Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di lucmu (del 22/01/2009, in Movimenti, linkato 1671 volte)
Quanto accaduto stamattina in via Conchetta è di una gravità inaudita e sintomo del veloce degrado civile e morale che sta investendo la nostra città. La forza pubblica è stata messa al servizio non della legge e dell’ordine pubblico, bensì degli interessi di una parte politica e soprattutto di quelli personali dell’On. De Corato.
Le forze di polizia hanno blindato militarmente intere vie per sgomberare lo storico centro sociale Cox 18, senza alcun preavviso e senza autorizzazione della magistratura, ma unicamente in base ai desiderata del Comune di Milano, nonostante sulla vicenda sia in corso una causa civile. Talmente dubbia era la legittimità dell’intervento che alla fine la situazione è stata “congelata”, cioè le chiavi tornano sì in mano al Comune, ma nulla di quanto è dentro il centro sociale verrà toccato e portato via, in attesa che il giudice decida.
Capiamo senz’altro che l’On. De Corato non si accontenti più di fare soltanto il parlamentare e il vicesindaco, ma che voglia essere anche il candidato del Pdl alle prossime elezioni provinciali, al posto di Podestà. E conosciamo purtroppo bene anche la  sua visione politica e amministrativa, ridotta a una sorta di guerra permanente contro tutta quella parte di città che lui ritiene politicamente, culturalmente o socialmente sua nemica.
Ma arrivare, come ora, al punto che i responsabili dell’ordine pubblico a Milano mettano al servizio degli interessi politici e personali di De Corato le forze dell’ordine ci pare indecente, inaccettabile e irresponsabile.
E così, mentre non si lesinano mezzi e uomini per sgomberare un centro sociale che non dà fastidio a nessuno e che ospita una libreria e gli archivi di Primo Moroni, facendolo per giunta mentre è in corso un processo, regna invece la più totale indifferenza nei confronti di luoghi di delinquenza politica, come “Cuore Nero”, che guarda a caso godono della tolleranza di De Corato e del suo partito.
Tale spudorato uso della forza pubblica per assecondare interessi politici di parte è forse il segno più tangibile della situazione fosca che si sta creando a Milano. E riteniamo sia giunto il momento che in città, almeno da parte di chi non vuole rassegnarsi o scappare altrove, si apra una riflessione molto seria su come iniziare a contrastare con intelligenza, determinazione ed efficacia questo sempre più disinvolto scippo della nostra libertà e dei nostri diritti.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Nel processo Diaz ha vinto l’omertà di Stato. Non troviamo altre parole per riassumere il senso della sentenza emessa ieri notte dal tribunale genovese. Visti i precedenti non ci aspettavamo certamente che si facesse giustizia, ma che i magistrati riconsegnassero almeno un po’ di verità, questo sì. Invece è andata diversamente, perché ora non c’è né giustizia, né verità.
Se prendessimo per buona la verità trasmessa dalla sentenza, dovremmo concludere che la Polizia di Stato è un colabrodo, dove i capi non solo non sanno quello che fanno i funzionari intermedi, ma non sono nemmeno in grado di fornire l’elenco completo degli agenti che hanno partecipato all’azione. Insomma, l’anarchia allo stato puro.
Eppure, quella allucinante notte alla Diaz tutto si svolse in modo super-organizzato, le prove false furono esibite e rivendicate in maniera decisa e coordinata e tutti i massimi capi dei massacri genovesi furono come d’incanto promossi. Anche il sistematico ostruzionismo contro le indagini da parte del Ministero e dei vertici della Polizia di Stato negli anni successivi si svolse con la massima efficienza ed organizzazione.
In altre parole, quella sentenza che assolve tutti i capi e condanna, a pene lievi e risibili, alcuni funzionari intermedi, la cui posizione processuale era talmente compromessa che non si poteva fare diversamente, racconta una storia improbabile, insostenibile e offensiva. Un autentico insulto nei confronti delle 93 persone inermi massacrate quella notte e delle regole minime dello stato di diritto.
Ma la cosa peggiore di quella sentenza è forse il suo messaggio di arroganza e impunità. E così, ne escono rafforzati la casta di alti funzionari di polizia raccolta attorno al potente ex-capo della polizia De Gennaro e tutti quei settori delle forze dell’ordine che considerano l’abuso di potere una loro legittima prerogativa. Ne escono sconfitti la giustizia, lo stato di diritto e anche tutti quei funzionari ed agenti delle forze dell’ordine che fanno il loro lavoro nel rispetto della legge e dei diritti umani.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il dispositivo della sentenza del 13 novembre
 

