Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di lucmu (del 14/10/2011, in Movimenti, linkato 2975 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 14 ottobre 2011
 
Zone rosse attorno ai palazzi, allarme violenza, qualche manganellata di troppo, come a Bologna, e alcuni arresti inquietanti, come a Brindisi. Insomma, neanche questa volta l’autorità costituita ha voluto deviare dall’ormai consueto e consunto rito. Prendiamone atto e passiamo oltre.
Ebbene sì, perché la giornata globale contro l’austerity del 15 ottobre, la sua riuscita, il suo significato e la sua incidenza, saranno valutati con ben altri parametri, qui e in Europa. Cioè, con la capacità o meno di segnare la presenza e la rilevanza di un altro punto di vista sulla crisi, alternativo a quello della Bce, del Fmi e della Bm, di Marchionne e di Draghi, degli hedge funds, dei banchieri, delle agenzie di rating eccetera.
In altre parole, il punto è se il 15 ottobre quelli e quelle che stanno fuori dal recinto, per usare la metafora bertinottiana, cioè noi, nella nostra pluralità e nelle nostre diversità, riusciremo ad andare oltre all’esplicitazione dell’indignazione, per evocare ed innescare la nostra costituzione in forza, movimento e discorso, capace di incidere sull’agenda sociale e politica e di produrre cambiamento percettibile.
E attenzione, non è un problema marginale e tanto meno astratto o politicista. Anzi, è questione centrale, urgente e concreta. È centrale perché è illusorio pensare che per il solo fatto che la crisi sia di sistema e non congiunturale, essa porti dunque spontaneamente all’emersione di un’alternativa di sistema. Non è affatto così e la realtà di tutti i giorni si incarica di ricordarcelo: in assenza di alternative politiche dotate di forza sociale autonoma, prevale la risposta alla crisi di coloro i quali la crisi l’avevano provocata.
E la loro ricetta è micidiale, perché radicalizza ed estremizza il sistema in crisi, ridisegnando un’epoca e evocando un Ottocento in salsa global e multimedia. Dunque, niente più compromessi sociali, welfare, contratti nazionali, diritti dei lavoratori e partecipazione democratica. E quello che è peggio, nel vuoto la loro risposta conquista adepti a 360 gradi: Enrico Letta plaude alla lettera della Bce, Veltroni invoca governi tecnici per fare quello che pensa Draghi, Renzi parla come Brunetta, insulta i dipendenti comunali ed acclama Marchionne, la Cgil segue Bonanni sulla via del 28 giugno e così via.
Ma definire un orizzonte politico alternativo è anche un’urgenza, perché il dopo incombe. Non solo c’è la crisi e le politiche anticrisi che picchiano sempre più duro, ma c’è anche la fine del ciclo politico berlusconiano. Non importa sapere se finirà domani, tra un mese o tra un anno, importa sapere che sta finendo e che già oggi tutte le forze e gli attori in campo si scontrano, si muovono e si posizionano in funzione del dopo.
Difficile, davvero, sostenere che tutto questo non riguardi il 15 ottobre e i suoi protagonisti. Sarebbe come dichiararsi indifferenti rispetto alla possibilità di trovarci dopo Berlusconi con un governo della Bce o con un centrosinistra che fa la fine del Pasok greco.
Infine, si tratta anche di un problema concreto, anzi concretissimo. La crisi devasta le esistenze e le aspettative delle persone in carne ed ossa. Che sia una giovane precaria che non sa se il mese prossimo avrà ancora una fonte di reddito oppure uno di quei tantissimi operai della Jabil di Cassina de’Pecchi, della Fincantieri di Sestri-Ponente o dell’Irisbus di Valle Uftia che rischiano il posto di lavoro a causa della crisi, di un certo banditismo imprenditoriale e dell’immobilismo istituzionale, a tutte queste persone non si può rispondere “no so” quando ti chiedono cosa proponi per risolvere il loro problema.
Insomma, piaccia o non piaccia, sabato dobbiamo fare i conti con questa dimensione e questo significa che abbiamo, tutti e tutte, un certa responsabilità. Il 15 ottobre si preannuncia partecipato, ma se sarà soltanto una parentesi, una giornata magari un po’ più rumorosa delle altre, allora avremo sprecato un’occasione. Se, invece, accettiamo la sfida e ne uscirà il messaggio che in Italia un altro punto di vista c’è e che si avviano dei nuovi processi politici, allora il domani potrebbe anche riconsegnarci qualche sorriso.
 
