Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Bene hanno fatto la Flc-Cgil nazionale e la Cgil Lombardia a chiedere al Governo di impugnare la legge regionale n.19, relativa al “sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia”, approvata a colpi di maggioranza e in semiclandestinità il 27 luglio scorso, con il voto contrario dei consiglieri regionali di Prc, PdCI, IdV, Verdi e Sinistra Democratica.
Sin dal principio, abbiamo combattuto con forza il progetto formigoniano che riteniamo estremamente pericoloso per la scuola lombarda e carico di conseguenze negative sul piano nazionale. Infatti, non si tratta soltanto della riproposizione della Riforma Moratti in salsa padana e di un’ulteriore pioggia di denaro pubblico a favore della scuola privata, ma di un vero e proprio attacco contro l’unitarietà del sistema nazionale di istruzione.
La legge regionale voluta e imposta dal centrodestra lombardo, dunque, oltre a essere sbagliata nel merito, è palesemente illegittima sul piano costituzionale. Cosa che, insieme ad altri, abbiamo detto e ridetto in ogni sede istituzionale, senza che la maggioranza se ne curasse minimamente. Ma siccome siamo ostinati, dopo l’approvazione della legge, Rifondazione Comunista ha richiesto un parere specialistico allo studio legale milanese che fa capo al noto costituzionalista Prof. Avv. Vittorio Angiolini.
Ebbene, proprio in questi giorni ci è pervenuto il parere che conferma autorevolmente quanto da noi sostenuto, cioè che la legge regionale presenta seri problemi di incostituzionalità. Illegittimo è il finanziamento pubblico diretto alla scuola privata mediante il meccanismo della “quota capitaria” e illegittime sono le norme regionali che invadono il campo dell’obbligo scolastico, dei percorsi formativi e delle certificazioni dei risultati raggiunti.
Abbiamo già provveduto a interessare i livelli nazionali, affinché il Ministro dell’Istruzione Fioroni venga puntualmente informato. Di fronte ai serissimi e documentati dubbi di legittimità, Rifondazione Comunista ritiene imprescindibile che il Governo proceda a impugnare presso la Corte Costituzionale questa legge.
 
comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
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di lucmu (del 06/09/2007, in Antifascismo, linkato 801 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 6 sett. 2007 (pag. Milano)
 
Oggi è stato cancellato il murale alla Darsena che ricordava Davide “Dax” Cesare, militante del centro sociale O.R.So, assassinato nel marzo 2003 da alcuni neofascisti. Ora gli amministratori e consiglieri comunali post-fascisti di An potranno liberamente esultare: un altro pezzo di memoria storica della città è stato gettato nella spazzatura. In nome del decoro urbano e del ripristino della legalità, ovviamente.
Potremmo cavarcela con un po’ di ironia sulla miseria della politica che ormai sembra farla da padrona, se non fosse per il fatto che gli ultimi anni vedono una preoccupante crescita della violenza di estrema destra a Milano e in Lombardia. Certo, se ne parla poco, ma la realtà è questa. E se non ci credete, chiedete in Questura.
Eppure, in tutto questo tempo gli amministratori milanesi, con in testa gli esponenti di An, hanno fatto scientemente finta di niente, impegnandosi, anzi, in reiterate campagne revisioniste. E così il 25 aprile diventava occasione di riabilitazione dei combattenti della Repubblica di Salò e la memoria della strage fascista di piazza Fontana iniziava ad essere aggredita con l’indecente blitz contro la lapide a Pinelli. Nel frattempo, mentre incessante prosegue la crociata del vicesindaco De Corato contro tutto ciò che sa di centri sociali, la destra milanese si mostra invece comprensiva e ipertollerante verso il nuovo protagonismo di gruppi neofascisti e neonazisti. Cuore Nero docet.
La cancellazione del murale di Dax non è soltanto un atto vile, poiché offende la memoria e il dolore ancora vivo di familiari e amici, ma anche una manifestazione di grave irresponsabilità politica che pesa integralmente sulle spalle del sindaco Moratti.
A lei chiediamo di assumersi le proprie responsabilità, di fermare le campagne revisioniste e di dire finalmente alla città cosa intende fare contro il proliferare di gruppi violenti di estrema destra.
Per quanto riguarda il murale, pensiamo semplicemente che il compito degli antifascisti milanesi sia quello di rifarlo al più presto, sulla Darsena o altrove.
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I capigruppo di Ds-Ulivo, Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani in Consiglio regionale, dopo aver appreso di lettere inviate dai legali del Presidente del Consiglio Ettore Adalberto Albertoni ai consiglieri regionali Giuseppe Civati (Ds-Ulivo) e Luciano Muhlbauer (Prc), dichiarano la propria sorpresa e il proprio disappunto.
Le missive degli avvocati seguono la vicenda della conferenza stampa sul volume “Storia della Lombardia a fumetti”, promosso, acquistato e poi distribuito dal Consiglio regionale lombardo in diecimila copie a studenti della scuola elementare e media.
 
