di attività produttive e al rilancio dell’occupazione, ma che in cambio prevede un centro commerciale, che metterebbe a grave rischio la sopravvivenza della piccola distribuzione e dei negozi di vicinato della zona.
No allo sgombero forzato del centro sociale Sos Fornace, che qualcuno vorrebbe imporre proprio adesso, per alzare la tensione e spostare l’attenzione, eliminando strada facendo anche una delle più vivaci voci di critica nei confronti del Sindaco Zucchetti.
Sì, invece, alla definizione di un nuovo AdP, che metta al centro progetti utili per l’occupazione e che rinunci alla mega-struttura di vendita. E sì all’apertura di un dialogo tra Sos Fornace, amministrazione comunale e proprietà, al fine di individuare delle soluzioni non violente.
Sosteniamo quindi con convinzione gli obiettivi della manifestazione unitaria di domani, chiedendo ai Consigli comunali, chiamati a ratificare le firme dei Sindaci di Arese, Lainate e Rho, di non approvare l’AdP e di chiedere, invece, la riapertura del confronto istituzionale, coinvolgendo attivamente la cittadinanza e le rappresentanze dei lavoratori.
E, nel ribadire la nostra solidarietà e vicinanza alla Fornace, sosteniamo altresì tutte le iniziative che a Rho si pongano l’obiettivo di riaprire il confronto civile ed evitare soluzioni di forza.”
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Il sindaco di Rho, il ciellino Roberto Zucchetti, ci ha abituati da tempo alle sue acrobazie politiche, eppure è riuscito a sorprenderci ancora una volta, con la disinvoltura con la quale ha cambiato le carte in tavolo sulla questione dell’area ex-Alfa Romeo.
Infatti, senza battere ciglio, ha ignorato tutti i ragionamenti e le proposte del Consiglio comunale e del territorio, per riaffermare invece la fedeltà assoluta al capo della sua corrente politica. Cioè, ha scaricato Rho e ha scelto Roberto Formigoni, andando al Pirellone a firmare, a nome della città di Rho, beninteso, l’Accordo di Programma sull’area ex-Alfa, in una versione praticamente invariata rispetto al febbraio scorso (vedi nostro articolo di febbraio).
Non è un buon Accordo, né per Rho, né per tutta l’area metropolitana milanese. Con questo AdP, l’economia rhodense sarà chiamata a pagare un prezzo non indifferente in termini di perdita di attività commerciali al dettaglio, che difficilmente potranno reggere la concorrenza del previsto mega centro commerciale.
Ma pagherà un prezzo anche tutta l’area metropolitana, nella misura in cui un’altra area ex-industriale verrà sottratta alle attività produttive e trasformata in un parco giochi per immobiliaristi. Infatti, non rassicurano e convincono affatto le affermazioni del Pirellone, che sbandiera una destinazione d’uso prevalentemente produttiva dell’area.
Quello che conta non è tanto la destinazione formale, che nel tempo può sempre cambiare, ma la preoccupante assenza di progetti concreti per l’insediamento di attività produttive.
Lo stesso centro per la mobilità sostenibile, sempre esibito, è poco più che un’ipotesi di un centro di ricerca. Cioè, nulla a che vedere con quel polo della mobilità sostenibile, che comprendeva anche attività produttive, previsto nel precedente AdP, passato senza colpo ferire dalle glorie mediatiche al cestino.
Insomma, le uniche certezze di questo AdP sono il centro commerciale, un po’ di posteggi per l’Expo e qualche affare immobiliare. Il resto è affidato alla spontaneità del mercato, alla quale peraltro, visto come sono andate le cose in questi anni, non crede più nessuno.
Ma qui torniamo al problema iniziale e i conti non tornano. Zucchetti è Zucchetti, d’accordo, ma anche lui, per ciellino e disinvolto che sia, ha bisogno di una maggioranza politica e consiliare che lo tenga in sella e che gli permetta di fare quello che fa.
Cioè, come mai lui appare in minoranza nella battaglia dei comunicati stampa e poi, invece, è maggioranza quando si passa ai fatti in Giunta e in Consiglio comunale? Non è che nel centrodestra rhodense c’è un po’ di teatrino della politica di troppo?
In altre parole, se le dichiarazioni di vari esponenti della Lega e del Pdl locali sono cosa seria e non boutade da campagna elettorale, allora ci si comporti di conseguenza, esprimendo in Consiglio comunale voto contrario alla ratifica della firma del Sindaco Zucchetti.
Infatti, non ratificare quella firma è l’unico modo per conquistare la possibilità reale di modificare quell’Accordo di Programma.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Oggi, lunedì 5 luglio, alle ore 18.00, si tiene un presidio davanti a Palazzo Marino contro il Pgt (Piano del governo del territorio) che il centrodestra vuole far adottare in queste settimane. Il presidio è stato promosso da diversi comitati cittadini (Ass. Vivi e Progetta un’altra Milano, Rete dei Comitati Milanesi, Comitato “I MILLE” Isola, Comitato Cittadinanza Metropolitana, Comitato di quartiere Salomone, Isola Art Center, Ass. per la salvaguardia e la valorizzazione di Viboldone, Ass. Culturale Union, Comitato Ferrovia Mi Mo Zona 5 e 6, Centro Culturale Conca Fallata, Comitato No al grattacielo in via Principe Eugenio, Coordinamento Nord Sud del Mondo, Polis, Libertà e Giustizia) e hanno aderito tutti i partiti dell’opposizione.
Vi segnalo, inoltre, che questa prima mobilitazione di piazza contro il Pgt segue di pochi giorni un appello contro il Pgt sottoscritto da un numero significativo di architetti, urbanisti ed intellettuali, che potete scaricare in allegato a questo articolo.
 
