Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Nell’odierna seduta del Consiglio è naufragato ingloriosamente, come ampiamente prevedibile, anche l’ultimo tentativo di salvare la faccia a Formigoni e di approvare in ogni modo il cosiddetto “piano casa”. Dunque, ormai è ufficiale, se ne discuterà martedì 14 luglio.
Stamattina la maggioranza le ha provate tutte, presentando una richiesta di procedura d’urgenza e facendo persino saltare la discussione sul provvedimento più corposo, già inserito nell’ordine del giorno. Ma poi la montagna ha partorito il classico topolino e, appena due ore dopo la presentazione alla presidenza dell’assemblea, i capigruppo di Pdl e Lega hanno ritirato la richiesta d’urgenza, prima che fosse messa ai voti.
Insomma, ancora una volta hanno fatto tutto da soli, in piena continuità con gli imbarazzanti pasticci delle ultime settimane.
Infatti, il “piano casa” di Formigoni era stato programmato una prima volta per il Consiglio del 1° luglio, ma poi non se n’era fatto niente, visto che alcuni giorni prima in Commissione il relatore di maggioranza, il forzista Bordoni, aveva presentato numerosi emendamenti, non concordati con la Lega, che stravolgevano il provvedimento. Poi la discussione era stata riprogrammata per oggi, 7 luglio, ma la seduta di Commissione di giovedì scorso non è riuscita a licenziare il testo, causa boicottaggio di alcuni consiglieri del Popolo della Libertà. Ne sono seguiti il diktat di Formigoni, il ritiro di tutti gli emendamenti del centrodestra e il maldestro tentativo di forzare la mano al Consiglio.
In tutti questi passaggi – è bene ricordarlo - nemmeno una delle proposte emendative delle opposizioni è mai stata discussa. Anzi, nella giornata di ieri, esse sono state tutte pregiudizialmente respinte dalla maggioranza.
Chiusa la fase acuta dei pasticci e dei litigi di maggioranza, auspichiamo che, in vista del seduta di Consiglio del 14 luglio, la discussione possa tornare finalmente nei luoghi deputati ed essere affrontata con trasparenza.
Da parte nostra, presenteremo tutti gli emendamenti che la Commissione non ha voluto nemmeno affrontare, perché le troppe manovre e manovrine all’ombra del Pirellone hanno solo rafforzato la nostra convinzione che quel “piano” debba cambiare radicalmente.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Gli arresti degli 21 studenti dell’Onda, eseguiti dalle forze dell’ordine con una tempistica dettata tutta dalla politica, sono tesi palesemente a far salire artificiosamente la tensione alla vigilia del G8 dell’Aquila e a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle difficoltà del governo e del suo premier.
Purtroppo non è una novità che nel nostro paese si ricorra a mezzi e operazioni del genere e sono proprio i precedenti, a partire da Genova 2001, che dovrebbero consigliare a tutti quanti massima attenzione e vigilanza democratica.
Esprimiamo la nostra solidarietà con gli studenti dell’Onda e chiediamo l’immediata liberazione degli studenti arrestati.
Al Ministro degli Interni chiediamo un impegno preciso e formale perché le manifestazioni in occasione del G8 si possano svolgere nel rispetto delle garanzie costituzionali.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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La Commissione consiliare V (Territorio) ha approvato oggi pomeriggio il “piano casa” regionale con i soli voti favorevoli del centrodestra. Ma Formigoni è riuscito a ottenere l’approvazione soltanto al prezzo della militarizzazione della sua maggioranza - i cui dissidi interni avevano fatto saltare per due volte la discussione in Consiglio, il 1° e il 7 luglio - e riducendo la Commissione a un passacarte del Presidente.
Infatti, il testo approvato oggi esce dalla Commissione identico a come ci era entrato, poiché ai commissari del centrodestra è stato imposto il ritiro di tutti gli emendamenti - compresi quelli ulteriormente cementificatori del relatore Bordoni -, mentre quelli delle opposizioni sono stati dichiarati inaccettabili in via di principio, cioè a prescindere dal merito.
A questo punto possiamo dare per certo che, contrariamente a quanto annunciato da Formigoni la scorsa settimana, il “piano casa” non sarà discusso nella seduta di Consiglio di domani, ma soltanto lunedì 13 o martedì 14 luglio.
Per quanto ci riguarda, anche dopo il ritiro degli emendamenti di una parte del Pdl, diamo un giudizio negativo del “piano casa”. Ci batteremo in Aula per evitare che i centri storici e i parchi diventino oggetto di operazioni speculative e perché i bonus volumetrici nei quartieri popolari siano destinati ad alloggi sociali e alla riqualificazione.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Qui di seguito l’appello per il presidio contro il “pacchetto sicurezza” che si terrà lunedì 6 luglio davanti alla Prefettura di Milano, al quale invitiamo a partecipare. In fondo a questo post puoi anche scaricare il testo definitivo del “pacchetto”, approvato 2 luglio scorso dal Senato.
 
