Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Oggi, finalmente, Regione Lombardia si è occupata della crisi Italtel, che rischia di portare all’espulsione di 400 lavoratori e, in prospettiva, allo smantellamento del sito produttivo di Settimo Milanese (oltre 1.400 lavoratori). Peccato, però, che ad incontrare i sindacati, le Rsu e i sindaci di Settimo e Pregnana fossero solo le Commissioni consiliari IV e VII, mentre il governo regionale ha reiterato la sua incredibile latitanza.
Infatti, il Consiglio regionale ha risposto in tempi stretti alla richiesta di incontro, ma l’Assessore regionale all’Industria, Romano La Russa, non ha mai nemmeno fatto una telefonata di fronte alla richiesta di un “incontro urgente” inviatogli il 18 gennaio scorso dai sindacati. Anzi, oggi non ha nemmeno ritenuto opportuno di far assistere all’audizione un suo funzionario.
Così, il governo regionale è l’unica realtà istituzionale che non ha ancora aperto bocca. Infatti, le altre Regioni interessate dalla crisi dell’Italtel, cioè il Lazio e la Sicilia, hanno da tempo incontrato lavoratori e sindacati.
Alla fine dell’audizione, le Commissioni hanno dunque deciso di presentare alla prossima seduta del Consiglio una mozione che impegna formalmente la Giunta regionale ad intervenire nella vicenda, con l’obiettivo della salvaguardia dell’attività produttiva e dei livelli occupazionali.
Ma al di là di mozioni e lettere, riteniamo che sin da subito il governo regionale debba rompere il suo insostenibile silenzio e immobilismo. In primo luogo, intervenendo sul governo al fine di sbloccare i fondi per la banda larga, che rappresentano sia un’opportunità di sviluppo in generale, che una soluzione concreta per il futuro dell’Italtel. In secondo luogo, Regione Lombardia deve promuovere con urgenza un tavolo istituzionale che affronti la situazione di tutto il settore delle telecomunicazioni, che in Lombardia rischia grosso.
E queste due cose le chiediamo direttamente al Presidente Formigoni. Cioè, o riesce nella missione quasi impossibile di convincere Romano La Russa a fare finalmente il suo mestiere, oppure lo cacci via e prenda in mano direttamente la situazione. Altrimenti dovremo concludere che il menefreghismo e l’incompetenza di La Russa sono esattamente ciò che vuole Formigoni.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Questa mattina si è tenuto il secondo incontro tra il Prefetto di Milano e una rappresentanza dei lavoratori di Innova Service, attiva sul sito ex-Alfa di Arese. Presenti all’incontro anche il sottoscritto, il consigliere provinciale Massimo Gatti e il consigliere comunale Basilio Rizzo.
Diamo atto al Prefetto di aver preso degli impegni concreti a una sola settimana di distanza dal primo incontro, dove gli era stato esposta la situazione critica all’Innova Service, la cui direzione è impegnata in una vera e propria guerra, con ogni mezzo, contro i suoi dipendenti.
Forse, a convincerlo della giustezza delle denunce dei lavoratori, ha contribuito anche l’incredibile arroganza dell’azienda, che sabato scorso ha licenziato proprio il delegato sindacale dello Slai-Cobas che aveva partecipato al primo incontro.
Comunque sia, lunedì prossimo si avvierà presso la Prefettura e sotto la responsabilità del Capo di Gabinetto, dott. Zappalorto, uno specifico tavolo di confronto tra lavoratori e società, con il fine di riportare le relazioni sindacali a un livello di normalità. Questo significa, altresì, come ha riconosciuto lo stesso Prefetto, che i due licenziamenti politici prodottisi negli ultimi due mesi devono essere revocati.
Da parte nostra, riteniamo che con le odierne decisioni il Prefetto abbia imboccato la strada giusta, ma allo stesso tempo gli abbiamo ribadito che occorre un suo intervento anche a un secondo, e più complesso, livello.
Infatti, il comportamento di Innova Service, tesa a disfarsi dei lavoratori, si spiega soltanto con la situazione più generale all’ex-Alfa di Arese, dove tutti gli impegni presi da Regione Lombardia in relazione ai progetti di reindustrializzazione sono stati disattesi, per essere sostituiti con poco chiari annunci di operazioni immobiliari.
In altre parole, anche in vista dell’Expo, tutti i lavoratori attivi sul sito non potranno stare tranquilli finché non sarà chiarito se all’ex-Alfa si investirà su attività produttive e garanzie di buoni posti di lavoro, oppure su altri affari che non portano occupazione.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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La notte scorsa, poco dopo le 23, dopo un’intera settimana passata al freddo, i tre studenti lavoratori del liceo civico serale Gandhi di Milano sono scesi dal tetto dell’istituto, ponendo così fine all’eclatante protesta contro l’insana e stupida volontà del Sindaco Moratti e dell’Assessore Moioli di sbarazzarsi delle scuole civiche comunali.
La decisione degli studenti lavoratori del Gandhi è maturata alla luce della sentenza del Consiglio di Stato (che puoi scaricare cliccando sull’icona in fondo a questo post), che ha dato ragione al Comune di Milano. Oggi, alle ore 18.00, davanti alla sede del liceo civico in piazza XXV Aprile, si terrà una conferenza stampa, dove i ragazzi e le ragazze esporranno le loro decisioni e i loro intenti.
Da parte nostra vogliamo anzitutto esprimere il nostro ringraziamento agli studenti lavoratori del “Gandhi”, perché la loro lunga mobilitazione, sostenuta anche da molti insegnati, non era e non è una battaglia che riguarda soltanto loro, bensì l’interesse generale.
Erano stati loro, nel lontano mese di settembre, a iniziare le proteste, perché pensavano che anche le persone che di giorno lavorano avessero il diritto di studiare e che, pertanto, l’unica scuola civica serale non andasse chiusa. E non si sono fatti scoraggiare nemmeno dalla palese sproporzione di forze, visto che sono stati costretti a fronteggiare l’arroganza e la cieca determinazione del più ricco e potente Comune del nostro paese.
Ora quella brutta sentenza del Consiglio di Stato, che i legali faranno bene a combattere nelle sedi opportune, dà ragione al Comune, con una formula ardita e pericolosa, poiché considera le scuole paritarie serali un semplice “servizio sociale”. Ma non risponde certo al quesito di fondo, che è di carattere politico e civile, cioè se il Comune di Milano faccia bene a disfarsi delle scuole civiche, oppure se esse vadano salvaguardate e sviluppate come una risorsa della città.
Noi siamo d’accordo con i ragazzi del Gandhi e riteniamo che Moratti e Moioli abbiano fatto malissimo a chiudere le classi serali e a voler eliminare le civiche. E pensiamo che abbiano fatto ancora peggio a muovere guerra contro un gruppo di studenti lavoratori che chiedevano semplicemente di poter studiare. E sappiamo, come sanno tutti, che molti milanesi ritengono che i ragazzi hanno ragione.
Ma allora è giunto il momento di battere un colpo, di far sentire la propria voce. Perché non si può continuare a delegare agli studenti lavoratori e ad alcuni insegnanti questa battaglia, sperando che loro risolvano un problema che è più generale.
Qualcuno si è già schierato, ma è troppo poco. Chiediamo quindi che tutte le forze sociali e politiche cittadine, che pensano che i lavoratori debbano poter studiare come tutti e che le scuole civiche siano un valore, di manifestarsi, di prendere delle iniziative e di aprire una battaglia politica contro l’idiozia di Moratti e Moioli.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo originale della sentenza del Consiglio di Stato
 

