Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
La Lega ha un concetto molto particolare della democrazia e della legalità. Anzi, ne ha un’idea eversiva dell’ordinamento democratico.
E così, quando un cittadino normale vuole partecipare a un concorso pubblico e viene escluso perché si è dimenticato, ad esempio, un certificato o una data, allora gli si dà del pirla e che si attacchi al tram. E più o meno la stessa cosa gli accade quando sbaglia qualche dettaglio nelle pratiche per l'indennità di disoccupazione.
Quando invece Formigoni si presenta con centinaia di firme non debitamente autenticate, allora le regole diventano all’improvviso “inutili questioni formali”, come dice Igor Iezzi, segretario provinciale della Lega di Milano, e si comincia addirittura ad inneggiare al mitra contro i giudici, come fa la Lega su facebook.
Sarebbe un bene che qualcuno intervenisse al più presto e soprattutto che ci fosse una svegliata dal basso, perché questa pretesa che la legge e le regole valgano soltanto per gli altri sta diventando francamente nauseante e pericolosa.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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L’hanno fatto! Il Consiglio dei Ministri si è riunito alle ore 21.00 di venerdì 5 marzo e dopo mezz’ora ha varato un decreto-legge che cambia le carte in tavola, con una “interpretazione” ad hoc della normativa in materia elettorale, che sana retroattivamente la situazione delle liste irregolari della destra. Cioè, riammette per decreto la lista provinciale del Pdl a Roma e quella presidenziale di Formigoni in Lombardia, nonostante fossero state presentate in palese violazione della legge elettorale.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il garante della legalità costituzionale (…), poco prima di mezzanotte, ha dato il via libera al decreto salva-liste, firmando il decreto-legge di Berlusconi.
Non ci sono parole per descrivere quello che sta accadendo. Stanno trascinando il paese verso una situazione da Repubblica di Weimar, con una crescente delegittimazione delle istituzioni democratiche, che apre la strada ad avventure di ogni tipo.
Non basta più la dilagante questione morale, ma ora fanno a pezzi persino le regole che governano le elezioni. Loro possono fare di tutto, anche fregarsene della legge elettorale, che al massimo vale per gli altri, ma non per loro.
Formigoni e Comunione e Liberazione governano la Lombardia da 15 anni e ora il “Celeste” si ripresenta tranquillamente per il quarto mandato consecutivo, anche se la legge italiana dice che più di due mandati non si possono fare. Peraltro, anche la più sfigata delle repubbliche presidenziali pone il limite dei due mandati. Ci sarà una ragione, o no? Ma qui nel Belpaese, chi se ne frega, tanto non succede nulla, aggiustiamo la legge, la “interpretiamo” a nostro piacimento, azzeriamo il contatore ecc. ecc.
E se poi, dopo quindici anni di ininterrotto governo della regione, non si ha nemmeno la decenza di presentare le firme debitamente autenticate, come dice la legge e come devono fare tutti gli altri, allora, ancora una volta, chi se ne frega. Che problema c’è? Faccio un decreto-legge, riscrivo retroattivamente le regole e voilà: la magia è fatta!
Ma forse non dobbiamo prendercela troppo con loro. In fondo, loro possono fare quello che vogliono perché noi li lasciamo fare, perché ci siamo seduti, perché ci siamo arresi. “Ed essi confidano nella nostra disperazione”, scriveva anni fa Heriberto Montano, un poeta salvadoregno. Appunto.
E allora muoviamoci, prima che sia troppo tardi.
Un primo appuntamento c’è da subito a Milano. Sabato 6 marzo, ore 12.00, davanti alla Prefettura di Milano, in corso Monforte 31.
E dopo, alle 14.00, davanti alla stazione Centrale, appuntamento per il No Razzismo Day.
Partecipate. E soprattutto reagite!
 
