Blog di Luciano Muhlbauer
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Quanto dichiarato al Sole 24 Ore Lombardia, in edicola oggi, dal coordinatore dei giudici di pace di Milano, Vito Dattolico, in relazione al Cie di via Corelli, equivale a una sonora e integrale bocciatura del pacchetto sicurezza. Dalla Lega a De Corato, tutti sbugiardati in un sol colpo.
Beninteso, anche quando i centri di detenzione per immigrati irregolari si chiamavano ancora Cpt e non Cie, le smentite della retorica ufficiale erano all’ordine del giorno, ma quella di oggi è sicuramente una tegola bella pesante, perché arriva dopo soltanto un anno dall’entrata in vigore dei quel pacchetto sicurezza, che aveva introdotto il reato di clandestinità e allungato il periodo massimo di detenzione nei Cie da due mesi a sei mesi.
Infatti, secondo Dattolico, da quando è stato introdotto il reato di clandestinità non ci sono stati più espulsioni dal Cie di Milano: “nemmeno un clandestino è stato allontanato di quelli dei quali ci siamo occupati”. A suo dire, anzitutto una questione economica (“non ci sono i soldi per finanziare i viaggi di ritorno”), ma aggiunge subito dopo che pensa che questa situazione non cambierà nemmeno nel futuro.
Ma il fallimento totale dei Cie rispetto ai loro obiettivi dichiarati, che sono appunto la “identificazione” e la “espulsione”, si evince anche da altri due dati riportati dal Sole 24 Ore.
In primo luogo, il numero di persone rinchiuse in via Corelli è calato del 29%: erano 1.083 nel 2009, rispetto ai 1.526 del 2008. Un evidente, nonché prevedibile, effetto dell’allungamento a dismisura del periodo di detenzione.
In secondo luogo, non è affatto venuta meno la regolare e numerosa presenza in via Corelli di ex-carcerati. Si tratta di un autentico scandalo, denunciato da lunghi anni dalle associazioni e sottolineato con forza anche dal rapporto della commissione De Mistura del 2008.
Infatti, si tratta di persone perfettamente identificate e che alla fine della loro pena detentiva finiscono diritti in via Corelli, per il semplice fatto che in carcere nessuno si era preoccupato di predisporre l’espulsione. In altre parole, queste persone vengono costrette a un ingiustificato, supplementare e gratuito periodo di privazione di libertà, a causa di un banale menefreghismo ministeriale!
Infine, un ultima considerazione. Il centro di detenzione di via Corelli era stato costruito quando il periodo di “trattenimento” massimo era fissato dalla legge in 30 giorni. Nel frattempo quel periodo è cresciuto prima a 60 giorni e poi ai 180 attuali. In altre parole, e a prescindere da ogni altra considerazione, quel centro è strutturalmente e funzionalmente inadatto. Cioè, è una fabbrica di proteste e rivolte.
Da parte nostra, abbiamo da sempre ritenuto i Cie/Cpt degli obbrobri giuridici e umani, dei buchi neri dello stato di diritto. Ma siamo anche realisti, consci dei tempi non certo edificanti che corrono e non pretendiamo dunque di convincere nessuno con argomentazioni di natura morale o costituzionale. Ma una cosa la pretendiamo, oggi e qui, da tutti e tutte: che si prenda atto della realtà, che si smetta di raccontare bugie e, dunque, che si chiuda e si smantelli il Cie di via Corelli.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
De Corato i comunicati stampa li produce in serie. In particolare gli piacciono quelli che aggiornano il suo personalissimo contatore degli sgomberi di rom. Gli piacciono così tanto che ieri si è fatto prendere la mano, rivendicando per mezzo stampa uno sgombero immaginario.
E così, per evitare che qualche giornalista se ne accorgesse e per salvare la faccia al nostro vice, la Polizia Locale è stata mobilitata immediatamente ed ha eseguito lo sgombero ex post. Ma sabato di solito non si fanno queste cose, perché i servizi sociali durante il weekend non sono disponibili. E quindi, stamattina in viale Forlanini, nella zona ex-caserma, non c’era nemmeno un funzionario dei servizi sociali, ma soltanto poliziotti locali.
Ma andiamo con ordine. Ieri in tarda mattinata il vice della Moratti ha sfornato un lunghissimo comunicato stampa con il quale annunciavo gli sgomberi n. 282 e n. 283. “Doppio sgombero” gongolava il vice, uno in via Colico e l’altro “in un'area privata di via Forlanini vicino all'ex caserma militare. Amsa ha provveduto a ripulire i luoghi da rifiuti e masserizie”.
