Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di lucmu (del 19/01/2008, in Movimenti, linkato 1076 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 19 genn. 2008 (pag. Milano)
 
Il Gruppo consiliare regionale di Rifondazione esprime la sua piena solidarietà ai ragazzi e alle ragazze del centro sociale Fornace di Rho (Mi), che rischiano a breve lo sgombero coatto, e sarà presente alla manifestazione che si tiene oggi pomeriggio (ore 15.00, p.zza Stazione Fs,Rho).
A dire la verità, si tratta di un tentativo di sgombero ampiamente preannunciato, poiché le elezioni amministrative del 2007 avevano portato alla guida del comune di Rho la coalizione di centrodestra. Infatti, siamo di fronte a una questione puramente politica e non certo a problemi legati all’ordine pubblico.
I giovani non avevano mai dato fastidio a nessuno e lo spazio che occupano è abbandonato e inutilizzato da un decennio. Anzi, si tratta di uno dei pochissimi luoghi di aggregazione giovanile esistenti del nord-ovest milanese, dove in questi ultimi tre anni sono state realizzate numerose iniziative di carattere culturale, artistico e politico.
E allora, perché sgomberarlo, invocando persino l’intervento della forza pubblica, come se si trattasse di delinquenti? La versione ufficiale del Sindaco Zucchetti sostiene che bisogna liberare l’area della Fornace per costruirvi un nuovo commissariato di polizia. Progetto curioso, saltato fuori all’ultimo minuto, poiché a Rho c’è già un nuovo commissariato, oltre alla stazione dei carabinieri.
Ma di una giustificazione vendibile c’era pure bisogno e, quando si tratta di fare la guerra ai propri avversari politici, il Sindaco Zucchetti sembra non badare a spese. E così, i tre milioni di euro necessari per il nuovo commissariato sono stati recuperati, annullando semplicemente lo stanziamento per la nuova sede del liceo Rebora, prevista in base a un accordo con la Provincia di Milano. Complimenti Sindaco. Si toglie alla scuola per costruire un superfluo commissariato di polizia e così realizzare l’obiettivo vero: sbarazzarsi dell’unico centro sociale di Rho.
D’altra parte, il malcostume di usare l’istituzione pubblica per muovere guerra ai propri avversari politici non l’ha certamente inventato Zucchetti. Il vicesindaco di Milano lo sta praticando da lunghi anni. La grande colpa dei ragazzi e delle ragazze della Fornace è, infatti, molto banale: aver criticato costantemente l’opera dell’amministrazione comunale e denunciato i molteplici affari che si celano dietro la candidatura per l’Expo 2015.
Invitiamo, pertanto, il Sindaco di Rho ad accettare il terreno della democrazia e del libero confronto, rinunciando ad atti di forza contro i suoi avversari politici. Contestualmente, invitiamo la Prefettura di Milano a non mettere a disposizione la forza pubblica, poiché una cosa è l’ordine pubblico, altra cosa è la libera dialettica politica.
 
 
di lucmu (del 14/12/2007, in Movimenti, linkato 1015 volte)
Qui sotto puoi scaricare la sentenza contro i 25 manifestanti, accusati di fatti avvenuti nel corso delle contestazioni del G8 del 2001, emessa oggi dal tribunale di Genova:
 

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di lucmu (del 15/11/2007, in Movimenti, linkato 961 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 15 nov. 2007 (pag. Milano)
 