P.S. scritto di getto, a caldo, come si suole dire, cioè com’è venuto, a tarda ora, con tanta rabbia, ma anche con tanto cuore
 
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Il 5 marzo scorso è stata emessa la sentenza d’appello sui fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto a fine luglio 2001, durante la contestazione del G8 di Genova.
Bolzaneto, insieme alla Diaz e all’omicidio di Carlo Giuliani, è diventato uno dei simboli della violenza poliziesca e della sospensione dello stato di diritto che aveva caratterizzato Genova nei giorni 20 e 21 luglio 2001.
La sentenza della Corte d’Appello di Genova è sicuramente una notizia in parte positiva, perché riforma la sentenza di primo grado, che aveva assolto la maggior parte degli imputati, pur riconoscendo che nella caserma erano avvenuti degli abusi e delle violenze. Infatti, la sentenza d’appello ha accolto la tesi accusatoria e dichiarato “responsabili” tutti i 44 agenti e funzionari imputati (il 45esimo era nel frattempo deceduto), compreso, per prima volta, un ufficiale dell’Arma dei Carabinieri.
È stato quindi finalmente riconosciuto in un’aula di tribunale quanto denunciato sin dal primissimo minuto dal movimento. Cioè, a Bolzaneto la democrazia era stata sospesa ed è stata praticata la violenza e la tortura contro i fermati.
Tuttavia, in galera non ci andrà praticamente nessuno, anche se dovranno risarcire le parti civili, perché la maggior parte di quelli ritenuti “responsabili” –cioè, colpevoli- si è vista prosciogliere per avvenuta prescrizione.
Insomma, sono colpevoli, le denunce dei manifestanti fermati e del movimento erano fondate e veritiere, mentre le parole dei Ministri degli Interni erano false. Chissà se la certezza dell’avvenuta prescrizione ha contribuito a che i giudici potessero giudicare con maggiore autonomia...?
Insomma, tutti colpevoli e tutti liberi. E, soprattutto, stiamo ancora aspettando che qualche giudice trovi il coraggio di far rispondere i veri responsabili delle violenze di Genova, cioè i mandanti, che allora occupano poltrone di Ministri e facevano i capi della Polizia di Stato.
Comunque sia, se volete approfondire ulteriormente la vicenda processuale di Bolzaneto e tutti i processi legati al G8 del 2001 andate su www.processig8.org. Su quel sito potete scaricare anche il dispositivo della sentenza.
 