“Riteniamo che il presidente Albertoni compia un errore di stile e di merito - dichiarano con una nota congiunta Giuseppe Benigni, Mario Agostinelli, Carlo Monguzzi e Bebo Storti -. Opporre alla legittima critica politica gli studi legali, con la minaccia di procedere in tribunale, significa svilire la dialettica consiliare e implicitamente tentare di imbrigliarla con strumenti extrapolitici. Siamo sorpresi del fatto che questa iniziativa sia assunta dal presidente dell’assemblea, cioè colui che è preposto alla tutela delle prerogative e delle libertà dei consiglieri eletti. Riteniamo pertanto indispensabile che il presidente Albertoni riporti la questione nell’ambito che le è proprio, ovvero il dibattito politico consiliare, e rinunci a strumenti legali, francamente poco opportuni e fuori luogo”.
 
dichiarazione congiunta di Benigni (Ds-Ulivo), Agostinelli (Prc), Monguzzi (Verdi) E Storti (PdCI)
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di lucmu (del 31/07/2007, in Scuola e formazione, linkato 707 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 31 luglio 2007 (pag. Milano)
 
Luglio è un mese maledetto. Ci portò via la scala mobile e ora ci consegna l’accordo che innalza l’età pensionabile e conferma la Legge 30. Ma anche il Presidente della Lombardia, Formigoni, ha pensato bene di approfittare delle particolari proprietà di luglio e così, nella disattenzione pubblica generale e con le scuole chiuse, venerdì 27 il Consiglio regionale ha approvato la legge sul nuovo “sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia”.
Il tutto iniziò in aprile, quando la Giunta regionale inondò le città lombarde con cartelli pubblicitari che annunciavano la nuova legge, anche se l’iter in Consiglio non era nemmeno iniziato. Cioè, una spesa di mezzo milione di euro, attingendo illegittimamente ai fondi europei (Fse), per propagandare quella che allora era una semplice proposta del centrodestra. I metodi spicci avrebbero poi caratterizzato anche i lavori in Commissione, dove il progetto di Formigoni si confrontava con altri due, uno del Prc e l’altro dell’Ulivo. La parola d’ordine era “fare presto” e, di conseguenza, le 80 audizioni si consumarono in un batter d’occhio e alla fine è stato approvato un Pdl sostanzialmente identico alla proposta iniziale, pieno di buchi e rinvii –dalla norma finanziaria all’offerta formativa- e che, comunque, non potrà entrare realmente in vigore prima dell’anno scolastico 2008-2009. Insomma, una storia iniziata male e finita peggio.
Ma, in fondo, il metodo adottato si spiega con il merito del provvedimento, il cui rilievo è inversamente proporzionale al livello di attenzione che la sua approvazione ha suscitato. La tesi di fondo che ispira la legge è che alla Regione compete non soltanto la formazione, ma altresì l’istruzione tecnica e professionale. Non a caso, già alla fine di maggio Formigoni ha impugnato presso la Corte Costituzionale l’articolo 13 del decreto Bersani, che appunto riafferma la competenza statale.
Tuttavia, non siamo soltanto di fronte alla solita offensiva “federalista”, che da queste parti si traduce in un crescente accentramento di potere nelle mani del Presidente-Principe, a discapito sia dello Stato che degli enti locali, bensì a un attacco bello e buono alla scuola pubblica. Il nuovo sistema regionale, infatti, si basa sulla piena equiparazione tra pubblico e privato e sul finanziamento attraverso la quota capitaria, che assegna le risorse in base al numero di studenti, e il “buono scuola”, che è accessibile soltanto alle famiglie delle scuole private. Va aggiunto, inoltre, che ogni istituto sarà libero di assumere il proprio personale come meglio crede, senza dover ricorrere a fastidiose graduatorie. Insomma, un’istruzione che si fa mercato e terra di conquista per un privato che campa sui sussidi pubblici.
L’idea di scuola che propone la filosofia formigoniana è la medesima che ispirò la Riforma Moratti. E così l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni non è vissuto come un’opportunità, in una regione dove la dispersione scolastica è in aumento e la mobilità sociale bloccata, bensì come una banale opportunità per rilanciare il doppio canale morattiano. Una concezione della scuola profondamente classista, dove non conta formare cittadini, ma produrre braccia per il mercato. Gli studenti che provengono dai ceti popolari o dall’immigrazione, a meno che non siano particolarmente “capaci e meritevoli”, saranno così destinati all’avviamento precoce al lavoro.
Non bisogna essere dei geni per capire che una siffatta controriforma non lascerà indifferente il quadro nazionale, dove l’immobilismo governativo e la mancanza di risorse offrono il fianco a quanti, non solo a destra, vogliono rilanciare la Riforma Moratti. Ancora più grave appare, dunque, la scelta della benevola astensione da parte del Partito Democratico lombardo, condita con attacchi espliciti contro i “conservatori” di sinistra che vogliono abrogare la Moratti.
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di lucmu (del 27/07/2007, in Scuola e formazione, linkato 688 volte)
I consiglieri regionali della sinistra hanno votato contro una legge inaccettabile, che compromette l’unitarietà del sistema scolastico nazionale, mettendo in discussione anche la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione.
Regione Lombardia irrompe nell’istruzione con l’obiettivo di riprodurre quella divisione tra scuola di serie A e di serie B introdotta a suo tempo dalla riforma Moratti e abrogata, come primo atto dopo l’insediamento, dal Governo dell’Unione.
Lo fa andando ben oltre le proprie competenze e ignorando completamente le normative nazionali vigenti. Tanto che la legge approvata si presta a rilievi di illegittimità tali da poter essere impugnata dal Governo.
 
