Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Sono passati soltanto due giorni dall’incontro in Regione che ha rilanciato il tavolo di confronto per salvare l’Innse ed ecco che arriva la provocazione del proprietario, Silvano Genta, per cercare di far saltare ogni possibile accordo prima ancora che nasca.
Stamattina alcuni addetti guidati da Genta junior si sono introdotti nel capannone e hanno iniziato a manomettere i macchinari, nonostante due giorni fa in Regione, presente anche il legale di Genta, si fosse stabilito che questi non andavano toccati. Gli operai che presidiano lo stabilimento, accortisi del blitz, si sono immediatamente mobilitati e ne sono seguiti alcuni momenti di tensione.
Lo stesso Vicepresidente regionale, Rossoni, interpellato dal sottoscritto, è dovuto intervenire per rammentare alla proprietà gli impegni presi al tavolo. La Questura, da parte sua, è sopraggiunta soltanto in un secondo momento, avvisata dalla Fiom.
Genta junior è stato infine costretto ad abbandonare il campo e alcuni operai della Rsu sono potuti entrare nel capannone per verificare che tutto fosse al suo posto, constatando così che l’obiettivo, fallito, del blitz era proprio la manomissione di alcuni macchinari, al fine di rendere inservibile la linea di produzione.
Quanto accaduto oggi dimostra ancora una volta che il principale ostacolo è costituito dall’arroganza e dall’inaffidabilità della proprietà, interessata unicamente a smantellare la fabbrica e vendere a pezzettini i costosi macchinari.
Oggi soltanto grazie al senso di responsabilità degli operai è stato evitato l’incidente e si è impedita la manomissione. Ma è ben triste che dei padri di famiglia debbano vigilare 24 ore su 24 perché un imprenditore di ventura non saboti un tavolo di confronto promosso dalle istituzioni locali.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Il disegno di legge delega anti-sciopero varato oggi dal Consiglio dei Ministri è un atto estremamente grave. Non solo lede pesantemente i diritti e le libertà costituzionali dei lavoratori italiani, ma soprattutto rappresenta un evidente tentativo di imporre nel nostro Paese il sindacato di regime.
Non esiste in Italia alcuna emergenza legata a un numero eccessivo di ore di sciopero, nemmeno nel settore trasporti. Anzi, in questi ultimi anni queste sono calate, per non parlare del fatto che la legge di “regolamentazione” dello sciopero in vigore è già una delle più restrittive esistenti in Europa.
Non c’entra un bel niente il diritto alla mobilità, che è sì compromesso, ma a causa dello stato disastrato del trasporto pubblico locale su ferro, come i pendolari ben sanno. Quello che invece c’entra è la volontà del Governo di aggredire e smantellare ogni organizzazione indipendente e non subalterna dei lavoratori, facendo carta straccia del principio costituzionale che afferma senza ambiguità che “l’organizzazione sindacale è libera” (articolo 39).
E non si tratta semplicemente di voler eliminare i sindacati di base, già maltrattati da una normativa sulla rappresentanza di ispirazione bulgara, e di ridurre alla ragione la Cgil o perlomeno le sue categorie più combattive, bensì di instaurare un vero e proprio regime esclusivo ed escludente, laddove alcuni sindacati accettano di cambiare pelle, trasformandosi in organi collaterali del Governo e di Confindustria e ottenendo in cambio una serie di privilegi e prebende per i loro dirigenti e funzionari.
Una dinamica in atto da tempo, con l’attiva collaborazione di organizzazioni come la Cisl, ma che oggi subisce un’accelerazione e un salto di qualità preoccupanti, che prendono di mira direttamente i diritti e le libertà dei lavoratori. E non si venga a raccontare che si tratta di un intervento mirato al “solo” settore dei trasporti. L’esperienza insegna che si parte dal punto più favorevole per poi estendere man mano il precedente ad altre categorie, anche per via contrattuale, magari separata.
Pure i più disinformati sanno che nei prossimi mesi gli effetti della crisi si abbatteranno con violenza sui lavoratori italiani e che ci saranno delle giuste proteste e mobilitazioni. E invece di promuovere una politica anticrisi seria e forte, si sceglie la repressione e la costruzione del sindacato di regime.