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Questa mattina il Ministro degli Interni Maroni ha ricevuto presso la Prefettura di Milano il musicista rom Jovica Jovic, fino ad oggi costretto suo malgrado alla clandestinità. Il Ministro gli ha consegnato un permesso di soggiorno per motivi di salute della durata di 6 mesi. Una soluzione provvisoria in vista della regolarizzazione definitiva dei suoi documenti.
La consegna del permesso di soggiorno a Jovica è una buona notizia ed è il risultato della mobilitazione civile, avviata dal centro sociale Fornace e dalle associazioni democratiche di Rho, dove Jovica vive nel “campo” comunale.
Una mobilitazione che ha permesso, prima, di evitare lo sgombero e l’espulsione e, poi, di attirare l’attenzione della stampa con eventi culturali e sociali di rilievo, come il recente battesimo di Sanela. Una funzione tenutasi nel campo di Rho il 13 febbraio scorso e celebrata da Don Gino Rigoldi, a cui hanno partecipato anche Moni Ovadia e il sottoscritto, e che ha visto l’ingiustificabile assenza del Sindaco e delle istituzioni rhodensi.
Ora, ci auguriamo che la vicenda di Jovica possa seminare un po’ di buon senso. Anzitutto, nella giunta comunale di Rho, ma altresì su tutto il territorio metropolitano, dove la quotidianità racconta ben altre storie, fatte di sgomberi senza alternative, stupidità istituzionale e istigazione al razzismo, di cui proprio il partito del Ministro degli Interni, Maroni, è uno dei protagonisti.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Oggi a mezzogiorno una folta delegazione dei lavoratori della Maflow di Trezzano s/n e due sindacalisti della Cub e della Fiom sono stati ricevuti dal Vicepresidente regionale e Assessore al Lavoro, Gianni Rossoni. All’incontro hanno partecipato altresì l’Assessore provinciale all’industria e al lavoro, Del Nero, e il sottoscritto.
È sicuramente un fatto positivo che il Vicepresidente Rossoni abbia finalmente incontrato i lavoratori della Maflow ed è altrettanto positivo che abbia annunciato che Regione Lombardia chiederà formalmente l’intervento del Ministro dello Sviluppo Economico, Scajola, e del Commissario europeo all’industria, Tajani, con l’obiettivo di salvaguardare l’attività e l’occupazione della Maflow.
Tuttavia, riteniamo fondamentale che l’odierno impegno del governo regionale non sia soltanto un fuoco fatuo da campagna elettorale. Cioè, che non si esaurisca con una lettera al Ministro e al Commissario europeo, ma che significhi l’inizio della discesa in campo della Regione a fianco delle ragioni dei lavoratori.
Ci si perdoni il nostro scetticismo, ma è passato oltre un mese da quella question time in Consiglio regionale, quando la giunta regionale aveva sostanzialmente evitato di prendere una posizione chiara in risposta alla nostra interrogazione. E gli operai della Maflow avevano dovuto inscenare delle rumorose proteste davanti al Pirellone il 26 febbraio scorso per poter finalmente ottenere l’incontro odierno.
Ora il tempo rimasto per convincere la Bmw a ripristinare le commesse tagliate -per motivi legati alla politica tedesca e non al mercato- è davvero poco e va quindi utilizzato fino in fondo.
Non vogliamo qui insistere su quanto già detto fino alla nausea, cioè che il governo regionale potrebbe lanciare un segnale netto, buttando sul piatto l’ipotesi della rinuncia alle auto blu della Bmw, utilizzati da Presidente e Assessori. Ma qualche segno concreto e tangibile di pressione sulla Bmw ci vuole, oltre alle lettere al Ministro e al Commissario, e prima della fine del mese.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su Liberazione del 9 marzo 2010
 