 
di lucmu (del 11/10/2011, in Movimenti, linkato 1667 volte)
Mancano ormai solo pochi giorni alla giornata globale di mobilitazione contro le politiche di austerity del 15 ottobre. In Italia ci sarà una manifestazione nazionale a Roma, che partirà alle ore 14.00 da piazza della Repubblica (piazza Esedra) e terminerà in piazza San Giovanni.
Come probabilmente sapete o, comunque, avrete intuito, in questa occasione i livelli unitari tra i movimenti e le associazioni non sono proprio al massimo e, dunque, le spinte all’autovalorizzazione delle varie reti si fanno sentire con forza. Nulla di sorprendente, per carità, considerata la fase politica eccezionale in cui ci troviamo, che è segnata dalla crisi, dalle politiche di austerity, dal tramonto del ciclo berlusconiano e, quindi, dall’incombente quesito del che fare. Ma neanche nulla di esaltante, chiaramente, poiché tale situazione tradisce anche una certa difficoltà da parte di quanti e quante si trovano fuori dal recinto, per usare la metafora bertinottiana.
Tutto questo ha comportato che a livello nazionale si formasse un coordinamento unitario (vedi il sito Coordinamento 15 ottobre) che di fatto ha dovuto ridurre le sue funzioni al minimo sindacale, non riuscendo ovviamente ad affrontare neanche la questione di un’eventuale trattativa con Trenitalia per dei treni speciali.
Questa premessa politica si è resa necessaria al fine di spiegare, sebbene non in maniera esaustiva, il perché a Milano non ci siano treni speciali per Roma, né un’organizzazione centralizzata dei mezzi di trasporto. Insomma, la situazione generale ha fatto sentire il suo peso anche qui e alla fine ognuno ha fatto da sé, organizzando i propri pullman. Per fortuna, di unitario è rimasta l’iniziativa-conferenza stampa di mercoledì 12 ottobre, alle ore 12.00, in piazza Cordusio.
 
Comunque, per chi vuole andare a Roma sabato e non sa ancora come andarci, ecco l’elenco dei vari pullman che partono da Milano (in ordine rigorosamente alfabetico) e di cui, ovviamente, siamo a conoscenza:
 
Cub - partenza da p.zza Monte Titano (Stazione Lambrate), alle ore 6:30 – info e prenotazioni: tel. 02.70631804
Fiom – partenza da Romolo – costo 40 euro – info e prenotazioni: tel. 02.55025227
Popolo Viola Milano – partenza venerdì notte – costo 30 euro – info e prenotazioni: popoloviolamilano@libero.it
Rifondazione Comunista – partenza da Lampugnano, alle ore 5:45 di sabato – costo 35 euro – info e prenotazioni: tel. 02.55231507; mail: federazione@rifondazionemilano.org
San Precario – coordina con altre realtà i "torpedoni precari", in partenza da Milano-Pasteur, Milano-Certosa, Rho-Legnano e Monza - costo 20 euro - info e prenotazioni: cell. 389.6973158; mail torpedoni@inventati.org
Sinistra Critica – partenza da Milano - info e prenotazioni: 333.4665107; mail: info@sinistracriticamilano.it
Sos Fornace – partenza da Rho, alle ore 01:00 di sabato – costo 10 euro – info e prenotazioni:  cell. 346.3989550; mail sosfornace@inventati.org
Torchiera e Comitato NoExpo – partenza dal Torchiera, alle ore 24:00 di venerdì – info e prenotazioni: 335.7633967; mail info@noexpo.it
Usb – partenza da p.le Loreto, alle ore 6:00 – costo 30 euro (iscritti 20 euro) – info e prenotazioni: tel. 02.683091 e 02.6072576
ZAM – partenza da Milano, alle ore 24:00 di venerdì – costo 30 euro – info e prenotazioni: 389.5445079; mail: pulman15roma@gmail.com
 