Quello che stupisce non è che in questi giorni alcuni abbiano parlato di attacco alla democrazia, bensì che soltanto così pochi l’abbiano fatto. Da parte nostra ci opporremo con tutte le nostre forze a questa deriva autoritaria contro i lavoratori.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo del ddl anti-sciopero varato dal Consiglio dei Ministri
 

Scarica Allegato
 
Dopo le manganellate del 10 febbraio e la provocatoria conferenza stampa del Sig. Genta di una settimana fa, nella quale aveva proclamato che non c’è futuro produttivo per l’Innse, un importante segnale di controtendenza arriva invece dal tavolo di confronto che si è tenuto oggi pomeriggio in Regione Lombardia e che ha visto presenti la Regione, la Provincia di Milano, il legale della proprietà Innse, la Rsu Innse, la Fiom Milano e un funzionario della Questura.
Infatti, il Vicepresidente regionale Rossoni, a nome della Giunta regionale e di concerto con l’orientamento unanime della Commissione IV (Attività Produttive) del Consiglio, ha rilanciato formalmente il percorso di confronto, che porterà a inizio marzo a una nuova convocazione, finalizzata ad approfondire le modalità e le condizioni necessarie per garantire il mantenimento dell’attività produttiva dell’Innse. Inoltre, Regione e Provincia sono concordi nel chiedere che non si ripetano interventi di forza contro gli operai e nel ritenere che la proprietà non possa asportare alcun macchinario dallo stabilimento.
In altre parole, non è assolutamente vero, come sostenuto dal Sig. Genta e accreditato incautamente da alcuni organi di informazione, che non esiste la possibilità di riprendere la produzione nello stabilimento di via Rubattino e che non ci siano imprenditori interessati a rilevare l’Innse. La possibilità invece c’è, sebbene di non facile realizzazione visto il quadro complicatissimo disegnato dai diversi interessi immobiliari e speculativi in campo, e soprattutto due istituzioni locali, peraltro di diverso colore politico, sembrano volerci credere.
Insomma, dalla Regione arriva oggi un piccolo raggio di luce. Non c’è da essere né ottimisti, né pessimisti, ma soltanto da lavorare su una possibilità che l’esemplare e splendida ostinazione dei 49 operai dell’Innse ci ha consegnato.
Trovare una soluzione che garantisca la continuità produttiva sarebbe peraltro un segnale utile non soltanto per gli operai direttamente interessati, bensì per tutto il territorio, poiché sarebbe irresponsabile e miope, per usare un eufemismo, lasciare che, in tempo di crisi, interessi poco limpidi possano spazzare via aziende con mercato e che degli operai si occupino soltanto i manganelli.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Oggi pomeriggio la Commissione IV (Attività Produttive) del Consiglio regionale ha realizzato un’audizione con il Vicepresidente della Giunta regionale, Rossoni, sulla vertenza Innse. Ovviamente nulla di decisivo, ma qualcosa si muove, nel senso che in quella sede formale Rossoni ha preso una serie di impegni a nome del governo regionale:
1.           adoperarsi affinché non ci siano più interventi di polizia contro gli operai, come successo il 10 febbraio scorso;
2.           lavorare perché il proprietario Genta possa asportare dalla fabbrica soltanto lavorati e semi-lavorati, ma non macchinari, cioè quanto gli operai avevano già proposto prima di natale e che Genta aveva rifiutato;
3.           riconvocare un tavolo di confronto entro il 28 febbraio prossimo con i medesimi soggetti che avevano partecipato a quello precedente, considerato che a fine mese è convocato il CdA della proprietà dell’area che dovrà definire il nuovo assetto proprietario.
È peraltro significativo che queste parole siano state pronunciate in sede istituzionale il giorno dopo la conferenza stampa di Genta, in cui ha polemizzato con gli operai, attaccato il sottoscritto e il suo blog e, soprattutto, tentato di esercitare così pressione sulla Questura affinché gli dia di nuovo l’assistenza della forza pubblica.