APPELLO PER IL PRESIDIO:
Giovedì 2 luglio il Governo ha fatto approvare definitivamente il ddl sicurezza ricorrendo al voto di fiducia.
Reato di clandestinità, istituzionalizzazione delle ronde, prolungamento dei tempi di detenzione nei CIE, necessità del permesso di soggiorno per tutti gli atti di stato civile, permesso di soggiorno a punti e registro per i senza fissa dimora sono solo alcuni dei punti diventati legge.
Il Governo sceglie di nuovo la criminalizzazione dei migranti quale facile modalità di “gestione della crisi”. Tale scelta consente di nascondere le vere responsabilità, fornendo nel contempo, a chi vive un peggioramento concreto delle condizioni di vita, un agevole capro espiatorio su cui scaricare la propria frustrazione. Così facendo, si ottiene il duplice obiettivo di aumentare il grado di ricattabilità degli uomini e delle donne migranti presenti in Italia e di spingere i lavoratori (stranieri e italiani) sul terreno fratricida della guerra tra poveri e della competizione al ribasso su salari e diritti.
Tutto ciò in una fase in cui gli episodi di razzismo istituzionale, sia sul piano nazionale che su quello locale, non si contano.
Affinché tutto questo non passi sotto silenzio invitiamo tutti, donne e uomini, italiani e migranti, ad un primo momento di protesta e di riflessione
 
Lunedì 6 luglio, ore 18.00
PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA
Corso Monforte – Milano

prime adesioni:
Milano Città Aperta
CSOA Casaloca
Case di Plastica
Le radici e le ali ONLUS
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Milano
Sinistra Critica – Milano
Todo Cambia
Delegate e Delegati Regione SdL Intercategoriale
Naga ONLUS
Associazione Mondo Senza Guerre
Lista Civica un’Altra Provincia – Milano
Circolo Pasolini – Pavia
Associazione Dimensioni Diverse
Arci Milano
Csa Baraonda – Segrate
Servizio civile internazionale – Gruppo Lombardia
Comitato Intercomunale per la Pace del Magentino
Studio3R di Mediazione Linguistica Culturale
Associazione Insieme Per La Pace
Cascina Autogestita Torchiera Senz’Acqua
Rete Partigiani In Ogni Quartiere
Scuola di italiano per stranieri Baobab – Milano
Collettivo Vagabondi di Pace
Antigone Lombardia
Associazione Ci Siamo Anche Noi – Pavia
Partito Umanista Milano
Aria Civile
Associazione Culturale Rossopane
Collettivo Climax
Scuola Popolare Migranti di Cologno Monzese
Centro delle Culture – Milano
 
adesioni individuali:
Ermanno Ronda
Massimo Gatti
Stefano Panigada
Luciano Muhlbauer
Paolo Limonta
Giancarla Venturelli
Pierluisa Venturelli
Sivia Sachero Talon
Gianfranco Talon
Valentina Sachero Ruggieri
Gianluca Ruggieri
Aldo Sachero
Lorenzo Bernini
Marcello Furiani
 
Qui sotto puoi scaricare il file con il testo integrale del “pacchetto sicurezza” approvato in via definitiva dal Senato il 2 luglio 2009
 

