Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
I 24 operai della Manuli di Ascoli Piceno hanno ripreso la via di casa alle 14, dopo essere stati ricevuti in Prefettura.
Dalle 8.30 di stamattina hanno presidiato la sede centrale della Manuli Rubber Industries di Milano, in piazza della Repubblica, dove tre di loro si sono anche incatenati. Volevano semplicemente un incontro con qualche dirigente, ma la proprietà non li ha ritenuti degni di incontrare nemmeno un usciere. Insomma, si è categoricamente rifiutata di parlare con i suoi operai.
Alla fine è stata la Prefettura a ricevere due delegati sindacali ascolani, alla presenza del sottoscritto, assumendosi l’impegno di trasmettere al Ministero una relazione sull’accaduto e sulla situazione aziendale esposta dai lavoratori. È poco, anzi è quasi niente, ma almeno il Prefetto ha mostrato di possedere ancora un po’ di senso di civiltà.
Quello dell’azienda, invece, è un comportamento indecente, che fa il paio con la scelta di chiudere la produzione ad Ascoli, per trasferirla in paesi dove i salari sono più miseri e i profitti più facili, gettando sul lastrico centinaia di lavoratori e lavoratrici con età media intorno ai 35 anni. Cioè quasi tutti con bambini ancora piccoli e un mutuo da pagare, su un territorio duramente colpito dalla crisi e senza alternative occupazionali.
I 375 operai della Manuli, in cassa integrazione, presidiano la fabbrica dal 3 agosto scorso. Non intendono arrendersi, non soltanto perché non hanno altra scelta, ma anche perché non capiscono proprio, e giustamente, come sia possibile che un’azienda con i bilanci in attivo e che dalla Cassa del Mezzogiorno in poi ha beneficiato di lauti sostegni pubblici, possa oggi tranquillamente levare le tende e scaricare tutti i costi sui lavoratori e sul territorio.
Ieri sera, al presidio della Manuli di Ascoli Piceno, avevano deciso che dovevano farsi sentire anche a Milano, che la direzione doveva ascoltarli. Così, 24 di loro, a nome di tutti e tutte e con il consenso dei sindacati (Sdl, Cgil, Cisl, Uil, Ugl), hanno preso un pullman per Milano, viaggiando tutta la notte. Qui sono stati accolti dall’arroganza della proprietà, ma forse qualcuno in più, in giro per l’Italia, ora conosce la loro vicenda e noi sicuramente non li dimenticheremo.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Nello stabilimento della Manuli di Asccoli Piceno sono in cassa integrazione in 375. Di fronte alla crisi, la proprietà, il gruppo Manuli Rubber Industries, ha deciso che la cosa migliore da fare è delocalizzare altrove la produzione, dove i salari sono più bassi e le regole più labili, infischiandosi allegramente del fatto di aver percepito consistenti contributi pubblici per lo stabilimento ascolano.
Ma gli operai della Manuli non ci stanno. Da oltre due mesi, cioè dal 3 agosto scorso, stanno presidiando la fabbrica. E ieri sera hanno deciso di venire a Milano, dove si trova la sede centrale del gruppo. Così, 24 di loro hanno preso un pullman e stamattina alle 8.30 sono sbarcati a Milano, davanti alla direzione della Manuli Rubber Industries, in Piazza della Repubblica 14.
In questo momento stanno presidiando l’ingresso e hanno chiesto un incontro con la direzione. Non se ne andranno prima di essere stati ricevuti ed ascoltati.
Da parte nostra esprimiamo la nostra totale solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici della Manuli.
Gli operai invitano la stampa a passare al presidio.
Guarda anche il blog degli operai della Manuli di Ascoli Piceno:  http://www.presidiomanuli.net/
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Il contratto separato firmato oggi da Fim e Uilm con Federmeccanica è deprecabile, non soltanto per la sua carica antidemocratica, nel metodo e nel merito, ma anche per gli effetti deleteri che rischia di produrre sulle numerose crisi aziendali in atto. In altre parole, l’accordo separato rappresenta un vero e proprio attentato alla resistenza dei lavoratori di fronte alla crisi.