Quello che verrà lo vedremo, ma appunto qualcosa si muove e questo è già un fatto positivo. Ora si tratta di rafforzare la solidarietà con gli operai dell’Innse, in ogni luogo, perché questo nuovo percorso di confronto possa portare nella direzione giusto.
 
Qui di seguito il testo del comunicato redatto dall’ufficio stampa del Consiglio Regionale:
 
INSSE Presse: piena solidarietà del Vice Presidente della Giunta regionale Gianni Rossoni ai lavoratori
"Stiamo lavorando per evitare che non si ripetano fatti eclatanti come quelli delle settimane scorse. Regione Lombardia non vuole affrontare la crisi con i manganelli ma nell'interesse dei lavoratori". Così si è espresso il Vice Presidente della Giunta regionale Gianni Rossoni intervenendo oggi in Commissione “Attività produttive” sulla situazione della INSSE Press e sugli scontri verificatisi la scorsa settimana tra operai e forze dell’ordine.
L’incontro, richiesto dal Presidente della Commissione Carlo Saffioti (FI-PdL), era stato espressamente sollecitato dai gruppi di minoranza, in particolare dai Consiglieri Ardemia Oriani del Partito Democratico, Arturo Squassina (Sinistra Democratica)e Osvaldo Squassina (Rifondazione Comunista).
“Colgo l’occasione –ha ribadito Rossoni- per esprimere la mia solidarietà agli operai della INSSE e profondo dispiacere per quanto successo. Auspico che grazie all’impegno comune delle istituzioni politiche, economiche e sociali si possa presto giungere a una soluzione condivisa in grado di salvaguardare un importante e significativo patrimonio industriale e professionale come questo”.
"Lo scenario che si prospetta però è estremamente difficile", ha spiegato Rossoni, aggiungendo che "la crisi della Innse è datata 1993 e da lì in avanti si sono succedute diverse proprietà, che hanno tutte fallito l'obiettivo. Da ultimo anche l'imprenditore Genta". Secondo il Vice Presidente della Giunta regionale, "per trovare soluzioni occorre che tutti i soggetti possano dire la loro. Occorre contare sull’effettiva disponibilità dell'area e sulla reale presenza di imprenditori disponibili a farsi carico in quel luogo". Rossoni ha infine annunciato che il 28 febbraio si terrà l'assemblea dei soci della società proprietaria dell'area, dalla quale "dovrebbe uscire il nuovo interlocutore con cui parlare e intavolare un confronto serio e concreto".
“E’ importante che il Vice Presidente della Regione abbia formalizzato un impegno preciso perché quanto accaduto la scorsa settimana non si possa e non si debba più verificare in futuro –hanno ribadito nei loro interventi i Consiglieri Ardemia Oriani (PD), Osvaldo Squassina e Luciano Muhlbauer (Rif.Comunista) e Arturo Squassina (Sinistra Democratica)- soprattutto dopo che ieri l’imprenditore Genta è tornato a richiedere una azione di forza da parte della questura”.
Per i Consiglieri di minoranza occorre però ora da parte di Regione Lombardia un intervento più attivo per impedire possibili speculazioni anche di carattere immobiliare, mantenendo ferma la vocazione e la destinazione produttiva del sito. “Serve soprattutto –ha aggiunto Arturo Squassina- un ruolo maggiormente propositivo rispetto all’utilizzo complessivo dell’area in questione”.
Il Vice Presidente Gianni Rossoni ha poi annunciato che in Lombardia nel 2008 sono stati attivati gli strumenti di cassa integrazione e di ammortizzatori in deroga per 9mila e 578 persone, utilizzando complessivamente 31 milioni di euro, dei quali 6 residui del 2007 e 10 stanziati per la cosiddetta “situazione Malpensa”. Per il 2009 le previsioni prevedono un numero di richieste di ammortizzatori in deroga destinato addirittura a triplicare, arrivando a interessare complessivamente circa 30mila persone.”
 
 
Questa mattina alle ore 9 il Vicepresidente regionale e Assessore al Lavoro, Rossoni, ha incontrato gli operai della Rsu dell’Innse. Non si trattava della riapertura di alcun tavolo di confronto, allo stato non all’ordine del giorno, bensì di un incontro sollecitato dai lavoratori, con il tramite del Gruppo regionale di Rifondazione Comunista, sin da venerdì scorso.
