Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Il disegno di legge delega anti-sciopero varato oggi dal Consiglio dei Ministri è un atto estremamente grave. Non solo lede pesantemente i diritti e le libertà costituzionali dei lavoratori italiani, ma soprattutto rappresenta un evidente tentativo di imporre nel nostro Paese il sindacato di regime.
Non esiste in Italia alcuna emergenza legata a un numero eccessivo di ore di sciopero, nemmeno nel settore trasporti. Anzi, in questi ultimi anni queste sono calate, per non parlare del fatto che la legge di “regolamentazione” dello sciopero in vigore è già una delle più restrittive esistenti in Europa.
Non c’entra un bel niente il diritto alla mobilità, che è sì compromesso, ma a causa dello stato disastrato del trasporto pubblico locale su ferro, come i pendolari ben sanno. Quello che invece c’entra è la volontà del Governo di aggredire e smantellare ogni organizzazione indipendente e non subalterna dei lavoratori, facendo carta straccia del principio costituzionale che afferma senza ambiguità che “l’organizzazione sindacale è libera” (articolo 39).
E non si tratta semplicemente di voler eliminare i sindacati di base, già maltrattati da una normativa sulla rappresentanza di ispirazione bulgara, e di ridurre alla ragione la Cgil o perlomeno le sue categorie più combattive, bensì di instaurare un vero e proprio regime esclusivo ed escludente, laddove alcuni sindacati accettano di cambiare pelle, trasformandosi in organi collaterali del Governo e di Confindustria e ottenendo in cambio una serie di privilegi e prebende per i loro dirigenti e funzionari.
Una dinamica in atto da tempo, con l’attiva collaborazione di organizzazioni come la Cisl, ma che oggi subisce un’accelerazione e un salto di qualità preoccupanti, che prendono di mira direttamente i diritti e le libertà dei lavoratori. E non si venga a raccontare che si tratta di un intervento mirato al “solo” settore dei trasporti. L’esperienza insegna che si parte dal punto più favorevole per poi estendere man mano il precedente ad altre categorie, anche per via contrattuale, magari separata.
Pure i più disinformati sanno che nei prossimi mesi gli effetti della crisi si abbatteranno con violenza sui lavoratori italiani e che ci saranno delle giuste proteste e mobilitazioni. E invece di promuovere una politica anticrisi seria e forte, si sceglie la repressione e la costruzione del sindacato di regime.
Quello che stupisce non è che in questi giorni alcuni abbiano parlato di attacco alla democrazia, bensì che soltanto così pochi l’abbiano fatto. Da parte nostra ci opporremo con tutte le nostre forze a questa deriva autoritaria contro i lavoratori.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo del ddl anti-sciopero varato dal Consiglio dei Ministri
 

