Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Ancora 100 passi. A un anno dalla rimozione da parte del sindaco leghista di Ponteranica (Bergamo) della targa intitolato a Peppino Impastato, si tiene di nuovo una manifestazione contro le mafie a Nord e per il ripristino della targa.
L’appuntamento è alle ore 14.30 a Ponteranica, in via Matteotti, da dove partirà il corteo che poi terminerà in via 8 marzo con un concerto (speriamo tempo permettendo).
Il corteo è l’atto finale di una tre giorni di dibattiti e confronti, organizzata dal Forum antimafia e al quale hanno aderito molte realtà, tra cui anche il sottoscritto.
 
Qui di seguito, il mio comunicato stampa in merito alla manifestazione di domani:
 
La Lega predica bene in casa altrui, ma razzola male dove comanda. E questo vale, purtroppo anche per l’impegno contro le mafie.
E così, a un anno dalla rimozione dalla biblioteca comunale di Ponteranica (Bergamo) della targa intitolata a Peppino Impastato, l’attivista siciliano assassinato dalla mafia, il Sindaco leghista, Aldegani, ideatore dell’ignobile gesto, continua a negare il ripristino di quel modesto, ma prezioso segno di memoria del sacrificio di Peppino.
Nel frattempo, nella non lontanissima Adro (Brescia), il Sindaco leghista, Lancini, addobbava tranquillamente una scuola pubblica con ben 700 simboli del suo partito politico, come se fossimo negli anni Trenta del secolo scorso.
Insomma, l’antimafia non va bene per i luoghi pubblici, ma i simboli della Lega invece sì?
Un anno fa, a giustificazione della rimozione, la Lega esibiva ancora la tesi che le mafie erano una questione del Sud e non certo del Nord. E quindi, anche Impastato era una questione del Sud e le targhe a Nord andavano intitolate a gente del Nord.
La tesi della mafia-a-nord-non-esiste era una colpevole sciocchezza anche allora, ma che dire oggi, dopo le retate contro la ‘ndrangheta che hanno mostrato non soltanto la realtà del radicamento malavitoso in Lombardia, ma anche i crescenti intrecci con il mondo politico locale?
E la Lega non solo si oppone alle targhe, ma nel frattempo c’è stato anche il voto leghista in Parlamento, a fianco di quello del Pdl, per negare ai magistrati l’uso delle intercettazioni di Consentino nel processo che vede l’ex sottosegretario del Governo Berlusconi indagato per camorra.
Oppure, per non andare troppo lontani, in Consiglio Regionale, soltanto 10 giorni fa, il voto congiunto Lega-Pdl ha bocciato la mozione di sfiducia nei confronti di un componente dell’Ufficio di Presidenza dell’assemblea legislativa lombarda, Massimo Ponzoni, cioè l’ex assessore regionale coinvolto in diversi procedimenti giudiziari e definito dai boss della ‘ndrangheta come parte del loro “capitale sociale” in Lombardia.
Insomma, al di là delle tante chiacchiere che si fanno nella cosiddetta “Padania”, la realtà è ben diversa.
Chiediamo ancora una volta che venga ripristinata la targa di Peppino Impastato, come segno tangibile che la lotta alle mafie viene collocata in cima all’agenda politica lombarda.
E, soprattutto, devono finire le ambiguità. Chi ha la responsabilità di governo sul territorio lombardo, dunque anche la Lega, produca quei fatti concreti che trancino ogni possibile commistione tra mafie, politica e amministrazione pubblica.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su MilanoX il 27 settembre 2010, con il titolo “Fasci in Classe: Milano non è Roma”
 
