Blog di Luciano Muhlbauer
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Non abbiamo proposto di abolire il finanziamento regionale alle scuole private, ma soltanto di abrogare gli odiosi privilegi concessi agli istituti privati. Si sarebbero risparmiati, così, circa 30 milioni di euro, da utilizzare in quelle scuole pubbliche dove ormai molti genitori si devono autotassare per poter comprare finanche la carta.
Ma niente da fare, la maggioranza Formigoni-Lega non ha fatto una piega e ha respinto il nostro ordine del giorno, firmato da tutta l’opposizione. Eppure, non abbiamo chiesto altro che introdurre, anche per i contributi agli studenti delle scuole private, gli stessi criteri validi per quelli delle scuole pubbliche - nonché per tutto il resto dei contributi regionali.
Infatti, c’è una vistosa anomalia nel regno di Formigoni. Il “riccometro”, cioè il certificato Isee, normalmente utilizzato per accertare se un cittadino ha diritto a un sostegno pubblico o meno, non è richiesto per le scuole private. Risultato? La maggior parte dei 50 milioni di euro erogati ogni anno alla scuola privata, finisce in tasca a chi non ne avrebbe nemmeno bisogno.
Addirittura, ben 8.713 beneficiari del sussidio regionale chiamato “buono scuola” dichiarano al fisco un reddito annuo tra 85mila e 198mila euro! Altri risultano residenti nelle zone più prestigiose e costose delle nostre città, come Galleria Vittorio Emanuele o via Manzoni, a Milano.
Abbiamo documentato tutti i numeri di questo scandalo nel nostro dossier “Riservato alle scuole private – Garantisce Formigoni”, pubblicato poche settimane fa. E nessuno, ai piani alti del Pirellone, ha mai smentito i nostri dati.
Ci saremmo aspettati che almeno in tempo di crisi e di bilanci ristretti qualcuno dalle parti di Pdl o Lega si chiedesse se non fosse il caso di essere più sobri ed eliminare un po’ di privilegi. Invece niente! Nessuno ha rotto le righe e la maggioranza ha ribadito che le clientele politiche di Formigoni contano più dell’interesse generale. E chi se ne frega di quei genitori che devono autotassarsi per far funzionare la scuola pubblica.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare l’ordine del giorno respinto a maggioranza, con i voti contrari di Lega, Pdl e Udc

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La scuola pubblica sta subendo il più vasto programma di tagli della storia repubblicana e capita pure che dei genitori debbano donare 40-50 euro perché nella scuola dei loro figli mancano i soldi per comprare la carta. E mentre tutto questo accade, in nome delle ristrettezze di bilancio e della crisi, cosa fa la Regione governata da 15 anni da Roberto Formigoni? Se ne frega e aumenta sempre di più il finanziamento pubblico alla scuola privata e distribuisce sussidi a chi guadagna anche 200mila euro e abita in case di lusso
Questa è, in estrema sintesi, la realtà che emerge dal Rapporto 2009 sul finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia, elaborato dal Gruppo regionale di Rifondazione Comunista, sulla base di un’analisi dettagliata e rigorosa del database dell’Assessorato regionale all’Istruzione.
A guardare i numeri, infatti, al governo regionale non sembra importare molto dei destini della scuola pubblica, visto che nell’anno scolastico 2008/2009 ben l’80% dei fondi regionali per il diritto allo studio è stato destinato in via esclusiva agli studenti delle scuole private, frequentate però soltanto il 9% degli studenti.
E lo strumento principale di finanziamento della scuola privata è stato anche quest’anno, come nei sette precedenti, il buono scuola, nel frattempo ri-denominato “dote per la libertà di scelta”. Con questo buono sono stati girati alle scuole private ben 45 milioni nell’anno scolastico 2008/2009 e ne verranno girati oltre 50 milioni in quello 2009/2010. Complessivamente, dal 2001 ad oggi, sono stati così drenati quasi 400 milioni di euro dalle tasche dei contribuenti a quelle della lobby della scuola privata.
E pur di poter garantire questo finanziamento privilegiato alla scuola privata, gli uomini di Cl non si vergognano neanche di erogare, in piena crisi economica, un sussidio pubblico a persone che, bontà loro, non ne avrebbero nemmeno bisogno.
Infatti, per riuscire nel miracolo poco cristiano di elargire ai due terzi dei 98mila studenti delle private lombarde un sussidio regionale, il governo Formigoni-Lega ha truccato le regole del gioco. Cioè, mentre i genitori degli studenti della scuola pubblica devono esibire il certificato Isee –il riccometro- per poter accedere a un piccolo contributo, i richiedenti il buono scuola godono di un meccanismo inventato ad hoc per loro, denominato “indicatore reddituale”, dove i limiti di reddito sono molto più tolleranti e, soprattutto, dove non si deve dichiarare la propria situazione patrimoniale, sia mobiliare, che immobiliare.
E il risultato di questo trucco è tanto stupefacente, quanto indecente, considerato che oltre 4mila beneficiari del buono scuola dichiarano al fisco addirittura un reddito tra 100mila e 200mila euro annui oppure che altri risultano residenti nella zone più prestigiose e costose delle nostre città, come per esempio Galleria Vittorio Emanuele o via Manzoni a Milano.
Insomma, lo scandalo che da anni denunciamo, cioè gli sfacciati privilegi della lobby della scuola privata, non solo si rinnova, ma si aggrava, perché il flusso di denaro pubblico alla scuola privata si intensifica proprio nel momento in cui il Governo sta portando l’attacco più pesante alla scuola pubblica, sostenendo che non ci sarebbero più soldi per nessuno.
Il nostro dossier rappresenta l’unico rapporto di minoranza sull’argomento esistente in Lombardia e mostra quello che il Pirellone vuole invece nascondere. E faremo di tutto per diffonderlo, perché i cittadini lombardi, anzitutto quelli che non la pensano come noi, possano sapere. Poi, ognuno tragga le sue conclusioni.
Da parte nostra, annunciamo sin d’ora che in occasione della discussione del bilancio regionale, il 15 e 16 dicembre prossimi, riproporremo il problema dell’abolizione dei privilegi della scuola privata. E auspichiamo di non essere gli unici.
 