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Con sconcerto abbiamo ascoltato ieri sera le parole del capogruppo regionale del Pd, Carlo Porcari, che dai microfoni dell’emittente milanese Radio Popolare ha chiesto la modifica della legge elettorale lombarda e l’introduzione di una soglia di sbarramento “del tre, quattro o cinque per cento”, in vista delle elezioni regionali che si terranno il 29 marzo 2010.
Ma come, non ci sono proposte ufficiali del centrodestra sul tavolo e non è nemmeno ancora programmata una seduta di commissione sull’argomento, e Porcari chiede a gran voce un accordo con la maggioranza formigoniana per cambiare le regole del gioco a pochi mesi dalle elezioni?
E lo sconcerto aumenta ancora, quando consideriamo le motivazioni avanzate. Infatti, Porcari non si richiama agli argomenti classici in materia (la garanzia di maggior governabilità è un problema che in Lombardia proprio non esiste), bensì alla necessità di riscrivere manu militari la geografia politica alla sinistra del Pd.
Il problema sarebbe, cioè, che in Consiglio Regionale a sinistra esistono “cinque gruppi per sei consiglieri”. A parte il fatto che i consiglieri in questione sono otto, Porcari “dimentica” che i gruppi usciti dalle ultime elezioni regionali erano soltanto tre - Prc, Verdi, Comunisti italiani - e che la successiva proliferazione è stata il prodotto di divisioni avvenute nel palazzo, senza che la legge elettorale c’entrasse alcunché.
Infatti, gli ulteriori due gruppi, Sinistra Democratica (Sd) e Unione per Unaltralombardia (Ual), sono nati, il primo, in dissenso con la scelta dei Ds di dare vita al Pd; il secondo, in conseguenza della scissione dentro Rifondazione. E qui Porcari “dimentica” anche la cosa più importante: cioè che l’Ual ha potuto nascere, poco più di un mese fa, grazie all’appoggio “tecnico” del Pd, che ha prestato alla nuova formazione il consigliere Civati, dato che il regolamento prevede un minimo di tre consiglieri per poter costituire un Gruppo Consiliare con tutte le prerogative connesse. E, per l’ occasione, Porcari non solo non si era opposto alla nascita del nuovo gruppo, ma aveva pubblicamente rivendicato la giustezza dell’appoggio fattivo fornito dal Pd all’operazione.
Detto questo, per rispetto della trasparenza politica dovuta ai cittadini e non certo per polemica, riteniamo necessario che il Pd chiarisca se le parole di Porcari rispecchiano l’orientamento del Gruppo o se siamo di fronte a una leggerezza dovuta alla calura estiva.
C’è infatti una questione dirimente da chiarire. E cioè: si pensa, come facciamo noi, che l’avversario stia a destra, e che dunque vi sia la necessità per le opposizioni lombarde di definire una proposta politica e uno schieramento alternativi al prolungato regime formigoniano, oppure il Pd pensa di riproporre lo schema veltroniano del dialogo con Formigoni e della rovinosa illusione dell’autosufficienza che, in ultima analisi, ha rafforzato le destre indebolendo non solo le sinistre, ma lo stesso Partito democratico?
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Il tanto decantato “piano casa” lombardo salta di nuovo e non andrà in Consiglio nemmeno il 7 luglio prossimo, come programmato e come strombazzato ai quattro venti dal Presidente Formigoni. È la seconda volta che succede ed è sempre a causa dei dissidi interni al centrodestra, che questa volta si sono manifestati in maniera clamorosa.
Infatti, oggi la Commissione V (Territorio) doveva approvare il provvedimento, ma non l’ha potuto fare perché la maggioranza non è riuscita a garantire la maggioranza. C’erano i consiglieri delle opposizioni e anche quelli della Lega, ma tra le fila del Popolo della Libertà le assenze erano vistose e pesanti.
Nemmeno le imbarazzanti irregolarità del Presidente della Commissione, Bordoni, del Pdl - che ha ritardato l’inizio dei lavori per oltre un’ora nonostante il numero legale fosse ampiamente garantito - sono riuscite a salvare la situazione. I commissari assenti del Pdl non si sono proprio fatti trovare. Quindi, Commissione sconvocata e rinviata a data da destinarsi.
Insomma, nel centrodestra c’è un problema politico evidente, visto che oggi è stata la stessa maggioranza di Formigoni ad affondare Formigoni.
Sarà per il “piano casa” o c’è dell’altro? 
Insomma, ce lo dicano, a noi e ai cittadini, perché francamente non ne possiamo più di questi giochetti, fatti di roboanti annunci mediatici, pessimi progetti di legge e misere sceneggiate di potere.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
Ultima ora: in serata Formigoni ha convocato i capigruppo della sua maggioranza. Conclusione, come da comunicato stampa ufficiale della Regione: “Esito della riunione è che la maggioranza ritira tutti i suoi emendamenti per votare in Commissione lunedì il testo originario del pdl varato dalla Giunta regionale". Vedremo dunque lunedì se gli emendamenti peggiorativi verranno effettivamente ritirati.
 