“Rissa tra rossi e neri”, “tornano gli anni bui della violenza” e via dicendo, sono i commenti mediatici e politici che in questi giorni sono andati per la maggiore, a proposito dei fatti accaduti sabato a Milano, davanti al liceo classico Manzoni.
E oggi, dopo quasi due giorni di insolito e irreale silenzio da parte della destra istituzionale, arriva finalmente anche la parola del vicesindaco De Corato. Ci aspettavamo fuoco e fiamme, invece ci ha consegnato un deludente e inconsistente “siamo pronti ad installare delle telecamere in via Orazio”.
Ma come? Dopo tutto questo allarme violenza, il Comune di Milano propone la poco originale sciocchezza delle telecamere, atte tutt’al più a cogliere sul fatto qualche incauto studente mentre appiccica un manifesto sul muro?
Insomma, c’è qualcosa che non quadra in questo coro che vorrebbe leggere la vicenda di sabato attraverso la solita e stantia lente degli opposti estremismi.
Ma partiamo dai fatti, così come vengono riportati da fonti giornalistiche e blog. In fondo, sono abbastanza banali e semplici nella loro dinamica. Cioè, un gruppo di militanti dell’organizzazione di ispirazione neonazista, Forza Nuova, si è presentato per l’ennesima volta davanti al liceo. Ma, evidentemente, questa volta la loro azione era poco più di un segreto di Pulcinella e quindi hanno trovato ad attenderli qualche decina di antifascisti. Conclusione: quelli di Forza Nuova sono stati cacciati in malo modo, rimanendo uno di loro leggermente ferito, e la Questura ha annunciato denunce per tutti.
Questa è l’istantanea dei fatti di sabato, ma quello che ci manca per completare il quadro e dare senso alle cose è la storia precedente. Cioè, il piccolo particolare che il Manzoni è oggetto da tempo delle attenzioni non richieste da parte di gruppi militanti dell’estremismo neofascista, che comprendono anche minacce personali.
Al Manzoni la tensione è più alta che altrove, perché il liceo classico rappresenta per l’estrema destra una preda particolarmente ambita, in virtù della sua fama di liceo di sinistra. E quindi, si fa ogni cosa pur di riuscire ad entrare in quella scuola.
Tuttavia, il problema è più generale e riguarda l’insieme delle scuole superiori milanesi. Infatti, al di là delle chiacchiere, quello che è in atto a Milano, da tempo, è il tentativo da parte delle organizzazioni neofasciste e neonaziste di replicare lo scenario romano, dove la loro presenza organizzata tra gli studenti ha raggiunto –e forse superato- il livello di guardia.
Finora a Milano non ci sono riusciti, a causa di un insieme complesso di ragioni, tra cui anche il lavoro svolto dagli studenti e collettivi che tengono vivi i principi dell’antifascismo e dell’antirazzismo. Ma attenzione, i tempi che corrono sono quelli che sono e la pressione dell’estremismo nero sulle scuole superiori milanesi tenderà ad intensificarsi.
In altre parole, quello che è successo sabato scorso va letto in questo quadro. O, per dirla con il comunicato del collettivo degli studenti del Manzoni: “ciò che è successo oggi è la diretta conseguenza di continue provocazioni da parte dei neofascisti di Forza Nuova nelle nostre scuole e nella nostra città”.
Mettersi le fette di salame sugli occhi, facendo finta di non vedere quello che succede nella realtà di tutti i giorni, ed equiparare fascisti e antifascisti, come se fossero due opposte tifoserie, è un errore politico madornale.
Il problema è che siamo di fronte a un’azione pianificata dei gruppi neofascisti e neonazisti, tesa a penetrare ideologicamente e organizzativamente le scuole superiori della città.
E il problema è che a Milano questi gruppi godono della tolleranza e della copertura istituzionale da parte di settori del centrodestra, in particolare quello ex-missino, i cui rappresentanti più autorevoli in città sono il vicesindaco De Corato e il ministro La Russa. Tant’è vero che sono in corso, proprio in questo periodo, trattative tra Pdl e gruppi neofascisti, tra cui anche Forza Nuova, in vista delle prossime elezioni.
Insomma, se si vuole davvero evitare il diffondersi della violenza politica nelle scuole milanesi, allora non serve certo la tesi degli opposti estremismi, tanto rassicurante quanto inconsistente e inutile, bensì un’azione politica, culturale ed istituzionale che contrasti la strategia di penetrazioni dei gruppi neofascisti e le complicità politiche di cui godono.
 
(Milano X – free weekly eretico)
 