Chiunque avesse altri pullman da segnalare oppure riscontrasse degli errori in quanto scritto, per favore utilizzi lo spazio dei commenti.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
di lucmu (del 29/09/2011, in Movimenti, linkato 867 volte)
Infine, la famosa-famigerata lettera “confidenziale” della Banca centrale europea, invocata dal governo Berlusconi per giustificare la pesantissima manovra di ferragosto, comprensiva dell’ignobile articolo 8, è saltata fuori. Il Corriere della Sera l’ha pubblicata stamattina e, nel caso a qualcuno fosse sfuggita, la riproduciamo in calce a queste righe nella traduzione italiana.
Consigliamo vivamente la sua lettura, perché nella sua essenzialità imperativa le ragioni della giornata europea di mobilitazione del 15 ottobre si rinnovano e si rafforzano.
Anzitutto, colpisce la disinvoltura con la quale l’attuale e il futuro presidente della Bce, cioè Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, dettano al capo del governo di un paese sovrano le scelte politiche da adottare. Per carità, lo sapevamo già come vanno queste cose, perché Grecia, Portogallo ecc. stanno lì a ricordarcelo, ma quando vedi questo metodo applicato al tuo paese fa un’altra effetto. Ebbene sì, perché c’è qualcosa che non va in questo tipo di rapporto tra una banca e un governo e un parlamento. Vi ricordate di tutte le analisi critiche della globalizzazione liberista, in materia di democrazia e sovranità popolare, che abbiamo fatto da Marcos e Genova in poi?
In secondo luogo, però, il merito dei “suggerimenti” della Bce non è propriamente originale: privatizzazione dei servizi pubblici locali, smantellamento dei contratti nazionali, libertà di licenziamento, aumento dell’età pensionabile, riduzione degli stipendi nel pubblico impiego e taglio dei trasferimenti agli enti locali. Sono tutte cose già sentite e strasentite sul piano internazionale e a casa nostra, da Sacconi a Marchionne e Marcegaglia, da Bonanni a Berlusconi e Maroni. In altre parole, da questo punto di vista, più che un’imposizione la lettera sembra piuttosto un favore al governo italiano, perché gli consente di non assumersi la responsabilità politica delle proprie azioni. Anzi, c’è di peggio, perché di fronte al diktat europeo non si “piega” soltanto la destra italiana, ma anche buona parte dell’opposizione di centrosinistra. There is no alternative, avrebbe detto la Thatcher.
La verità comprende probabilmente tutti e due gli aspetti che abbiamo evidenziato e, comunque, il risultato finale è sempre il medesimo: la risposta iperliberista alla crisi del neoliberismo e il ridisegno del modello sociale e politico per mezzo della rincorsa del pagamento di un debito palesemente impagabile, non trova opposizione vera e alternative credibili e, anzi, finisce per essere spacciato per un fenomeno naturale.