Qui di seguito, invece, il testo del mio comunicato di oggi sulla vicenda del Pgt di Milano:
 
Manca meno di un anno alle elezioni comunali e adottare ora il contestatissimo Piano di governo del territorio (Pgt), con la prospettiva di trascinare il procedimento di approvazione definitiva in piena zona Cesarini, è insensato ed offensivo nei confronti della cittadinanza, persino a prescindere da ogni valutazione di merito.
L’unica scelta sensata e rispettosa della città, tenuto conto anche delle molteplici e autorevoli contestazioni, non circoscritte affatto ai partiti di opposizione, bensì diffuse sia sul territorio, che tra urbanisti e addetti ai lavori, ci pare sia quella di consegnare la parola ai milanesi e alle milanesi.
Il centrodestra rinunci dunque a voler imporre l’adozione del Pgt e si faccia di necessità virtù, consegnando questo atto al nuovo Consiglio Comunale, che verrà eletto tra pochi mesi.
Il Pgt è l’atto di programmazione urbanistica fondamentale della città, disegna il suo volto futuro, dice qual è l’idea di città. Come fa a stare fuori dalla campagna elettorale e dalle scelte che i milanesi saranno chiamati a fare quando voteranno per il Sindaco e il Consiglio Comunale?
E questo è vero, a maggior ragione, guardando il merito del Pgt voluto dal centrodestra, che presenta un’idea di città da paura, priva di strategia pubblica ed incentrato sugli interessi immobiliari particolari, compresi quelli rappresentati dall’Assessore Masseroli, cioè la Compagnia delle Opere.
Un Pgt che produce un mercato delle volumetrie che si tradurrà in cementificazione spinta e nuove e spericolate operazioni finanziarie –visto che i diritti edificatori sono commerciabili- e che giustifica il tutto con l’obiettivo voler di acquisire oltre mezzo milione di nuovi abitanti per Milano, offrendo loro però delle case in larga misura inaccessibili per i redditi da lavoro dipendente.
Insomma, siamo completamente d’accordo con le voci di allarme che si levano in queste settimane dalla società civile e consideriamo la nostra netta opposizione a questo Pgt  pienamente coerente con la battaglia fatta negli ultimi 5 anni in Regione Lombardia contro la legge regionale n. 12/2005, cioè contro un’urbanistica ridotta a negoziato tra amministratori pubblici ed interessi privati e per un’idea del governo del territorio che metta al centro chi sul territorio ci lavora e ci abita.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto, cliccando sull’icona, puoi scaricare l’appello di urbanisti, architetti ed intellettuali contro il Pgt
 

Scarica Allegato
 
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