1 marzo 2010: l’ufficio elettorale presso la Corte d’Appello di Milano dichiara inammissibile la lista regionale di Formigoni perché troppe firme presentate non sono regolarmente autenticate. Si mormora che il “casino” sia dovuto a una modifica in extremis del listino, perché oltre alle candidature premio già presenti, cioè il fisioterapista del Milan, l’igienista orale di Berlusconi e  il geometra di Arcore, andava aggiunto anche un tal Riparbelli, addetto alla gestione del palco del premier.
5 marzo 2010: per prima volta manifestano insieme i lavoratori di tutte le aziende di telecomunicazioni del milanese, dall’Italtel alla Nokia Siemens Network. Un settore tecnologicamente maturo e strategicamente decisivo, ma in profonda crisi a causa delle delocalizzazioni e dell’assenza di una politica industriale. I lavoratori sono più di mille e ci sono pure molti sindaci dell’hinterland. Hanno chiesto un incontro a Formigoni e all’Assessore all’Industria, tal Romano La Russa (unica qualità conosciuta: essere il fratello del Ministro), ma vengono bellamente snobbati. La vicenda delle liste elettorali non c’entra, perché succede così abitualmente davanti al Pirellone.
Infatti, l’elenco dei lavoratori snobbati è sterminato e comprende anche gli operai dell’ex-Alfa di Arese, sulla cui pelle Formigoni aveva fatto buona parte della sua campagna elettorale di cinque anni fa.
Due date, due eventi. Il primo è diventato un fatto politico dirompente a livello nazionale, il secondo è stato ignorato persino dalla stampa locale. Ma nel loro insieme rispecchiano fedelmente lo stato delle cose nella più ricca e popolosa regione italiana, dopo 15 anni di ininterrotta occupazione del potere da parte dello stesso uomo, Roberto Formigoni, e della sua lobby politico-affaristica, cioè Comunione e Liberazione.
Arroganza del potere, sciatteria politica, regole scritte e riscritte ad hoc e su misura fanno il paio con l’occultamento della gravità della crisi economica e occupazionale. In altre parole, questi giorni non sono altro che una sintesi istantanea del “modello Formigoni” realmente esistente, qui e oggi: strapotente e strafottente più che mai, ma anche sempre più ammaccato, corroso da una montante questione morale, e sostanzialmente afono di fronte crisi.
In questa legislatura si è rafforzata ulteriormente il potere degli uomini di Cl, che ormai predominano non soltanto nell’apparato amministrativo in senso stretto, ma in tutto il sistema regionale, e che sono tra i principali beneficiari della privatizzazione assistita dei servizi, con la sua equiparazione tra pubblico e privato (sanità, formazione professionale, istruzione, servizi al lavoro, edilizia sociale ecc.).
Dall’altra parte, era proprio la consapevolezza di dinamiche di questo tipo a motivare storicamente il principio base del presidenzialismo: il limite dei due mandati. Ma qui non siamo negli Stati Uniti, in Francia o in Brasile. Qui siamo nel paese del “partito del fare” e quindi chi se ne frega di formalità burocratiche come il numero dei mandati o la separazione dei poteri. Insomma, il “decreto interpretativo” di Berlusconi non è proprio un’innovazione.
Affari pubblici e interessi privati sono oggi terribilmente confusi al Pirellone ed è da qui che nasce quella questione morale, che va da vicende come quella del finanziamento pubblico alla scuola privata, denunciata soltanto da noi, fino al numero crescente di inquisiti e inchieste.
Questione morale, liste con firme irregolari, immobilismo di fronte a un fatto epocale come la crisi, tutto indica che dietro la corazza apparentemente impenetrabile qualcosa inizia a scricchiolare; che il modello è sì egemone e potente, ma che ha perso vigore, spinta.
Siamo di fronte a una situazione delicata. Perché la contraddizione tra l’inizio della fase senile, mitigata soltanto dalla tenuta leghista sul fronte destro, e l’assenza di un’alternativa credibile, di una via d’uscita a sinistra, è potenzialmente pericolosa.
Per questo avevamo proposto al Pd un confronto unitario, che mettesse al centro due punti: la questione morale e il lavoro. La risposta è stata Penati, la polverizzazione dell’opposizione e il continuismo.
A questo punto, avendo il Pd regalato a Formigoni la certezza della rielezione, è decisivo che il prossimo Consiglio veda la presenza di un’opposizione che faccia il suo mestiere senza balbettii e che contribuisca a preparare il futuro. E questo significa, molto concretamente, lavorare perché la Federazione della Sinistra superi lo sbarramento del 3%.
 