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L’Assessore Colozzi ha risposto alla nostra interpellanza del 18 maggio scorso relativa al concorso interno all’amministrazione regionale, finalizzato a selezionare 10 (dieci) dipendenti inquadrati nella categoria C che passeranno alla categoria professionale superiore, cioè la D. La stranezza che aveva motivato la nostra interpellanza consisteva essenzialmente nel fatto che con la prima prova d’esame, de facto una sorta di preselezione, sono stati bocciati 257 candidati su 268. In altre parole, a sostenere la prova d’esame vera e propria rimangono soltanto 11 candidati per 10 posti…
Ebbene, l’Assessore Colozzi ora ci risponde che è tutto regolare e che non c’è nessun problema. Non c’era da aspettarsi nulla di diverso, ovviamente, considerato che l’Amministrazione regionale di solito tende a non rispettare nemmeno le sentenze della magistratura, amministrativa o ordinaria che sia, a lei sfavorevole (vedi, per esempio, il caso del concorso per dirigenti).
Tuttavia, a leggere bene la risposta alla nostra interpellanza, salta agli occhi l’argomentazione debole e a tratti grottesca. Anzitutto, l’Assessore dedica addirittura due paragrafi alla negazione dell’esistenza di una preselezione. Beninteso, lo sapevamo anche noi che la prima prova d’esame non si configurasse come una preselezione in senso formale e tecnico, ma noi avevamo posto un problema sostanziale.
In secondo luogo, l’Assessore sfida persino il ridicolo quando scrive che “il numero di candidati ammessi al colloquio, comunque superiore a quello dei posti da coprire, appare congruo ed è la risultante della prima prova d’esame e dell’applicazione dei criteri descritti che risultano parimenti congrui”. Certo che è “superiore”, perché 11 è più di 10, ma definirlo “congruo” è perlomeno un azzardo, se non una presa per i fondelli.
 
Qui sotto puoi scaricare il testo integrale della risposta all’interpellanza:
 

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Stamattina presto, le forze dell’ordine hanno sgomberato con la forza l’ex-cinema Apollo di Monza, occupato sabato scorso dai ragazzi del centro sociale Boccaccio. Un intervento ingiustificato, con il contorno di inutili violenze – un ragazzo è finito al pronto soccorso a causa delle manganellate - e dettato da ragioni esclusivamente politiche.
Infatti, l’occupazione non rappresentava certo un problema di ordine pubblico, tanto meno toglieva qualcosa a qualcuno. Anzi, semmai aggiungeva qualcosa alla città, ridando vita a uno spazio abbandonato al degrado sin dal 2004.
Gli attivisti del Boccaccio, il centro sociale monzese sgomberato l’anno scorso, alcuni mesi fa avevano persino promosso una petizione per chiedere che lo stabile venisse recuperato e messo a disposizione della cittadinanza. Ma nessuna risposta concreta è arrivata dal Comune e non ci risulta che esista alcun progetto sull’area.
Ora l’ex-Apollo è stato sgomberato e di nuovo assegnato all’abbandono e al degrado. Probabilmente assisteremo al solito scaricabarile su chi ha deciso l’insensata azione di forza di stamattina. È stato il Prefetto, oppure il Questore, o quel Sindaco di Monza, il leghista Mariani, che soltanto due giorni fa si era dichiarato pubblicamente disponibile a un confronto con i ragazzi?
Comunque sia, la sostanza non cambia. Prendiamo atto che le istituzioni preferiscono consegnare spazi al degrado, pur di non permettere a dei cittadini che non la pensano come il centrodestra di fare attività culturale, sociale e politica. E chi se ne frega se a Monza, come in altre città lombarde, gli spazi pubblici e sociali a disposizione dei cittadini, specie se giovani, sono sempre più rari.
Da parte nostra esprimiamo piena solidarietà ai ragazzi e alle ragazze del Boccaccio, auspicando - cosa di cui anzi siamo certi - che da domani in poi ricomincino la battaglia perché Monza non venga ridotta a una città dormitorio.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Oggi un nuovo appello istituzionale è stato rivolto al Presidente Formigoni e al Vicepresidente Rossoni, perché il governo regionale intervenga subito per scongiurare un intervento di forza contro gli operai dell’Innse. A scrivere sono nove consiglieri regionali della Commissione IV (Attività Produttive) e per la prima volta, insieme alle opposizioni, sottoscrivono anche due commissari della maggioranza.
Qui di seguito il testo integrale della lettera inviata a Formigoni e Rossoni:
 
LETTERA APERTA
 
Al Presidente della Giunta regionale
Roberto Formigoni
Al Vicepresidente
Gianni Rossoni
 
Caro Presidente, caro Vicepresidente,
 
il Consiglio, la IV Commissione e la Giunta sono stati già più volte investiti del problema dello stabilimento INNSE di Milano e sappiamo che sono in corso provvedimenti a vario titolo e grado.
 