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Con grande stupore abbiamo appreso che in Spagna, nei Paesi Baschi, sono stati arrestati questa mattina sette membri dell’organizzazione basca “Askapena”, tra cui anche Gabi Basañez, che avevamo conosciuto a Milano, il febbraio scorso.
Basañez era in Italia nel quadro di varie iniziative sulla situazione nei Paesi Baschi, tra cui anche la manifestazione milanese del 20 febbraio. Insomma, era qui in forma pubblica e legale, così come, peraltro, è assolutamente pubblica e legale l’organizzazione “Askapena”, che esiste da oltre 20 anni e che si occupa principalmente di far conoscere e sostenere la causa basca a livello internazionale.
Nel nostro breve incontro di febbraio, quando ero ancora in carica come Consigliere regionale della Lombardia, Basañez aveva insistito particolarmente sull’importanza di sostenere il processo di pace e sul fatto che la questione basca potesse e dovesse essere affrontata nel quadro del confronto politico e democratico.
Peraltro, anche gli altri sei arrestati, sono conosciuti bene nei Paesi Baschi perché hanno sempre lavorato sempre alla luce del sole.
Esprimamo la nostra preoccupazione per questi arresti, che avvengono proprio in un momento in cui si intravvedono nuovi spiragli per la ripresa dei negoziati e che sembrano voler riproporre quel metodo, già stigmatizzato anche a livello di Unione Europea, che considera ogni voce indipendentista come contingua a Eta e al terrorismo e dunque da illegalizzare.
Riteniamo essenziale per l’Europa che il popolo basco possa discutere e costruire liberamente e democraticamente il proprio futuro. E questo significa che devono finire sia la violenza armata, che l’illegalizzazione del dissenso.
Per questo ci appelliamo ancora una volta alle istituzioni italiane, locali e nazionali, perché in sede europea diano voce e sostegno al processo di pace.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Uno schiaffo ai giovani della nostra regione. Questo e non altro è l’accordo sull’apprendistato, siglato ieri tra Formigoni, il Ministro del Lavoro, Sacconi, e il Ministro dell’istruzione, Gelmini.
Uno schiaffo, perché anticipa in un accordo Regione-Governo quello che la legge nemmeno ancora consente: cioè l’abbassamento dell’obbligo scolastico da 16 a 15 anni. Infatti, l’abbassamento è contenuto in un disegno di legge, il cosiddetto “collegato lavoro”, tornato in discussione in parlamento proprio in questi giorni, dopo essere stato rinviato alla Camere dal Presidente Napolitano, a causa della scandalosa norma sull’arbitrato.
Certo, tecnicamente non viene meno l’obbligo fino a 16 anni, ma semplicemente sarà possibile assolvere l’ultimo anno fuori dalla scuola, stando al lavoro. E tutto questo, ovviamente, nel nome della lotta contro la dispersione scolastica, che peraltro in Lombardia è molto consistente.
In altre parole, se la scuola pubblica non ce la fa a trattenere dei ragazzi e delle ragazze, magari nelle zone popolari, allora questo non è un problema della scuola, ma dei ragazzi e delle loro famiglie. Insomma: hai dei problemi a scuola? Allora, va a lavurà! Con un contratto di apprendistato e sottopagato, beninteso.
E non deve ingannare nemmeno il tanto sbandierato aumento del tempo di formazione obbligatoria fino a 400 ore all’anno, perché l’accordo prevede che la formazione possa essere sia “esterna” che “interna” all’azienda. Chiaro?
Ma uno schiaffo tira l’altro, e così si aggiunge pure, con il plauso di qualche sindacalista in evidente crisi di identità, come quelli della Uil Lombardia, che questa norma servirebbe a combattere la disoccupazione giovanile. Ma come funzionerebbe questo miracolo nella realtà, per giunta in piena crisi occupazionale e dilagante precarietà, nessuno si è degnato di spiegarlo.
Questo accordo non fa bene ai giovani della Lombardia, non migliora la scuola e non fornisce occupazione. Anzi, scarica i giovani, specie quelli che avrebbero bisogno di qualche attenzione e stimolo in più, e li butta in pasto al dumping sociale.
Per un raggiante Formigoni, in mezzo degli altrettanto raggianti Sacconi e Gelmini, tutto questo è una “riforma di altissimo valore culturale”. Per noi è un vergogna, da fermare prima che si traduca in fatti.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Hanno protestato contro il moschetto a scuola e per ritorsione sono stati presi a manganellate dai carabinieri.
Questo è quanto successo oggi a Milano, all’ingresso della metro di piazza Duomo, a un gruppo di studenti del coordinamento dei collettivi e del centro sociale Cantiere, che mezz’ora prima avevano contestato l’iniziativa “Allenarsi alla Vita”, in via Bagutta, davanti alla sede dell’Unuci (Ufficio nazionale ufficiali in congedo d’Italia).
Non ci prolunghiamo sulla contestazione in via Bagutta, poiché sono già disponibili in rete ampi resoconti giornalistici, che peraltro testimoniano il carattere assolutamente pacifico della protesta.
E non si tratta nemmeno della prima contestazione del programma militar-scolastico, voluto fortemente dai ministri La Russa e Gelmini, che ha come finalità la diffusione della cultura militare nelle aule scolastiche, impegnando studenti minorenni in attività quali “corsi di sopravvivenza in ambienti ostili” o formazione di “pattuglie di studenti”.
Anzi, il coro di critiche era talmente ampio, che il Ministro La Russa, sebbene con tanti giri di parole, aveva dovuto annunciare che a partire dal prossimo anno scolastico l’iniziativa non sarebbe più stata replicata. Insomma, ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco.
Ma evidentemente non l’avevano preso bene al Ministero della Difesa e qualcuno andava marzialmente punito. Esageriamo? Forse sì, ma rimangono i fatti che giustificano più di un dubbio.
Infatti, gli studenti sono stati intercettati in piazza Duomo, cioè lontano dal luogo della protesta, da un reparto mobile dell’Arma dei Carabinieri, mentre erano temporaneamente assenti i responsabili di piazza della Questura. Lì sono stati fatti oggetto di un violento e, dal punto di vista dell’ordine pubblico, ingiustificato ed eccessivo intervento, a base di manganellate.
Infine, e in omaggio a una nota massima andreottiana, va ricordato l’ultra-tempestivo comunicato stampa del vicesindaco De Corato, ex-missino come il Ministro della Difesa, talmente pieno zeppo di insulti e livore contro gli odiati centri sociali, da risultare palesemente sproporzionato rispetto all’entità della protesta di questa mattina. Insomma, sembra quasi un tentativo di giustificare ex post l’ingiustificabile.
Chiediamo pertanto ai responsabili dell’ordine pubblico della nostra città, cioè al Questore e al Prefetto, di intervenire affinché venga ristabilito il rispetto della legge e il senso delle proporzioni.
Altrimenti, visto che siamo soltanto all’inizio di un autunno che non si annuncia facile, saremo costretti a concludere che qualcuno vuole soffiare sul fuoco, magari per animare la campagna elettorale di un centrodestra cittadino col fiatone.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Editoriale di Luciano Muhlbauer, pubblicato su Liberazione del 2 ottobre 2010
 