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Gli operai della Mangiarotti Nuclear di Milano, in presidio da natale, rientrano in fabbrica. L’ha deciso il giudice del lavoro, accogliendo il ricorso della Fiom e considerando illegittima la collocazione in cassaintegrazione dei lavoratori del 18 dicembre scorso.
Così facendo, il giudice ha sbugiardato non soltanto l’azienda, ma anche la Giunta regionale, il cui assessorato al lavoro aveva dato incredibilmentre parere favorevole alla Cigs.
Eppure, che la richiesta di Cigs fosse illegittima, perché in palese violazione degli accordi sindacali sottoscritti, e finalizzata esclusivamente a dismettere l’attività produttiva, era stato segnalato formalmente all’Assessore al Lavoro, Rossoni, sia dalla parte sindacale, che da parte nostra in sede istituzionale.
Infatti, nella question time in Consiglio regionale del 12 gennaio scorso, in risposta alla nostra interrogazione che sollecitava l’assessorato ad opporsi alla richiesta aziendale, l’Assessore Rossoni ci aveva risposto che la sua struttura avrebbe invece dato al Ministero “parere non ostativo” alla richiesta di estendere la cassaintegrazione alla totalità degli operai addetti alla produzione. E ciò, aveva aggiunto, “nell’interesse dei lavoratori”, sebbene fossero gli operai stessi a chiedergli all’unisono di non farlo.
Ora il giudice ha fatto chiarezza, dichiarando “antisindacale il comportamento della società” e ordinando “l’immediato reintegro della commessa Westinghouse PRHR nello stabilimento di Milano e la revoca immediata delle sospensioni in Cigs disposte a far data dal 18-12-09, con la conseguente riammissione dei lavoratori in azienda”.
Insomma, i lavoratori avevano ragione e la Regione ha brillato nuovamente per la sua superficialità, per usare un eufemismo, in materia di lavoro.
Che questa sentenza sia dunque una lezione, ma soprattutto un’occasione perché la Regione faccia ora quello che avrebbe dovuto fare prima. Cioè, impegnarsi per mantenere l’attività produttiva e l’occupazione nello stabilimento di viale Sarca.
Il confinante Comune di Sesto San Giovanni –di quello di Milano, purtroppo, non si vede nemmeno l’ombra- si è già dichiarato interessato a lavorare in quella direzione. Ora tocca alla Regione fare la sua parte, questo volta con meno superficialità ed approssimazione.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Ieri 10 marzo, il giudice del lavoro ha dato ragione allo Slai Cobas dell’Alfa di Arese, ordinando il reintegro immediato di Carmelo D’Arpa, uno dei due licenziati politici dell’Innova Service, società attiva all’ex-Alfa di Arese. A breve ci si aspetta anche la sentenza sul caso del secondo licenziato, Renato Parimbelli.
Una sentenza che dà ragione a quanti avevano denunciato il carattere politico e illegittimo dei licenziamenti dei due delegati Rsu, ma che getta anche una luce non buonissima sull’azione della Prefettura.
Infatti, sulla situazione all’Innova Serve si erano tenuti diversi incontri con il Prefetto, il quale si era assunto anche l’impegno di intervenire affinché il licenziamenti venissero revocati e si tornasse a un clima di relazioni sindacali perlomeno normali. Successivamente, l’11 febbraio scorso, la Prefettura aveva comunicato informalmente ai responsabili dello Slai dell’Alfa che il reintegro dei due licenziati era imminente, ma poi, all’improvviso, tutto è cambiato. Alla fine, infatti, la “proposta” era la seguente: soltanto Parimbelli sarebbe stato riassunto, ma in un’altra azienda, mentre D’Arpa rimaneva fuori.
Questa proposta, ovviamente, è stata respinta dai lavoratori e dallo Slai. E, da allora in poi, dalla Prefettura non si è saputo più nulla. Anzi, nemmeno chi scrive è più riuscito a parlare con il Viceprefetto Zappalorto, che aveva seguito la vicenda.
A proposito, il giudice ha dato ragione ai lavoratori, ma la vicenda è non chiusa. Ne è esempio il fatto che, guarda caso, proprio ieri sera è stata tagliata la linea telefonica della sede dello Slai all’ex-Alfa…
 
Qui di seguito, il comunicato dello Slai Cobas Alfa Romeo sulla sentenza del giudice del lavoro:
 
“Alfa Romeo di Arese: il Tribunale di Milano reintegra Carmelo  nel posto di lavoro.
 
