Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Il contratto separato firmato oggi da Fim e Uilm con Federmeccanica è deprecabile, non soltanto per la sua carica antidemocratica, nel metodo e nel merito, ma anche per gli effetti deleteri che rischia di produrre sulle numerose crisi aziendali in atto. In altre parole, l’accordo separato rappresenta un vero e proprio attentato alla resistenza dei lavoratori di fronte alla crisi.
Il settore metalmeccanico e informatico è oggi tra quelli più colpiti. È così in Italia ed è così in particolare in Lombardia. Lunghissimo è l’elenco di crisi e vertenze (TenarisDalmine, Metalli Preziosi, Lares, Eutelia, Nokia-Siemens, ecc. ecc.), dove la tenuta dei lavoratori e della speranza di salvaguardare attività produttive e occupazione sono appesi anche alla capacità di stare uniti. Inserire dall’alto divisioni così dirompenti e violente, rischia di produrre confusione e fratture in un momento molto delicato e dunque di favorire l’erosione di posti di lavoro.
Non ci sorprende che la parte padronale, cioè Federmeccanica, voglia giocare fino in fondo al tanto peggio tanto meglio, ma che i vertici di Fim e Uilm non siano stati capaci di anteporre gli interessi dei lavoratori a quelli della propria bottega, nemmeno nel momento più duro della crisi, ci amareggia profondamente e carica quei dirigenti sindacali di una responsabilità immane.
C’è un unico modo per uscire da questa situazione e per non compromettere le lotte per i posti di lavoro: la parola va restituita agli unici titolati a decidere sul contratto, cioè ai lavoratori e alle lavoratrici. Insomma, si faccia subito un referendum sul contratto.
Da parte nostra, comunque, rafforzeremo la vicinanza alle maestranze delle aziende in crisi e cercheremo di dare un contributo, per quanto possiamo, perché questo sciagurato accordo separato non si traduca in uno sgretolamento delle lotte di resistenza, come evidentemente auspica Federmeccanica e non solo.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Nello stabilimento della Manuli di Asccoli Piceno sono in cassa integrazione in 375. Di fronte alla crisi, la proprietà, il gruppo Manuli Rubber Industries, ha deciso che la cosa migliore da fare è delocalizzare altrove la produzione, dove i salari sono più bassi e le regole più labili, infischiandosi allegramente del fatto di aver percepito consistenti contributi pubblici per lo stabilimento ascolano.
Ma gli operai della Manuli non ci stanno. Da oltre due mesi, cioè dal 3 agosto scorso, stanno presidiando la fabbrica. E ieri sera hanno deciso di venire a Milano, dove si trova la sede centrale del gruppo. Così, 24 di loro hanno preso un pullman e stamattina alle 8.30 sono sbarcati a Milano, davanti alla direzione della Manuli Rubber Industries, in Piazza della Repubblica 14.
In questo momento stanno presidiando l’ingresso e hanno chiesto un incontro con la direzione. Non se ne andranno prima di essere stati ricevuti ed ascoltati.
Da parte nostra esprimiamo la nostra totale solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici della Manuli.
Gli operai invitano la stampa a passare al presidio.
Guarda anche il blog degli operai della Manuli di Ascoli Piceno:  http://www.presidiomanuli.net/
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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I 24 operai della Manuli di Ascoli Piceno hanno ripreso la via di casa alle 14, dopo essere stati ricevuti in Prefettura.
Dalle 8.30 di stamattina hanno presidiato la sede centrale della Manuli Rubber Industries di Milano, in piazza della Repubblica, dove tre di loro si sono anche incatenati. Volevano semplicemente un incontro con qualche dirigente, ma la proprietà non li ha ritenuti degni di incontrare nemmeno un usciere. Insomma, si è categoricamente rifiutata di parlare con i suoi operai.
Alla fine è stata la Prefettura a ricevere due delegati sindacali ascolani, alla presenza del sottoscritto, assumendosi l’impegno di trasmettere al Ministero una relazione sull’accaduto e sulla situazione aziendale esposta dai lavoratori. È poco, anzi è quasi niente, ma almeno il Prefetto ha mostrato di possedere ancora un po’ di senso di civiltà.
Quello dell’azienda, invece, è un comportamento indecente, che fa il paio con la scelta di chiudere la produzione ad Ascoli, per trasferirla in paesi dove i salari sono più miseri e i profitti più facili, gettando sul lastrico centinaia di lavoratori e lavoratrici con età media intorno ai 35 anni. Cioè quasi tutti con bambini ancora piccoli e un mutuo da pagare, su un territorio duramente colpito dalla crisi e senza alternative occupazionali.
I 375 operai della Manuli, in cassa integrazione, presidiano la fabbrica dal 3 agosto scorso. Non intendono arrendersi, non soltanto perché non hanno altra scelta, ma anche perché non capiscono proprio, e giustamente, come sia possibile che un’azienda con i bilanci in attivo e che dalla Cassa del Mezzogiorno in poi ha beneficiato di lauti sostegni pubblici, possa oggi tranquillamente levare le tende e scaricare tutti i costi sui lavoratori e sul territorio.
Ieri sera, al presidio della Manuli di Ascoli Piceno, avevano deciso che dovevano farsi sentire anche a Milano, che la direzione doveva ascoltarli. Così, 24 di loro, a nome di tutti e tutte e con il consenso dei sindacati (Sdl, Cgil, Cisl, Uil, Ugl), hanno preso un pullman per Milano, viaggiando tutta la notte. Qui sono stati accolti dall’arroganza della proprietà, ma forse qualcuno in più, in giro per l’Italia, ora conosce la loro vicenda e noi sicuramente non li dimenticheremo.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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L’odierna decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) di procedere alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del via libera alla commercializzazione della Ru486, non solo è un atto dovuto, ma arriva con due mesi e mezzo di ritardo a causa delle indebite ingerenze politiche da parte di esponenti del centrodestra.