Tuttavia, il fatto stesso che tale incontro si sia svolto, a soli due giorni dalle violente cariche di polizia contro gli operai, costituisce un timido segnale positivo. Infatti, lo stesso Assessore ha espresso la sua solidarietà con gli operai dell’Innse e affermato la sua contrarietà all’uso dei manganelli per affrontare le questioni sociali, ribadendo l’impegno di Regione Lombardia per la ricerca di una soluzione positiva della vertenza.
Certo, avremmo preferito che tutto questo venisse detto con sufficiente chiarezza prima di quel martedì mattina di violenza, ma ora si tratta di guardare al futuro.
Salvare l’Innse, la produzione e i posti di lavoro è ancora possibile, ma per fare questo occorre che tutte le istituzioni si impegnino in maniera seria e coordinata, a partire da Provincia e Regione, coinvolgendo anche il finora latitante Comune di Milano.
E la prima cosa da fare è fermare ogni ipotesi di ulteriore intervento violento con gli operai, affinché venga garantito il tempo necessario per lavorare a una soluzione positiva, cioè la ricerca di un imprenditore interessato a continuare la produzione, e perché si definisca la situazione della proprietà dell’area dove sorge la fabbrica, poiché l’Aedes è destinata a uscire di scena a brevissimo.
Genta, l’attuale e poco limpido proprietario dell’Innse, se vorrà, potrà portare via il suo materiale e le sue merci, come gli operai gli avevano già proposto invano tempo fa, ma deve scordarsi di poter iniziare a smantellare i macchinari.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
I frutti amari della chiusura frettolosa del tavolo di confronto in Regione, voluta dall’Assessore Rossoni, non hanno tardato a manifestarsi. E così, ancora prima dell’alba, un ingente schieramento di polizia e carabinieri, quasi 200 uomini, ha forzato con la violenza il presidio degli operai dell’Innse e fatto entrare nello stabilimento due camion del proprietario e finto imprenditore, Silvano Genta.
La prima e più violenta carica si è verificata poco prima delle ore 6.00, nei pressi dell’ingresso laterale, dove era presente un reparto dei carabinieri. La carica è stata assolutamente indiscriminata e sono stati presi a manganellate sulla testa gli operai, un sindacalista della Fiom e anche il sottoscritto, nonostante la sua qualifica di Consigliere regionale fosse conosciuta dai responsabili di piazza.
Alla fine, grazie alla determinazione dei lavoratori, la Questura e Genta hanno dovuto accettare che un sindacalista della Fiom e un delegato Rsu potessero entrare nel capannone e verificare che i macchinari non venissero manomessi. Quindi, oggi Genta si porta via due camion di semilavorati, cioè esattamente quanto gli avevano proposto gli operai prima di natale, ma che lui aveva rifiutato.
Anche se  il presidio dei lavoratori continuerà, così come il nostro appoggio a loro, c’è da aspettarsi che tra non poco tempo Genta e la polizia si ripresenteranno ai cancelli per finire il lavoro, riempiendo nuovamente di botte gli operai. Questa è anzi una certezza, a meno che le istituzioni non facciano quello che finora non hanno fatto, cioè promuovere un tavolo negoziale serio, che non si limiti semplicemente a fotografare le difficoltà della situazione.
E una responsabilità particolare ce l’ha la Regione Lombardia. Pertanto chiediamo ancora una volta all’Assessore Rossoni e al Presidente Formigoni di adoperarsi in quella direzione, fermando la folle corsa verso lo scontro violento con gli operai dell’Innse. Anche perché inaugurare a Milano un anno difficile di crisi con i manganelli sugli operai è inaccettabile e inquietante da ogni punto di vista.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
È stato convocato un presidio di sostegno agli operai per domani mattina, a partire dalle ore 6.00, davanti ai cancelli dell’Innse, in via Rubattino, 81 (zona Lambrate). Qui di seguito il nostro comunicato.