Comunicato stampa congiunto di Muhlbauer, Agostinelli, O. Squassina (Prc), Monguzzi, Saponaro (Verdi), Storti (Pdci), A. Squassina (Ds)
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Dopo mesi di silenzi e di rifiuti, e soltanto dopo le proteste in Aula degli ultimi giorni, l’Assessore Rossoni ha finalmente risposto all’interpellanza dei consiglieri di Rifondazione Luciano Muhlbauer, Mario Agostinelli e Osvaldo Squassina, relativa alla campagna pubblicitaria del nuovo “sistema di istruzione e formazione” della Lombardia realizzata nei mesi di aprile e maggio.
La risposta è francamente sconcertante e conferma tutti i sospetti di uso illegittimo di soldi pubblici. Infatti, la campagna pubblicitaria è costata 500 mila Euro ed è stata finanziata con fondi europei (Fse).
Insomma, per promuovere, alla vigilia del voto amministrativo, quella che ai tempi era una semplice proposta di legge del centrodestra, nemmeno ancora giunta in Consiglio, si sono utilizzati i fondi dell’Ue.
Un abuso bello e buono! Da parte nostra, muoveremo tutti i passi formali per chiedere l’intervento della Corte dei Conti. Questo incredibile fatto getta ulteriori ombre sul pdl sull’istruzione e la formazione in discussione in Consiglio proprio oggi, cioè il 27 luglio, quando le scuole sono chiuse e le famiglie in ferie.
 
comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
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Sul bilancio di attività propria del Consiglio regionale, quest’anno, contrariamente a una prassi che ha sempre visto il voto favorevole anche delle opposizioni, la sinistra si è astenuta.
Lo abbiamo fatto in segno di protesta contro la pubblicazione e la distribuzione del volume Storia della Lombardia a fumetti, che contiene non solo errori e strafalcioni, ma vere e proprie falsificazioni dei fatti e che è stata realizzata con un finanziamento posto a carico del bilancio consiliare.
Si tratta di una questione di merito da portare in evidenza anche dentro le istituzioni dove operiamo e non solo all’attenzione dell’opinione pubblica. Di fronte alla spesa per un libro che attribuisce provocatoriamente al movimento operaio e studentesco le stragi fasciste di Piazza Fontana e Piazza della Loggia, infangando la memoria storica e offendendo il ricordo delle vittime e i loro parenti, va ribadito il ruolo straordinario che la classe operaia e il movimento democratico - cittadini, studenti, lavoratori - hanno svolto anche in Lombardia per le riforme, il rinnovamento della politica, la crescita culturale e della coscienza civile.
Abbiamo già denunciato l’evidente operazione di revisionismo storico, ancor più grave perché destinata a circolare nelle scuole e nelle biblioteche come strumento di formazione dei nostri giovani. Oggi vogliamo segnalare l’incongruità di un bilancio che ne ha contemplato la copertura economica, mentre torniamo a chiedere con forza il ritiro della pubblicazione.
 