È stata una settimana densa, segnata da un frenetico susseguirsi di atti, fatti e strappi, che ben rappresentano il momento delicato e decisivo che la questione lavoro vive nel nostro paese.
Prima, è arrivata la tripletta del mercoledì. In una sola giornata è stato approvato in Senato il famigerato “collegato lavoro”, concluso l’accordo sulle deroghe tra Fim, Uilm e Federmeccanica e inviata dal Ministro Sacconi una missiva alle parti sociali con il sollecito di procedere verso il superamento dello Statuto dei Lavoratori. Poi, sono arrivati il giovedì e venerdì di polemiche e linciaggi morali contro gli operai Fiom, che in alcuni luoghi hanno protestato e lanciato uova contro sedi della Cisl.
Non c’è dubbio, il gioco è duro e neanche troppo pulito. Ed è un gioco ai massimi livelli, quindi bisogna fare squadra. L’hanno capito da tempo i Marchionne, Marcegaglia, Sacconi, Bonanni e altri.
Ma attenzione, non banalizziamo, la loro non è una squadra omogenea, sono un insieme di diversi, e non c’è alcun complotto in corso. Semplicemente, hanno annusato l’aria e realizzato una convergenza d’interessi attorno un obiettivo ritenuto praticabile: l’azzeramento del patto sociale, codificato nella Costituzione e perfezionato dalle lotte dei lavoratori degli anni ’60-’70.
La posta in gioco è generale, non si tratta più di tirare per la giacchetta l’esistente, bensì di rovesciarlo, di passare al salto di qualità, di ridefinire dall’alto un nuovo patto sociale, strutturalmente asimmetrico: il padrone comanda, il lavoratore obbedisce in silenzio e a buon mercato e il nuovo sindacato-istituzione fa il guardiano.
Più che un patto, sembra la resa imposta dal vincitore al vinto, in cambio della vita (pardon, del posto di lavoro). Per questo non interessa più lo scontro con l’anello debole o il compromesso, ma si cerca l’impatto frontale e la disintegrazione dell’anello forte, che oggi è individuato nei metalmeccanici e nella Fiom.
Avete dei dubbi che le cose stiano così? Ebbene, allora considerate soltanto quello che c’è scritto nell’accordo sulle deroghe, cioè il nuovo “Art. 4-bis – Intese modificative del CCNL”. Anzi, se avete due minuti, leggetelo!
Ebbene sì, perché in fondo dice due cose tanto semplici, quanto dirompenti: il contratto nazionale è finito e i lavoratori non potranno mai più votare. Cioè, un golpe sindacale o, per essere più gentili e nostrani, un ribaltone.
Il nuovo articolato dice, infatti, che il modello Pomigliano può essere applicato ovunque nella categoria, da Bergamo a Palermo. E se le deroghe al contratto diventano la regola, in nome della crisi, allora a che cosa serve il contratto?
Ma la cosa davvero grave in tutto questo è che i lavoratori sono stati ufficialmente imbavagliati ed espropriati del loro diritto di parola. Infatti, le deroghe nelle aziende vengono decise “con l’assistenza delle Associazioni industriali e delle strutture territoriali delle Organizzazioni sindacali stipulanti” e poi “validate” non dai diretti interessati, ma dalle “parti stipulanti il CCNL” a livello nazionale. Cioè, quelli che firmano le deroghe sono gli stessi che poi le approvano.
In altre parole, siccome gli operai non sono d’accordo con Bonanni, allora Bonanni gli toglie la parola. C’è da meravigliarsi, se alcuni operai hanno dato sfogo alla loro rabbia davanti alle sedi della Cisl? Certo, aggiungiamo subito, è meglio non farsi trascinare nelle provocazioni, perché qui il gioco è truccato, per concentrarsi invece sulla costruzione della manifestazione del 16 ottobre.
Ma detto questo, va detta anche un’altra cosa: è assolutamente indecente e irricevibile il coro di ministri, presidenti, industriali, segretari e cortigiani vari che attacca il dissenso a suon di paroloni come “aggressione” e “squadrismo”, mentre invece tacciono di fronte alla negazione dei più elementari diritti democratici dei lavoratori.
Ma appunto, qui torniamo al nostro discorso iniziale. Loro hanno un obiettivo e fanno squadra. Ma noi? Se allarghiamo lo sguardo all’insieme del campo dell’opposizione a Berlusconi, viene da piangere. C’è pure chi dà ragione a chi imbavaglia i lavoratori.
Ma il problema risiede anche più a sinistra del centro ed è figlio di quella calamità culturale che ha estromesso il lavoro e la questione sociale dalla bussola della politica. La sinistra, politica e sociale, di partito o di movimento, semplicemente non esiste e non ha futuro se non mette al centro la questione sociale, se non riparte da qui, dai lavoratori e dalle lavoratrici, per disegnare un progetto, un programma e un sogno per uscire dalla crisi.
Il 16 ottobre non c’è semplicemente una manifestazione nazionale, ma un’occasione per ritrovarsi tra diversi, produrre convergenza di interessi e costruire discorsi e percorsi comuni. Questo è il punto, questa è l’urgenza e per questo la risposta al loro gioco sporco è l’investimento sull’unità attorno al 16 ottobre.
 
