Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Le peggiori tradizioni del nostro paese non muoiono mai. E così, ogniqualvolta che le tensioni politiche superano un certo livello, puntuale come un orologio svizzero, arriva qualche bomba. Ed è successo anche oggi, alla Bocconi e Gradisca.
Chiunque si nasconda dietro le sigle che circolano in queste ore, l’unico effetto concreto che provoca è alimentare i progetti politici che puntano alla avventure autoritarie e al restringimento degli spazi di democrazia e libertà.
E se qualcuno avesse ancora dei dubbi, basta leggere le dichiarazioni gravi, diffamanti, e irresponsabili di De Corato.
Le bombe sono nostre nemiche, sono nemiche di chi pensa alla politica come partecipazione e come conflitto, che nel nostro paese sono stati un motore del progresso civile, sociale e democratico.
Ecco perché occorre che nessuno si nasconda e che le strade e le piazze non si svuotino.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Ecco l’ultimo lancio dell’agenzia di stampa Ansa sull’argomento, delle ore 23.20:
 
(ANSA) - MILANO, 16 DIC - Una mazzetta per la promozione turistica della Lombardia in tv è costata cara a un assessore lombardo e a un editore milanese, che sono finiti in carcere questa sera. Il primo, per ironia della sorte, proprio mentre si trovava in diretta telefonica su un canale televisivo.
Il primo di cui si e' saputo, in serata, è stato l'assessore regionale allo Sport e Turismo della Regione Lombardia, Piergianni Prosperini, accusato di turbativa d'asta e corruzione nell'ambito di un'inchiesta dei pm milanesi Alfredo Robledo e Paolo Storari su una serie di appalti. Poco dopo si sono diffuse le prime notizie sul coinvolgimento di Raimondo Lagostena, il patron del gruppo Profit titolare dei marchi Odeon Tv e Telereporter. In carcere e' finto anche Massimo Saini, della Publicis, una societa' di consulenza di comunicazione.
L'inchiesta, condotta dai militari della Guardia di Finanza, riguarda presunte irregolarità sulla gara d'appalto 2008-2010 per la promozione in tv del turismo in Regione Lombardia. Al centro delle indagini c'e' una presunta tangente di circa 230 mila euro che sarebbe stata versata su conti correnti elvetici intestati a società fiduciarie riconducibili all'assessore Pier
Gianni Prosperini. Come precisa una nota della Gdf, i soldi riguardavano l'assegnazione dell'appalto di servizi del valore di 7,5 milioni di euro per la promozione turistica del
territorio lombardo.
L'operazione nasce da quella relativa alla cosiddetta 'Tangentopoli lariana' condotta dall'ex pm Francesco Prete, ora procuratore delle Repubblica di Vasto, che nel febbraio 2008
aveva portato agli arresti domiciliari il consigliere regionale lombardo di FI, Gianluca Rinaldin. Gli accertamenti condotti dalle fiamme gialle di Milano avevano già portato, quattro mesi dopo, alla notifica di avvisi di garanzia, anche a Prosperini.
Questo nuovo troncone di indagine riguarda l'appalto vinto con una gara ritenuta pilotata, che si e' svolta il 23 maggio 2007, e che riguarda il ''progetto di comunicazione per la
promozione del turismo nella Regione Lombardia'' vinta da Profit e Publicis, la società di comunicazione di Saini. Da quanto appurato, alcuni servizi e prestazioni per la promozione
turistica tramite anche spot in tv e iniziative alla Bit, la fiera che si svolge annualmente a Milano, non sarebbero mai avvenuti benche' fatturati alla Regione. Infatti, oltre alla
corruzione e alla turbativa d'asta, ai tre arrestati e' stata contestata anche la truffa aggravata ai danni di un ente pubblico. La tangente di 230 mila euro, secondo l'ordinanza del gip Ghinetti, che definisce Prosperini ''il dominus dell'attività promozionale regionale in cui spesso appariva personalmente'', sarebbe stata versata a quest'ultimo da
Lagostena estero su estero.
L'operazione delle fiamme gialle e' stata chiamata 'Attrazione fatale'', come il nome del portale di promozione turistica finito nella maglie dell'inchiesta.
Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, si è detto ''certo'' del fatto che Piergianni Prosperini ''saprà dimostrare la sua estraneità e la sua innocenza, di cui non ho
motivo di dubitare''.''E - aggiunge il governatore - confido che la giustizia, a cui va lasciato compiere il suo corso, saprà arrivare a conclusioni certe in un tempo molto rapido''.
Un momento paradossale si e' vissuto, proprio in tv, quando, con già nota la notizia dell'arresto dell'assessore lombardo, lo stesso esponente politico e' stato raggiunto al cellulare e ha parlato in diretta alla trasmissione tv 'Forte e chiaro' dell'emittente locale Antenna Tre. ''Mi stanno arrestando? Ci sono delle agenzie che lo dicono? - ha detto Prosperini, che era stato invitato in studio per partecipare a un dibattito - Scusa,
non posso parlare, ma ti posso dire che così non è''. Si è capito poi che si trovava nel suo ufficio già alla presenza dei finanzieri.
 