Il settore metalmeccanico e informatico è oggi tra quelli più colpiti. È così in Italia ed è così in particolare in Lombardia. Lunghissimo è l’elenco di crisi e vertenze (TenarisDalmine, Metalli Preziosi, Lares, Eutelia, Nokia-Siemens, ecc. ecc.), dove la tenuta dei lavoratori e della speranza di salvaguardare attività produttive e occupazione sono appesi anche alla capacità di stare uniti. Inserire dall’alto divisioni così dirompenti e violente, rischia di produrre confusione e fratture in un momento molto delicato e dunque di favorire l’erosione di posti di lavoro.
Non ci sorprende che la parte padronale, cioè Federmeccanica, voglia giocare fino in fondo al tanto peggio tanto meglio, ma che i vertici di Fim e Uilm non siano stati capaci di anteporre gli interessi dei lavoratori a quelli della propria bottega, nemmeno nel momento più duro della crisi, ci amareggia profondamente e carica quei dirigenti sindacali di una responsabilità immane.
C’è un unico modo per uscire da questa situazione e per non compromettere le lotte per i posti di lavoro: la parola va restituita agli unici titolati a decidere sul contratto, cioè ai lavoratori e alle lavoratrici. Insomma, si faccia subito un referendum sul contratto.
Da parte nostra, comunque, rafforzeremo la vicinanza alle maestranze delle aziende in crisi e cercheremo di dare un contributo, per quanto possiamo, perché questo sciagurato accordo separato non si traduca in uno sgretolamento delle lotte di resistenza, come evidentemente auspica Federmeccanica e non solo.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Questa mattina negli uffici del Consiglio Regionale abbiamo incontrato Betty Matamoros Flores, rappresentante del Fronte Nazionale contro il Colpo di Stato dell’Honduras, l’ampio cartello delle forze sociali e politiche del paese centroamericano in lotta contro il colpo di Stato del 28 giugno, che aveva deposto il Presidente democraticamente eletto, Manuel Zelaya.
Betty Matamoros, impegnata in un viaggio nei paesi dell’Unione Europea, ha già incontrato a Ginevra, l’8 ottobre scorso, l’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’Onu. In questa settimana ha realizzato una serie di iniziative a Milano, Torino e Rovato, organizzate da Associazione Italia-Nicaragua, Collettivo Italia-Centroamerica, Cs Cantiere e Selvas.org.
Qui di seguito il comunicato stampa che abbiamo fatto dopo l’incontro con Betty:
 
HONDURAS: ITALIA E LOMBARDIA USINO ANCHE L’ARMA COMMERCIALE CONTRO I GOLPISTI
Abbiamo ribadito alla Sig.ra Matamoros la nostra completa solidarietà con i movimenti e le forze sociali e politiche che in Honduras si battono per liberare il paese dai golpisti, per ristabilire il quadro democratico e per la punizione dei responsabili delle gravi violazioni dei diritti umani.
Riteniamo che l’Italia e l’Europa, e la stessa Regione Lombardia, debbano usare parole e atti chiari e inequivocabili nei confronti del governo golpista di Micheletti, che in nessun caso e in nessuna forma deve poter trovare legittimazione internazionale e impunità. Questo significa ricorrere a tutti gli strumenti possibili, comprese le pressioni economiche e commerciali, per nulla indifferenti, considerato che la famiglia Micheletti è anche direttamente rappresentata nel direttivo della Camera di Commercio italo-honduregna.
Se i golpisti riuscissero a farla franca e ad imporre anche solo parzialmente i loro obiettivi, questo non avrebbe conseguenze negative soltanto per il popolo honduregno, bensì per l’intero continente. Va infatti rammentato, sempre, che la stagione democratica in America Latina, seguita alla fuoriuscita dalle dittature militari, è ancora giovane e fragile. Ogni ritorno al passato, in qualsiasi luogo del continente avvenga, equivarrebbe quindi a un via libera per le forze antidemocratiche di tutti i paesi latinoamericani.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Vi ricordate della vicenda dei barconi del Naviglio Pavese? Ne abbiamo parlato a inizio settembre su questo blog, in occasione della presentazione della nostra interpellanza sull’omissione di controllo regionale, durata ben 14 anni. Allora la vicenda sembrava quasi risolta, ma mai dire mai, soprattutto quando di mezzo ci sono interessi economici e non soltanto qualche sfigato o considerato tale.