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Dopo le manganellate del 10 febbraio e la provocatoria conferenza stampa del Sig. Genta di una settimana fa, nella quale aveva proclamato che non c’è futuro produttivo per l’Innse, un importante segnale di controtendenza arriva invece dal tavolo di confronto che si è tenuto oggi pomeriggio in Regione Lombardia e che ha visto presenti la Regione, la Provincia di Milano, il legale della proprietà Innse, la Rsu Innse, la Fiom Milano e un funzionario della Questura.
Infatti, il Vicepresidente regionale Rossoni, a nome della Giunta regionale e di concerto con l’orientamento unanime della Commissione IV (Attività Produttive) del Consiglio, ha rilanciato formalmente il percorso di confronto, che porterà a inizio marzo a una nuova convocazione, finalizzata ad approfondire le modalità e le condizioni necessarie per garantire il mantenimento dell’attività produttiva dell’Innse. Inoltre, Regione e Provincia sono concordi nel chiedere che non si ripetano interventi di forza contro gli operai e nel ritenere che la proprietà non possa asportare alcun macchinario dallo stabilimento.
In altre parole, non è assolutamente vero, come sostenuto dal Sig. Genta e accreditato incautamente da alcuni organi di informazione, che non esiste la possibilità di riprendere la produzione nello stabilimento di via Rubattino e che non ci siano imprenditori interessati a rilevare l’Innse. La possibilità invece c’è, sebbene di non facile realizzazione visto il quadro complicatissimo disegnato dai diversi interessi immobiliari e speculativi in campo, e soprattutto due istituzioni locali, peraltro di diverso colore politico, sembrano volerci credere.
Insomma, dalla Regione arriva oggi un piccolo raggio di luce. Non c’è da essere né ottimisti, né pessimisti, ma soltanto da lavorare su una possibilità che l’esemplare e splendida ostinazione dei 49 operai dell’Innse ci ha consegnato.
Trovare una soluzione che garantisca la continuità produttiva sarebbe peraltro un segnale utile non soltanto per gli operai direttamente interessati, bensì per tutto il territorio, poiché sarebbe irresponsabile e miope, per usare un eufemismo, lasciare che, in tempo di crisi, interessi poco limpidi possano spazzare via aziende con mercato e che degli operai si occupino soltanto i manganelli.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Arrivano l’Expo, la BreBeMi e la Tem e in Lombardia diventa più facile espropriare piccoli proprietari e piccoli agricoltori per realizzare grandi opere. E il potere di espropriare potrà essere delegato dall’istituzione pubblica, con grande semplicità, anche a soggetti privati, non solo per le necessità dirette dell’opera, ma anche per edificare dell’altro, come per esempio centri commerciali.
Questo è il succo della legge regionale votata a maggioranza stamattina dal Consiglio, intitolata “Norme regionali in materia di espropriazione per pubblica utilità”. In realtà una legge sugli espropri esiste già ed è il Testo Unico del precedente Governo Berlusconi. Quindi, la Regione doveva occuparsi soltanto della parte di sua competenza e armonizzarla con il quadro legislativo lombardo, ma come spesso accade si è poi voluto fare anche altro.
Il Testo Unico nazionale non esclude affatto la possibilità di delegare, in tutto o in parte, i poteri espropriativi a un concessionario di opere di pubblica utilità, anche privato, ma Pdl e Lega, con l’astensione del Pd, hanno voluto forzare quella norma, proponendone una riformulazione molto elastica, cioè: “costituiscono inoltre autorità espropriante i soggetti privati ai quali sia attribuito il potere di espropriare in basa a una norma di legge”.
Che il senso fosse proprio quello di concedere nuove regalie ad alcuni interessi privati forti, a scapito di quelli più deboli, è poi apparso chiaro con la bocciatura, senza troppi fronzoli e senza nemmeno un’argomentazione, dell’emendamento proposto da Rifondazione Comunista, che altro non proponeva che ripristinare la formulazione del Testo Unico nazionale ed escludere dalla delega ai privati gli interventi “accessori” previsti dalla cosiddetta “legge obiettivo lombarda” (l.r. n. 15/2008). Quest’ultima, infatti, prevede la possibilità che nella concessione delle infrastrutture ci siano anche “interventi di carattere insediativo e territoriale”, senza troppi vincoli, se non il fatto che “i margini operativi di gestione possano contribuire all’abbattimento del costo dell’esposizione finanziaria” della grande opera.
In altre parole, si potrà delegare a un soggetto privato impegnato nella grande opera il potere di espropriare, di concordare gli indennizzi e il resto, non solo per il territorio interessato direttamente dall’opera, ma anche per quelle parti di territorio messegli a disposizione nella concessione per costruire più o meno di tutto.
Insomma, un altro favore ad alcuni interessi particolari e una cattiva notizia per il territorio lombardo e per chi lo abita.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il progetto di legge n. 293 approvato oggi (con poche e marginali modifiche) e i nostri emendamenti respinti (quello di cui si parla nel comunicato è il n. 5)
 

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di lucmu (del 23/02/2009, in Movimenti, linkato 892 volte)
I Punkreas hanno scritto una canzone su e per Conchetta. Scaricala qui (peso: 3 Mb)
 