Fuck austerity grida qualcuno in maniera un po’ ruvida, United for global change dice la parola d’ordine condivisa per il 15 ottobre, alludendo appunto a quel cambiamento e a quell’alternativa la cui necessità tutti e tutte sentiamo, ma che nella realtà non si vedono ancora. Invece, a meno che non vogliamo soccombere e finire strangolati alla maniera greca, cornuti e mazziati, di un’altra punto di vista in campo c’è urgente bisogno. E il 15 ottobre, la giornata europea di mobilitazione lanciata dal movimento degli indignados spagnoli (vedi per esempio Movimiento 15M o Democracia real Ya!), pensiamo sia un’occasione, un punto di partenza o un punto di passaggio, fate voi, per avanzare in quella direzione.
Ebbene, qui in Italia la mobilitazione del 15 ottobre è stata assunta da praticamente tutte le articolazioni di movimento, da molti sindacati (sindacalismo di base, Fiom, autoconvocati, parti della Cgil), dai movimenti dei precari, dagli studenti, da diverse realtà associative, come l’Arci, e da molta parte della sinistra politica.
C’è un accordo generale sul fatto che il 15 ottobre si manifesterà a Roma, con partenza alle ore 14.00 da piazza della Repubblica (piazza Esedra), per arrivare in piazza San Giovanni. A Roma si sta riunendo anche un tavolo nazionale che cerca di mantenere i collegamenti tra le diverse reti e definire una gestione comune della piazza. Tuttavia, ad oggi, i livelli unitari si riducono essenzialmente a questo e a poco altro. Infatti, allo stato non c’è né una trattativa centralizzata con Trenitalia per i trasporti, né accordo su cosa fare, una volta arrivati a San Giovanni.
A nostro avviso, la difficoltà di definire momenti unitari alti, di cui ci sarebbe invece un terribile bisogno, sono dovuti alla complessità della situazione politica, all’assenza di alternative e sbocchi chiari e definiti e, non ultimo, alla questione dell’efficacia delle forme di azione finora sperimentate. E così, in questo inizio autunno sembra prevalere piuttosto la ricerca di autovalorizzazione politica da parte delle diverse reti impegnate verso il 15.
Senza la pretesa di essere esaustivi, segnaliamo soltanto i principali appuntamenti nazionali che in questo senso si sono tenuti o si terranno:
-       24 settembre, Roma, assemblea nazionale di Uniti per l’alternativa (già “Uniti contro la crisi”)
-       24-25 settembre, Bologna, costituente dello sciopero precario
Inoltre, segnalo che gli studenti stanno preparando una mobilitazione in tutte le città per venerdì 7 ottobre e per la maggior parte delle realtà studentesche questa sarà anche occasione per preparare il 15 ottobre.
Per quanto riguarda Milano, le difficoltà nazionali di connettere i diversi punti di vista e percorsi di avvicinamento al 15 ottobre, ha fatto sì che ci volessero ben tre diverse riunioni ed assemblee cittadine perché, alla fine, si realizzasse un primo appuntamento unitario. Questo si è tenuto ieri, mercoledì 28 settembre, presso l’Arci Corvetto ed erano presenti praticamente tutte le realtà interessate. Alla fine si è deciso di costruire un lavoro comune sui terreni della comunicazione pubblica, delle iniziative preparatorie (il countdown) e dei trasporti (verifica treno e/o pullman).
Per tenervi aggiornati da questo punto di vista vi consigliamo in particolare il sito Precaria.org, poiché i compagni e le compagne di San Precario si sono assunti la responsabilità della comunicazione per conto dell’assemblea unitaria.
 