I più sorpresi della notizia erano i volontari della zona che seguono da tempo le famiglie rom e che erano presenti sul posto. Infatti, ieri non è successo assolutamente nulla. Né sgomberi, né Amsa che ripulisce.
A questo punto possiamo soltanto provare ad immaginarci quello che è successo in Comune. Lo sgombero era effettivamente programmato per ieri mattina –infatti, questo è quanto si aspettavano i volontari-, ma poi qualcuno dalle parti della polizia locale si sarà accorto che c’era lo sciopero generale e che forse non era in grado di garantire il personale necessario. Quindi, rinviato tutto, ma si era dimenticato di avvertire il capo -oppure anche in polizia locale non ne possono più di De Corato?- che nel frattempo fremeva nel suo ufficio con il comunicato stampa già pronto.
Il vice, da parte sua, parla molto di sgomberi, abusivi eccetera, perché questo fa bene alla sua campagna elettorale permanente, ma poi più di tanto non gliene frega e così non ha verificato un bel niente. Un ok all’addetto stampa e avanti con il prossimo comunicato sul prossimo argomento.
Quando qualcuno gli avrà detto come stavano le cose si sarà arrabbiato e così, sabato o non sabato, servizi sociali aperti o chiusi, che caschi il mondo, ma lo sgombero andava recuperato ex post. E così è stato.
Ora, per concludere, potremmo farci tutti quanti una bella risata di fronte alla sempre più farsesca politica degli sgomberi della destra cittadina, se non fosse che di mezzo ci sono delle persone in carne ed ossa, bambini compresi, nonché la decenza e il decoro della città.
De Corato dovrebbe chiedere scusa e qualcuno dovrebbe spiegargli che la cosa pubblica non è cosa sua, da utilizzare per i suoi fini politici privati.
Post Scriptum: se i rom a Milano sono soltanto qualche migliaio, secondo i dati della Prefettura e del Ministero degli Interni, e se il Comune ha effettuato 283 sgomberi, cioè praticamente uno sgombero ogni 10 persone, come mai ci sono ancora insediamenti rom a Milano? Non sarà che tutto è una gigantesca presa per i fondelli ad uso e consumo dei vari De Corato e Salvini, con l’inaccettabile conseguenza di un sacco di bimbi costretti a crescere sotto i ponti e nelle baracche?
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Chiediamo al Comune di Milano di sospendere lo sgombero del piccolo campo rom di via Cavriana, in zona Forlanini, programmato per domani mattina all’alba. Sarebbe soltanto un cinico e insensato accanimento contro un gruppo di persone, reduce da numerosi altri sgomberi voluti dal vicesindaco De Corato. Si tratta di una quindicina di persone, tra cui anche una donna incinta e una bimba di nove mesi, ormai giunta al suo settimo sgombero.
Inoltre, quelle persone sono seguite da alcuni cittadini della zona, che hanno formato un gruppo di sostegno e che si preoccupano non soltanto degli aspetti umanitari, ma altresì di facilitare un inserimento lavorativo.
Va aggiunto, infine, che il lavoro volontario di questi cittadini non ha mai incontrato il supporto da parte delle istituzioni, anzi.
In altre parole, rischiamo di rivivere domani, per l’ennesima volta, un’azione di sgombero senza alternative, priva di umanità e di senso, se non quello di alimentare la campagna elettorale della destra.
Auspichiamo quindi che il nostro appello possa essere accolto e che il buon senso prevalga. Comunque, molti cittadini, scandalizzati dall’annuncio di questo stupido sgombero, si stanno già organizzando per essere presenti domani mattina, con l’intento di evitare che delle persone, compresi dei minori, vengano sbattuti sotto qualche ponte per motivi di campagna elettorale.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Oggi, ore 18.00, presidio davanti a Palazzo Marino, indetto dalle mamme e dalle maestre delle scuola Feltre, Pini e Cima, in segno di lutto per la morte nell’incendio di via Novara di Emil Enea, ragazzo di 13 anni, e per protestare contro la politica degli sgomberi.
 
Qui di seguito il nostro comunicato:
 
Il cinismo con il quale Sindaco e amministratori milanesi hanno trattato la morte di Emil è lo specchio fedele dell’insensatezza e dell’immoralità della politica degli sgomberi senza alternative che il Comune pratica ormai da anni.