Il tribunale di Milano, in via d'urgenza ex art. 700, ha reintegrato nel posto di lavoro Carmelo D'Arpa, delegato RSU Slai Cobas di Innova Service, l'azienda spionistica che gestisce le portinerie e i servizi dell'area dell'Alfa Romeo di Arese.
Sempre oggi, presso il Tribunale di Milano, si è tenuta l'udienza per il licenziamento di Renato Parimbelli, delegato RSU Slai Cobas della stessa ditta, delegato del sito Alfa Romeo e dell'esecutivo provinciale di Milano dello Slai Cobas; nei prossimi giorni uscirà la sentenza.
NELLE SETTIMANE SCORSE I LAVORATORI HANNO FATTO 10 SCIOPERI CON PRESIDI DELLE PORTINERIE CONTRO I LICENZIAMENTI E CONTRO LE CONTINUE VESSAZIONI DI INNOVA SERVICE: SOLO NEGLI ULTIMI GIORNI SONO STATI RECAPITATI 120 PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI (uno più pretestuoso e assurdo dell'altro) ai 69 lavoratori ex Alfa Romeo.
Il capo del personale di Innova Service, Lorenzo Fabbrizzi, "è stato arrestato dalla squadra mobile di Firenze, in un troncone dell'inchiesta telecom, per corruzione: avrebbe pagato, con soldi, auto e viaggi, un maresciallo dei carabinieri per farsi accreditare in Procura e ottenere appalti per le intercettazioni"; "secondo l'accusa, l'imprenditore avrebbe comprato informazioni attinte da banche dati riservate del ministero dell'Interno. Inoltre sarebbe stato aiutato da poliziotti per fare pedinamenti e indagini su alcune persone" (LaRepubblica, 28-11-2009).
E Angela Di Marzo, titolare di Innova Service e "titolare dell'agenzia investigativa comasca Adm, secondo il PM Stefano Civardi avrebbe piazzato una microspia sotto il tavolo del city manager Giuseppe Sala" (del comune di Milano)" (LaRepubblica, 28-11-2009).
 
L'AREA DELL'ALFA ROMEO DI ARESE NON PUO' ESSERE AFFIDATA AD UN'AZIENDA CHE E' LI' SOLO PER LICENZIARE I LAVORATORI EX ALFA ROMEO.

NO ALLE SPECULAZIONI SULL'AREA DELL'ALFA !
NO ALLA DEPORTAZIONE DEI LAVORATORI FIAT A TORINO !
NO AL LAVORO PRECARIO, SOTTOPAGATO E SENZA E DIRITTI !
 
ARESE, 10 MARZO 2010
SLAI COBAS ALFA ROMEO”
 