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La crisi morde e il Governo se la prende con gli immigrati. Questo e non altro è il senso dell’odierno decreto legge, il quale viene fatto nel nome della lotta alla violenza sessuale, ma che poi risulta essere un semplice anticipo del “pacchetto sicurezza”, con la legalizzazione delle ronde e l’allungamento della detenzione amministrativa nei Cie fino a sei mesi.
Le due norme citate non sono soltanto inutili ai fini della sicurezza pubblica, ma palesemente dannose. Legalizzare le ronde vuol dire che gruppi di cittadini si possono costituire in associazione, richiedere contributi pubblici mediante una convezione con i Comuni e, infine, pattugliare il territorio. Non ci vuole molto per capire che, data l’aria che tira, saranno anzitutto settori contigui alle forze politiche di destra o estrema destra ad utilizzare a man bassa questa possibilità e a “vigilare” contro gli stranieri tout court. Altro che sicurezza, qui siamo alla produzione sponsorizzata con denaro pubblico di insicurezza!
L’allungamento del periodo di detenzione amministrativa nei Cie (ex-Cpt) non è solo un atto odioso, ma è anche gravemente lesivo dei principi dello stato di diritto, poiché prevede che persone che non sono accusate di aver commesso reati possano essere rinchiuse per sei mesi. E per giunta quelle persone, che appunto non vedranno mai un giudice ordinario, saranno detenute in strutture inadatte per lunghi periodi di permanenza e dove vige una sorta di omertà di Stato che non ritroviamo nemmeno nelle carceri di massima sicurezza.
No, la sicurezza non c’entra un fico secco. E nemmeno la repressione dell’infamia dello stupro c’entra. Il tema è tutt’altro, cioè un Governo che ha rinunciato a misure forti e determinate di fronte alla crisi economica intende affrontare gli effetti sociali della crisi, che dispiegheranno la loro potenza negativa nei prossimi mesi, indicando un nemico, un untore, un responsabile e buttandola in “sicurezza”.
Quanto fatto oggi è solo un indecente antipasto di quello che succederà con l’approvazione del cosiddetto “pacchetto sicurezza” al vaglio della Camera. Lì si alzerà ulteriormente il tiro contro lo “straniero” con una serie di divieti, multe, tasse e pene speciali e con l’introduzione del reato di clandestinità, compreso per quegli immigrati che diventeranno “clandestini” in seguito a un licenziamento, magari dopo lunghi anni di lavoro e di soggiorno regolare.
Ecco perché diventa ancora più importante partecipare alla manifestazione, proposta dalla Cgil e già programmata per domani a Milano (ore 14.00, P.ta Venezia) contro il “pacchetto sicurezza”.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo completo del Decreto Legge del 20 febbraio
 

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Oggi pomeriggio la Commissione IV (Attività Produttive) del Consiglio regionale ha realizzato un’audizione con il Vicepresidente della Giunta regionale, Rossoni, sulla vertenza Innse. Ovviamente nulla di decisivo, ma qualcosa si muove, nel senso che in quella sede formale Rossoni ha preso una serie di impegni a nome del governo regionale:
1.           adoperarsi affinché non ci siano più interventi di polizia contro gli operai, come successo il 10 febbraio scorso;
2.           lavorare perché il proprietario Genta possa asportare dalla fabbrica soltanto lavorati e semi-lavorati, ma non macchinari, cioè quanto gli operai avevano già proposto prima di natale e che Genta aveva rifiutato;
3.           riconvocare un tavolo di confronto entro il 28 febbraio prossimo con i medesimi soggetti che avevano partecipato a quello precedente, considerato che a fine mese è convocato il CdA della proprietà dell’area che dovrà definire il nuovo assetto proprietario.
È peraltro significativo che queste parole siano state pronunciate in sede istituzionale il giorno dopo la conferenza stampa di Genta, in cui ha polemizzato con gli operai, attaccato il sottoscritto e il suo blog e, soprattutto, tentato di esercitare così pressione sulla Questura affinché gli dia di nuovo l’assistenza della forza pubblica.
Quello che verrà lo vedremo, ma appunto qualcosa si muove e questo è già un fatto positivo. Ora si tratta di rafforzare la solidarietà con gli operai dell’Innse, in ogni luogo, perché questo nuovo percorso di confronto possa portare nella direzione giusto.
 