Per i giorni 13, 14 e 15 novembre il circolo Arci La Scighera ha ricevuto l’ennesima ordinanza di chiusura dalla polizia locale di Milano. Succede, direte. Cosa vuoi che sia, penserete, in una grande città capita che l’annonaria accerti qualche infrazioni, dia multe eccetera. E invece no, qui non siamo di fronte all’ordinaria amministrazione e, se avete qualche dubbio, rileggetevi l’appello “Una mobilitazione per la libertà di associazione”, promosso dall’Arci Milano, che sembra piuttosto un grido di dolore e di allarme.
Infatti, da un po’ di tempo, specialmente da quando il vicesindaco De Corato dispone anche della delega alla sicurezza, cioè impone ai vigili urbani i suoi orientamenti, c’è un vero e proprio pressing della polizia locale sui circoli Arci della nostra città. E così, piovono controlli, accertamenti, multe e chiusure temporanee, spesso determinate da ragioni futili. La disparità di trattamento è peraltro palese, poiché non si registra un attivismo analogo rispetto, per esempio, agli esercizi di tipo commerciale.
Insomma, pare proprio che il vicesindaco non si accontenti più di fare la guerra ai centri sociali, ma che la lista dei nemici da colpire si sia pericolosamente allungata. Un segno dei tempi che corrono, visto che ora se la prende con un’associazione che solo a Milano e provincia vanta oltre 50mila soci. E di questi, guarda caso, 6500 sono tesserati proprio al circolo La Scighera.
Tuttavia, non prendiamocela soltanto con De Corato, che ci mette certamente molto di suo, ma che non è un guerriero solitario. Egli è piuttosto la punta più avanzata e militante di una visione della città che considera entità ostile ogni forma di aggregazione e socialità non riducibile ai meri precetti del mercato ed estranea al discorso culturale dominante. In altre parole, è un intero pezzo di città che viene considerato ostile.
Tutto ciò è già sufficientemente grave di per sé, poiché esplicita una concezione del governo della cosa pubblica al servizio di interessi politici particolari, ma rischia di diventare ancor più devastante se consideriamo il contesto attuale, segnato dal dilagare di nuove solitudini urbane e dall’imbarbarimento della vita sociale. Ovvero, le continue scorrerie istituzionali contro spazi e aggregazioni autorganizzati dei cittadini, siano essi giovani, meno giovani o anziani, tendono ad eliminare ogni antidoto a un modello di città, fatto su misura per i cosiddetti interessi forti e regolato dalle campagne securitarie.
Ebbene sì, perché di questo stiamo parlando, della città che c’è, di quello che rischia di diventare e di quello che invece potrebbe essere. Questo è il terreno del confronto e dello scontro e De Corato e i suoi dimostrano di averlo capito benissimo, mentre dalle nostre parti la consapevolezza fatica a farsi largo. Certo, quando si sgombera o si minaccia qualche attestato di solidarietà arriva sempre, ci mancherebbe altro, ma in fondo ognuno cerca di resistere singolarmente, di spezzare l’assedio separatamente. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e tutte.
E allora, ci pare sia necessario iniziare a ragionare in maniera diversa, dando un po’ meno peso a quello che ci differenzia e mettendo in comune i nostri guai, ma anche le nostre buone pratiche ed esperienze. Il tema lo conosciamo e anche la posta in gioco.
I tre giorni di mobilitazione del circolo Scighera possono essere un’occasione, non solo per partecipare e far sentire la sacrosanta solidarietà, ma chissà, forse anche per iniziare a discutere e sperimentare nuovi percorsi. Tanto, non finisce qui.
 
per saperne di più

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di lucmu (del 14/11/2007, in Movimenti, linkato 726 volte)
La storia siamo noi! - appello
 
Perché un evento storico come la mobilitazione contro il G8 del 2001, di straordinaria potenza e di innovazione delle forme di partecipazione politica, non venga riscritto nelle aule di tribunale.
Per impedire che 25 persone a Genova e 13 a Cosenza paghino, con secoli di carcere e milioni di euro, la volontà di rivalsa sul fatto che 300.000 persone scesero in piazza nel 2001 contro i padroni del mondo.
Perché questi processi con imputazioni assurde e anacronistiche, come il reato di "devastazione e saccheggio" e con le loro prossime sentenze, non diventino un'ipoteca sulla libertà di manifestare di tutti i movimenti.
Perché Genova, come nel 2001, si faccia portatrice di un mondo senza frontiere, contro ogni forma di razzismo, contro politiche securitarie ed espulsioni di massa che mettono a rischio le libertà di tutti.
Le promozioni di De Gennaro e di molti altri dirigenti delle forze dell'ordine coinvolti nei fatti di Genova, la sicura prescrizione dei processi contro i poliziotti imputati per il massacro della scuola Diaz e le torture della caserma di Bolzaneto, l'archiviazione del processo per l'omicidio di Carlo Giuliani, così come la bocciatura della commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'ordine pubblico in quelle giornate, rappresentano un'ulteriore offesa ai movimenti e uno schiaffo alla città di Genova.
Invitiamo a ripartire da Genova per mobilitarci contro chi devasta la nostra storia e saccheggia le nostre vite.

Chiediamo a chi di competenza che siano rimossi tutti gli ostacoli per un accesso a tariffa sociale dei servizi delle F.S. come sempre stato per simili occasioni fino al 2006.
 