Ebbene, per ora è tutti. Stay tuned, come si suole dire. E, soprattutto, ricordiamoci che la riuscita del 15 ottobre non è garantita da alcuna pozione magica, ma sarà frutto soltanto del lavoro che saremo in grado di mettere in campo tutti e tutte noi.
 
Luciano Muhlbauer
 
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Lettera Bce al Governo italiano
 
Francoforte/Roma, 5 Agosto 2011

Caro Primo Ministro,

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.
 
Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
 
1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C'è anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.
 
2.Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e deciseper assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.
 
Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
 
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'è l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.

Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,
 
Mario Draghi, Jean-Claude Trichet
 
 
di lucmu (del 22/07/2011, in Movimenti, linkato 886 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 22 luglio 2011 con il titolo “I no global e noi, movimenti in connessione”
 
Sono passati dieci anni da quel luglio genovese e nel frattempo molte cose sono cambiate. A chi c’era, a chi ha vissuto e condiviso gioie, dolori e rabbia può sembrare anche ieri, ma in un mondo dove tutto corre e la memoria è sempre più labile, un decennio è un tempo maledettamente lungo. E così, la trappola della commemorazione, del come eravamo è sempre in agguato.
Cascarci sarebbe però un disastro, perché equivarrebbe alla collocazione di quella stagione di movimenti nel museo delle cere. E, possiamo starne certi, in quel caso i detrattori di ieri le darebbero un posto d’onore, magari pure un piedistallo, in cambio dell’espulsione dal tempo presente.
Ebbene sì, perché Genova continua ad essere una spina nel fianco per troppi da troppe parti, sia per quelli implicati nella repressione di ieri, che per quelli tuttora convinti che il cambiamento consista nella semplice sostituzione degli inquilini del palazzo.
Quindi, evitiamo di regalare ai responsabili operativi e politici delle violenze la tranquillità dell’archiviazione storica. Non è una questione che riguarda le sole vittime della violenza poliziesca del 2001, a partire dalla famiglia Giuliani e da quelli e quelle che subirono le infamie di Bolzaneto e della Diaz. No, è una questione generale che riguarda l’insieme del paese, perché il lezzo nauseabondo dell’impunità corrode il rapporto tra istituzione e cittadino e la stessa legalità costituzionale. Né più né meno.
Ma appunto, Genova non era soltanto repressione. Anzi, a meno che non vogliamo sposare la tesi che tutta quella violenza, così come le sue anticipazioni di Napoli e Goteborg, fosse il prodotto di qualche eccesso di qualche subalterno, allora dobbiamo rammentare chi e che cosa era quel movimento.
Partito da Seattle, era un movimento giovane, che rompeva argini e schemi, oltrepassava i confini e riscopriva e riformulava il linguaggio dell’alternativa. Contrappose alla globalizzazione liberista la cooperazione globale dei movimenti sociali e la parola d’ordine “un altro mondo è possibile!”. E soprattutto era in crescita, era un fiume in piena e, di fatto, andava ad occupare la posizione di antagonista del potere, ormai abbandonata da una ex-socialdemocrazia ostaggio del pensiero unico. Quel movimento andava dunque stroncato sul nascere. Questo si tentò di fare a Genova.
Oggi c’è chi sostiene che l’operazione riuscì, ma non è vero. Anzi, il movimento resistette anche all’11 settembre e si fece carico dell’opposizione alla guerra permanente. Poi seguirono il Forum sociale europeo di Firenze del 2002 e la straordinaria mobilitazione contro la guerra in Iraq del 2003. La fase discendente arrivò soltanto dopo. Insomma, non fu la repressione a spezzare il movimento, fu la politica.
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, ma oggi ci troviamo di nuovo di fronte a una fase di partecipazione dal basso e di protagonismo dei movimenti: la battaglia della Fiom, il 16 ottobre, l’onda studentesca, la lotta degli insegnati, il 14 dicembre, i comitati per l’acqua pubblica, la primavera delle elezioni amministrative e dei referendum, la Val di Susa eccetera.
E anche oggi, come ieri, invece di coglierne le potenzialità, molta parte dell’opposizione politica sembra piuttosto spaventata ed intenta a normalizzare, come indicherebbero il clima da unità nazionale attorno alle politiche anticrisi o, su un altro piano, la firma sotto l’accordo interconfederale da parte della Cgil.
Problemi analoghi, dunque, ma anche attori e scenario mutati, perché i movimenti non sono più gli stessi, c’è una nuova generazione che il 2001 genovese lo conosce soltanto per sentito dire e i nodi della globalizzazione liberista sono ormai venuti al pettine.
Ecco perché non ha senso tornare oggi a Genova per commemorare il movimento di ieri e perché occorre invece essere sufficientemente lucidi per tentare di connettere la stagione dei movimenti di ieri a quella di oggi, di costruire ponti, di individuare obiettivi e iniziative e di far tesoro delle esperienze passate.
Tra oggi e domenica a Genova ci saranno sufficienti luoghi e momenti dove tentare di farlo. Il resto dipende da noi.
 
 
Come preannunciato e rivendicato preventivamente dal Ministro degli Interni, il leghista Maroni (quello di “padroni a casa nostra”), il presidio e le barricate dei valsusini sono stati spazzati via militarmente, mediante la più grossa operazione di polizia dai tempi del G8 di Genova: circa 2.500 uomini delle forze dell’ordine sono stati impegnati. Ovviamente, non c’era partita, perché gli abitanti della Val di Susa e quanti e quante, solidali con loro, sono presenti sul posto sin da ieri sera, non sono un esercito, né vogliono esserlo.
Sono rimasti dunque inascoltati gli appelli che chiedevano di fermare l’intervento di forza e di aprire invece un grande confronto nazionale, come quello reso pubblico ieri e sottoscritto da diversi esponenti della società civile, tra cui anche il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, e il presidente dell’Arci, Paolo Beni.
Ora il Governo Berlusconi-Lega canterà vittoria e molta parte dell’opposizione sarà purtroppo d’accordo con loro. Ma noi no! E siamo convinti che anche tanta parte di quel popolo che in Italia ha ripreso la parola, con il voto amministrativo e con i referendum, la pensi così. Anzitutto e soprattutto, perché non si mandano gli eserciti contro le popolazioni.
 