CLICCANDO SULL’ICONA QUI SOTTO PUOI SCARICARE IL RAPPORTO IN FORMATO PDF.
Se invece vuoi la versione cartacea (finché disponibile) e/o ti interessa organizzare iniziative, allora telefona al Gruppo del Prc: 02.67482288.
La distribuzione e l’utilizzo del dossier sono assolutamente liberi e chiediamo soltanto di citare la fonte.
 

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La decisione del CdA del Politecnico di Milano di chiudere, a partire dal 31 dicembre, la mensa di via Golgi, è un atto irresponsabile e miope. Infatti, qualora tradotto in pratica, getterebbe quasi 40 lavoratori e lavoratrici sul lastrico e priverebbe migliaia di studenti di un pasto a prezzi calmierati.
Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori della mensa che domani sciopereranno, in base alla proclamazione dei sindacati SdL e RdB/Cub, e agli studenti che si mobilitano insieme a loro contro questa assurda chiusura.
Da parte nostra, abbiamo presentato oggi un’interpellanza all’Assessore regionale all’Istruzione, Rossoni, chiedendo che intervenga urgentemente sul Politecnico affinché la decisione della chiusura venga revocata.
Infatti, è la Regione a disciplinare con proprie leggi gli interventi per il diritto allo studio universitario finanziandolo in buona parte con risorse del suo bilancio e svolgendo sul tema funzioni di controllo e di indirizzo.
Ci pare pertanto non solo legittimo, ma anzi doveroso, l’intervento di Regione Lombardia su una decisione che, oltre a comportare dei licenziamenti, inciderebbe negativamente sul diritto allo studio per la generalità degli studenti.
Infatti, la mensa di via Golgi è l’unica esistente nell’area di Città Studi –circa 40mila potenziali utenti – e per questo è sempre strapiena, servendo ogni giorno 1.500 pasti. Praticando prezzi più bassi di quelli di mercato, contribuisce inoltre a calmierare anche i prezzi degli esercizi privati della zona.
Insomma, un’idea davvero brillante, specie in questi tempi di crisi e di difficoltà economiche per le persone e le famiglie.
Il CdA del Politecnico, stando ai verbali delle sue sedute, sembra non preoccuparsi troppo del problema e sostiene che il servizio eliminato verrebbe egregiamente sostituito dall’introduzione del “ticket elettronico” (4,5 euro) per gli studenti beneficiari di borsa di studio, da spendersi negli esercizi convenzionati della zona. Si “dimentica” però di dire che attualmente i borsisti mangiano gratuitamente in mensa e, soprattutto, che tutti gli altri si dovranno attaccare al tram.
Auspichiamo che il CdA del Politecnico, alla luce della crescente protesta, possa riconsiderare la sua infelice decisione e soprattutto che la Giunta regionale voglia intervenire celermente, assumendo il ruolo che le compete.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo originale dell’interpellanza
 