Qui di seguito il testo del comunicato redatto dall’ufficio stampa del Consiglio Regionale:
 
INSSE Presse: piena solidarietà del Vice Presidente della Giunta regionale Gianni Rossoni ai lavoratori
"Stiamo lavorando per evitare che non si ripetano fatti eclatanti come quelli delle settimane scorse. Regione Lombardia non vuole affrontare la crisi con i manganelli ma nell'interesse dei lavoratori". Così si è espresso il Vice Presidente della Giunta regionale Gianni Rossoni intervenendo oggi in Commissione “Attività produttive” sulla situazione della INSSE Press e sugli scontri verificatisi la scorsa settimana tra operai e forze dell’ordine.
L’incontro, richiesto dal Presidente della Commissione Carlo Saffioti (FI-PdL), era stato espressamente sollecitato dai gruppi di minoranza, in particolare dai Consiglieri Ardemia Oriani del Partito Democratico, Arturo Squassina (Sinistra Democratica)e Osvaldo Squassina (Rifondazione Comunista).
“Colgo l’occasione –ha ribadito Rossoni- per esprimere la mia solidarietà agli operai della INSSE e profondo dispiacere per quanto successo. Auspico che grazie all’impegno comune delle istituzioni politiche, economiche e sociali si possa presto giungere a una soluzione condivisa in grado di salvaguardare un importante e significativo patrimonio industriale e professionale come questo”.
"Lo scenario che si prospetta però è estremamente difficile", ha spiegato Rossoni, aggiungendo che "la crisi della Innse è datata 1993 e da lì in avanti si sono succedute diverse proprietà, che hanno tutte fallito l'obiettivo. Da ultimo anche l'imprenditore Genta". Secondo il Vice Presidente della Giunta regionale, "per trovare soluzioni occorre che tutti i soggetti possano dire la loro. Occorre contare sull’effettiva disponibilità dell'area e sulla reale presenza di imprenditori disponibili a farsi carico in quel luogo". Rossoni ha infine annunciato che il 28 febbraio si terrà l'assemblea dei soci della società proprietaria dell'area, dalla quale "dovrebbe uscire il nuovo interlocutore con cui parlare e intavolare un confronto serio e concreto".
“E’ importante che il Vice Presidente della Regione abbia formalizzato un impegno preciso perché quanto accaduto la scorsa settimana non si possa e non si debba più verificare in futuro –hanno ribadito nei loro interventi i Consiglieri Ardemia Oriani (PD), Osvaldo Squassina e Luciano Muhlbauer (Rif.Comunista) e Arturo Squassina (Sinistra Democratica)- soprattutto dopo che ieri l’imprenditore Genta è tornato a richiedere una azione di forza da parte della questura”.
Per i Consiglieri di minoranza occorre però ora da parte di Regione Lombardia un intervento più attivo per impedire possibili speculazioni anche di carattere immobiliare, mantenendo ferma la vocazione e la destinazione produttiva del sito. “Serve soprattutto –ha aggiunto Arturo Squassina- un ruolo maggiormente propositivo rispetto all’utilizzo complessivo dell’area in questione”.
Il Vice Presidente Gianni Rossoni ha poi annunciato che in Lombardia nel 2008 sono stati attivati gli strumenti di cassa integrazione e di ammortizzatori in deroga per 9mila e 578 persone, utilizzando complessivamente 31 milioni di euro, dei quali 6 residui del 2007 e 10 stanziati per la cosiddetta “situazione Malpensa”. Per il 2009 le previsioni prevedono un numero di richieste di ammortizzatori in deroga destinato addirittura a triplicare, arrivando a interessare complessivamente circa 30mila persone.”
 