Oggi però sta maturando una situazione che può recare pregiudizio serio alla vicenda.
Sull’INNSE di Milano si addensa la minaccia della esecuzione forzata dello smantellamento degli impianti e macchinari. E’ indispensabile un intervento urgente di tutte le istituzioni perché questa minaccia venga bloccata.
La Regione ha la autorevolezza necessaria per intervenire sui responsabili dell’ordine pubblico affinché venga scongiurato un intervento di forza: lo può e secondo noi lo deve fare, in coerenza con quanto il Consiglio e la stessa Giunta hanno dichiarato e fatto finora, in relazione ai provvedimenti per il trattamento di mobilità dei lavoratori e per la attivazione di nuovi soggetti industriali.
Per la Regione Lombardia vi è dunque un interesse sociale, economico ed industriale a che il sito produttivo di Lambrate mantenga la sua integrità e possa essere garantita la continuità produttiva, che vogliamo ribadire in questa circostanza e per il quale chiediamo alla Giunta di esprimersi nello stesso senso.
Per questa ragione, vi invitiamo con questa lettera aperta ad intervenire pubblicamente, in base ed in coerenza con gli impegni assunti con il Consiglio e con i lavoratori che da lungo tempo hanno dimostrato serietà, impegno e quella capacità di guardare agli interessi della azienda e del territorio ben più della attuale proprietà.
 
I consiglieri regionali componenti della IV Commissione
 
Giuseppe Benigni (Pd), Giosuè Frosio (Ln), Luciano Muhlbauer (Prc), Ardemia Oriani (Pd), Luciana Ruffinelli (Ln), Marcello Saponaro (Verdi), Riccardo Sarfatti (Pd), Arturo Squassina (Sd), Osvaldo Squassina (Uul)
 
Milano, 30 giugno 2009
 
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Nonostante le 4.000 firme raccolte in pochi giorni contro l’insensata soppressione della fermata di Rho, i pendolari aspettano ancora che l’Assessore Cattaneo li incontri e, soprattutto, che li convochi alla riunione con Trenitalia e Regione Piemonte, annunciata per la prima settimana di luglio.
Infatti, i protagonisti della protesta hanno appreso dalla stampa che ci sarebbe finalmente un incontro tra le due Regioni e Trenitalia “per verificare la situazione e decidere la tempistica dei provvedimenti che dovessero essere ritenuti necessari”. Ma non hanno mai nemmeno ottenuto una risposta dall’Assessore Cattaneo alla loro richiesta di poterlo incontrare per consegnargli le firme.
E così, da domani, 1° luglio, i pendolari saranno costretti a attuare il più volte annunciato sciopero del biglietto per ottenere l’ascolto, il rispetto e il servizio a cui hanno diritto. Una forma di mobilitazione pacifica, democratica e assolutamente giustificata.
Di fronte a questa situazione esprimiamo la nostra viva preoccupazione su come l’Assessorato ai Trasporti lombardo sta affrontando la situazione. Infatti, le rappresentanze degli utenti erano già state escluse dalla famosa riunione del 18 marzo scorso, svoltasi al Pirellone, quando Regione Lombardia diede il nulla osta allo spostamento della fermata alla Fiera, mentre il Comune di Rho, sebbene invitato, non aveva nemmeno ritenuto opportuno parteciparvi.
Alla luce di questi precedenti, riteniamo indispensabile che il confronto con Trenitalia e Regione Piemonte sia il più trasparente possibile, con la presenza, quindi, di una delegazione dei pendolari che hanno promosso la raccolta firme.
Nell’esprimere la nostra solidarietà con lo sciopero del biglietto, chiediamo dunque all’Assessore Cattaneo di contattare immediatamente i pendolari della zona di Rho, convocando una loro delegazione all’incontro e dando garanzie sull’impegno di Regione Lombardia perché la fermata venga ripristinata.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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