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Al di là di quello che accerterà o meno la magistratura, risulta evidente che l’arresto dell’Assessore Prosperini apre definitivamente una questione morale grande come una casa, figlia di 15 anni di occupazione continua del potere e di conseguente commistione tra affari pubblici e privati. Proprio per questo e per la gravità delle accuse e dei riscontri mostrati dal Gip, vi è una improrogabile necessità di parole e atti inequivocabili da parte del Presidente della Regione.
E il primo atto urgente e doveroso è la revoca della delega (Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza) a Pier Gianni Prosperini, la sospensione in via cautelare del direttore generale e l’apertura di un’indagine interna.
Ci aspettiamo pertanto che domani il Presidente Formigoni si presenti in Aula consiliare per annunciare questi provvedimenti.
Non vogliamo nemmeno immaginare che si voglia ripetere l’atteggiamento indecoroso e irresponsabile tenuto questa mattina, quando il Presidente era assente dall’Aula, ufficialmente perché doveva inaugurare un reparto di un ospedale, ma in realtà perché teneva una conferenza stampa qualche piano più in sù, criticando la magistratura per l’arresto “non sufficientemente motivato”.
Se invece il centrodestra vorrà replicare l’atteggiamento di oggi, limitandosi ad esprimere solidarietà a Prosperini, ebbene, sia ben chiaro, che nessuno ci chieda più di abbassare i toni.
Riteniamo, infatti, determinante l’atteggiamento che si vorrà assumere sulla vicenda Prosperini, poiché essa è il fedele specchio della confusione tra interesse generale e interesse privato che regna al Pirellone.
Intervenire, sul piano politico, culturale ed amministrativo, per ristabilire moralità e, dunque, separazione tra pubblico e privato, è oggi in Regione Lombardia una priorità assoluta. Non sappiamo se Formigoni abbia la volontà o la possibilità di farlo, visto che siede sulla stessa poltrona da 15 anni e si candida ora per il ventennio, ma sappiamo che non c’è alternativa, a meno che non si voglia che l’istituzione venga sommersa dagli avvisi di garanzia e dalla perdita di credibilità.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Formigoni ha scelto di alzare un po’ di polvere con dei paragoni arditi, come quello tra il caso Prosperini e quello Garlasco, per tentare di mascherare la sostanza del suo intervento di stamattina in Consiglio regionale, consistente in una retromarcia rispetto alle incaute e spavalde dichiarazioni di ieri, che accusavano la magistratura di aver effettuato un arresto “non motivato”.
Infatti, quelle accuse non sono state ripetute e, in cambio, Formigoni ha annunciato di aver disposto una serie di misure, in parte già note da ieri pomeriggio, che di fatto indicano che il governo regionale sta mettendo le mani avanti, dopo la lettura delle motivazioni del Gip. Cioè, nell’ordine: ritiro delle deleghe a Prosperini, indagine interna supplementare sull’assegnazione della pubblicità dell’assessorato e fermo amministrativo dei contratti ancora in essere.
Insomma, altro che “giustizia ad orologeria”. Siamo invece di fronte ad un ulteriore –e questa volta pesante- avvisaglia che al Pirellone c’è una questione morale, che richiede ben altro che l’odierna difesa d’ufficio di Formigoni.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Oggi si è tenuto il Consiglio regionale straordinario sull’amianto, chiesto da 10 consiglieri dell’opposizione (Monguzzi, Muhlbauer, Porcari, Saponaro, Agostinelli, Squassina O., Civati, Concordati, Sarfatti, Storti).
Questa convocazione straordinaria del Consiglio regionale segue la lettera inviata nel mese di ottobre a Formigoni –a firma del presidente dell’Associazione nazionale esposti amianto, Fulvio Aurora, e di 11 consiglieri regionali-, in cui gli si chiedeva di intervenire per rilanciare il piano amianto lombardo e di sollecitare il Governo affinché attivi finalmente il Fondo vittime amianto.
Ebbene, quella lettera non ha mai ottenuto risposta, ma oggi il Consiglio regionale, con un voto all’unanimità, ha approvato un ordine del giorno che di fatto impegna Formigoni di intervenire sul governo per il Fondo vittime amianto e impegna il Consiglio stesso di procedere alle opportune modifiche legislative ancora prima delle elezioni, cioè a gennaio.
Ovviamente, non si tratta di tutte le decisioni di cui la Lombardia avrebbe bisogno (vedi mancanza di chiarezza sui siti per lo smaltimento), ma su una serie di punti la maggioranza ha dovuto accettare le nostre proposte e, soprattutto, si è ricominciato a discutere di amianto.
 