dichiarazione congiunta di Muhlbauer, Agostinelli, O. Squassina (Prc), Monguzzi, Saponaro (Verdi), A. Squassina (Ds) e Storti (Pdci)
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di lucmu (del 24/07/2007, in Scuola e formazione, linkato 692 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 24 luglio 2007 (pag. Milano)
 
Luglio sta volgendo alla fine, le scuole sono chiuse e studenti, famiglie e insegnanti si apprestano a godersi le vacanze. Difficile che in un momento del genere possa esserci qualche attenzione a quello che accade nel Consiglio regionale lombardo. Eppure, è proprio per il giorno venerdì 27 luglio che il centrodestra ha imposto la discussione in Aula della sua controriforma del “sistema educativo di istruzione e formazione professionale” in Lombardia.
Una vera e propria porcata, visto che tutta questa improvvisa fretta non può trovare alcuna giustificazione valida. E’ evidente che una riforma di tale entità, anche se fosse approvata ora, non potrebbe produrre effetti concreti prima dell’anno scolastico 2008/2009, a meno che non si voglia sostenere che sia possibile rivoluzionare l’istruzione lombarda nel mese di agosto. A riprova di quanto affermato, basti ricordare che nel corso dell’approvazione definitiva del Pdl in Commissione, la maggioranza ha dovuto modificare in extremis due articoli (21 e 22), poiché questi facevano riferimento a due allegati semplicemente inesistenti. Si trattava delle definizioni dell’offerta formativa e del repertorio regionale, senza le quali la legge non può funzionare nemmeno in via ipotetica, e che ora dovrebbero essere prodotti entro il mese di ottobre.
Per capire la ragione di questo procedere alla maniera dei ladri di polli, bisogna dunque guardare al merito dell’operazione formigoniana. In primo luogo, il centrodestra intende rilanciare in salsa padana la Riforma Moratti, proponendo un modello di scuola basato su canali differenziati e sulla vecchia ricetta dell’avviamento precoce al lavoro per gli studenti provenienti dai ceti popolari, peraltro in netto contrasto con gli obiettivi dell’innalzamento dell’obbligo d’istruzione a 16 anni, introdotto dal Parlamento nell’autunno scorso. In secondo luogo, si vorrebbe estendere anche all’istruzione tecnico-professionale il sistema di piena parificazione tra pubblico e privato già vigente nella formazione professionale lombarda sin dal 2001 e che tanti danni ha provocato. Il finanziamento di tale sistema sarebbe garantito attraverso il meccanismo della quota capitaria -destinato agli istituti- e la generalizzazione del buono scuola -destinato alle famiglie delle scuole private-. I singoli istituti sarebbero, inoltre, liberi di selezionare il proprio personale docente come meglio credono, senza ricorrere a fastidiose graduatorie. Infine, tale progetto apre un palese conflitto di competenza con lo Stato -la Lombardia ha già impugnato l’articolo 13 del decreto Bersani-, mentre contestualmente marginalizza il ruolo di Province e Comuni. Insomma, il solito federalismo alla lombarda, che potremmo tradurre con la formula “tutto il potere a Formigoni”.
 Un attacco frontale alla scuola pubblica, una riproposizione nemmeno tanto mascherata della devolution in materia scolastica e la solita pioggia di denaro a favore di un privato che campa sulle sovvenzioni pubbliche. Impensabile che un siffatto progetto possa essere approvato senza problemi e conflitti, se soltanto il dibattito si svolgesse alla luce del sole e con le scuole aperte. Ecco la ragione vera per la quale si tenta di farlo di nascosto, il 27 luglio, quando i cittadini lombardi sono occupati in altro.
Facciamo dunque appello a tutte le organizzazioni del mondo della scuola a far sentire la propria voce. Ma chiediamo anche all’Ulivo in Regione di abbandonare la linea della benevola astensione e di battersi unitariamente contro la porcata estiva di Formigoni.
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di lucmu (del 13/07/2007, in Migranti&Razzismo, linkato 778 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 13 luglio 2007 (pag. Milano)
 