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Soltanto quattro giorni fa, Renato Parimbelli, delegato Rsu dello Slai Cobas, era seduto di fronte al Prefetto di Milano per denunciare l'insostenibile situazione all'Innova Service, attiva sul sito ex Alfa di Arese,  e oggi ha ricevuto la lettera di licenziamento.
E così, Innova Service, l'azienda che fa capo a Angela Di Marzo, già indagata per la vicenda della cimice al Comune di Milano, realizza il secondo licenziamento politico, dopo quello di Carmelo D'Arpa avvenuto prima di Natale.
Consideriamo questo licenziamento non solo illegittimo e ingiustificato, ma anche una aperta e palese provocazione, che richiede una ferma risposta, anche a livello istituzionale.
Nell'esprimere la nostra solidarietà a Renato e a tutte le maestranze di Innova Service, invitiamo il Prefetto e tutte le istituzioni interessate ad intervenire immediatamente, imponendo all'azienda il rispetto delle regole e dei lavoratori.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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I consiglieri regionali Monguzzi, Muhlbauer e Porcari hanno presentato e depositato oggi un Progetto di legge in Regione Lombardia; altri consiglieri hanno fatto altrettanto.
Con questo progetto di legge i consiglieri Monguzzi, Muhlbauer e Porcari, intendono dare concretamente seguito all'ordine del giorno bipartisan presentato in Consiglio Regionale della Lombardia a dicembre e che è stato votato all'unanimità, prendendo atto della grave emergenza sulla salute dei cittadini causata dalla presenza di ingenti quantità di amianto presenti in vaste aree della Lombardia.
La Regione Lombardia è dotata di una normativa consistente in tema di amianto ed ha assunto l'impegno con il PRAL (Piano Regionale Amianto Lombardia) di eliminarlo del tutto entro il 2016.
Con questo Progetto di Legge, che aggiorna e modifica leggi già esistenti, si vuole concretamente agire e finanziare gli interventi, affinché gli impegni non rimangano annunci ma diventino interventi concreti, sia nel campo delle bonifiche che nell'ambito dell'assistenza alle vittime e ai colpiti da malattie causare dall'amianto.
La presentazione di progetti di legge non assolve nessuno. La legge va approvata subito.
Per questo l'impegno dei consiglieri presentatori della legge è quello di impegnarsi con ogni mezzo, già dalla prossima riunione dei Capigruppo in Consiglio regionale che definisce i lavori consiliari, affinché una buona legge venga approvata prima della fine della Legislatura e sopratutto prima della campagna elettorale per le regionali.
È un impegno in primo luogo con i cittadini che in vaste aree della Lombardia sono in profonda sofferenza e che hanno già aspettato troppi decenni per vedere salvaguardata la propria salute.
 