In molto città si stanno organizzando mobilitazioni di solidarietà con i valusini e i no tav e di richiesta di fine immediata dell’intervento delle forze dell’ordine. A Milano l’appuntamento è alle ore 18.00 in piazza San Babila.
 
Il primo soggetto a lanciare l’appuntamento in San Babila è stato il Comitato No Expo, al quale si sono subito aggiunte diverse realtà di movimento e, mentre scriviamo, stanno per partire anche i comunicati di adesione al presidio di Fiom Milano e Arci Milano e siamo certi che altre adesioni seguiranno.
 
Invitiamo quindi tutt* quant* ad esserci alle ore 18 in San Babila, per dare un segno di solidarietà ai valsusini e per chiedere la fine immediata dell’intervento di polizia.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Chissà, forse collaborerà anche il meteo e così sabato pomeriggio a Milano si potrà manifestare con qualche raggio di sole. Infatti, anche il 19 marzo è un giorno di mobilitazioni, al plurale, necessarie e giuste.
Anzitutto, c’è l’iniziativa promossa dall’Arci Milano in seguito alla chiusura dell’ennesimo circolo, La Casa 139, ad opera della Polizia Locale. Come sempre, l’input di tallonare i circoli Arci e possibilmente di chiuderli è arrivato verosimilmente dal vicesindaco con delega alla sicurezza, De Corato, ed è figlio di quell’idea oscurantista della città che non tollera spazi di socialità che siano fuori dalla logica della mercificazione o dal controllo politico della destra. Che si tratti di centri sociali, di circoli Arci o di locali indipendenti.
E non a caso, quell’idea di città ha partorita negli ultimi giorni anche la malsana, nonché illegale, trovata di voler dichiarare piazza della Scala zona off-limits per i cittadini in disaccordo con Moratti, De Corato e Lega.
Comunque sia, l’Arci ha lanciato l’appello Liberiamo la Musica, che ha già raccolto molte adesioni, anche oltre i confini dell’associazione, e l’appuntamento è per sabato pomeriggio, alle ore 15.00, in piazza Fontana, per un presidiocreativo e musicale per liberare la musica e la cultura a Milano.
Sempre sabato pomeriggio e sempre alle ore 15.00, con concentramento in piazzale Loreto, si terrà un corteoa sostegno delle rivolte dei popoli arabi e contro l’intervento militare, promosso da diversi soggetti in occasione della “giornata internazionale di solidarietà con la rivolta delle genti arabe e africane”, lanciata per il 20 marzo dall’assemblea dei movimenti sociali al Forum sociale mondiale di Dakar. Per info sulla mobilitazione visti il sito del Csa Vittoria o di Sinistra Critica Milano.
Ci vediamo in piazza!
 