Scarica Allegato
 
di lucmu (del 15/07/2008, in Movimenti, linkato 1029 volte)
Che strano Paese è il nostro, dove il processo contro 25 manifestanti per danni materiali elargisce ben 110 anni di carcere, mentre quello contro 45 agenti delle forze dell’ordine responsabili di violenze e abusi contro le persone si conclude con soli 24 anni di pena, che peraltro nessuno sconterà mai.
Sì, l’Italia è proprio uno strano posto, visto che ha un governo che accusa quotidianamente la magistratura di buonismo e di non tenere i delinquenti in carcere - escluso ovviamente il caso del suo capo e quelli riguardanti i suoi amici - ma che esulta di fronte alla notizia dell’impunità di fatto concessa ai responsabili delle violenze di Bolzaneto, anche se questa è dovuta essenzialmente alle prescrizioni, all’indulto e soprattutto a un codice penale che non riconosce il reato di tortura.
Possiamo girare e rigirare la sentenza del processo Bolzaneto come vogliamo e discutere ore e giorni sull’aggettivo più appropriato, ma alla fin fine rimane sul campo un'unica certezza: nonostante il tribunale abbia riconosciuto che a Bolzaneto sono successe cose che con lo stato di diritto non c’entrano un fico secco, nessun autore materiale pagherà e nessuno andrà a cercare i mandanti, quelli che hanno lasciato fare e quelli che hanno coperto.
Insomma, molto difficile parlare di giustizia. Tuttavia, sarebbe un errore scaricare tutta la responsabilità sui giudici genovesi, perché essi hanno lavorato non solo in solitudine, ma spesso anche in un clima di aperta ostilità politica e istituzionale. Ci riferiamo ovviamente ai governi di centrodestra, di ieri e di oggi, che non hanno mai nascosto la loro opinione, ma altresì a quello di centrosinistra che non era riuscito ad istituire la commissione d’inchiesta parlamentare e nemmeno a rimuovere uno dei principali responsabili dei fatti del G8 del 2001, cioè Gianni De Gennaro.
Oggi, come ieri, occorre la consapevolezza che non possiamo pretendere che sia la sola magistratura a consegnare al Paese verità e giustizia sulla brutale repressione di Genova, perché quello che successe allora fu la conseguenza diretta di una decisione politica presa ai massimi livelli. In altre parole, occorre che facciamo di nuovo sentire la nostra voce e la nostra partecipazione, a partire dalla più totale opposizione alla malsana idea di tenere un altro G8 l’anno prossimo, che sia alla Maddalena oppure in Lombardia.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
di lucmu (del 24/06/2008, in Movimenti, linkato 1142 volte)
Lettera di Luciano Muhlbauer, pubblicata su il Manifesto del 24 giugno 2008
 