cliccando sull’icona qui sotto puoi scaricare il testo dell’accordo sulle deroghe (nuovo art. 4-bis del Ccnl metalmeccanico separato del 2009) firmato da Fim, Uilm e Federmeccanica il 29 settembre 2010
 

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Puntuale come un orologio svizzero, non appena il Sindaco di Rho, il ciellino Roberto Zucchetti, si trova in difficoltà politiche, ecco che spunta lo sgombero del centro sociale Sos Fornace.
Infatti, ai ragazzi e alle ragazze, da fonti attendibili, è stato fatto arrivare il messaggio che ormai è questione di poco, forse soltanto di giorni, se non di ore. E guarda un po’, proprio adesso, alla vigilia della manifestazione unitaria di sabato 9 ottobre contro l’Accordo di Programma sull’area ex-Alfa, firmato da Zucchetti, e della seduta del Consiglio Comunale di Rho del 12 ottobre, che si annuncia infuocata, poiché dovrà decidere se ratificare o meno la firma del Sindaco.
E così, ancora una volta, la Fornace finisce nel mirino del malgoverno cittadino, non perché nell’area dismessa occupata dai giovani si faccia rumore o musica o si beva la birra, come vorrebbe la vulgata ufficiale, bensì perché il centro sociale è sempre stato attivo sulle questioni che riguardano il territorio e, in più occasioni, con le sue puntuali denunce, ha messo in serio imbarazzo la giunta ciellino-leghista che governa Rho.
Se non vi ricordate, ecco un esempio per tutti: la vicenda della soppressione dei treni pendolari, decisa in una riunione al Pirellone del marzo 2009, anche grazie all’incredibile negligenza del Sindaco di Rho. Ebbene, a mobilitarsi per prima fu proprio la Fornace e un imbarazzato Zucchetti dovette persino presentarsi al banchetto del centro sociale per firmare la petizione contro la soppressione.
Allora, Zucchetti, ciellino come chi comanda al Pirellone, aveva preferito non disturbare i suoi capi politici, piuttosto che occuparsi degli interessi del suo territorio. Un po’ com’è successo qualche settimana fa con l’accordo sull’area ex-Alfa, che egli ha firmato, ignorando bellamente le indicazioni del Consiglio comunale.
Anche un anno fa Zucchetti volle la testa della Fornace, un po’ per vendetta, ma soprattutto per deviare l’attenzione dal suo malgoverno. E ora, evidentemente, ha deciso di riprovarci, con l’aggravante di voler alzare la tensione in città alla vigilia di due appuntamenti molto importanti.
Esprimiamo la nostra completa solidarietà alla Fornace di Rho e chiediamo ai responsabili dell’ordine pubblico di non prestarsi ai giochini politici di un amministratore in difficoltà.
Ma invitiamo anche le forze politiche e i consiglieri comunali del centrodestra rhodense, molti dei quali si dichiarano scettici o persino contrari all’Accordo di Programma sull’ex-Alfa, di dare il loro contributo affinché non si realizzino interventi di forza contro la Fornace e si riporti invece la questione dello spazio sociale sul terreno del confronto civile con l’amministrazione comunale.
Da parte nostra, saremo a fianco dei ragazzi e delle ragazze della Fornace e ribadiamo il nostro impegno per la piena riuscita della manifestazione unitaria di sabato prossimo contro lo sciagurato Accordo di Programma sull’area ex-Alfa.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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COMUNICATO DEL CENTRO SOCIALE SOS FORNACE:
 