Comunicato stampa congiunto di Monguzzi, Muhlbauer e Porcari
 
qui sotto puoi scaricare il testo integrale del progetto di legge regionale
 

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Esprimiamo totale solidarietà ai lavoratori della Maflow di Trezzano sul Naviglio e chiediamo a Regione Lombardia di intervenire immediatamente nella vicenda, facendo pesare anche i rapporti di carattere commerciale tra la Giunta regionale e la Bmw.
A tal fine, abbiamo già depositato un’interrogazione urgente – firmata anche da altri sei consiglieri dell’opposizione -, che verrà discussa in Consiglio nella question time del 2 febbraio prossimo.
Infatti, il governo regionale e lo stesso Presidente Formigoni hanno intrattenuto in questi anni ottimi rapporti con Bmw, come testimonia anche il fatto che molte auto blu dell’Amministrazione, compresa la macchina blindata del Presidente, hanno il marchio della casa tedesca.
Ebbene, nella vicenda che rischia di portare alla chiusura lo stabilimento Maflow di Trezzano, con la perdita secca di 330 posti di lavoro, la crisi economica c’entra solo in parte. A portare la società al commissariamento sono state piuttosto le disinvolte operazioni finanziarie del management, mentre le attuali difficoltà di trovare un acquirente per l’azienda derivano dalla scelta della Bmw, che è il principale committente del sito di Trezzano, di tagliare gli ordinativi a partire da gennaio.
Una drastica decisione che, inoltre, sembra anzitutto dovuta a spinte politiche del governo tedesco. Perciò, a maggior ragione, pensiamo che la politica nostrana debba fare la sua parte, perché si trovi un giusto equilibrio che permetta la salvaguardia delle attività produttive e dell’occupazione nei paesi interessati.
Questo significa che Regione Lombardia non deve soltanto mobilitare il suo peso istituzionale per favorire la ricerca di nuovi committenti, a partire da Fiat Auto, ma ha anche il dovere di mettere in chiaro che nessuna azienda, compresa la Bmw, può pensare di avere la botte piena e la moglie ubriaca.
In altre parole, se la Bmw vuole continuare a godere dei benefici derivanti dal rapporto privilegiato con il governo regionale, allora deve mostrarsi socialmente responsabile e impegnarsi affinché la Maflow possa vivere. Altrimenti, il governo regionale e le altre istituzioni del territorio dovrebbero interrompere ogni rapporto commerciale privilegiato con la Bmw, spiegando il perché alla cittadinanza.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo originale dell’interrogazione
 