Qui di seguito il comunicato stampa unitario dei primi richiedenti il Consiglio straordinario. In fondo puoi scaricare il testo integrale dell’Odg approvato oggi.
 
APPROVATO ODG BIPARTISAN CHE IMPEGNA LA REGIONE A ELIMINARE L’AMIANTO ENTRO IL 2015 E A RENDERE OPERATIVO IL FONDO VITTIME AMIANTO
 
Oggi in Aula nel corso di una seduta di Consiglio regionale straordinario chiesto dall'opposizione è stato approvato un ordine del giorno bipartisan per liberare la Lombardia dall'amianto entro il 2015 e porre fine con serietà e rapidità ad un dramma che in questa regione provoca circa 300 morti l'anno, solo per mesotelioma. "Serve una programmazione vera, occorre individuare e concertare, insieme a province e comuni, la localizzazione più adatta dei siti per lo smaltimento di amianto. Inoltre vanno attivate tutte le nuove tecnologie per innovare i processi di bonifica e di smaltimento. E soprattutto servono più investimenti per garantire che queste operazioni necessarie per la salute dei cittadini si facciano velocemente" hanno detto in Aula i consiglieri Carlo Monguzzi, Carlo Porcari e Luciano Muhlbauer.
Con la mozione il Consiglio impegna la Regione a garantire la continuità finanziaria necessaria alle operazioni di bonifica e recupero dei siti inquinati a partire dal sito di interesse nazionale ex Fibronit di Broni (Pavia), ad attivare forme di incentivazione affinché i privati possano provvedere alla denuncia e allo smaltimento di amianto, ad attivare politiche di sostegno ai cittadini colpiti dalle malattie correlate all'esposizione all'amianto e ai comuni che richiedono sostegno per il ripristino di strutture pubbliche che necessitano di bonifiche. E, non ultimo, a rendere immediatamente operativo il Fondo Vittime dell'Amianto anche sollecitando l'estensione del diritto di accedere ai risarcimenti non solo ai lavoratori ma anche ai cittadini vittime ed esposti all'amianto.
 