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Oggi la Commissione V del Consiglio regionale, rispettando una recente ma già ben consolidata tradizione padana, ha approvato a maggioranza l’ennesima modifica della legge regionale n. 12/2005 sul governo del territorio. Il nostro voto è stato contrario, in seguito alla bocciatura di tutti i nostri emendamenti. Come già successo in altre occasioni, il provvedimento viene giustificato con un’esigenza condivisibile, salvo poi fare altro e soprattutto inserire delle norme che con l’urbanistica non c’entrano nulla, ma molto invece con le campagne politiche di sindaci leghisti e vicesindaci nazionalalleati.
Così, anche questa volta, si è partiti da una semplice presa d’atto, cioè che la grandissima maggioranza dei Comuni lombardi, tra cui anche Milano, non è in grado di rispettare le disposizioni della legge regionale e dunque di dotarsi entro il mese di marzo del Piano di Governo del Territorio (Pgt), che dovrà sostituire i vecchi piani regolatori. Da parte nostra condividiamo senz’altro la necessità della proroga di un anno, stabilendo quindi il nuovo termine al 31 marzo del 2010, poiché sarebbe insensato mandare fuorilegge ben oltre il 90% dei Comuni lombardi.
Tuttavia, non basta prorogare i termini, ma occorre altresì intervenire urgentemente nei confronti dei numerosi abusi prodottisi in questi ultimi anni, visto che la legge 12 permette ai comuni, nella fase transitoria, di fare largo uso di varianti e di urbanistica negoziata, tra le principali responsabili della cementificazione del territorio.
Ebbene, da questo punto di vista, la legge di modifica indica appena il problema, salvo poi confermare tutte le deroghe e le eccezioni e, anzi, in alcuni casi addirittura allargarle.
E poi c’è la furbata, o “porcata” se preferite, del nuovo articolo 8 nonies. In via transitoria, fino al 31 marzo dell’anno prossimo, cioè nel periodo di tempo in cui ci sono due campagne elettorali, quella per le europee e le amministrative di giugno e quella per le regionali del 2010, le amministrazioni comunali potranno individuare delle aree cittadine dove vietare “attività”, genericamente definite, in base al solo criterio che queste vengano considerate “suscettibili di determinare situazioni di disagio a motivo della frequentazione costante e prolungata”.
Insomma, uno strumento discrezionale e arbitrario per sindaci e vicesindaci sceriffi, che così potranno condurre con più facilità le loro guerre contro il nemico di turno, che si tratti di kebaberie, circoli culturali o quant’altro possa risultare utile per farsi un po’ di pubblicità. Ci pare piuttosto prevedibile che moltissime delle misure prese in base a questa norma verranno considerate illegittime, come già successo con la legge regionale sui phone center, ma questo sarà un tema per il futuro, considerati i tempi dei ricorsi, mentre il periodo di campagna elettorale sarà pienamente garantito.
Detto altrimenti, siamo alle solite: qualche bella parola, il governo del territorio affidato agli interessi privati e un bel regalo per la campagna elettorale dei settori più oltranzisti del centrodestra. E l’anno prossimo, chissà, ci aspetterà una nuova proroga.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo del progetto di legge n. 365 approvato in Commissione V
 

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Oggi il giudice civile di Milano, Giovanna Ferraro, ha respinto il ricorso del Conchetta per il reintegro dei locali, sgomberati il 22 gennaio scorso. Lo ha fatto senza entrare nel merito, ma limitandosi semplicemente a sottolineare che il Comune di Milano non aveva la legittimità di stare nel procedimento, poiché aveva affermato nell’udienza di venerdì scorso di non c’entrare nulla con lo sgombero.
Comunque, nel frattempo il Conchetta è stato rioccupato, cioè il reintegro è già avvenuto.
 
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Ma di che cosa ha paura l’Assessore regionale alla Sanità? Di un comitato di genitori di bambini cardiopatici? Una domanda apparentemente assurda, ma che ora si impone con tutta la serietà del caso, considerando l’incredibile risposta, anzi la non-risposta dell’Assessore Bresciani alla nostra interpellanza sulla chiusura della Struttura complessa di cardiologia pediatrica (Sccp) dell’Ospedale Niguarda di Milano.
Nell’ormai lontano giugno del 2008, cinque Consiglieri regionali (Muhlbauer, Agostinelli, Squassina O., Monguzzi e Squassina A.) avevano rivolto a Bresciani una prima interpellanza, vista l’ampia preoccupazione suscitata dai piani di riorganizzazione del Niguarda non solo tra i genitori dei bimbi cardiopatici, ma anche tra il personale medico. La risposta arrivò soltanto alla fine di settembre e consisteva in una nota del dott. Cannatelli, direttore generale del Niguarda, che però eludeva una serie di questioni decisive. Pertanto,  i cinque Consiglieri presero di nuovo carta e penna e nel novembre scorso scrissero una seconda interpellanza, chiedendo questa volta che l’Assessore valutasse in prima persona la situazione e promuovesse un confronto con il Comitato Genitori e con i professionisti del Niguarda (vedi anche post su questo blog del 16-06-08 e del 24-11-08).
Ebbene, sono passati altri due mesi e mezzo ed ecco che è arrivata finalmente la risposta, consistente, ancora una volta, in una semplice nota del dott. Cannatelli, che peraltro sembra una fotocopia della prima. L’Assessore, da parte sua, non ha nemmeno preso in considerazione le domande rivoltegli e tanto meno ha finora dato segni di voler ascoltare l’opinione dei genitori e dei professionisti.
Riteniamo francamente inaccettabile e anche un po’ offensiva questa maniera di interpretare le funzioni istituzionali da parte di un Assessore. Intanto il tempo passa e la chiusura dello Sccp, così come lo abbiamo conosciuto e apprezzato fino a oggi, è prevista per metà aprile. E allora, chiediamo ancora una volta, con forza, che l’Assessore Bresciani si interessi della questione e che incontri in tempi brevissimi i genitori e i professionisti.
Nel frattempo, insieme ad altri consiglieri, ci adopereremo perché della questione si occupi la Commissione Sanità del Consiglio regionale.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo completo dell’interpellanza e relativa “non-risposta”
 