 
Sabato 12 marzo sarà un altro giorno di mobilitazioni a Milano. E come già avvenuto altri sabati precedenti, le iniziative, sebbene non siano in contrapposizione tra di loro, si svolgono in contemporanea e in luoghi diversi della città. Insomma, siamo di fronte a una perfetta metafora della situazione generale, fatta da tante persone che si muovono, che esprimono opposizione e voglia di cambiamento, ma senza un centro di gravità e una meta condivisi.
Comunque sia, guardiamo al bicchiere mezzo pieno e, quindi, elenco brevemente le iniziative in campo (scusandomi per eventuali dimenticanze). Poi, fermo restando che a casa non si rimane, pioggia o non pioggia, scegliete voi dove andare.
Anzitutto c’è l’appuntamento più conosciuto e pubblicizzato, poiché ha carattere nazionale e il suo epicentro si trova a Roma. Si tratta della mobilitazione A difesa della Costituzione, che a Milano si svolgerà in largo Cairoli, dove verrà allestito un palco, dalle ore 15.00 alle 19.00. Per info: www.adifesadellacostituzione.it
Strada facendo, anche grazie alle edificanti esternazioni sulla scuola pubblica da parte di Berlusconi, alla parola d’ordine della difesa della Costituzione si è aggiunta con forza anche quella della difesa della scuola pubblica, provocando peraltro il manifestarsi di qualche contraddizione.
Infatti, come già quella del 13 febbraio scorso, anche la piazza del 12 marzo si caratterizza per essere molto ampia e così si prevede, almeno a Roma, anche la presenza di esponenti finiani. Orbene, è risaputo che i deputati e i senatori di Fli hanno votato a favore dei tagli alla scuola pubblica e della riforma Gelmini. Contraddizioni delle larghe intese in chiave antiberlusconiana, si dirà, ma intanto ha fatto sì che a Roma la maggioranza del movimento degli studenti universitari si è data appuntamento in un piazza diversa (e, per quello che vale, sono d’accordo con loro). Per info: www.ateneinrivolta.org - www.uniriot.org - www.unionedeglistudenti.net/sito
A Milano, divisioni spaziali di questo tipo non si sono verificate, ma il problema politico ovviamente rimane e anche le ripercussioni. Comunque, in largo Cairoli ci sarà Rete Scuole, che garantirà parole chiare in tema di scuola pubblica. Per info: www.retescuole.net
Alle ore 14.30, in piazza Duca d’Aosta (stazione Centrale), c’è invece l’appuntamento per il Samedi Gras – il carnevale antirazzista di Milano, alla sua seconda edizione, dopo l’esperienza positiva dell’anno scorso. Ci sarà una parata in maschera, con carri allegorici e giochi per bambini di ogni età e cultura, ma soprattutto è un’occasione per ricordarci che milanesi non si nasce ma si diventa e per mandare un abbraccio a chi in Tunisia, Egitto, Libia ecc. è insorto per la libertà. Per info: www.milanomovida.tk
Alle ore 15.00, presso il circolo LO-FI, in via Pietro e Giuseppe Pestagalli 27, c’è poi un’assemblea, organizzata dall’Arci Milano, per iniziare a rispondere alla politica di chiusura degli spazi di socialità dell’amministrazione milanese, che una settimana fa ha provocato la sua ultima vittima in ordine di tempo: il circolo La Casa 139. Vi segnalo questa iniziativa non tanto perché ci sia bisogno di una presenza di massa, ma soprattutto perché iniziate a segnarvi sull’agenda la mobilitazione di piazza che quell’assemblea è chiamata a preparare e che si terrà sabato prossimo. E nel frattempo, firmate anche l’appello Liberiamo la musica! Per info: www.arcimilano.it
Infine, visto che ci siamo e che il 25 aprile si avvicina, vi segnalo anche la tre giorni di iniziative di Partigiani in Ogni Quartiere, che inizia oggi venerdì e si conclude domenica 13 marzo. Per info: http://poq.noblogs.org
Buon week end di lotta e speranza!
 