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Oggi, come gruppo di Rifondazione, abbiamo chiesto formalmente ai Presidenti delle Commissioni consiliari IV (Attività Produttive) e VII (Lavoro) di convocare urgentemente in audizione i rappresentanti sindacali dei lavoratori dell’Italtel, assicurando la presenza di una rappresentanza qualificata dell’Assessorato competente e dell’Agenzia regionale per il Lavoro (Arifl).
L’annuncio di altri 400 “esuberi”, in aggiunta ai 450 chiesti un anno fa, da parte del management dell’Italtel è, infatti, l’ennesima tegola che rischia di abbattersi sulle teste dei lavoratori della nostra Regione. Verrebbe colpito peraltro, in maniera particolare, il sito di Castelletto (Settimo Milanese), che da solo occupa 1.430 lavoratori. Senza contare che ancora una volta sarebbe penalizzato un settore tecnologicamente avanzato del tessuto produttivo.
Insomma, ci sono le migliori ragioni perché la questione Italtel venga affrontata da parte di Regione Lombardia con la massima serietà e celerità, assumendo gli impegni atti a evitare i licenziamenti e impegnandosi a costruire le condizioni affinché l’attività produttiva venga salvaguardata.
Per questo, pur consapevoli che mancano ormai poche settimane all’interruzione della normale attività istituzionale della Regione, causa elezioni, abbiamo chiesto ai Presidenti delle due commissioni interessate di fare uno sforzo straordinario, mettendo immediatamente in campo la Regione.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo della richiesta di audizione urgente
 