 
Chiediamo al Presidente Formigoni di intervenire con la massima urgenza per scongiurare lo smantellamento della fabbrica Innse di Milano-Lambrate e l’intervento delle forze di polizia contro gli operai, ormai quasi certo per domani mattina.
La Commissione IV (Attività produttive) del Consiglio regionale, in seguito all’audizione con le maestranze, aveva inviato il 2 febbraio scorso una nota formale al governo regionale in cui “chiede con forza che la Giunta regionale e gli Assessori Rossoni e La Russa, …, pongano in essere tutte le iniziative necessarie a salvaguardare il sito aziendale e la produzione, a scongiurare che lo stabilimento venga dismesso ed a facilitare, laddove possibile, eventuali proposte di acquisizione dell’azienda da parte di soggetti interessati”.
Eppure, nonostante tutto questo, soltanto due giorni più tardi, cioè il 4 febbraio, il secondo round del tavolo di confronto convocato dall’Assessore Rossoni era finito con un nulla di fatto e il tavolo era stato dichiarato chiuso. Dall’altra parte, era difficile, anzi impossibile, pensare che in sole due settimane la Regione potesse risolvere una vicenda che si trascina da lunghi mesi. In altre parole, il cerino è stato passato alla Questura, che appunto fa la questura e non può certo sostituirsi alla politica.
Tuttavia, al momento di chiudere il tavolo in Regione, l’Assessore Rossoni aveva anche dichiarato che questo non significava che la Regione si disinteressasse dell’Innse e che, anzi, il Presidente sarebbe stato informato tempestivamente. Ebbene, ora i 50 operai che presidiano da lunghi mesi il sito produttivo rischiano di venir presi a manganellate. Ecco perché il Presidente Formigoni deve intervenire subito.
Sarebbe peraltro cosa grottesca e offensiva che le istituzioni milanesi accettassero in piena crisi lo smantellamento di un sito produttivo sano e per il quale esistono possibili acquirenti e, soprattutto, un mercato certo di sbocco per le merci. L’unico problema è che l’attuale proprietario, cioè Silvano Genta, è un imprenditore un po’ particolare ed è assolutamente indisponibile a ogni soluzione positiva. Egli, infatti, non è interessato alla produzione, ma soltanto a realizzare un sovraprofitto, vendendo sul mercato i costosi macchinari che egli aveva acquistato nel 2006 a prezzi stracciati, grazie alla procedura di amministrazione straordinaria, ma anche con l’impegno di rilanciare l’azienda.
Della proprietà del terreno sul quale sorge la fabbrica, cioè la società Aedes, non vale nemmeno la pena discutere. Essa è sostanzialmente in fallimento e, con ogni probabilità, alla fine del mese subentrerà una nuova proprietà.
Non muovere un dito, come ha già deciso di fare il Comune di Milano, di fronte alla concreta prospettiva di un intervento violento contro gli operai, con il solo scopo che Genta si possa portare via i macchinari, significa rendersi complici degli interessi particolari di uno speculatore. Il Presidente Formigoni ha l’autorità, la possibilità e il dovere di impedire che questo scempio di compia. Chiediamo semplicemente che lo faccia.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
È mai possibile che tutte le istituzioni locali che insistono sul territorio milanese dichiarino che l’Innse di Lambrate, in quanto insediamento produttivo sano e con mercato, non debba essere chiusa, ma che poi nessuno sembra essere in grado di fermare un possibile intervento di polizia contro gli operai e il conseguente smantellamento della fabbrica? Pare impossibile eppure, in assenza di elementi di novità, questo sarà il probabile e squallido scenario per l’immediato futuro.
Infatti, ieri in Regione si è esaurito con un nulla di fatto anche l’ultimo tentativo in ordine di tempo per trovare una soluzione negoziata e positiva (vedi anche post su questo blog del 14 e 20 gennaio). E così, il secondo confronto, tenutosi presso la sede dell’Assessorato regionale al Lavoro, tra istituzioni (assente però il Comune), Prefettura, Rsu Innse, Fiom e rappresentanti della proprietà è stato anche l’ultimo, poiché il Vicepresidente della Giunta Regionale, Rossoni, ha dichiarato chiuso il tavolo. In altre parole, il governo regionale, appena resosi conto che qui non si trattava semplicemente di mischiare un po’ le carte sul tavolo, bensì di intervenire d’autorità, ha gettato la spugna.