Lo sfratto del Leoncavallo è stato rinviato, per l’ennesima volta, e se ne riparla il 22 settembre prossimo. Bene. Ma inutile cullarsi nelle illusioni, perché questa volta non siamo alle solite. E non occorre nemmeno scomodare le minacce del Ministro Maroni, profuse una settimana fa a Milano, per capire che le destre intendono approfittare del grande consenso elettorale raccolto per cercare l’affondo contro il movimento milanese.
Eliminare il Leoncavallo, infatti, non significherebbe semplicemente aggiungere un ulteriore nome alla lista di spazi sociali cancellati, bensì dichiarare simbolicamente che a Milano non c’è più posto per i centri sociali. Insomma, si tenta di imprimere un salto di qualità alla politica di desertificazione sociale e politica in atto da tempo nel capoluogo lombardo e talmente intensa che sta mettendo sotto terribile pressione non solo i centri sociali, ma persino numerosi circoli Arci, cioè qualsiasi spazio sociale non normalizzato.
E allora la questione vera non è tanto il Leoncavallo in sé, bensì il destino di tutta l’esperienza dei centri sociali milanesi. Un destino, beninteso, che dovrebbe interessare chiunque non voglia arrendersi all’idea di città tanto cara ai vari De Corato, Moratti e Lega, cioè un po’ galera e un po’ parco giochi delle immobiliari.
Ma se siamo d’accordo che il problema si pone in questi termini non possiamo nasconderci dietro un dito, alzando semplicemente i toni della denuncia della cattiveria delle destre. No, dobbiamo fare i conti con noi stessi, con la situazione di debolezza, divisione e crisi del movimento milanese.
D’accordo, il criticatissimo articolo de il Manifesto di sabato scorso ha forse esagerato, oltrepassando quel confine che separa l’impietoso dall’ingeneroso. Ma, dall’altra parte, è da troppo tempo che a Milano manca il confronto e la riflessione e, soprattutto, la reazione. L’11 marzo di due anni fa poteva essere un’occasione per guardarsi in faccia, ma non era stata colta. E così, nel frattempo altri spazi sociali sono stati sgomberati e oggi ognuno tenta di resistere individualmente.
L’annunciato sgombero del Leonka e tutto ciò che implica potrebbe essere un’altra occasione per reagire, forse l’ultima. E si potrebbe fare una proposta a il Manifesto, visto che ha scagliato la pietra: perché non mettere a disposizione le pagine del giornale per un confronto del movimento milanese?
 
 
La partecipazione del Ministro degli Interni Maroni al Comitato provinciale per la sicurezza di Milano si è trasformata in una vera e propria orgia di minacce contro i soliti rom, sans-papiers, accattoni e moschee, ormai ridotti a nemici supremi della sicurezza. Nemmeno una parola, invece, sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e sui quei tanti signori che costruiscono tranquillamente infrastrutture e palazzi ricorrendo allo sfruttamento del lavoro irregolare. Ma questo ormai non stupisce più. Si sa, le lacrime di coccodrillo asciugano in fretta.
Tuttavia, Maroni oggi è andato oltre, minacciando esplicitamente anche il centro sociale Leoncavallo, che rischia lo sgombero il 23 giugno prossimo. Cosa c’entri la vicenda del centro sociale con la sicurezza non lo sa nessuno, ma chi se ne frega. L’occasione è troppo ghiotta per regolare un po’ di conti anche con gli avversari politici.
Da anni è in corso a Milano una vera e propria campagna, capeggiata dal vicesindaco, per eliminare dal territorio gli spazi sociali autogestiti o comunque indipendenti. Una campagna talmente intensa che inizia a mettere sotto pressione anche numerosi circoli dell’Arci. E da questo punto di vista l’eliminazione coatta del Leoncavallo, con i suoi trent’anni di storia, rappresenta un obiettivo politico di primaria importanza. Sarebbe come chiudere simbolicamente la stagione dei centri sociali nella nostra città.
Ci sarebbe molto da riflettere per quanti, anche semplicemente democratici, sono stati o sono accomodanti con l’onda traboccante del securitarismo. Com’era prevedibile, se gli argini cedono da una parte, alla lunga nessuno da nessuna parte è più al riparo.
Oggi opporsi alla logica della criminalizzazione delle problematiche sociali e dell’opposizione politica e sociale, voluta in primis da Lega e An, è un dovere democratico. E mobilitarsi per impedire che il centro sociale Leoncavallo venga spazzato via dalla pulizia politica delle destre è semplicemente un atto di buon senso.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
  
 
Sabato 31 maggio a Rho si terrà una manifestazione. L’appuntamento è alle ore 15.00, davanti alla stazione Fs. Questo è quanto era stato deciso dall’assemblea del 27 maggio, convocata in seguito allo sgombero del centro sociale Sos Fornace e tenutasi in piazza, davanti al Comune. Peraltro, già quella sera l’assemblea si era trasformata in un primo corteo di 300 persone che ha attraversato le vie di Rho. Qui di seguito, trovi l’appello del centro sociale Sos Fornace di convocazione della manifestazione, con tutte le coordinate per mandare le adesioni:
 
Appello per una mobilitazione contro le politiche securitarie, in difesa del territorio e dei beni comuni e per la difesa degli spazi sociali
 