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Lo sgombero forzoso della sede delle scuole civiche occupata di via Marsala, avvenuto questa mattina a Milano, è stata un’inutile esibizione di muscoli, le cui uniche conseguenze concrete sono i danni provocati alla struttura e la copertura dello stato di illegalità del Comune di Milano. A questo punto, chiediamo all’assessore Moioli di scegliere: ripristini la legalità, cioè le classi serali illegittimamente tagliate, oppure si dimetta.
Infatti, tra le ore 7.30 e 8.30, una cinquantina di agenti di polizia e carabinieri, in gran parte in assetto antisommossa, ha effettuato l’operazione di sgombero della sede di via Marsala, occupata ieri notte dagli studenti del liceo civico serale “Gandhi”. Non ci sono stati feriti, ma soltanto qualche contuso all’esterno, causa manganellate.
Ufficialmente, la celerità dell’intervento di polizia, richiesto dalla Preside (ma questa è normale prassi), era dettata dalla necessità di consentire lo svolgimento della normale attività didattica. Invece, stamattina non c’è stata alcuna normale attività, perché gli studenti del liceo diurno hanno contestato l’intervento, rifiutandosi quindi di assistere alle lezioni, ma anche perché i danni provocati alla struttura (tra cui due porte fatte a pezzi senza troppi complimenti) dalle frettolose operazioni di sgombero hanno comportato dei problemi di agibilità.
Eppure, gli studenti del “Gandhi” avevano chiesto soltanto due cose semplici semplici: il rispetto della legalità e di poter parlare con l’assessore Moioli. Ebbene sì, il rispetto della legalità, perché l’amministrazione comunale si rifiuta di rispettare l’ordinanza del TAR della Lombardia, che aveva accolto le istanze degli studenti, imponendo al Comune di ripristinare immediatamente le classi serali illegittimamente tagliate il 31 luglio scorso.
L’assessore Moioli e l’amministrazione comunale non hanno alcuna giustificazione per il loro comportamento, poiché l’ordinanza del giudice amministrativo ha efficacia immediata, salvo un eventuale provvedimento sospensivo da parte del Consiglio di Stato, in attesa della pronunzia di secondo grado. Ma, com'è risaputo, quella sospensiva non esiste!
Ecco perché gli studenti del “Gandhi” hanno deciso di occupare, perché se ne parlasse, perché qualcuno si facesse carico di spiegare all’assessore che le sentenze si rispettano, soprattutto quando si è amministratori pubblici, o semplicemente perché qualche rappresentante del Comune si degnasse di parlare con loro. Invece niente, non hanno visto né legalità, né assessori, ma soltanto molta arroganza del potere e tanta polizia, come se fossero dei delinquenti.
A questo punto crediamo che l’assessore Moioli debba scegliere tra due alternative: o ripristina la legalità, riattivando le classi tagliate, oppure si dimetta da assessore.
 
Comunicato di Luciano Muhlbauer
 
 
L’intesa Formigoni-Gelmini conferma in pieno il licenziamento di massa degli insegnanti precari nella scuola pubblica. Questa è la vera notizia che gli annunci trionfalistici del Ministro e del Presidente tentano di coprire.
Infatti, tutti gli esuberi previsti dalla legge 133 e dai piani del Ministro Gelmini per l’anno scolastico 2009/2010 sono confermati e l’unico fatto nuovo consiste in un’integrazione al sussidio di disoccupazione per gli insegnanti e Ata che finora avevano un contratto annuale, fino a raggiungere la cifra del 100% dello stipendio, con l’impegno di dover svolgere in cambio attività di formazione ancora da definire, qualitativamente e quantitativamente, in istituti scolastici o nella formazione professionale.
A tutto questo si aggiunge che questo accordo e i relativi stanziamenti riguardano soltanto l’anno scolastico 2009/2010, mentre nulla si dice sull’avvenire. E questo fatto è particolarmente significativo e preoccupante, poiché il grosso dei tagli e degli esuberi previsti dalla legge 133 è programmato per i due anni scolastici successivi.
Insomma, è netta l’impressione che l’odierna intesa, che si prospetta come modello sul piano nazionale, sia finalizzata soprattutto a smorzare la protesta sociale e a salvaguardare la cosiddetta riforma Gelmini, cioè i più consistenti tagli alla scuola pubblica della storia repubblicana.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo originale dell’Accordo Formigoni-Gelmini
 