E così, mentre a Milano è in atto una vera e propria campagna di criminalizzazione contro gli occupanti senza titolo di case popolari, bollati in toto come “abusivi” e “delinquenti”, è piombato in Consiglio regionale un progetto di legge, di iniziativa della Giunta regionale, che contiene una maxi-sanatorio per tutte le occupazioni senza titolo che si registrano sui laghi e corsi d’acqua lombardi, comprese quelle dei famosi barconi del Naviglio Pavese.
Oggi la Commissione V (Territorio) l’ha approvata (favorevole soltanto il centrodestra) e presto andrà in Aula per il voto finale. A noi è parsa una porcata che dopo oltre un decennio di allegra illegalità a scopo di lucro, ora qualcuno provi addirittura a condonare la situazione sui navigli milanesi. E così, abbiamo presentato un emendamento. Alla fine, in Commissione un po’ di imbarazzo si è fatto largo. Non che abbiano rinunciato al loro condono, ma la storia del naviglio era davvero dura da giustificare, anche per loro. Quindi, il nostro emendamento è stato approvato all’unanimità.
Di seguito il nostro comunicato stampa a riguardo e in fondo, in allegato, puoi scaricare sia il testo del Pdl di sanatoria, che il nostro emendamento approvato oggi all’unanimità.
 
Comunicato stampa:
 
Dopo 14 anni di negligente omissione di controllo, si è rischiato pure il condono per i barconi abusivi del Naviglio Pavese. Questa, infatti, sarebbe stata la prospettiva se la sanatoria contenuta nel progetto di legge di iniziativa della Giunta regionale n. 404 (“Disposizioni in materia di demanio della navigazione e servizi lacuali”), licenziato oggi a maggioranza dalla Commissione V, fosse stata approvata senza modifiche.
Invece, dopo l’ennesimo estenuante dibattito in Commissione, anche la maggioranza ha votato a favore del nostro emendamento. Pertanto, in base al nuovo testo emendato, sarà vietato per legge l’ormeggio permanente di barconi sui Navigli Grande e Pavese.
Rimane in piedi, ovviamente, la maxi-sanatoria che riguarda circa 70 barche abusive sparse sul territorio lombardo, ma almeno è stata ottenuta l’esclusione della scandalosa situazione dei Navigli milanesi.
Auspichiamo vivamente che la Giunta regionale voglia rispettare il voto della Commissione, evitando di portare in Aula, dove la sanatoria approderà tra breve, emendamenti che riportano la situazione al punto di partenza.
Rimangono ancora da chiarire le responsabilità a livello regionale per la totale omissione di controllo per 14 lunghi anni, considerato che proprio Regione Lombardia aveva ritirato le concessioni dei barconi nell’ormai lontano 22 marzo 1995 (Dgr n. V/65499). A questo proposito abbiamo depositato un’interpellanza già il 7 settembre scorso, ma siamo tuttora in attesa di risposta.
Infine, auspichiamo che questa volta la legge venga effettivamente rispettata e che non si riproponga per l’ennesimo volta una variante dell’insopportabile "doppiopesismo" che imperversa nella città di De Corato & company, per cui se ti bevi in santa pace una birra in una pubblica piazza rischi una multa da 500 euro (ordinanza del Sindaco del 4/11/2008), se invece gestisci una lucrosa attività commerciale abusiva e non paghi nemmeno tutte le imposte, allora puoi andare avanti per anni senza troppi problemi e qualcuno cerca pure di regalarti un condono.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il Pdl 404 e il nostro emendamento approvato in Commissione
 

Scarica Allegato
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Questa mattina alle ore 8.00 i primi 12 operai dell’Innse hanno ripreso il lavoro nella fabbrica di via Rubattino. Una buona notizia, ma c’è voluta un’altra giornata di tensione, trascinatasi fino alla mezzanotte di ieri, prima di avere la certezza che effettivamente stamattina si ricominciasse a lavorare.