E che dire delle altre istituzioni, cioè Provincia e Comune di Milano? La prima, una volta tanto, è impegnata da tempo e seriamente, soprattutto il suo Assessorato al Lavoro, ma purtroppo la Provincia è anche l’istituzione più debole e con meno mezzi. Il Comune, invece, dispone di mezzi più efficaci, per esempio sul piano urbanistico, ma è anche l’istituzione che ha tenuto il profilo più basso e defilato.
Insomma, ne viene fuori un quadro allarmante, ma forse sintomatico dello stato delle cose a Milano. Infatti, la Giunta Formigoni è disposta a mobilitare tutta la sua forza e immagine, andando persino oltre la legge e il buon gusto, per condurre una ignobile campagna ideologica sul corpo e sulla dignità di Eluana Englaro, ma nel caso dell’Innse alla prima difficoltà cede a un rottamaio come Genta. Il Comune, da parte sua, non si ferma davanti a nulla, facendo mobilitare ingenti quantità di polizia, carabinieri e “poliziotti locali” quando si tratta di sgomberare qualche centro sociale o rincorrere sui mezzi dell’Atm qualche immigrato, ma poi se ne frega allegramente quando si chiude una fabbrica sana e si cacciano 50 operai.
Infine, c’è il Governo, il grande assente. Eppure, l’Innse finì nelle mani di Genta a prezzi stracciati, cioè poco più di 750mila euro, quando era in amministrazione straordinaria. E chi allora presentò Genta come un ottimo imprenditore era un uomo politico che oggi fa il sottosegretario a Roma, cioè il leghista Castelli.
Ma per favore, che nessuno racconti che tutte le istituzioni messe insieme non sono in grado di prevalere sugli interessi particolari di Aedes, proprietaria del terreno e attualmente sull’orlo del fallimento, e di un finto imprenditore, Genta, il quale, peraltro, aveva preso la fabbrica a prezzo di favore per rilanciarla e non, come poi ha fatto, preoccuparsi soltanto di smantellarla per rivendere sul mercato i costosissimi macchinari.
E i 50 operai? Ebbene, loro sono l’unica parte dignitosa e degna di questa storia. Avevano proseguito in autonomia la produzione quando Genta aveva decisa di fermarla e poi, dopo essere stati cacciati fuori dai cancelli dalla polizia, hanno iniziato a presidiarla, giorno e notte, a prescindere dalle temperature. Sono passati mesi e non si sono fermati un attimo, non per ottenere qualche ammortizzatore sociale, ma per poter lavorare, visto che c’è mercato per la produzione, e salvaguardare uno dei pochi insediamenti produttivi rimasti a Milano. In altre parole, sono gli unici che si fanno carico dell’interesse generale, mentre i potenti del Pirellone, di Palazzo Marino e del Governo si dichiarano impotenti di fronte a qualche interesse particolare, pure un po’ losco.
Pensiamo quindi che questi operai, le loro motivazioni e la loro lotta meritino più di qualche simpatia. Meritano solidarietà concreta e appoggio. Perché la storia non può e non deve finire qui.
 
 
di lucmu (del 02/02/2009, in Lavoro, linkato 754 volte)
Qui di seguito l’appello della Rsu e degli operai dell’Innse, che si può firmare on-line. Invitiamo tutti e tutte a farlo all’indirizzo che trovate sotto.
 
Questo è il nono mese di lotta che come operai e impiegati della INNSE stiamo affrontando, il nostro obiettivo è la difesa del posto di lavoro, la continuità produttiva, il rifiuto della chiusura della fabbrica.
Stiamo facendo in modo che il padrone Genta non si impossessi del macchinario, abbiamo dovuto resistere con un presidio continuo davanti alle portinerie al suo tentativo di entrare e di svuotare l’officina e di vendere i macchinari al miglior offerente.
Questa battaglia non riguarda solo noi, ma tutti quelli che credono che questa forma di resistenza operaia possa essere un possibile punto di partenza per lottare contro i licenziamenti, in una crisi che ne produce migliaia al giorno.