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Nell’esprimere tutta la nostra solidarietà ai precari della scuola in presidio permanente davanti all’Ufficio scolastico di Milano, chiediamo alla Giunta regionale di fuoriuscire dalle ambiguità e di intervenire con urgenza nei confronti del governo nazionale affinché i contratti annuali scaduti negli ultimi mesi vengano riconfermati anche per l’anno scolastico 2009/2010.
Infatti, negli ultimi dieci giorni sono arrivati da Regione Lombardia segnali contradditori rispetto alla questione dei tagli di posti di lavoro nelle scuole lombarde, che non hanno fatto altro che aumentare le incertezze e le preoccupazioni. Prima, in occasione del meeting di Cl di Rimini, il Presidente Formigoni si era limitato a parlare della necessità di garantire gli ammortizzatori sociali ai precari della scuola licenziati, poi, secondo quanto dichiarato ora alla stampa dal direttore scolastico regionale, Giuseppe Colosio, la Regione starebbe invece lavorando a un non meglio precisato piano di “riutilizzo” dei precari in esubero.
Insomma, un balletto di annunci e indiscrezioni che non affrontano il problema e che servono soltanto a distogliere l’attenzione pubblica dall’assenza di ogni seria iniziativa politico-istituzionale nei confronti del governo e del Ministro Gelmini.
Quello che rischia di accadere concretamente in questi giorni in Lombardia e nelle altre regioni è purtroppo soltanto l’antipasto di quello che accadrà tra un anno, se non verranno rivisti i tagli draconiani alla scuola pubblica previsti dalla famigerata legge 133/2008. E non si tratta “soltanto” di una questione di posti di lavoro, ma altresì di quella della qualità della scuola.
Sappiamo bene come la pensa l’attuale governo lombardo in materia di scuola, visto che ogni anno dirotta scandalosamente ingenti somme dal bilancio regionale verso la scuola privata, ma riteniamo che sarebbe comunque inaccettabile se Regione Lombardia continuasse con le sue ambiguità rispetto alla drammatica situazione a cui le proteste dei precari della scuola stanno semplicemente dando un volto e una voce.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
siti utili:
 
 
L’intesa tra il Presidente Formigoni e il Ministro Gelmini non merita certo tutto l’incensamento profuso in queste ore dal presidente lombardo. Infatti, non c’è nulla di rivoluzionario o meglio, non c’è nulla di certo, se non che tutte le cose che contano sono rinviate a successivi accordi tra Regione e Governo o tra Regione e Ufficio scolastico e alle determinazioni del futuro “organismo paritetico di coordinamento”. Persino l’adesione alla sperimentazione da parte degli Istituti tecnici e professionali statali è su base volontaria.
In altre parole, per ottenere dal Governo amico il ritiro del ricorso contro la contestata legge regionale n. 19/2007, promosso dal Governo Prodi davanti alla Corte Costituzionale, il centrodestra lombardo ha dovuto prima auto-emendare la legge stessa (dicembre 2008) e, ora, sottoscrivere con il Ministero un’intesa che garantisce un saldo controllo statale sulle ambizioni cielline.
Eppure, c’è poco da essere sereni, perché al di là degli scontri di potere all’interno del centrodestra, vi è una sostanziale identità di vedute tra Formigoni e Gelmini per quanto riguarda il futuro - o non-futuro - della scuola pubblica. E così, l’intesa delinea anche un possibile orizzonte, che vede il progressivo assorbimento dei circa 170 Istituti Tecnici e Professionali Statali nel sistema lombardo della formazione professionale.
Detto altrimenti, gli istituti pubblici finiscono pian pianino sotto giurisdizione del Pirellone, compresa la gestione del personale, e vengono dunque inseriti in un sistema pubblico-privato. Lo strumento è quello della sperimentazione e della deroga ad hoc alla legislazione nazionale vigente.
Quindi, laddove oggi prevalgono l’incertezza e il fumo propagandistico, per il domani, se li lasciamo fare, si annunciano tempi duri per l’istruzione tecnica e professionale pubblica.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo dell’inteso Formigoni-Gelmini
 