Comunicato stampa unitario
 
qui sotto puoi scaricare il testo dell’Ordine del Giorno approvato
 

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Stamattina, insieme al segretario del Prc di Bergamo, Ezio Locatelli, ho visitato il carcere di via Gleno, a Bergamo. Ecco il comunicato rilasciato all’uscita:
“La Casa Circondariale di Bergamo è un tipico esempio di quello che sono diventate le carceri italiane, cioè delle discariche sociali, con l’aggravante del sovraffollamento, che ormai non fa nemmeno più notizia.
Nel dettaglio, la capienza ottimale della struttura è di 220 detenuti, ma oggi ce ne sono 496, di cui 32 donne. In altre parole, è stata superata anche la cosiddetta ‘capienza di necessità’, che prevede due detenuti per cella, anziché uno come da standard ottimale: attualmente, infatti, in ogni cella convivono ben tre persone.
Per quanto riguarda la presenza di detenuti stranieri, compresi quelli comunitari, siamo a quota 267, cioè il 54% per totale. Le comunità più rappresentate sono quella marocchina (93) e quella albanese (40), ma complessivamente si contano ben 35 diverse nazionalità di appartenenza.
I dati che fanno maggiormente impressione sono però quelli relativi ai detenuti con problemi di tossicodipendenza o di tipo psichiatrico.
Infatti, il 42% del totale, cioè 209, sono registrati come tossicodipendenti, mentre quelli diagnosticati come ‘psichiatrici’ sono l’11%, cioè 55. Il personale medico stima inoltre che circa altri 200 detenuti mostrano disagi di tipo mentale o comportamentale.
La larga maggioranza della popolazione carceraria di Bergamo è detenuta per reati di microcriminalità. In prevalenza - oltre la metà dei reclusi - per violazione della legge sui stupefacenti.
Infine, va sottolineato che vi è un forte turn over, poiché solo una minoranza dei detenuti sconta una pena definitiva, mentre tutti gli altri sono in attesa di giudizio.
Insomma, se, nonostante tutto, il carcere funziona ancora, questo lo si deve soprattutto alla professionalità e all’impegno della direzione e a quanti, nelle diverse funzioni, ci lavorano. Inoltre, va segnalato la buona relazione del carcere con il territorio, grazie anche all’opera del Comitato carcere e territorio e alla forte presenza del volontariato.
Professionalità, impegno e volontariato non possono tuttavia ovviare al problema di fondo, cioè che le carceri funzionano oggi da discarica sociale, dove raccogliere parte delle conseguenze dell’esclusione sociale.”
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer e Ezio Locatelli
 