Un numero crescente di sgomberi, che guarda a caso si intensificano sempre a ridosso delle scadenze elettorali, e che tendono a coinvolgere sempre gli stessi gruppi di rom, costretti a un’allucinante nomadismo degli sgomberi, ad uso e consumo di alcuni esponenti politici che lucrano sulle disgrazie altrui.
Dopo due anni si sgomberi un bilancio si impone a tutti e il bilancio dice che l’unico risultato di quelle politiche è che Milano è diventato un po’ più disumana e cinica. Per il resto, tutto uguale a prima, anzi peggio di prima, visto che nel frattempo si sono “persi per strada” anche un bel po’ di inserimenti scolastici. In altre parole, il bilancio è palesemente fallimentare da ogni punto di vista.
Chiediamo ancora una volta di interrompere immediatamente la politica degli sgomberi senza alternative e di aprire, invece, un confronto tra istituzioni, associazioni e comunità rom, al fine di definire una politica di fuoriuscita dai campi e dalle baraccopoli, basata sul lavoro, l’abitazione e la scuola.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Ma De Corato ci fa o ci è? Le dichiarazioni odierne del vicesindaco, nonché onorevole, in merito alla sentenza della Corte di Cassazione sono incredibili.
Infatti, la Cassazione, con una sentenza che riteniamo molto brutta, dice che si possono espellere cittadini stranieri irregolari anche se hanno figli minori che frequentano la scuola nel nostro paese, ma non dice affatto che sia lecito impedire ai figli minori di genitori irregolari di frequentare le scuole.
Ebbene, De Corato e i suoi colleghi di Giunta avevano invece fatto quella seconda cosa, cioè impedire a dei bambini di poter frequentare gli asili comunali.
In altre parole, De Corato era nell’illegalità ieri e lo sarebbe anche oggi qualora ci riprovasse a impedire a dei bimbi di frequentare un asilo. E, invece di cercare di raccontare balle ai milanesi, prenda piuttosto atto di questo.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Questa mattina il Ministro degli Interni Maroni ha ricevuto presso la Prefettura di Milano il musicista rom Jovica Jovic, fino ad oggi costretto suo malgrado alla clandestinità. Il Ministro gli ha consegnato un permesso di soggiorno per motivi di salute della durata di 6 mesi. Una soluzione provvisoria in vista della regolarizzazione definitiva dei suoi documenti.
La consegna del permesso di soggiorno a Jovica è una buona notizia ed è il risultato della mobilitazione civile, avviata dal centro sociale Fornace e dalle associazioni democratiche di Rho, dove Jovica vive nel “campo” comunale.
Una mobilitazione che ha permesso, prima, di evitare lo sgombero e l’espulsione e, poi, di attirare l’attenzione della stampa con eventi culturali e sociali di rilievo, come il recente battesimo di Sanela. Una funzione tenutasi nel campo di Rho il 13 febbraio scorso e celebrata da Don Gino Rigoldi, a cui hanno partecipato anche Moni Ovadia e il sottoscritto, e che ha visto l’ingiustificabile assenza del Sindaco e delle istituzioni rhodensi.
Ora, ci auguriamo che la vicenda di Jovica possa seminare un po’ di buon senso. Anzitutto, nella giunta comunale di Rho, ma altresì su tutto il territorio metropolitano, dove la quotidianità racconta ben altre storie, fatte di sgomberi senza alternative, stupidità istituzionale e istigazione al razzismo, di cui proprio il partito del Ministro degli Interni, Maroni, è uno dei protagonisti.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Lunedì 1° marzo sarà una giornata particolare, che probabilmente verrà ricordata come una “prima volta”. Infatti, dalle nostre parti non era ancora accaduto che si lanciasse l’idea di uno sciopero degli stranieri, una “24h senza di noi”.
Ma è quello che ci volevo e che richiedeva la situazione: un piccolo antidoto contro l’idiozia razzista che sta devastando la coscienza civile nel nostro paese. E una ribellione morale contro i professionisti della paura e dell’odio che abbiamo visto all’opera anche in seguito ai fatti di Rosarno e di via Padova.
Lo sciopero civile e le mobilitazioni del 1° marzo sono una straordinaria occasione per rimettere i piedi per terra, vedendo nell’immigrazione gli uomini e le donne, i lavoratori e le lavoratrici e non, come vorrebbero i De Corato e i Salvini, il nemico da abbattere e il capro espiatorio universale da indicare.