*Prime adesioni in ordine alfabetico 
 
Altragricoltura - Associazione Sinistra critica  - Cobas - Cobas scuola Genova - Comitato Piazza Carlo Giuliani - Comitato Verita' e Giustizia per Genova - CUB Liguria  - Federazione Genova Pdci - Forum sociale ponente genovese - Forum per la Sinistra Europea - Socialismo Xxi -Forum Ambientalista - Giovani Comuniste/i  – Legambiente  - Lila (Lega italiana per la lotta all'Aids) - Noi quelli di via Tolemaide - Rete Artisti contro le guerre  - Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti - Rifondazione Comunista  - Supportolegale

Alessandra Mecozzi, Responsabile Internazionale Fiom - Antonio Caminito, segretario Fiom Genova - Enrica Bartesaghi, Presidente CVGG - Gianni Rinaldini, Segretario Generale Fiom  - Giorgio Cremaschi/Rete 28Aprile Cgil  - Giorgio Airaudo, Segretario Fiom Torino - Giuliano Giuliani - Haidi Giuliani - Luciano Muhlbauer, Consigliere reg Prc Lombardia - Marco Bersani (Attac Italia) - Nicola Nicolosi "Lavoro e società" CGIL - Paolo Beni Presidente Nazionale Arci - Raffaella Bolini, Presidenza Nazionale Arci - Rita Guglielmetti , Segreteria regionale CGIL - Vittorio Agnoletto, Associazione Prima Persone - Walter Massa, Gabriele Taddeo, Laura Testoni, Arci Genova
 
 
Concentramento manifestazione ore 14.30 P.zza del Principe

Per aderire scrivi a lastoriasiamonoi@sanbenedetto.org

La Comunità San Benedetto raccoglie fondi per la preparazione dell'iniziativa. Aiutaci anche tu!
@ Conto Corrente Postale n.
15149164  intestato a  Associazione Comunità San Benedetto al Porto Genova, causale "Per il 17 novembre"

@ Ufficio stampa 340.4599197 
 
di lucmu (del 13/11/2007, in Movimenti, linkato 845 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 13 nov. 2007 (pag. Milano)
 
Ai giudici della prima corte d’appello di Milano è mancato oggi il coraggio di rimuovere la grave anomalia giuridica che aveva segnato sin dall’inizio il procedimento per i fatti dell’11 marzo e portato, l’anno scorso, all’inaudita carcerazione preventiva per quattro mesi di 25 ragazzi e ragazze, peraltro incensurati.
Certo, siamo contenti per le due assoluzioni, ma la conferma della sentenza di condanna a quattro anni di reclusione per 15 ragazzi è un segnale negativo e preoccupante. Ebbene sì, perché sono stati giudicati colpevoli non per quello che ognuno di loro ha fatto in quella giornata, bensì per essere stati presenti sul luogo degli scontri.
“Devastazione e saccheggio” è infatti l’accusa. Cioè un reato collettivo, la cui codificazione risale al periodo fascista e che è stato applicato pochissime volte nella storia dell’Italia repubblicana e democratica e soltanto in casi limite. Ma non basta, perché agli imputati è stato contestato il “concorso morale”. In altre parole, tu eri alla manifestazione e, anche se non hai fatto nulla di particolare, ti condanno lo stesso, come se tu fossi l’autore diretto di tutto quello che è successo.
Oggi, è stata confermata l’anomalia giuridica e non è stato ristabilito quel principio basilare dello stato di diritto che afferma che la responsabilità penale è personale. Così 15 ragazzi e ragazze pagano il prezzo di un folle teorema accusatorio, che evidentemente nessuno trova il fegato di smontare nel luogo deputato, cioè nelle aule del tribunale.
E, infine, aggiungiamo preoccupazione a preoccupazione. Appena tre settimane fa, i Pm del processo di Genova, per vicende legate alla contestazione del vertice del G8 del 2001, avevano chiesto oltre 200 anni di carcere per 25 ragazzi. Questi non hanno ammazzato nessuno, né hanno rapinato banche o ville. Semplicemente erano stati arrestati nel corso degli scontri e, visto che servono capri espiatori, vengono ritenuti colpevoli di tutto e di più. L’accusa è, ovviamente, di concorso in “devastazione e saccheggio”.
Non possiamo che sperare che i giudici genovesi siano più coraggiosi e lungimiranti di quelli milanesi, che oggi hanno perso l’occasione di applicare una giustizia giusta”.
 