Martedì 27 maggio la polizia e i carabinieri hanno proceduto allo sgombero della Fornace di Rho. Con un atto di forza si è posto fine ad uno spazio sociale vitale e dinamico che in più di tre anni di (r)esistenza non solo ha prodotto un modello di socialità fondato sull'autogestione e la condivisione di percorsi culturali e di aggregazione, ma ha anche portato avanti importanti battaglie in difesa del territorio e dei beni comuni contro i danni prodotti dalla Fiera e da un modello di sviluppo basato sulle Grandi Opere e sulla speculazione edilizia. Un modello fatto di devastazione e consumo del territorio di cui Expo 2015 con tutte le opere infrastrutturali collegate rappresenta la chiave di volta, in un'ottica bipartisan che ha visto convergere le principali forze politiche.
Le modalità dello sgombero, motivato da ragioni di ordine pubblico, confermano che è in corso una stretta repressiva che ha l'obiettivo di delegittimare e, quindi, criminalizzare il conflitto sociale elemento fondante della democrazia. Già in vista dell'assegnazione dell'Expo erano stati sgomberati altri centri sociali, nell'ottica di una pulizia generale della "città vetrina", che ha portato anche agli sgomberi di campi rom, all'allontanamento dei senzatetto, alla criminalizzazione dei writers e dei migranti. Una situazione destinata a peggiorare, soprattutto dopo l'approvazione del famigerato  "pacchetto sicurezza" nel quale sono state inserite norme che prevedono l'istituzione di "aree d'interesse strategico nazionale" che permetterebbero l'impiego dell'esercito e la conseguente militarizzazione del territorio. Non è improbabile pensare che se oggi vengono utilizzati i militari per presidiare le discariche a Napoli, un domani potranno essere utilizzati per
controllare il territorio laddove sono in corso forme di resistenza messe in atto dalle comunità locali contro grandi opere e progetti di devastazione come in Val di Susa, a Vicenza o in altre parti d'Italia.
Bisogna porre un argine alla deriva securitaria che coinvolge tutti i livelli istituzionali legittimando episodi di violenza ed intolleranza come i pogrom nei confronti dei rom a Napoli e gli assalti squadristi a Roma.
 
GLI SGOMBERI NON SPENGONO LA FORNACE!
 
Rho, 30 maggio 2008
 
SABATO 31 MAGGIO
H 15 P.zza Stazione FS - Rho (MI)
MANIFESTAZIONE
 
Promuove SOS FORNACE
 
Aderiscono:
Comitato No Expo (Milano), SiM - Studenti in Movimento (Rho), Comunità Rom di via Sesia (Rho), Collettivo Oltre Il Ponte (Nerviano - MI), Collettivo Rosso Magenta (Magenta - MI), Collettivo La Fenice (Saronno - VA), CA Torchiera Senzacqua (Milano), CS Cantiere (Milano), SPA Eterotopia (S.Giuliano Milanese - MI), CSA Barattolo (Pavia), CSOA Crocevia (Alessandria), CS Folletto 25603 (Abbiategrasso - MI), COA T28 (Milano), FOA Boccaccio 003 (Monza), Asso (Milano), Casaloca, CSA Pacì Paciana (Bergamo), Leoncavallo SPA (Milano), CSCP, Antifa Milano, CCS - Coordinamento Collettivi Studenteschi (Milano), Collettivo Scienze Politiche, Aut Art Brera, Osservatorio Latino Americano Mediazione, ATTAC Milano, Diciannoverde (Milano), Opera Nomadi (Milano), Indiani Metropolitani, Socialskopyo (Arese), Circolo culturale "A. Gramsci" (Garbagnate Mi), SdL Intercategoriale, Slai Cobas, CUB, Slai Cobas Rhodense, Rifondazione Comunista - Federazione di Milano, Sinistra Critica, Comunisti Italiani - Federazione di Milano, Giovani Comunisti - Coord. Lombardia, Rifondazione Comunista (Rho, Pero, Cornaredo, Arese, Pregnana), Comunisti Italiani Rho, Spartaco.eu.
 