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Stamattina si è svolto in Prefettura l’incontro sulla situazione critica all’Innova Service, attiva sul sito dell’ex-Alfa Romeo di Arese. Presenti all’incontro, che si è protratto per un’ora e mezza, il Prefetto Gian Valerio Lombardi e il Viceprefetto Inversini, una delegazione dei lavoratori dello Slai-Cobas, sindacato maggioritario in azienda, e i tre rappresentanti istituzionali Luciano Muhlbauer, Massimo Gatti e Basilio Rizzo, invitati perché già a fine novembre, mediante un esposto formale, avevano sollecitato l’intervento del Prefetto.
Da parte nostra, diamo sicuramente un giudizio positivo sull’incontro di oggi. Anzitutto perché è avvenuto e perché ha visto la presenza in prima persona del Prefetto per tutta la durata dell’incontro. In secondo luogo, perché il Prefetto si è impegnato ad intervenire, dando ai lavoratori appuntamento tra una settimana per fare il punto della situazione.
In altre parole, siamo partiti con il piede giusto, ma ora occorre, come abbiamo ribadito anche al Prefetto, che l’istituzione intervenga con la massima serietà e severità su una situazione che con la crisi c’entro poco e che, anzi, è segnata da molti aspetti inquietanti.
Infatti, la preoccupazione degli operai che Innova Service voglia soltanto disfarsi dalle maestranze sindacalizzate ex-Alfa, per sostituirle con lavoratori precari e ricattabili, sembra ampiamente giustificata dalla realtà dei fatti.
Innova Service ha già provato mesi fa a mettere in cassaintegrazione ordinaria la maggioranza dei lavoratori, salvo poi ricevere il diniego dell’Inps. Poi ha licenziato uno dei tre delegati Rsu e ora ci riprova, avviando la procedura per la cassaintegrazione in deroga per 54 lavoratori su 70, sebbene questa richiesta sia assolutamente priva di fondamenta.
Ma non siamo semplicemente di fronte a un cattivo imprenditore che vuole disfarsi degli operai, ma anche a un’azienda la cui proprietà è coinvolta in numerose inchieste giudiziarie. Basti qui ricordare che la titolare dell’Innova Service, Angela Di Marzo, è anche proprietaria della società Adm e per questo è indagata per la vicenda della cimice ritrovata negli uffici del Comune di Milano. Senza contare che un altro collaboratore della Di Marzo, tale Fabbrizzi, è indagato pure lui in diverse inchieste. Infine, gli inquirenti hanno trovato a casa della Di Marzo pure un dossier dei carabinieri sul Corrado Delle Donne, sindacalista dello Slai-Cobas.
Insomma, ci pare che siano tutti gli ingredienti per giustificare un intervento deciso da parte della Prefettura, per far capire all’Innova Service che non può fare quello che vuole, che ci sono delle regole da rispettare e che i lavoratori vanno rispettati. Per tutto il resto c’è la magistratura.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
Qui sotto puoi scaricare il testo della risposta del Prefetto, pervenuta sotto le feste, al nostro esposto del 30 novembre scorso, che si ferma alle considerazioni legali-formali.
 

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Stasera verso le ore 19.00 un gruppo di studenti lavoratori del liceo civico serale “Gandhi”, in lotta da settembre contro lo stupido e illegittimo tentativo da parte del Comune di Milano di chiudere le loro classi, ha deciso di salire sul tetto della scuola, in piazza XXV Aprile, e di rimanerci.
Fino a mezzanotte la questura non è intervenuta per un allontanamento coatto ed è difficile che lo faccia questa notte, considerate anche le condizioni di sicurezza. Da parte del Comune, si è visto soltanto la presenza, per mezz’ora, di un dirigente centrale, che ha ribadito le solite cose, ma da parte del livello politico è arrivato soltanto silenzio.
Esprimiamo la nostra totale solidarietà con lotta e le ragioni degli studenti e dei docenti del “Gandhi”, perché loro hanno ragione e la Moratti ha torto.
Invitiamo tutti e tutte, compatibilmente con gli orari di lavoro, a recarsi domani mattina a portare un po’ di solidarietà ai ragazzi e alle ragazze.
 
Qui di seguito riportiamo integralmente il comunicato degli studenti distribuito stasera, con il quale spiegano le ragioni della loro salito sul tetto:
 