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C’è qualcosa di profondamente sbagliato e malsano in una società, quando le istituzioni si riuniscono in Prefettura per annunciare sequestri di roulotte per i rom, proprio nei giorni in cui l’emergenza freddo imporrebbe invece un urgente intervento umanitario rispetto a chi vive nelle baraccopoli o per strada.
Invece niente, non abbiamo sentito nemmeno una parola, neanche un attimo di pietà, almeno per i minori. E tutto questo, mentre la neve continua a cadere e le associazioni del volontariato sono attive 24 ore su 24.
È  francamente disgustoso che tutte e tre le istituzioni che insistono sul territorio, Comune, Provincia e Regione, per bocca dei suoi rappresentanti De Corato, Bolognini e Boni, non si rendano nemmeno più conto del significato delle loro parole.
Chiediamo ancora una volta che non si scarichi tutta la situazione sul volontariato e che le istituzioni si mobilitino per l'emergenza freddo, anche rispetto alle famiglie rom.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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È appena arrivata la notizia da Lesmo (Monza) che i quattro operai della Yamaha, che hanno passato le ultime sei notti sul tetto della fabbrica tra freddo polare e neve, stanno scendendo. La multinazionale, in cambio, si sarebbe impegnata a richiedere la cassaintegrazione per tutti i 66 dipendenti, secondo fonti della Fim-Cisl, ed è stato convocato un incontro tra le parti al Ministero per il 29 dicembre.
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Stamattina, insieme a una delegazione del Prc di Monza, composta dal consigliere comunale Vincenzo Ascrizzi e dal segretario provinciale Anita Giurato, sono andato a Lesmo (Monza) e ho incontrato i lavoratori della Yamaha, protagonisti della lotta che ha permesso di conquistare la riapertura di un tavolo di trattativa, che una controparte arrogante aveva negato. Inoltre, con questa lotta i lavoratori vedono riconosciuto il diritto agli ammortizzatori sociali, anche questi negati. Il prossimo passo sarà l’incontro al Ministero per il 29 dicembre, ma nel frattempo gli operai continueranno a presidiare i cancelli.
Qui di seguito, le mie dichiarazioni rilasciate alla stampa dopo l’incontro:
"Uno splendido risultato, tutto merito e opera degli operai, che hanno costretto la multinazionale a tornare sui suoi passi. Tuttavia, sarebbe un grave errore se ora le istituzioni, a partire dalla Regione, si limitassero a cantare vittoria, facendo finta che tutti i problemi siano risolti. Anzi, proprio ora serve un impegno deciso, affinché il tavolo di trattativa conquistato dagli operai si traduca in risultati concreti, in termini di difesa dei posti di lavoro.
Infatti, i lavoratori erano stati costretti a salire sul tetto, in condizioni atmosferiche proibitive, per imporre all’azienda il rispetto di quello che era semplicemente un loro diritto: la cassa integrazione, anziché il licenziamento in tronco. Ma la partita della continuità produttiva e della difesa dell’occupazione è ancora tutta da giocare. Per vincerla c’è bisogno dell’azione convinta e congiunta delle istituzioni.”
 
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La vicenda della Mangiarotti Nuclear S.p.A., l’azienda di v.le Sarca, a Milano, a rischio chiusura e presidiata dagli operai da natale, approda in Consiglio regionale. Domani mattina, nel corso della question time, la Giunta regionale risponderà infatti alla nostra interrogazione (trovi il testo in allegato).
Siamo di fronte all’ennesimo caso di tentata dismissione produttiva per fare posto a un’operazione immobiliare. E non importa nemmeno se l’azienda è sana e dotata di alta professionalità e sufficienti commesse.
Infatti, pare, che la proprietà dello stabilimento, la Mangiarotti Nuclear S.p.A., e quella dell’area, il gruppo Camozzi, abbiano trovato un accordo, vantaggioso per entrambi, ma il cui prezzo dovrebbero pagarlo gli operai e il territorio. Cioè, la prima sposta la produzione, con relative certificazioni e autorizzazioni, in un nuovo stabilimento nella zona di Udine, con maestranza meno qualificata e costosa, e la seconda si libera della fabbrica e potrà cambiare destinazione d’uso all’area, situata in una zona interessata a numerose e importanti operazioni immobiliari.
Inoltre, per poter portare a casa l’affare poco nobile, la Mangiarotti ha chiesto il 18 dicembre scorso l’estensione della cassaintegrazione alla totalità del personale addetto alla produzione. Cioè, ha preteso che gli ammortizzatori sociali servissero non per salvaguardare l’attività produttiva e l’occupazione, bensì per eliminarle. L’incontro, tenutosi nei locali dell’Agenzia regionale del Lavoro, ente dipendente dalla Regione, è finito con un mancato accordo, ma tuttora non si conosce il parere di Regione Lombardia.
Ebbene, con la nostra interrogazione chiediamo alla Giunta regionale di esplicitare cosa intende fare e, soprattutto, di opporsi all’estensione della cassaintegrazione e di attivarsi per impedire lo smantellamento dell’attività produttiva.
 
Vi segnalo il blog della Rsu della Mangiarotti Nuclear: http://blog.libero.it/rsumangiarotti/
 
qui sotto puoi scaricare il testo originale dell’interrogazione
 

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