FORNACE PROSSIMA ALLO SGOMBERO: PRONTI A RESISTERE!
MARTEDÌ ASSEMBLEA PUBBLICA ANTISGOMBERO
 
Da fonti certe abbiamo appreso che entro la fine di questa settimana verrà tentato lo sgombero del Centro Sociale SOS Fornace. E' evidente il malcelato tentativo di alzare il livello della tensione in vista del corteo di sabato 9 ottobre contro il Piano Alfa e in difesa del territorio, per spaccare l'ampio fronte - dall'opposizione sociale a quella consigliare - che scenderà in piazza unito nel denunciare la "prima pietra" di Expo 2015, madre di tutte le speculazioni sul territorio. Questo tentativo arriva inoltre una settimana dopo la nostra denuncia dell'imbarazzante comportamento di Fiera Milano che, a dispetto della scintillante immagine che propone di sè, produce sul territorio del quale si vanta di essere vetrina, solo precarietà e disoccupazione, come dimostra la recente vicenda degli 85 lavoratori lasciati a casa.
La giunta comunale, più volte dichiaratasi a favore dello sgombero della Fornace, vuole evidentemente coprire con questo provvedimento il fallimento del modello della città vetrina, sotto gli occhi di tutti in termini di servizi pubblici dismessi e beni comuni espropriati, col favore degli speculatori di CL e la copertura politica di chi, come la Lega Nord, della difesa del territorio si riempe la bocca ma nei fatti è complice del saccheggio.
Questa ennesima minaccia non è solo un attacco a uno spazio sociale, ma ai percorsi autorganizzati e all'intera opposizione sociale del territorio che esprimono una voce critica e contrastano una ricostruzione della metropoli imposta da chi sta sfruttando la crisi per aumentare i propri profitti.
Invitiamo perciò tutti i solidali a un'assemblea pubblica che si terrà in Fornace martedì 5 ottobre alle 21:30 per preparare la resistenza allo sgombero. Portate sacchi a pelo e coperte, si dorme all'interno dello spazio per difenderlo.

Martedì 5 Ottobre - h. 21:30
ASSEMBLEA PUBBLICA CONTRO LO SGOMBERO
SOS Fornace - Rho, via S. Martino 20
 
Mercoledì 6 ottobre - h. 5:00
PRESIDIO E COLAZIONE ANTISGOMBERO
SOS Fornace - Rho, via S. Martino 20
 
Giovedì 7 ottobre - h. 5:00
PRESIDIO E COLAZIONE ANTISGOMBERO
SOS Fornace - Rho, via S. Martino 20
 
Venerdì 8 ottobre - h. 5:00
PRESIDIO E COLAZIONE ANTISGOMBERO
SOS Fornace - Rho, via S. Martino 20
 
Sabato 9 ottobre - h. 9:30
CORTEO CONTRO IL PIANO ALFA
IN DIFESA DEL TERRITORIO
Rho - Stazione FS
 