Per info e adesioni: sosfornace@inventati.org - 338 1969423 / 346 3989550
 
 
Alle ore 6.00 di questa mattina le forze dell’ordine hanno sgomberato il centro sociale Sos Fornace di Rho, nell’hinterland milanese. Nessuno si è fatto male, anche perché nessuno dei ragazzi e delle ragazze era presente. Infatti, lo sgombero è arrivato senza preavviso e né la Prefettura, né la Questura di Milano hanno sentito il bisogno di parlare prima di agire.
Come gruppo consiliare regionale di Rifondazione Comunista esprimiamo la nostra totale solidarietà ai ragazzi e alle ragazze della Fornace, colpevoli semplicemente di aver aperto uno spazio di aggregazione autogestito, il solo esistente nella zona, di essere tra i principali animatori del Comitato NoExpo e di non aver mai nascosto la loro opposizione alle politiche del Sindaco Roberto Zucchetti, uomo della scuderia ciellina di Formigoni.
Infatti, il centro sociale Fornace era tutto fuorché un problema di ordine pubblico e persino la proprietà dell’area dismessa, dove sorgeva il centro sociale, era aperta al dialogo. Ma il Sindaco no, anzi. Lui da lunghi mesi rifiutava pregiudizialmente ogni incontro con i rappresentanti del centro sociale, ma in cambio esercitava reiterate pressioni su Prefettura e Questura perché procedessero allo sgombero coatto.
Fino alle elezioni politiche Zucchetti non ottenne risultati, ma ora, si sa, tira un’aria nuova, si invoca la mano dura e la tolleranza zero e così Prefetto e Questore si sono adeguati, mettendo in atto uno sgombero che è motivato unicamente dall’interesse politico del Sindaco di liberarsi di un pezzo di opposizione, specie ora che gli affari di Expo si avvicinano.
Lo sgombero della Fornace è un brutto segnale politico per la città e non fa intravedere nulla di buono per tutti gli spazi autogestiti che ancora resistono a Milano. Anche per questo è importante che i ragazzi e le ragazze della Fornace, che già per stasera promuovono un’assemblea a Rho, non vengano lasciati da soli e che possano continuare la loro esperienza.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
P.S.  l’assemblea convocata dalla Fornace si terrà stasera, alle ore 21.00, davanti al Comune di Rho, in piazza Visconti.
 
 
di lucmu (del 06/03/2008, in Movimenti, linkato 1035 volte)
Siamo donne e uomini, giovani e meno giovani, provenienti da esperienze diverse e dalla società civile, convinte/i che qui, ora e in particolare in Lombardia, si stia giocando una partita decisiva sulla libertà e l’autodeterminazione femminile nell’ambito di una più vasta messa in discussione della laicità dello Stato. Per questo l’assemblea della rete lombarda “194 ragioni “ha deciso di organizzare
 
una grande mobilitazione
sabato 8 marzo
alle ore 14.30 in Largo Cairoli - Milano
 
Un otto marzo di lotta per la libertà e l'autodeterminazione delle donne per non svuotare la legge 194, rivendicando:
- il pieno sostegno alle attività di prevenzione dei consultori pubblici: spazi e modalità adeguate, completamento e stabilizzazione degli organici, presenza di tutte le figure necessarie e con mediatrici linguistiche e culturali per le donne migranti;
- l’impegno a circoscrivere l’obiezione di coscienza, che in vari ospedali mette a repentaglio l’interruzione di gravidanza nei tempi previsti;
- un piano rinnovato di educazione alla sessualità, alla contraccezione, alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, da realizzare nelle scuole e nei consultori;
- l’impegno ad estendere anche in Lombardia metodi alternativi, meno dolorosi e meno costosi della tradizionale interruzione di gravidanza, come la pillola RU-486.
 
Io lotto marzo
Rete lombarda 194 ragioni (www.194ragioni.it)
 
Adesioni al 5 marzo (collettive): Associazione Dimensioni Diverse-Spazio Donna, Forum salute mentale, Osadonna, DonneInQuota, Rete centi antiviolenza della Lombardia, Associazione per una Libera Università delle Donne, Unione Femminile Nazionale, Associazione Crinali, Sinitra Critica, La mela di Eva, Amiche di ABCD, collettivo femminista Cercando la luna, Associazione Enzo Tortora-Radicali Milano, UICEMP, CED, Prc federazione Milano, FGCI Milano, Pdci federazione Milano, Sinistra l’Arcobaleno Milano, Network dei giovani per la Sinistra l’Arcobaleno, Collettivo femminista Cercando la luna, Partito Umanista, Usciamo dal silenzio, SdL intercategoriale, Associazione Todo Cambia, Ladyfest Pavia, UAAR
 
 
di lucmu (del 16/02/2008, in Movimenti, linkato 836 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 16 febbr. 2008 (pag. Milano)
 