Infatti, secondo gli accordi del 30 settembre scorso, ieri era la giornata in cui la nuova proprietà dell’Innse, cioè il gruppo Camozzi, doveva procedere alla formale assunzione di 48 operai (il primo era già stato assunto il 1° ottobre) ed entrare definitivamente in possesso dei macchinari dello stabilimento. Così era stato concordato in Prefettura il 30 settembre scorso e tutto sembrava soltanto una formalità, ma il solito Genta non ha rinunciata nemmeno ieri alla sua tracotanza e ha tentato ancora una volta ad alzare il prezzo. Sullo sfondo, tra l’altro, il suo debito con gli operai. Ma di questo sentiremo parlare ancora. Per ora godiamoci questo momento di ritorno alla vita dello stabilimento di via Rubattino.
 
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Esprimiamo la nostra solidarietà ai militari della caserma “Santa Barbara”, oggetto dell’attentato di questa mattina.
Che si tratti di un’azione isolata e che l’imperizia dell’attentatore abbia evitato fortunatamente un bagno di sangue, come farebbero intendere i primi rilievi, non rende meno grave l’accaduto.
È un segnale d’allarme che deve far riflettere e agire, da una parte rafforzando le azioni d’intelligence e, dall’altra, evitando di mischiare l’attentato con le polemiche sulle moschee. Le azioni di intelligence, infatti, sono le uniche ad aver prodotto in questi anni risultati seri e tangibili, mentre le polemiche sulle moschee rischiano soltanto di alimentare le fila dei predicatori d’odio.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Il governo regionale non può infischiarsi del destino dei lavoratori che stanno occupando da ieri il cantiere del Malpensa Express di Castellanza e preoccuparsi unicamente di finire in qualche modo i lavori essenziali sulla linea.
E questo non soltanto perché sarebbe moralmente inaccettabile, considerato che le Ferrovie Nord appartengono a Regione Lombardia, ma anche perché renderebbe del tutto aleatoria ogni ipotesi di terminare effettivamente i lavori entro il 14 dicembre, come annunciato ancora una volta oggi dal Presidente della Sea, Bonomi.
L’azienda “De Lieto”, che aveva ottenuto l’appalto da Ferrovie Nord, era in difficoltà da tempo, ultimamente non pagava nemmeno più fornitori e subappaltatori. Ma, soprattutto, le Nord erano a conoscenza della situazione critica, visto che i sindacati gliel’avevano segnalata già mesi fa. Eppure, non ci risulta alcun intervento per evitare il peggio, annunciato di questi giorni con l’arrivo delle prime 15 comunicazioni di messa in cassa integrazione destinate agli operai che, in totale, sono 26.
Esprimiamo la nostra solidarietà con i lavoratori della “De Lieto” che da ieri occupano il cantiere, poiché giustamente non possono accettare di finire sul lastrico, nonostante il lavoro ci sia.
Lunedì presenteremo anche un’interrogazione formale, ma chiediamo sin d’ora alla Giunta regionale di chiarire le sue intenzioni e, soprattutto, di assumersi degli impegni precisi nei confronti dei lavoratori coinvolti. Unica maniera, peraltro, per riuscire, forse, a rispettare i tempi previsti.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Siamo francamente sorpresi e anche un po’ disgustati dalle parole consegnate dall’Assessore Cattaneo al quotidiano “La Prealpina”, nell’edizione odierna, a proposito della richiesta di abbassare il prezzo del biglietto ferroviario sulla tratta Rho-Milano. Non solo usa toni sprezzanti nei confronti dei pendolari rhodensi, che chiederebbero “favoritismi”, e travisa il contenuto della mozione presentato in Consiglio, ma arriva addirittura a sostenere delle autentiche falsità.
Diversamente da quello che sostiene Cattaneo, l’approvazione della mozione non comporterebbe alcun incremento del costo del biglietto per i pendolari di altri linee. Infatti, non mettiamo affatto in discussione, come l’assessore vorrebbe far credere, il principio della proporzionalità basato sulle fasce chilometriche, né tanto meno il principio della tariffa unica all’interno della città di Milano. È invece l’applicazione disomogenea di tali principi che contestiamo.