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I capi del Pdl e della Lega di Milano, il Sindaco e il Vicesindaco del capoluogo lombardo e tutti gli altri illustri esponenti delle istituzioni locali e nazionali, che in queste ultime settimane hanno animato l’incredibile gazzarra sulle 25 case ai rom di via Triboniano, dovrebbero semplicemente chiedere scusa ai cittadini e alle cittadine.
Lo farebbero, se gli fosse rimasto ancora un briciolo di dignità, perché la realtà che sta emergendo, dopo settimane di politica politicante ed urlante, ci consegna la fotografia di un’ignobile montatura elettorale, fatta da bugie, prese per i fondelli e violazioni di regole ed accordi sottoscritti.
L’ultimo atto di questa imbarazzante e disgustosa commedia l’abbiamo letto stamattina su il Giorno di Milano, che accanto al solito ritornello decoratiano del “verranno sgomberati”, riporta le dichiarazioni del Prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, il quale dichiara, invece, che il campo di via Triboniano non verrà sgomberato. Anzi, trattandosi di un campo regolare e non abusivo, sgomberarlo “sarebbe come intervenire in una casa privata; si commetterebbe reato”. In altre parole, bisogna trovare soluzioni concordate.
E bene ha fatto, dunque, la Casa della Carità a pubblicare sul suo sito web finalmente la dettagliata e documentata cronistoria degli ultimi mesi. Nulla di nuovo, beninteso, nel senso che non rivela certo segreti, ma in cambio mette in fila quei fatti, coperti e nascosti da settimane di fango.
Infatti, i 25 (venticinque) appartamenti non sono stati sottratti ai milanesi in graduatoria per una casa popolare, poiché vuoti, abbandonati e bisognosi di ristrutturazione. E quindi, la Giunta regionale ha deliberato il 5 agosto scorso, all’unanimità, dunque Lega compresa, di toglierli da patrimonio Erp dell’Aler. La ristrutturazione sarebbe stata gestita dal Comune di Milano e finanziata da un apposito stanziamento di 300mila euro del Ministro Maroni.
Riassumiamo. Il Triboniano è un campo comunale e regolare e suoi residenti sono regolari e quindi non possono essere sgomberati. Quindi, volendo liberare l’area, visto che si trova sulla traiettoria dell’Expo, il Comune, la Regione e il Ministero degli Interni, gestiti tutti quanti dalle stesse forze politiche, cioè Pdl e Lega, hanno deciso di concordare con la Casa della Carità un piano, al fine di trovare soluzioni alternative e negoziate per le 104 famiglie riconosciute del Triboniano.
A tal fine, sono già stati firmati, dai rappresentanti del Sindaco e del Ministro, alcuni accordi, relativi all’ingresso negli appartamenti dei primi 11 nuclei familiari.
Ma poi, qualcuno si è ricordato della campagna elettorale e del bilancio disastroso dell’amministrazione Moratti e ha pensato bene di riesumare un po’ di campagna razzista contro i rom, che funziona sempre.
A questo punto, però, il re è nudo e non rimangono che due strade. La prima ci porta fuori dalla democrazia e dalla Costituzione e consiste nel fissare formalmente il principio che in Italia c’è un’etnia a cui è inibito l’accesso ad alcuni servizi e diritti. La seconda è quella di porre fine alla gazzarra, assumersi le proprie responsabilità e trovare delle soluzioni.
La scelta sta unicamente alla Moratti, a De Corato e a Maroni.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Sabato 9 ottobre, a Rho (MI), con concentramento alle ore 9.30, in Piazza della Stazione, si terrà la manifestazione unitaria contro l’accordo di programma che svende l’area dell’ex-Alfa Romeo, sottoscritto dai Sindaci di Arese, Rho e Lainate con Regione Lombardia.
Invito tutti e tutte a partecipare, aggiungendo alla motivazione primaria del corteo, anche quella della difesa del centro sociale Sos Fornace, minacciato di sgombero proprio in questi giorni.
Vi ricordo, inoltre, che sabato e domenica, 9 e 10 ottobre, a Milano, presso l’Arci Bellezza, si tengono anche gli Stati Generali della Precarietà. Vale la pena partecipare.
 
Qui di seguito, il mio comunicato di adesione alla manifestazione di domani:
 