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Ecco l’appello di Rete Scuole per la manifestazione di sabato 14 febbraio:
 
“Il 14 febbraio in piazza Duomo si chiuderà la campagna delle "Segreterie della Buona Scuola" lanciata dall'Assemblea delle scuole del milanese.
Una campagna che si oppone al processo di distruzione della scuola pubblica avviata dal governo Berlusconi con i suoi ministri Gelmini e Tremonti e che ha visto il popolo della scuola dire con chiarezza che l'istruzione, per tutti e per tutte, è un bene comune e l'impoverirsi di questa risorsa impoverirà l'intera società.
Oggi insieme alla scuola pubblica sono oggetto di un attacco massiccio tutti i settori del sapere, della ricerca e del pensiero produttore di conoscenza; anche la Storia del nostro paese viene smontata e riscritta cancellando la memoria e svilendo addirittura alcuni principi fondanti della nostra Costituzione.
A Milano lo sgombero del Conchetta e quello annunciato dell'ambulatorio popolare di Via dei Transiti è indice di una situazione di assoluta chiusura di una parte di questa città nei confronti del lavoro invisibile dell'intelligenza, verso quei luoghi in cui la società si sogna, si inventa e sperimenta i modi e le forme del fare cultura, solidarietà, integrazione.
Non vogliamo rassegnarci alla lenta agonia di una città, la nostra, che ha in sé, nella sua storia, nelle sue donne e uomini la capacità di ricominciare a vivere, a desiderare e a pensare.
Per questo il 14 febbraio dalle 15 alle 19 e anche oltre, vorremmo trasformare piazza Duomo in un luogo di incontro dove tutte le realtà, le persone, le associazioni, i gruppi che esprimono quotidianamente questa volontà rendano viva la piazza e la città ciascuno con le proprie modalità, con la propria creatività, la propria storia, la propria passione.
Vorremmo che il 14 febbraio piazza del Duomo sia di tutti quelli che non si rassegnano a veder morire Milano, soffocata dall'egoismo, dall'ignoranza, dal razzismo e dalla xenofobia...
 
Noi amiamo la scuola pubblica: non ci stancheremo... si stancheranno prima loro!
Noi ci saremo
 
Quelle e quelli di Retescuole
 
Paolo Limonta, Antonella Loconsolo, Beatrice Damiani, Mario Piemontese, Domitilla Meroni, Marco Donati, Fabrizia Parini, Grazia Conforti, Giuseppe Maria Greco, Marta Gatti, Michele Corsi, Roberto Attanasio, Carlo Avossa, Stefano Piccinini, Elena Miglietta, Luigi Fagioli, Michele Russi, Antonella Meiani, Alberto Ciullini, Lella Trapella, Giusy Secchi, Antonio gallazzo, Maria Grazia Sala, Laura Patermaier, Roberto Rivolta, Luigi Ambrosi, Tullio Carapella, Claudio Nicrosini, Patrizia Quartieri, Anna Laura Erroi, …”
 