Luciano Muhlbauer
 
 
di lucmu (del 29/01/2011, in Movimenti, linkato 1318 volte)
A Milano c'è un nuovo spazio sociale, si trova in via Olgiati 12 ed è stato occupato oggi pomeriggio da un centinaio di ragazzi e ragazze riuniti nel collettivo ZAM.
Anche se la destra che malgoverna la città griderà probabilmente allo scandalo, in realtà si tratta di una buona, anzi ottima notizia. Infatti, è stato restituito alla vita e al territorio uno dei tanti luoghi di questa città abbandonati all'incuria e al degrado.
Nella fattispecie si tratta di uno ex-stabilimento della Avery Berkel, azienda produttrice di affettatrici e bilance professionali, ormai vuota da anni.
Ora l'ex azienda torna a nuova vita, grazie all'impegno di studenti e precari, e ci auguriamo che sia una vita lunga.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Lo sgombero del centro sociale Sos Fornace di Rho (MI), eseguito questa mattina da un ingente spiegamento di forze di polizia, è un atto osceno che non trova giustificazione alcuna, se non nell’interesse politico di voler eliminare una voce di denuncia delle speculazioni legate ad Expo 2015 e negli interessi personali e privati di Roberto Zucchetti, che non è soltanto il traballante Sindaco di Rho, ma anche proprietario di diversi terreni coinvolti in operazioni speculative.
Ma se sospetti sono i motivi di questo sgombero, ancora più sospetti lo sono i tempi. Infatti, il Sindaco ciellino, protagonista di un’esperienza amministrativa fallimentare e fortemente segnata dal suo conflitto di interessi, rischia concretamente di non arrivare alla fine di gennaio, considerato che allo stato non dispone più di una maggioranza in Consiglio comunale.
Insomma, quella strana fretta di sgomberare durante le feste sembra dovuta proprio all’esigenza di mettere in sicurezza alcuni affari del Sindaco, prima che questi torni a fare il privato cittadino. Infatti, con questo sgombero Zucchetti non solo si vendica di uno dei suoi più determinati oppositori politici, ma en passant allontana anche la fastidiosa presenza dei ragazzi e delle ragazze della Fornace dai confini di una sua proprietà personale.
Ebbene sì, perché il Sindaco Zucchetti a quel terreno che si trova a soli 10 metri dalla Fornace ci tiene proprio tanto, visto che aveva tentato già in precedenza di trasformalo da agricolo in edificabile nel progetto di Pgt (Piano di governo del territorio) di Rho. Tentativo per ora arenato, perché l’intera procedura urbanistica è da rifare, a causa delle tante, troppe irregolarità e illegittimità, denunciate a suo tempo anche dalla Fornace con esposto ai Carabinieri.
Peraltro, la vicenda del terreno vicino alla Fornace non è nemmeno un caso isolato, visto che il Sindaco è proprietario anche di un altro terreno agricolo, che ora dovrebbe cambiare destinazione d’uso, grazie a una convenzione tra Comune di Rho e Provincia di Milano sulla nuova sede del Liceo Rebora.
Anche in questo secondo caso è la fretta a farla da padrona, visto che la Giunta provinciale ha deliberato il nulla osta alla convenzione pochi giorni prima di natale e che il Consiglio provinciale, con un’efficienza procedurale senza precedenti, sarà chiamato a ratificarlo a metà gennaio.
Tuttavia, a questo punto qualcuno potrebbe obiettare che tutto questo è certamente uno schifo, ma che la Fornace era pur sempre uno spazio occupato e che la proprietà reclamava la sua restituzione. Ebbene, tralasciando qui tutti i ragionamenti sulle aree dismesse e sugli spazi sociali, a questo proposito andrebbe ricordato che la Fornace ha da tempo formalizzato la sua volontà e il suo interesse di trovare delle soluzioni condivise e che questa disponibilità al dialogo aveva trovato degli interlocutori persino in alcuni esponenti della maggioranza di centrodestra.
Ma il Sindaco Zucchetti si era sempre opposto a ogni forma di dialogo, continuando invece ad esercitare pressioni sulla Prefettura per un intervento di forza. Evidentemente, questa volta il Sindaco ciellino, sebbene i suoi conflitti di interessi fossero più che noti, ha trovato ascolto e complicità, perché in fondo nell’Italia della compravendita di parlamentari un affaruccio non si nega a nessuno e, poi, fa tanto comodo zittire quei rompiballe che parlano di speculazioni.
Da parte nostra, esprimiamo la nostra completa solidarietà ai ragazzi e alle ragazze della Fornace, invitando tutti a partecipare al presidio con corteo davanti al Comune di Rho che la Fornace ha convocato per le 20.30 di stasera.
E, infine, ci auguriamo vivamente che presto la Fornace trovi un nuovo spazio, dove continuare quell’attività di denuncia e di opposizione che è un valore aggiunto per Rho e per tutto il nordovest milanese.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
di lucmu (del 23/12/2010, in Movimenti, linkato 744 volte)
Quest’anno non è facile fare gli auguri.
le nubi si ostinano a stazionare sulle nostre teste,
i viandanti temono il viaggio e i navigatori la traversata.
eppure, qualche raggio di luce ha osato sfidare il buio, i falsi profeti e i guardiani dell’immutabilità delle cose.
qualche raggio di luce ha infranto il silenzio dell’oscurità.
di qui un operaio che con antica fierezza esclama no signore, di là uno studente che si ribella al furto del suo futuro.
non è ancora l’alba di un nuovo giorno, of course, ma senz’altro è la prova lampante che questa arriverà, prima o poi. basta crederci.
e allora, auguriamoci un 2011 illuminato da tanti raggi di luce.
 
Auguri! Buone feste.
Luciano Muhlbauer
 
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