Una battaglia che riguarda tutti quelli credono che la città di Milano non possa finire in mano a speculatori di ogni tipo, immobiliaristi sull’orlo del fallimento, speculatori finanziari bancarottieri di ogni ordine e grado che chiudono le fabbriche senza nessuna opposizione sociale.
Non solo vi chiediamo di firmare questo appello di solidarietà, ma anche di partecipare attivamente ai presidi per impedire a Genta di smantellare una fabbrica che fa parte della storia industriale di Milano.
Raccogliamo per questo le firme di chiunque voglia aderire all’appello.
 
Milano, 27 gennaio 2009
La R.S.U, gli operai e gli impiegati della INNSE
 
 
 
di lucmu (del 20/01/2009, in Lavoro, linkato 868 volte)
Oggi nel primo pomeriggio si è tenuto presso la Regione l’incontro sulla vertenza Innse Presse, convocato il 14 gennaio scorso dagli Assessori regionali al lavoro e alle attività produttive, Rossoni e La Russa. Presenti alla riunione erano gli Assessori regionali, la Provincia di Milano (Casati), un rappresentante del Comune di Milano, la Prefettura (dott. Tortora), i lavoratori della Rsu dell’Innse, la Fiom di Milano, la proprietà e il sottoscritto, in rappresentanza del Gruppo consiliare regionale del Prc, che aveva sollecitato un incontro per conto dei lavoratori Innse sin dal 13 gennaio scorso.
Ovviamente, considerato lo stato della vertenza, nessuno si aspettava che quel tavolo potesse essere risolutivo di alcunché, ma l’estrema difficoltà di ottenere anche soltanto una “tregua” da parte di Genta (la proprietà di Innse), è altamente significativo della situazione. La “tregua”, cioè l’impegno da parte della proprietà di non chiedere l’intervento della forza pubblica per un lasso di tempo limitato e dedicato alla ricerca di soluzioni negoziali, è infine arrivata, con la dichiarazione dei legali di Genta di astenersi da iniziative unilaterali fino al 31 gennaio, data entro la quale la Regione convocherà un secondo incontro.
Ma per avere soli 11 giorni di relativa tranquillità c’è voluta tutta la pressione delle istituzioni presenti, poiché fino alla fine la proprietà non intendeva concedere più di tre giorni (sic!). In sostanza, la proprietà si è mostrata per tutta la durata dell’incontro inflessibile e irriducibile, nonostante Regione, Provincia e Comune avessero dichiarato all’unisono che ritengono che il territorio milanese non possa rinunciare a un’attività produttiva che dispone di un mercato per le sue merci.
Ebbene, l’odierno incontro è stato sicuramente positivo, poiché concede una decina di giorni per tentare di aprire canali reali per una soluzione. Ma non bisogna farsi delle illusioni, perché il percorso sarà ancora lungo e soprattutto le difficoltà sono tante, a partire dagli interessi particolari e dagli affari della proprietà della fabbrica e di quella dell’area. La prima aveva acquistato il sito produttivo a prezzo di favore, cioè poco più di 700mila euro, e probabilmente si immagina di fare l’affarone vendendo i macchinari sul mercato, dato il loro valore viene stimato in alcuni milioni di euro. La seconda è interessata soprattutto al business immobiliare che si prospetta e la presenza di attività industriali forse non è nemmeno troppo gradita. Insomma, nessuno sembra interessato al mantenimento della fabbrica, salvo di lavoratori che da lunghi mesi si spendono in una lotta generosa e straordinaria.
Ora si tratta di lavorare per la soluzione e l’impegno reale delle istituzioni andrà valutato in base agli strumenti e alle iniziative concrete messe in campo. Da parte di chi in questa città mantiene ancora un po’ di buonsenso e di voglia di non arrendersi occorre la massima attenzione e disponibilità a mobilitarsi ancora. Ma una cosa non ci pare ammissibile e accettabile: che a Milano si licenzino 50 operai e che si chiuda una fabbrica sana e produttiva soltanto perché due soggetti devono fare i loro personalissimi affari!
 
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