 
Il Consiglio regionale è ostaggio di un comitato d’affari. Non ci sono altre parole per descrivere quanto avvenuto oggi, durante la sessione di bilancio, con la bocciatura degli ordini del giorno dell’opposizione sul ‘buono scuola’ e sull’edilizia scolastica. Non avevamo chiesto la luna e nemmeno di eliminare il finanziamento pubblico alla scuola privata, ma semplicemente di applicare a quest’ultima le stesse regole valide per quella pubblica, recuperando in questo modo risorse da destinare all’edilizia scolastica. Eppure, niente da fare. Forza Italia, An e Lega hanno compattamente respinto la proposta di eliminare le disparità di trattamento e i privilegi.
E così, mentre in Aula risuona da due giorni il lamento del ‘vorrei, ma non posso’ che parte dagli assessori ogniqualvolta si chiede di aumentare la spesa a sostegno dei redditi bassi, il centrodestra conferma con la massima tranquillità l’erogazione di un sussidio pubblico a chi frequenta la scuola privata e dichiara al fisco 100, 150 e persino 200 mila euro di reddito all’anno.
Pochi cittadini lo sanno, ma il ‘buono scuola’ costa ai contribuenti ogni anno 45 milioni di euro e soltanto il 28% di questa cifra finisce in tasca a famiglie che dispongono di meno di 30 mila euro di reddito annuo. Miracoli di un coefficiente Isee truccato per l’occasione e dello strapotere della lobby di Comunione e Liberazione.
Oggi tutti i consiglieri di centrodestra, compresa la Lega, si sono inchinati in silenzio, senza riuscire ad argomentare il proprio voto, al volere e agli interessi di Cl.
I lombardi sappiano dunque che non c’è un centesimo in più per le scuole che cadono a pezzi perché bisogna continuare a spendere decine di milioni di euro per regalare un privilegio a una clientela politica che non ne avrebbe nemmeno bisogno.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Eliminare i vistosi e scandalosi privilegi nell’assegnazione di fondi regionali alle scuole private e recuperare così almeno 25 milioni di euro da destinare all’edilizia scolastica. È questa la proposta contenuta in un ordine del giorno presentato dall’opposizione –a firma dei Consiglieri Muhlbauer (Prc), Squassina (Sd), Valmaggi (Pd), Zamponi (IdV) e Monguzzi (Verdi) – in occasione della sessione di bilancio del Consiglio regionale.
Infatti, Regione Lombardia non soltanto spende ogni anno ingenti quantità di denaro pubblico per la scuola privata, ma soprattutto lo fa utilizzando delle regole fatte su misura. È questa la spiegazione dell’incredibile fatto che la Regione eroga tutti gli anni, attraverso il meccanismo del “buono scuola”, ora ridenominato “dote per la libertà di scelta”, dei sussidi regionali a delle famiglie benestanti.
Tanto per capirci, nell’anno scolastico 2007/08 sono stati spesi 45 milioni di euro per i “buoni scuola” e soltanto il 28% di questa somma è andata a famiglie che dichiarano al fisco un reddito annuo inferiore a 30mila euro. Tutto il resto, cioè quasi i due terzi, è andato a famiglie con redditi più alti, tra le quali troviamo ben 3.000 con un reddito annuo che si colloca tra 100 e 198mila euro.
Tutto ciò è possibile, appunto, grazie al principio dei due pesi e delle due misure. Nel caso del “buono scuola”, infatti, il tipo di Isee (il riccometro) utilizzato è unico nel suo genere.
Anzitutto, a differenza di quanto avviene normalmente, esso non prevede la rilevazione della situazione patrimoniale, sia mobiliare che immobiliare. In secondo luogo, il tetto massimo di “reddito Isee” per poter accedere al “buono” è straordinariamente generoso: 46.597 euro. Basti qui ricordare che il tetto massimo previsto dalla stessa Regione nel caso del sostegno alle famiglie degli studenti della scuola pubblica è invece di 15.458 euro!
Infine, va ricordato che per accedere al “buono” non è nemmeno richiesto il famoso merito, solitamente sbandierato ai quattro venti dal centrodestra, mentre se uno studente della pubblica intende richiedere l’assegno di studio deve dimostrare non soltanto di essere economicamente svantaggiato, ma altresì meritevole.
Noi non siamo d’accordo con il finanziamento pubblico alla scuola privata e pensiamo che i soldi di tutti debbano servire per riqualificare la scuola di tutti, ma oggi e qui non è questo il problema che poniamo. Chiediamo semplicemente al Consiglio regionale di ristabilire un minimo di equità e trasparenza, applicando alla minoranza che frequenta la scuola privata le stesse regole che valgono per la maggioranza che frequenta la scuola pubblica.
Cioè, chiediamo di fare un po’ di igiene politica, abolendo i privilegi e il sussidio pubblico ai benestanti, per limitarlo soltanto a chi ne ha davvero bisogno, e soprattutto risparmiando così almeno 25 milioni di euro, che noi riteniamo vadano destinati all’edilizia scolastica.
Ovviamente, e lo chiede un secondo ordine del giorno, va posto fine anche all’oscenità dello storno di denaro dai fondi regionali per l’edilizia scolastica per finanziare la costruzione di nuove scuole private, com’è successo questo anno a Crema, a favore della Fondazione Charis, guarda a caso di area Comunione e Liberazione.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo integrale dei due Ordini del Giorno citati
 

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