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di lucmu (del 23/10/2007, in Movimenti, linkato 926 volte)
Le richieste dei Pm al processo genovese contro 25 giovani sono gravi, sproporzionate e fuori dalla realtà, ma purtroppo non sorprendono. Tutto il processo, sin dall’inizio, era basato su un teorema tanto semplice quanto micidiale, cioè che durante i giorni della contestazione del G8 del luglio 2001 si fosse consumato un reato collettivo definito “devastazione e saccheggio”.
Ebbene, si tratta di un reato definito da una norma del codice penale risalente al periodo fascista, applicato in pochissime occasioni nella storia dell’Italia democratica e repubblicana e che prevede pene pesantissime. Ovvero, agli imputati non vengono contestati tanto i singoli fatti, bensì il contesto generale, definito appunto di “devastazione e saccheggio”, in cui questi fatti si sono consumati.
Proprio per questa ragione, già tempo fa, gli ex-portavoce del Genoa Social Forum, compreso il sottoscritto, ci eravamo pubblicamente autodenunciati. Cioè, se davvero si trattava di un contesto generale e di un’azione preordinata, allora bisognava processare gli organizzatori, che appunto erano i componenti del Gsf, e non qualche ragazzo. Ovviamente, questa autodenuncia non fu mai presa in considerazione, per il semplice motivo che il teorema dell’accusa non ha né capo, né coda e che questo processo serve a unica cosa: trovare qualche capro espiatorio, gettarlo in galera e fare dunque da contrappeso politico agli altri processi genovesi, quelli relativi ai fatti di Bolzaneto e della Diaz, che vedono sul banco degli accusati dei responsabili delle forze dell’ordine.
Quanti hanno vissuto quelle giornate genovesi conoscono bene la verità. In quei giorni allucinanti si era consumata un’azione repressiva degna del Cile di Pinochet. Ma è proprio quella verità che si vuole mettere sotto il tappeto, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, salvando così i responsabili politici del misfatto. E così, il processo per l’omicidio di Carlo Giuliani è stato insabbiato ancora prima del suo inizio e la commissione parlamentare d’inchiesta non è mai partita.
Tutto questo fa male, anzitutto alla democrazia. Ma è davvero inaccettabile che ora debbano essere alcuni giovani a pagare il prezzo di queste ripugnanti manovre politiche.”
 
comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
di lucmu (del 04/10/2007, in Movimenti, linkato 1195 volte)
È passato appena un mese dalla cancellazione del murale che ricordava Dax, il giovane assassinato da alcuni neofascisti, ed ecco che gli amministratori di Milano tornano alla carica, annunciando l’eliminazione di quello di via Bramante, dedicato a Carlo Giuliani, il manifestante ucciso nel corso della repressione delle iniziative genovesi del 2001.
Il vicesindaco De Corato, come sempre, motiva questi proclami con la necessità di ridare decoro alla città, pulendone i muri dai graffiti. Ammesso e non concesso che a Milano il principale problema in materia di decoro urbano siano i graffiti e non, per esempio, il prolungato abbandono istituzionale delle periferie popolari, resterebbe comunque da spiegare come mai gli amministratori milanesi se la prendano sempre e soltanto con una determinata categoria di murales. Cioè, come mai ci sia una pulizia selettiva.
Infatti, come sanno bene anzitutto i funzionari dell’Amsa, sui muri cittadini vi è un numero significativo e crescente di scritte e disegni di stampo neofascista o peggio, compresi degli insulti contro i Partigiani. Diverse volte, cittadini indignati o la stessa Anpi ne hanno chiesto la rimozione, ma senza ottenere risposta alcuna. Anzi, il solitamente prolisso De Corato non sente nemmeno il bisogno di dedicare alla vicenda una riga di un suo comunicato stampa.
Lasciando un attimo da parte le nostre considerazioni sulle campagne sommarie contro i writers, risulta tuttavia evidente che qui il problema non è il decoro urbano, bensì la cancellazione delle memorie ritenute scomode. Ebbene sì, perché murales come quelli di Dax o Carlo rappresentano un monito, un promemoria collettivo. D’altra parte, cosa aspettarsi da un’amministrazione comunale che cerca di far sparire la lapide a Pinelli da Piazza Fontana oppure di tumulare i resti dei partigiani insieme a quelli dei loro assassini?
Qui la pulizia dei muri non c’entra proprio nulla. Qui c’entra soltanto la peggior politica possibile, cioè quella che abusa dei poteri amministrativi per aggredire gli avversari politici con ogni mezzo, compresa la manipolazione della memoria della città.
Per questi motivi, aderiamo con convinzione all’appello alla mobilitazione per impedire questo ennesimo scempio, reso pubblico oggi dal centro sociale Il Cantiere, così come riaffermiamo il nostro sostegno agli amici di Dax, che si apprestano a restaurare il murale già cancellato.
 
comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
Oggi a Milano si è tenuta la prima udienza del processo contro 28 persone per i fatti legati alla Mayday Parade del 2004, con il rinvio però di tutto al 17 luglio prossimo. Il Comune di Milano, come anticipato dal vicesindaco De Corato, ha annunciato formalmente di volersi costituire parte civile.
Esprimiamo la nostra preoccupazione per un impianto accusatorio che sembra voler mettere sotto processo l’intera MayDayParade, cioè quella iniziativa di mobilitazione che da anni porta nelle strade milanesi decine di migliaia di precari.
Infatti, la pubblica accusa ha operato un assemblaggio arbitrario di fatti diversi e distanti tra di loro, dai danneggiamenti alle semplici scritte sui muri, fino ai presidi di protesta davanti ad alcuni supermercati che non rispettavano la giornata di chiusura del Primo Maggio. Ma l’oscar va sicuramente alla riesumazione del Regio decreto n. 773 del 1931, con il quale sindacalisti e attivisti vengono accusati di aver distribuito “scritti e disegni nelle forme di volantini e striscioni reclamizzanti l’iniziativa ‘MayDayParade’ contrari agli ordinamenti politici, sociali od economici costituiti nello Stato”. Cioè, sono sotto processo perché pubblicizzavano una manifestazione, peraltro regolarmente autorizzata.
Un’occasione troppo ghiotta per il vicesindaco De Corato, dedito da anni alla sua guerra privata contro chiunque in città non la pensi come lui, che infatti ha imposto la costituzione in parte civile del comune di Milano. L’obiettivo politico, più volte dichiarato, è quello di limitare la libertà di manifestazione.
Sarà ovviamente il giudice a occuparsi degli aspetti processuali, ma dalla politica deve arrivare un deciso segnale di contrasto dell’ennesimo teorema politico. In una città dove da anni oltre il 70% delle nuove assunzioni ha carattere atipico, ci aspettiamo che un vicesindaco si occupi della piaga della precarietà e non della criminalizzazione dei precari che manifestano, delle condizioni di lavoro e di vita dei giovani milanesi e non delle sue guerre private.
 
comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
di lucmu (del 06/03/2007, in Movimenti, linkato 730 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su Liberazione del 3 marzo e su il Manifesto (pag. Milano) del 6 marzo 2007
 