Noi sosteniamo quella giornata, perché ne condividiamo lo spirito e l’intento e perché ci indica la possibile strada da percorrere: quella che dice che il futuro si costruisce insieme, bianchi e neri, vecchi e nuovi cittadini, oppure il futuro sarà buio per tutti.
E un ringraziamento a quel gruppo di donne che ha avuto l’idea e il coraggio di lanciare lo sciopero degli stranieri.
 
Ecco le iniziative principali che si terranno a Milano, organizzate dal Comitato Primo Marzo 2010 di Milano:
- ore 9.30: appuntamento davanti a Palazzo Marino per un presidio/corteo
- ore 17.30: piazza Duomo, dove si terranno iniziative varie, tra cui il lancio dei palloncini gialli alle 18.30 (contestualmente a tutte le altre città italiane), e verso le 19.00 ci sarà un corteo in direzione piazza Castello, dove finiremo con parole e musica.
 
Oltre a queste iniziative centrali, organizzate dal Comitato unitario e dalle realtà che vi partecipano, si svolgeranno anche altre iniziative autonome (assemblee, presidi, musica ecc.) in giro per la città.
 
Comunque sia, partecipate e fate partecipare!
 
 
Chiediamo al Prefetto di Milano di chiarire e accertare se i controlli di polizia delle abitazioni in alcuni quartieri periferici della città, a partire da via Padova, siano stati effettuati nel rispetto della legge o se si siano verificati degli abusi o delle irregolarità. In secondo luogo, anche in previsione della riunione tecnica di domani, gli chiediamo di farsi garante che le squadre speciali istituite nell’ambito della Polizia Locale di Milano, su suggerimento e pressione del vicesindaco De Corato, non fuoriescano dal quadro di competenze definito dalla legge nazionale.
In breve, gli chiediamo di farsi garante, con le parole e con i fatti, della legalità costituzionale.
Rivolgendoci al Prefetto di Milano, ci esprimiamo con doverosa cautela, ma anche con forte inquietudine. Infatti, nelle stesse parole del dott. Lombardi, così come riportate dalle agenzie di stampa, riscontriamo la conferma delle preoccupazioni che abbiamo già espresso rispetto alla recente gestione dei controlli delle abitazioni, specie laddove i residenti erano di nazionalità straniera.
Di fronte alle parole del Prefetto, che indica la necessità di “superare alcune criticità”, oppure a quelle del vicesindaco De Corato, insolitamente prudente quando afferma che va “specificato che l’inviolabilità del domicilio è garantita dalla Costituzione“, assumono nuova rilevanza anche le diverse denunce rimbalzate dopo i fatti di via Padova, in cui si parlava di perquisizioni e “visite” in abitazioni private da parte delle forze dell’ordine e della polizia locale, attuate con modalità e metodi non rispettosi delle norme costituzionali e di legge.
Insomma, se ci sono state delle violazioni e delle azioni illegittime, allora non ce la possiamo cavare a tarallucci e vino, ma occorre chiarire ed accertare le responsabilità. E,  soprattutto, va garantito che ciò non si ripeta.
Via Padova, così come altri quartieri periferici, non è una zona di guerra e non ha bisogno di eserciti. Ha invece bisogno di una presenza civile e civica delle istituzioni, di un investimento politico e sociale per il futuro. E tutto ciò non sarà possibile se non si parte dalla riaffermazione, proprio in via Padova, del principio base del nostro stato di diritto, cioè che la legge è uguale per tutti.
Non c’è una legge per i bianchi e una per i neri, non c’è un diritto per gli autoctoni e un altro per gli stranieri. E “il domicilio è inviolabile” (articolo 14 della Costituzione) per tutti.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Le strumentalizzazioni e gli sciacallaggi su via Padova devono finire al più presto.
Infatti, come se non bastassero le parole ipocrite e insostenibili di quanti governano questa città e questa Regione da oltre 15 anni, oggi rimbalza pure la notizia dell’accoltellamento di un nordafricano in “zona via Padova”.
Ma quale “zona via Padova”? Basta leggere bene le agenzie stampa e i media online per scoprire che in realtà si tratta di un ferimento lieve a un braccio, in seguito a una lite, avvenuto in via Porpora al civico n. 161. Cioè a due passi dalla stazione Fs di Lambrate, a 1,5 km di distanza dal luogo dell’omicidio di sabato sera!