La nostra proposta è che il calcolo della distanza percorsa da Rho a Milano e della relativa tariffa non sia fatto, come avviene attualmente, prendendo come riferimento la Stazione Centrale, raggiungibile soltanto da una parte dei treni in partenza da Rho. Le tariffe della linea S5 ed S6 devono essere calcolate, piuttosto, sulla distanza dalla stazione Garibaldi, cioè dallo scalo principale raggiungibile utilizzando le linee suburbane.
Questo non implicherebbe l’abolizione della tariffa unica nell’area metropolitana, ma ripristinerebbe un’equità di tariffe che oggi non esiste, diminuendo la tariffa di una fascia chilometrica per i pendolari di Rho e di tutte le stazioni successive in uscita da Milano. E non sarebbe nemmeno l’unico caso in cui la stazione di riferimento di Milano è diversa dalla Centrale, visto che, ad esempio, per la linea Milano-Mortara il calcolo si fa sulla stazione di P.ta Genova.
Questa è la proposta contenuta nella mozione. In altre parole, la “stravagante e inedita alleanza Prc-Lega” esiste soltanto nella fantasia dell’assessore. Anzi, per dirla tutta, nel famoso Consiglio comunale di Rho la Lega non c’era nemmeno, era fuori, ed a votare a favore della mozione, assolutamente identica a quella poi presentata in Regione, c’erano l’opposizione e il Pdl, con il plauso del Sindaco Zucchetti.
Infine, consigliamo vivamente a Cattaneo di non insistere con le lodi a se stesso per il ripristino di una parte dei treni tagliati a giugno. Altrimenti, saremo costretti a ricordare quello che in fondo tutti quanti sanno. Cioè, fu certamente la Regione Piemonte a decidere lo spostamento della fermata da Rho alla Fiera, il 19 marzo scorso, ma soltanto dopo aver chiesto il consenso a Regione Lombardia, in occasione di una apposita riunione tenutasi il 18 marzo a Milano negli uffici dell’Assessore Cattaneo.
Una riunione alla quale il Sindaco Zucchetti non partecipò, sebbene fosse stato invitato, secondo quanto comunicatoci dall’assessorato lombardo, e della quale non esiste, stranamente, alcun verbale. Se ne conosce soltanto il titolo e, ovviamente, l’esito devastante per i pendolari di Rho.
Quindi, l’assessore Cattaneo farebbe bene a scendere dal suo piedistallo e a confrontarsi con le richieste dei pendolari, del Comune di Rho e di una parte significativa del Consiglio regionale.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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L’assoluzione del Prefetto De Gennaro, capo della polizia e massimo responsabile di piazza all’epoca del G8 di Genova, chiude anche simbolicamente il cerchio della grande operazione di autoassoluzione da parte dello Stato e stabilisce il principio dell’impunità per i responsabili delle violenze e delle violazioni del diritto del 2001.
Un’autoassoluzione che nel complesso racconta una storia insostenibile e priva di credibilità, secondo la quale i vertici delle forze dell’ordine sarebbero completamente estranei alle numerose, documentate e gravi violenze contro i manifestanti. Nulla avrebbero saputo, nulla avrebbero deciso e il massacro di persone inermi alla Diaz, i successivi depistaggi e bugie di Stato, le sevizie e le torture nella caserma di Bolzaneto, i pestaggi nelle strade, l’omicidio di Carlo Giuliani e così via, sarebbero semplicemente riconducibili agli “eccessi” di qualche subalterno.
L’odierna assoluzione di De Gennaro non è una buona notizia. Chi lo dice si rende complice delle violenze del 2001, dell’impunità di oggi e di quello che potrà succedere domani.
Questa assoluzione è una cattiva notizia, che non fa bene nemmeno alla Polizia di stato, perché l’impunità dei capi che violano i principi dello stato di diritto indebolisce i poliziotti che pensano che le forze dell’ordine dovrebbero essere al servizio della legge e dei cittadini, non di qualche personaggio o partito.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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