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Ma De Corato ci fa o ci è? Le dichiarazioni odierne del vicesindaco, nonché onorevole, in merito alla sentenza della Corte di Cassazione sono incredibili.
Infatti, la Cassazione, con una sentenza che riteniamo molto brutta, dice che si possono espellere cittadini stranieri irregolari anche se hanno figli minori che frequentano la scuola nel nostro paese, ma non dice affatto che sia lecito impedire ai figli minori di genitori irregolari di frequentare le scuole.
Ebbene, De Corato e i suoi colleghi di Giunta avevano invece fatto quella seconda cosa, cioè impedire a dei bambini di poter frequentare gli asili comunali.
In altre parole, De Corato era nell’illegalità ieri e lo sarebbe anche oggi qualora ci riprovasse a impedire a dei bimbi di frequentare un asilo. E, invece di cercare di raccontare balle ai milanesi, prenda piuttosto atto di questo.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Venerdì e sabato sono due giorni di mobilitazioni. Potrebbero essere un segnale di ribellione civile, ma sta a noi scendere in strada e riempirle con i nostri corpi, la nostra rabbia e la nostra voglia di cambiare, contro una situazione sempre più insostenibile.
Gli appuntamenti da segnalare, a Milano, sono tre tra venerdì 12 e sabato 13 e riflettono bene qual è il problema nel nostro paese. Lavoro, scuola e democrazia sono i temi delle mobilitazioni, ma anche temi su cui il governo sta producendo una porcata dopo l’altra, spesso, come nel caso dell’aggiramento dell’articolo 18, grazie anche al silenzio prolungato dell’opposizione presente in Parlamento (Pd e IdV) .
Ma andiamo con ordine.
Lavoro. Due cose altamente significative sono successe in questi ultimi giorni. In primo luogo, in Parlamento Pdl e Lega hanno approvato il “collegato lavoro” che, tra le altre cose, prevede la possibilità di aggirare l’articolo 18 (cioè, il divieto di licenziamento senza giusta causa), laddove ovviamente questo è ancora applicabile, visto che la precarizzazione l’ha di fatto tolto a un settore vastissimo di lavoratori.
Il meccanismo è particolarmente subdolo e colpisce anzitutto i giovani e i neo-assunti. Infatti, la nuova norma prevede di poter sostituire la legge –cioè, l’art. 18- e il ricorso al giudice del lavoro con il cosiddetto “arbitrato”. Ebbene, questo “arbitro” non è tenuto a decidere sulla base della legge, ma può decidere anche in base al principio di “equità”. Cioè, quello che in quel momento può sembrare equo a lui e alle parti.
Ma non basta, perché la vera fregatura sta nella possibilità che la rinuncia al ricorso al giudice (e dunque all’art. 18) in caso di controversia possa essere inserita preventivamente nel contratto di lavoro individuale al momento dell’assunzione! Altro che “volontario”! O accetti la minestra (cioè, firmi volontariamente) o salti la finestra (cioè, non ti assumono).
A questo porcata va aggiunto un altro fatto, accaduto in questi ultimissimi giorni. La Commissione Lavoro della Camera aveva infatti deciso in maniera bipartisan di accogliere un emendamento che allungasse il periodo di cassa integrazione da 12 a 18 mesi. Certo, siamo sotto elezioni e quindi la misura puzza un po’, ma non importa. Infatti, l’allungamento della cassa l’avevano chiesto i sindacati e quasi tutte le opposizioni (in realtà a 24 mesi e, per quanto ci riguarda, con una rivalutazione dell’importo erogato), considerato che nei prossimi mesi si rischia un’ondata di licenziamenti, causa esaurimento periodo di cassa. Ma poi, dopo solo un giorno, è intervenuto il governo, per bocca del Ministro Sacconi, che ha annunciato che in Aula darà parere negativo all’allungamento…
Scuola. Qui ce la caviamo con poche righe, non perché la situazione sia meno grave, anzi, ma perché forse è più conosciuta. Siamo, infatti, al secondo anno di cura Gelmini-Tremonti, cioè il più vasto programma di tagli alla scuola pubblica della storia repubblicana. E gli effetti sono devastanti e sotto gli occhi di tutti: insegnanti precari lasciati a casa, taglio delle lezioni, scuole senza soldi e genitori che devono autotassarsi per comprare finanche la carta igienica. E nel frattempo, il flusso di denaro pubblico verso la scuola privata non si arresta, come ricorda il caso lombardo da noi denunciato.
Democrazia. Che altro aggiungere a quello che già si è detto in questi giorni? Questione morale montante, arroganza del potere senza freni, “decreti interpretativi”, legittimi impedimenti per il capo, occupazione prolungata del potere, come qui in Lombardia, con Formigoni e Cl eccetera. E ora il capo del governo, Berlusconi, si lancia pure in minacce contro l’opposizione e La Russa, Ministro della Difesa (…), fa il buttafuori in conferenza stampa, con un rigurgito dei vecchi tempi.
Insomma, ce n’è per tutti.
Gli appuntamenti di questi giorni sono diversi, magari non sono perfetti e magari non tutti piacciono a tutti nello stesso modo, ma nel loro insieme sono un’occasione per manifestarsi, per alzare la voce e la testa. Eccoli:
- venerdì 12 marzo, ore 9.00, P.ta Venezia: corteo, in occasione dello sciopero generale proclamato dalla Cgil
 
- venerdì 12 marzo, ore 9.30, L.go Cairoli: No Gelmini Day, con corteo degli studenti e degli insegnanti; sciopero della scuola proclamato da Cgil e Cobas
 
- sabato 13 marzo, ore 15.00, L.go Cairoli, manifestazioni unitaria per la democrazia e in difesa della Costituzione (promotori: Popolo Viola di Milano, Qui Milano Libera, Adesso Basta!, Movimento 5 Stelle Lombardia, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra, Verdi, Partito Socialista, Partito Democratico)
 
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