VOGLIAMO SOLO STUDIARE
 
Noi studenti lavoratori del civico liceo serale Gandhi, iscritti regolarmente, ma esclusi dalla scuola perché il Comune ha voluto chiudere le nostre classi, siamo esasperati dal comportamento dell’assessore Moioli.
Dopo averci impedito di continuare a studiare nelle classi in cui eravamo stati promossi, ci ha presi in giro per mesi raccontandoci di corsi alternativi (mai partiti) “migliori” che però ci avrebbe costretto a fare esami da privatisti e ci ha detto che, tanto, non avremmo trovato i soldi per fare ricorso al TAR. I soldi li abbiamo trovati, abbiamo vinto il ricorso al TAR e non ha riaperto le classi. Il TAR ha quindi nominato come commissario del Comune il Prefetto di Milano che ci ha mandato un telegramma, annunciando che le lezioni sarebbero iniziate sabato scorso, 16 gennaio. L’assessore ha fatto ricorso al Consiglio di Stato per fermare il Prefetto e prendere tempo per farci perdere definitivamente l’anno scolastico. Noi non rinunciamo e allora ci spiega che, anche se vinceremo, perderemo l’anno e che lei ci ha guadagnato comunque, perché ha tagliato i precari e qualsiasi risarcimento che ci dovrà dare, sarà inferiore. Non crediamo che chi gestisce la scuola pubblica, il diritto allo studio, debba ragionare in questi termini. E poi, perché fa finta di dimenticare che ci sono più di quaranta insegnanti di ruolo che non insegnano in nessuna classe, mentre, riaprendo le nostre, potrebbero, a costo zero, essere i nostri docenti?
Siamo saliti sul tetto in un piccolo gruppo, perché abbiamo problemi di lavoro e chi fra noi un lavoro ce l’ha, non vuole perderlo, quindi abbiamo dovuto prendere le ferie, mentre uno di noi dovrà scendere già domani. Ma siamo in molti a protestare e chiediamo solidarietà alla città di Milano.
Resteremo sul tetto fino a quando l’assessore non riaprirà le nostre classi, man non vogliamo in alcun modo disturbare le lezioni alla scuola media che è nello stesso edificio: condividiamo anzi la volontà di questi studenti e delle loro famiglie di poter continuare a studiare.
Siamo qui proprio perché l’assessore ci sta rubando il nostro futuro e il nostro desiderio di poterci migliorare e siamo pronti anche ad un gesto estremo, perché ci hanno tolto qualsiasi speranza.
 
 
Milano, 18 gennaio 2010
 
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La delibera dell’amministrazione leghista di Ceriano Laghetto, un paese di seimila abitanti in provincia di Monza e Brianza, contro l’insediamento di kebaberie, phone center e money transfer – tutte attività gestite e/o frequentate prevalentemente da cittadini immigrati, non è soltanto stupida e palesemente xenofoba, ma soprattutto fuorilegge.
Infatti, la delibera comunale n. 104 del 16 dicembre scorso, definisce un regime speciale nell’ambito degli strumenti urbanistici per sole tre specifiche attività commerciali, cioè “Kebab e simili, centri di telefonia internazionale e simili, centri di trasferimento denaro”. Queste, non possono essere aperte nel centro storico e, per quanto riguarda il resto del territorio comunale, ogni singola richiesta sarà sottoposta a un “negoziato” ad hoc.
In altre parole, il Comune gestito dalla Lega non indica un elenco di attività che per la loro frequentazione costante e prolungata possono potenzialmente causare disturbi alla quiete pubblica o un disagio urbanistico – come per esempio ipermercati, birrerie, ecc. -, ma unicamente tre attività, notoriamente gestite e/o frequentate in prevalenza da cittadini immigrati.
Siamo dunque di fronte a un’applicazione estremistica della norma regionale transitoria, già di per sé “borderline”, inserita su pressione della Lega nella legge regionale n. 12 sul governo del territorio (art. 25, comma 8 nonies) e approvata il 3 marzo 2009 con i voti di tutta la maggioranza, compresa l’Udc.
Infatti, quella norma e le sue prevedibili forzature da parte di amministratori locali, come nel caso di Ceriano, sono palesemente in contrasto con le leggi dello Stato italiano e con le norme dell’Unione Europea, sia sul principio della non discriminazione, sia in relazione alle libertà economiche. Basterebbe a tal proposito ricordare la vicenda della legge regionale sui phone center, poi dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale.
Auspichiamo pertanto che ci sia, non solo una decisa reazione civile e democratica contro questo abuso delle funzioni istituzionali ai fini della propaganda xenofoba, ma anche un intervento da parte delle autorità preposte, affinché la legalità democratica possa essere ristabilita.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo della delibera del Comune di Ceriano Laghetto
 

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