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di lucmu (del 14/02/2009, in Movimenti, linkato 761 volte)
Il centro sociale Conchetta è stato rioccupato alle ore 20.00 di venerdì 13 febbraio da 200 persone. Per tutta la serata altre centinaia di persone sono passate al Cox 18, che sembrava quello di sempre, strapieno di uomini e donne. Con una differenza importante: c’era un clima di allegria particolare, non ce n’era uno che non avesse il sorriso stampato in faccia.
Nei prossimi giorni andrà affrontata la situazione, ma stasera è una buona sera, non solo per il Conchetta, ma per Milano. Dopo i diecimila in corteo del 24 gennaio scorso, la città ha dato un altro segnale confortante, di non volersi piegare alla prepotenza e di essere ancora capace di reagire.
 
Qui di seguito il mio comunicato stampa sulla rioccupazione:
 
CONCHETTA: RIOCCUPAZIONE È UN’OPPORTUNITÀ PER RIAPRIRE IL DIALOGO.
PALAZZO MARINO ABBANDONI IL SENTIERO DI GUERRA.
 
La rioccupazione del centro sociale Conchetta è una buona notizia, non soltanto per gli amici del Cox 18 e dell’archivio Primo Moroni, ma per tutta Milano. Costituisce anzi un’opportunità per l’Amministrazione comunale per tornare sulla via del dialogo, poiché rimuove il vulnus dello sgombero del 22 gennaio scorso, i cui contorni sono tuttora avvolti da una fitta nebbia.
Milano ha iniziato malissimo il 2009, con lo sgombero del Conchetta e con i manganelli sugli operai dell’Innse. Due fatti diversi, ma ambedue paradigmatici dello stato delle cose in città, dove chi detiene, a diverso titolo, responsabilità decisionali sembra sempre di più orientato ad esercitare il governo mediante il conflitto e l’uso della forza contro chiunque sia estraneo allo schema politico, culturale e affaristico predominate. E forse proprio per questo attorno a questi due fatti si sta producendo una reazione civile.
Chi ieri sera si è aggiunto alle centinaia di persone accorse al Conchetta rioccupato, si è potuto rendere conto che forse sta succedendo qualcosa. Non c’era rabbia, non c’erano facce incazzate, ma un clima di gioia e tantissimi sorrisi, segni della voglia e volontà di reagire e di non farsi sommergere dalla tristezza e dalle paure che ormai la fanno da padrona a Milano.
Ora chi governa a Milano, a partire dal Sindaco Moratti, deve decidere se cogliere l’opportunità oppure puntare sullo scontro, se dialogare con i sorrisi oppure se far esplodere la rabbia. In altre parole, deve scegliere se continuare a coprire le scorribande dei falchi, come De Corato, oppure riconoscere finalmente che Milano è plurale e che non si può governare soltanto contro qualcuno.
Auspichiamo dunque che a Palazzo Marino si trovi la lungimiranza di scegliere la via del confronto civile, evitando di affrontare la vicenda con la violenza e con l’intervento delle forze dell’ordine. Noi, comunque, continueremo a stare dalla parte di quei milanesi che il 24 gennaio hanno riempito le vie cittadini e che ieri sera hanno rioccupato il Conchetta.
 
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