Insomma, tra quanto successo sabato in via Padova e quanto avvenuto oggi a Lambrate non c’è alcun collegamento, né dal punto di vista della gravità dei fatti, né dal punto di vista topografico. Eppure, sembra fare terribilmente comodo continuare a gettare inutilmente benzina sul fuoco.
Piuttosto, ci sarebbe bisogno di riacquistare un po’ di lucidità e onestà, lasciando perdere le grida di guerra e iniziando a ragionare su una politica seria per le periferie milanesi.
Infine, ma non certo per importanza, piuttosto che continuare ad arrestare soltanto persone implicate nei danneggiamenti di sabato notte, va fatto soprattutto uno sforzo straordinario per assicurare alla giustizia l’omicida di Ahmed.
E non solo perché sarebbe un contributo concreto per abbassare la tensione nel quartiere, ma specialmente perché va ricordato che la cosa veramente grave accaduta in via Padova sabato scorso non sono state le distruzioni materiali, bensì l’omicidio di un giovane di 17 anni.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Come milanese e residente di via Padova, prima ancora che come rappresentante istituzionale, mi sento disgustato di fronte al comportamento ipocrita e vergognoso di Salvini e De Corato, che fanno finta di essere appena sbarcati da Marte, mentre in realtà sono quelli che in città comandano da una vita e sono tra i principali responsabili della situazione di abbandono delle periferie urbane.
Lasciamo stare la Regione, governata da 15 anni dallo stesso Presidente e da 10 in alleanza con la Lega. E evitiamo anche di ricordare che le politiche sull’immigrazione sono regolate sin dal 2002, cioè da ormai 8 anni, da una legge che si chiama “Bossi-Fini”.
Ma che dire del fatto che la Lega siede al governo della città da 17 anni e che lo stesso Matteo Salvini siede in Consiglio Comunale dal medesimo numero di anni, cioè dal 1993? O che dire del prode De Corato, che siede in Consiglio Comunale addirittura dal 1985 e che da ben 13 anni, cioè dal secolo scorso, occupa ininterrottamente la carica di Vicesindaco. Insomma, non facciano le verginelle!
La situazione di via Padova -o meglio di quella parte tra viale Monza e via Padova, delimitata da piazzale Loreto, da una parte, e dai ponti ferroviari, dall’altra- è il frutto del progressivo abbandono delle periferie da parte delle istituzioni e della loro trasformazione in un mero problema di sicurezza. Non a caso, nella seconda giunta Albertini, ci fu addirittura un assessorato denominato significativamente “alle Periferie, Sicurezza e Protezione Civile”.
In cambio, in via Padova è arduo trovare una presenza civile e civica delle istituzioni. Le scuole e gli insegnanti, già messi in ginocchio dai tagli draconiani all’istruzione pubblica di Tremonti e Gelmini, vengono lasciati soli di fronte a delle classi sempre più multietniche, salvo poi inventarsi l’ennesimo provvedimento a negativo, cioè le quote. Di spazi sociali o culturali, per giovani o anziani, non c’è quasi traccia, anzi, una delle poche presenze civiche, quelle delle associazioni dell’ex-municipio di Crescenzago, è finita nel mirino del Comune.
Un quartiere multietnico cresciuto senza accompagnamento, senza politica pubblica, senza strategia, senza investimenti per l’inclusione. E come meravigliarsi che in questa situazione i furbi e i profittatori abbiano trovato il loro piccolo paradiso, a danno sia degli italiani, che degli stranieri?
Quando poi succede un fatto grave, come l’omicidio del giovane pizzaiolo Ahmed, ed esplode la rabbia dei suoi coetanei, allora la prolungata assenza delle istituzioni e di un politica degna di questo nome, fa sì che ognuno e ognuna cerchi riparo nell’unico fortino che la solitudine gli abbia lasciato: quello dell’appartenenza su base etnica o culturale. Magrebino contro sudamericano, italiano contro straniero eccetera.
Il disastro costruito da anni di abbandono delle periferie urbane e di criminalizzazione degli immigrati tout court è tutto qui, nella formazione di tante piccole patrie etniche.
Ora coloro i quali governano da quasi vent’anni questa città cercano di vendere la favola che la colpa sia di qualcun altro e, da codardi quali sono, alzano il tiro all’inverosimile, chiedendo rastrellamenti ed “espulsioni casa per casa, piano per piano” ed annunciano cortei xenofobi in via Padova.
L’unica espulsione di cui invece ci sarebbe bisogno è quella di De Corato e Salvini dal governo della città.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
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