Era la notte tra il 16 e il 17 marzo di cinque anni fa. Davide Cesare, detto Dax, militante del centro sociale O.r.So., era stato appena assassinato da un gruppo di neofascisti. Amici e compagni di Dax e degli altri due feriti si recarono all’ospedale San Paolo per avere notizie. Ma trovarono soprattutto agenti delle forze dell’ordine che diedero vita a violente cariche, persino all’interno del pronto soccorso, e altri ragazzi rimasero feriti.
Ebbene, ieri la seconda Corte d’appello di Milano ha emesso il suo verdetto sui fatti del San Paolo, modificando in un solo punto la sentenza di primo grado. Cioè, assolvendo il militare dell’arma dei Carabinieri, a suo tempo condannato a sette mesi di reclusione. Morale della storia: ora gli unici colpevoli di quanto avvenuto quella notte al San Paolo risultano essere due ragazzi del centro sociale, condannati entrambi a un anno e otto mesi di carcere, mentre tutti gli imputati appartenenti alle forze dell’ordine sono da considerarsi innocenti.
Noi non siamo inquirenti, né magistrati e tanto meno vogliamo rubare il mestiere a qualcuno. Ma dobbiamo prendere atto che la verità che ci consegna quella sentenza stona terribilmente. È come se raccontasse un’altra storia. Com’è possibile che sia le vittime che i colpevoli stiano tutti dalla stessa parte? Che fine hanno fatto le violenze, ampiamente documentate e conosciute, degli agenti delle forze dell’ordine?
No, quella sentenza non restituisce la verità e non fa giustizia. E, soprattutto, non fa bene a Milano. Beninteso, noi non vogliamo spedire nessuno in galera, non siamo giustizialisti, ma pensiamo che l’impunità non serva  a nessuno. Quella notte si consumò una violenza inaccettabile da parte delle forze dell’ordine contro gli amici di Dax. E per questo qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità.
 
 
di lucmu (del 25/01/2008, in Movimenti, linkato 861 volte)
Il processo di Cosenza contro 13 attivisti di Sud Ribelle rischia di trasformarsi da farsa in tragedia. Infatti, il Pm Fiordalisi ha chiesto pene da 2 anni e mezzo fino a sei anni, per un totale di 50 anni.
Questo processo ha tutti i requisiti per essere ricordato dai nostri posteri come un esempio di malagiustiza. Il castello accusatorio è talmente inconsistente da basarsi unicamente su un teorema politico, cioè sulla considerazione che la partecipazione degli imputati all’organizzazione delle mobilitazioni contro il Global Forum di Napoli e il G8 di Genova del 2001 equivalesse al reato di associazione sovversiva. Insomma, sono accusati di un qualcosa che nel 2001 hanno fatto migliaia di persone in tutta Italia, il sottoscritto compreso, nell’esercizio delle proprie libertà civili e politiche.
A riprova della totale inconsistenza dell’accusa, possiamo poi ricordare che il drappello di funzionari di polizia, inviato nel 2002 alla ricerca di una procura disponibile ad aprire questo procedimento, dovette bussare a mille porte, prima di trovare quella spalancata del Pm Fiordalisi. E questo spiega anche la stranezza che un processo che riguarda fatti accaduti a Napoli e Genova si svolga nella lontana Cosenza.
In altre parole, se fossimo di fronte a una mera questione di giustizia e di legge, questo processo non sarebbe nemmeno mai iniziato. Ma qui la legge non c’entra, qui c’entra invece quella politica che da sette anni tenta di trascinare con ogni mezzo i movimenti nei tribunali, per postulare la loro presunta colpevolezza e, così facendo, assolvere i responsabili della sospensione dei diritti civili e delle violenze contro i manifestanti nel luglio 2001, che allora sedevano nei Ministeri e al massimo vertice della Polizia di Stato.
Esprimiamo quindi la nostra completa solidarietà con i 13 attivisti sotto processo e invitiamo alla partecipazione al corteo che si terrà il 2 febbraio prossimo a Cosenza, contro la repressione, per le libertà e per la giustizia sociale.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
per saperne di più: www.cosenza2febbraio.org
 
 
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