Quattro mesi dopo l’ordinanza della sezione bresciana del Tar della Lombardia, ora anche la sezione di Milano ha accolto il ricorso di alcuni gestori di phone center, sospendendo i provvedimenti di chiusura e sollevando il dubbio di legittimità costituzionale della legge regionale 6/2006. In altre parole, il Tribunale amministrativo della Lombardia ritiene nella sua totalità, essendo composto da due sezioni, non legittima la legge regionale sui  phone center.
Questa seconda sentenza conferma pienamente quanto affermato e denunciato da Rifondazione Comunista sin dal primo momento. Cioè, la legge regionale speciale per i phone center, entrata in vigore a fine marzo, non serviva a regolamentare un settore commerciale relativamente recente, bensì a provocare la chiusura massiccia e forzata di molte centinaia di legittime attività commerciali, colpevoli unicamente di essere gestite e utilizzate prevalentemente da cittadine e cittadini immigrati.
Infatti, la necessità di quella legge era stata motivata dai suoi più ferventi sostenitori, cioè Lega e An, con la tesi che i phone center fossero un “luogo di aggregazione di immigrati” e, quindi, in sé un pericolo per la sicurezza. Insomma, il commercio, le regole e la legalità non c’entravano nulla, ma si trattava semplicemente di mettere a disposizione di alcune forze politiche della Destra lombarda uno strumento legislativo per continuare le loro odiose e nocive campagne xenofobe e razziste, in spregio a ogni principio di ragionevolezza, equità e uguaglianza di trattamento.
La stucchevole prassi delle leggi ad hoc, a fini propagandistici o affaristici, è purtroppo una triste abitudine in Regione Lombardia. Non ci illudiamo, quindi, di convincere il centrodestra a cambiare strada con qualche richiamo al ragionamento. Tuttavia, che i giudici amministrativi lombardi dicano ormai all’unisono che ci sono serissimi dubbi di legittimità, è un fatto nuovo che non può e non deve essere ignorato.
Chiediamo dunque ai Comuni lombardi, a partire da quello di Milano, un atto di buon governo e di sospendere immediatamente i provvedimenti di chiusura dei phone center, disposti in base alla legge regionale 6/2006, in attesa della decisione definitiva della Corte Costituzionale.
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di lucmu (del 06/07/2007, in Sicurezza, linkato 1032 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 6 luglio 2007 (pag. Milano)
 
Quanto rivelato ieri sul quotidiano la Repubblica dal vigile urbano di Milano, Federico Carrozzo, circa l’esistenza di un nucleo speciale di circa 30 agenti che opera fuori dalle regole esistenti è di inaudita gravità.
L’agente, infatti, non rileva e rivendica soltanto l’esistenza di tale nucleo di carattere semi-informale, ma altresì l’uso di abbigliamento e di armi improprie, come le pericolose torce elettriche dal manico lungo, non in dotazione alla Polizia Locale di Milano e acquistati in privato.
È stucchevole e stupefacente che il Vicesindaco di Milano non abbia sentito il bisogno di intervenire con durezza in seguito a tale rivelazione e che addirittura sia andato avanti ad elogiare questi agenti. Delle due cose l’una: o si tratta di una notizia inventata, e in tal caso ci aspettiamo una smentita ufficiale e credibile, oppure questo nucleo esiste e allora occorre che venga aperta un’inchiesta e  che si sospendano gli agenti coinvolti.
A De Corato piace pensare alla vigilanza urbana di Milano come se fosse la Polizia del Sindaco, ma se un poliziotto o un carabiniere si fosse permesso di vantarsi pubblicamente di aver usato armi improprie e abbigliamento non in dotazione al corpo, sarebbe stato immediatamente sospeso e si sarebbe avviata un’indagine.
Oggi Rifondazione Comunista ha presentato in Regione un’interpellanza urgente all’Assessore regionale alla Polizia Locale, Ponzoni, perché intervenga a sua volta, accertando con urgenza quanto avviene nelle polizie municipali della Lombardia. Se la rivelazione fosse confermata rappresenterebbe, infatti, una palese violazione della legge nazionale n. 65/86 e della legge regionale n. 4/2003, nonché una vera e propria deviazione.
Chiediamo che si faccia immediatamente chiarezza e che si individuino le responsabilità. Non è possibile che continui un silenzio ufficiale imbarazzante e inaccettabile, soprattutto da parte di chi invoca ogni due secondi il rispetto della legalità. Tutto questo è dovuto ai cittadini e, soprattutto, ai tanti vigili urbani che svolgono quotidianamente il loro lavoro nel rispetto della legge e delle persone.
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