“Domani manifesteremo a Rho per dire due no e due sì.
No ad un accordo di programma sull’area ex-Alfa che non contiene alcun impegno serio rispetto all’insediamento di attività produttive e al rilancio dell’occupazione, ma che in cambio prevede un centro commerciale, che metterebbe a grave rischio la sopravvivenza della piccola distribuzione e dei negozi di vicinato della zona.
No allo sgombero forzato del centro sociale Sos Fornace, che qualcuno vorrebbe imporre proprio adesso, per alzare la tensione e spostare l’attenzione, eliminando strada facendo anche una delle più vivaci voci di critica nei confronti del Sindaco Zucchetti.
Sì, invece, alla definizione di un nuovo AdP, che metta al centro progetti utili per l’occupazione e che rinunci alla mega-struttura di vendita. E sì all’apertura di un dialogo tra Sos Fornace, amministrazione comunale e proprietà, al fine di individuare delle soluzioni non violente.
Sosteniamo quindi con convinzione gli obiettivi della manifestazione unitaria di domani, chiedendo ai Consigli comunali, chiamati a ratificare le firme dei Sindaci di Arese, Lainate e Rho, di non approvare l’AdP e di chiedere, invece, la riapertura del confronto istituzionale, coinvolgendo attivamente la cittadinanza e le rappresentanze dei lavoratori.
E, nel ribadire la nostra solidarietà e vicinanza alla Fornace, sosteniamo altresì tutte le iniziative che a Rho si pongano l’obiettivo di riaprire il confronto civile ed evitare soluzioni di forza.”
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Ieri notte in piazza Duomo, nella Milano che vorrebbe essere europea, è andato in scena quel famigerato “botellón”, che aveva agitato il sonno del vice del sindaco e, di conseguenza, fatto diventare rovente il telefono del Questore.
Premettiamo subito, per la cronaca, che il botellón si è tenuto come programmato, alla presenza di qualche centinaio di giovani, che non ci sono stati incidenti, che nessuno si è fatto male e che nulla è stato rotto. E questo, nonostante il dispendioso, ingiustificato e grottesco stato d’assedio in piazza Duomo, chiesto e ottenuto dal vice del sindaco.
Ma andiamo con ordine, perché vale la pena descrivere le scene da avanspettacolo che si sono viste ieri sera nella piazza più importante e rappresentativa di Milano, grazie alla regia dell’eterno vice del sindaco. E non solo vale la pena, ma è assolutamente necessario, perché se non l’avessi visto con i miei occhi, non ci crederei.
I ragazzi e le ragazze di Milano Movida volevano realizzare semplicemente una pacifica provocazione, per dire che gli spazi pubblici servono anche -e forse anzitutto- per essere vissuti dalle persone. Un problema sentito particolarmente dai giovani, che a Milano vengono spesso trattati come un fastidioso problema e come alieni.
E la forma scelta era quella del botellón, cioè quel ritrovo in piazza, di iberiche origini, che consiste nella riunione in un luogo pubblico di tanti giovani per bere, cantare e stare insieme. Insomma, nulla di scandaloso o violento, ci pare. Ma, appunto, il nostro vice la vede in maniera diversa o, forse, semplicemente non ci vede più, consumato com’è dal rancore e dall’odio verso quelli e quelle che non sono come vorrebbe lui, specie se giovani.
E così, ha imposto ai responsabili dell’ordine pubblico di trattare il botellón come un’emergenza terrorismo. Risultato? Quello più ovvio e senz’altro degno del miglior Monty Python: chiusura della stazione della metropolitana di Duomo, checkpoint in ogni angolo d’accesso alla piazza, presidiati da reparti mobili della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, e gruppi di turisti perquisiti, disorientati e convinti che ci fosse un allarme bomba.
Per quanto mi riguarda, sono arrivato in zona verso le 22.30, in tempo per assistere a una delle scene inziali, di fronte alla quale non sapevo bene se ridere o piangere. Due ragazze e un ragazzo respinti al checkpoint dei carabinieri vicino all’angolo con via Palazzo Reale, perché muniti di bicchieri di plastica (le ragazze) e di due lattine di birra (il ragazzo). Secondo i militari era vietato transitare per piazza Duomo con bicchieri di plastica.
Ho chiesto spiegazioni ai militari, informandoli che non esisteva alcuna ordinanza, legge o norma che vietasse i bicchieri di plastica in piazza Duomo. E che, anzi, un tal divieto rappresentava un abuso di potere. La reazione dei militari era illuminante: il primo si è irrigidito, non sapendo bene cosa dire, al secondo è scappato da ridere. Conclusione: “parli con i responsabili di piazza”.
Alla fine, dopo varie discussioni con funzionari della Questura ed ufficiali dei Carabinieri, siamo giunti alla ovvia conclusione che ci si atteneva alla legge italiana e non alle fantasie. Cioè, ordinanze del Sindaco Moratti alla mano, no alle bottiglie di vetro e alle lattine e sì invece a bicchieri e bottiglie di plastica.
A questo punto, al nostro checkpoint è successo la seguente cosa: sotto lo sguardo vigile del reparto mobile dei Carabinieri, il ragazzo ha versato il contenuto delle sue due lattine di birra nei bicchieri di plastica delle due ragazze e, con i bicchieri pieni di birra in mano, ha potuto fare finalmente il suo ingresso in piazza Duomo.
Beninteso, scene simili si sono verificate anche agli altri checkpoint, compreso il blocco di ragazzi perché muniti di chitarra (“siccome questo è un botellón e siccome le chitarre servono per il botellón, allora non possono passare”). Comunque sia, alla fine in piazza Duomo c’erano 2-300 giovani che bevevano birra, chiacchieravano tranquillamente e suonavano la chitarra.
In altre parole, il vice del sindaco, cioè l’On. De Corato, ha fatto mobilitare inutilmente e a spese dei contribuenti un numero abnorme di forze dell’ordine, chiuso la metropolitana di Duomo, cosa riuscita nemmeno al Seveso, e diffuso il panico tra i turisti, unicamente per motivi politici e personali e pretendendo persino dalla Questura e dai Carabinieri di violare la legge e le stesse ordinanze comunali.
Per fortuna, le forze dell’ordine sono più serie del vice del sindaco e, aggiungiamo, anche dotate di quel senso del ridicolo che invece manca completamente a De Corato.
Di ieri sera mi rimane soprattutto un’immagine, che forse riassume il senso di tutta la serata. Quella del militare dei reparti mobili dei Carabinieri che non riesce proprio a trattenere il suo sorriso di fronte alla palese assurdità della situazione.
Ed è stato quel sorriso, unito a quello dei ragazzi e delle ragazze, che ha seppellito l’idiozia e l’odio di un uomo che dopo 13 anni di vicesindaco dovrebbe cambiare mestiere.
 
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