Ci risiamo, sta arrivando un altro processo e con esso l’ennesimo teorema politico. Il 16 marzo prossimo, infatti, si apre a Milano il procedimento contro 28 persone per fatti legati alla Mayday Parade del 2004.
Il vicesindaco meneghino, De Corato, ormai privo di deleghe importanti e impegnato a piazzare telecamere, non ha perso tempo per chiarire quale sarà il leitmotiv della strumentalizzazione politica. Così, “spezzoni eversivi no global”, “attivisti dei centri sociali” e rischi di “travaso verso il terrorismo” disegnano un oscuro scenario che finisce inesorabilmente per indicare nei soliti centri sociali e nelle manifestazioni di piazza il problema da eliminare.
D’altronde, l’impianto accusatorio del processo si presta benissimo, basato com’è sull’assemblaggio arbitrario di fatti diversi e distanti tra di loro. Troviamo quindi persone accusate di danneggiamenti e incendi, altre di aver semplicemente imbrattato i muri cittadini mediante bomboletta spray, così come attivisti e sindacalisti colpevoli di aver picchettato in mattinata alcuni supermercati che non rispettavano la chiusura del 1° maggio. Ci sono poi due ragazzi e due ragazze accusati di manifestazione non autorizzata, svoltasi però due settimane dopo la Mayday Parade. Ma la vera chicca è costituita senz’altro dalla riesumazione del Regio decreto n. 773 del 1931, con il quale cinque persone vengono accusate –e non stiamo scherzando- di aver distribuito “scritti e disegni nelle forme di volantini e striscioni reclamizzanti l’iniziativa ‘MayDay Parade’ contrari agli ordinamenti politici, sociali od economici costituiti nello Stato”. Cioè, sono sotto processo perché pubblicizzavano una manifestazione, peraltro regolarmente autorizzata!
Siamo di fronte a un procedimento dalla dubbia ratio giuridica, ma dall’inequivocabile valenza politica. Vale a dire, a finire sul banco degli accusati è la Mayday Parade. Questo fatto dovrebbe giustificare di per sé una reazione politica e civile ampia, ma in realtà c’è ben altro, poiché non è certo la prima volta che fatti processuali diventano strumento di battaglia politica contro i movimenti.
Rinfreschiamoci dunque la memoria. Dopo il mezzogiorno di follia dell’11 marzo scorso, 25 ragazzi e ragazze hanno subito quattro mesi di carcerazione preventiva. Un fatto senza precedenti nella storia recente della nostra città e una violazione bella e buona dei principi dello stato di diritto. Quella vicenda fu accompagnata da una campagna politica ossessiva e coerente che additava i centri sociali tout court come luoghi eversivi e ostili. E, inutile negarlo, quella campagna produsse dei risultati, perché è riuscita nell’intento di produrre isolamento politico.
Anche i recenti arresti dei presunti neobrigatisti sono stati accompagnati da strumentalizzazioni politiche di ogni tipo. Alcuni degli arrestati avevano la tessera della Fiom in tasca? E quindi avanti con gli interessati “inviti” alla Fiom di moderare i toni e di essere più mansueta, come se questo centrasse qualcosa. All’interno della stessa Confederazione di appartenenza si sono moltiplicate le voci che chiedono di rompere ogni rapporto con i movimenti sociali, in particolare con i sindacati di base e con i centri sociali. E anche questa campagna rischia di produrre dei risultati.
Beninteso, qui non si tratta di evocare inesistenti trame e complotti, bensì di cogliere e leggere una serie di dinamiche convergenti che tendono a produrre un senso comune ostile al conflitto sociale e a provocare isolamento e divisione tra le realtà di movimento. In altre parole, dopo l’esaurimento del ciclo delle grandi mobilitazioni –Vicenza a parte-, ora rischiamo la definitiva chiusura del varco aperto da Genova sei anni fa, con la recisione della rete di comunicazione e iniziativa tra movimenti e organizzazioni sociali diversi tra di loro. Questa ci pare essere la posta politica in gioco.

L’esperienza concreta ci ha insegnato che queste dinamiche non hanno trovato un granché di capacità di reazione, ma piuttosto un rassegnato chiudersi su sé stessi. Di questo passo, e non ci vuole molto a capirlo, il futuro non promette nulla di buono. Forse vale la pena parlarne.

 
di lucmu (del 16/11/2006, in Movimenti, linkato 835 volte)
Si sono appena spenti gli echi dello sgombero del centro sociale che fu di Dax, cioè l’Orso, ed ecco che già sembra toccare al prossimo. Infatti, oggi in Consiglio di zona 8 è prevista la votazione di un ordine del giorno presentato dal centrodestra che chiede formalmente di sgomberare la Cascina Autogestita Torchiera.
A guardarla bene, la faccenda ha del grottesco, poiché non si capisce proprio a chi dovrebbe dare fastidio il Torchiera. La cascina, ubicata di fronte al Cimitero Maggiore, risale al XIV secolo e, all’inizio degli anni novanta, si trovava in stato di degrado avanzato, visto che le amministrazioni comunali dell’epoca se n’erano completamente disinteressate. Arrivò allora un gruppo di ragazzi del quartiere che iniziò di propria iniziativa i lavori di ristrutturazione, recuperandola. E così nacque uno spazio di aggregazione e di iniziativa sociale, in una zona della città che ne è peraltro priva.
Ma, alla parte più oltranzista della destra milanese, tutto ciò non sembra interessare. Interessa, invece, alimentare continuamente quella crociata contro i centri sociali, che poco c’entra con la tanto invocata legalità, ma molto con i miseri giochi di autopromozione politica. E allora, avanti con le richieste di sgombero e chi se ne frega se i ragazzi del Torchiera non si sono mai sottratti al dialogo con chicchessia.
Il nostro auspicio è che oggi il Consiglio di zona 8 faccia prevalere il buon senso e rinunci dunque a quella votazione. E, soprattutto, chiediamo al sindaco Moratti se non ritiene finalmente giunto il momento di togliere la copertura politica alle campagne d’odio di alcuni suoi alleati.
 
comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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