Come ricordato dalla stessa Aifa, la definizione delle modalità di utilizzo clinico non spetta all’Agenzia. Quindi, le stesse indicazioni limitative contenute nella delibera del CdA dell’Aifa, del 30 luglio scorso, hanno carattere unicamente propositivo.
Riteniamo che a questo punto le istituzioni, cioè lo Stato e le Regioni, debbano garantire la libertà di scelta, alle donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza, tra il metodo chirurgico e quello farmaceutico mediante pillola Ru486. E questo significa anche astenersi dall’introdurre limitazioni all’uso di carattere punitivo e gratuito.
Da parte nostra, in Regione Lombardia prenderemo ogni iniziativa utile, insieme a tutte le forze disponibili, perché nelle strutture sanitarie lombarde venga rispettato e garantito il diritto alla libera scelta delle donne.
In questo senso, chiediamo all’Assessore alla Sanità Bresciani e al Presidente Formigoni di non trasformare la vicenda della Ru486 nell’ennesima guerra ideologica combattuta sul corpo delle donne, ma di chiarire sin d’ora quali iniziative intendono prendere, o non prendere, affinché la libertà di scelta delle donne venga resa effettiva nelle strutture sanitarie lombarde.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Siamo garantisti e non amiamo le condanne preventive, ma riteniamo che l’azione di contrasto della presenza del crimine organizzato in Lombardia, specie ora che si avvicinano gli appalti di Expo 2015, sia questione troppo seria perché possa essere lasciato spazio a dubbi e zone d’ombra.
Con un’interpellanza depositata oggi in Consiglio regionale, chiediamo quindi al Presidente Formigoni di revocare con urgenza al generale Mario Mori e al colonnello Giuseppe De Donno l’incarico di componenti esterni nel “Comitato per la legalità e la trasparenza delle procedure regionali”, costituito il 6 agosto scorso su iniziativa dello stesso Presidente.
Il gen. Mori e il col. De Donno sono sotto inchiesta a Palermo e a Caltanissetta per fatti risalenti alla stagione stragista di Cosa Nostra, quando i due alti ufficiali dell’Arma svolgevano funzioni di direzione del Ros. I processi in corso diranno, alla fine, se le gravi e infamanti accuse che sono state mosse loro sono fondate, oppure frutto della fantasia di qualcuno.
Tuttavia, l’esistenza stessa di dubbi tanto gravi sul loro operato, con il conseguente rilievo mediatico, mettono concretamente a rischio la credibilità del Comitato nella sua delicata funzione di vigilanza.
Riteniamo pertanto urgente, opportuna e necessaria la ridefinizione della composizione del Comitato, sostituendo Mori e De Donno con due personalità indicate dalla Direzione distrettuale antimafia, al fine di garantire la necessaria credibilità e trasparenza all’azione di Regione Lombardia nel contrasto al crimine organizzato e al malaffare.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo originale dell’interpellanza
 

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Per la seconda volta consecutiva il Consiglio regionale non è riuscito a votare la mozione che chiede la riduzione delle tariffe ferroviarie per i pendolari sulla tratta Rho-Milano. Quindi, tutto rinviato alla prossima seduta che si terrà martedì prossimo, 27 ottobre
Una settimana fa l’approvazione era saltata perché il Pdl, contrario alla mozione, ma in palese minoranza, aveva fatto mancare il numero legale. Ieri sera, invece, il Pdl ha presentato una vera e propria contro-mozione, che, sebbene riconoscesse finalmente la “possibilità di introduzione di eventuali differenziazioni” tariffarie, rinviava però ogni soluzione concreta a un non meglio definito futuro.
Una proposta inaccettabile, ovviamente, che ha anche ottenuto l’effetto di mettere in difficoltà la Lega, la quale una settimana fa non solo aveva votato a favore della mozione, ma l’aveva firmata con il suo consigliere Cecchetti. A conti fatti, se avessimo chiesto di andare comunque ai voti, la nostra mozione sarebbe stata respinta e i pendolari rhodensi avrebbero preso un pesce in faccia.
A questo punto abbiamo formulato una proposta, offrendo disponibilità a rinunciare alla nostra mozione se la maggioranza avesse accettato di modificare la sua, mettendo nero su bianco un impegno concreto, una certezza sulle date. Considerato che alla fine il capogruppo del Pdl ha ritenuto modificabile la sua mozione, abbiamo acconsentito al rinvio di una settimana, con l’obiettivo di lavorare a una mozione condivisa.
Questo significa, per essere chiari e trasparenti, che ci deve essere l’impegno formale che l’Assessore regionale, Cattaneo, convochi entro il 31.12.2009 un tavolo tecnico, con la partecipazione del Comune di Rho e dei comitati pendolari, dove sia aperta la discussione sulle modalità tecniche, concrete e possibili, per la ridefinizione delle tariffe della tratta in questione.
Insomma, abbiamo privilegiato la ricerca di soluzioni fattive per i pendolari di Rho rinunciando a facili – e inutili - gesti dimostrativi. Tuttavia, non possiamo non rilevare che questo teatrino in casa Formigoni sta diventando davvero imbarazzante. Infatti, la mozione presentata dal sottoscritto e da altri 9 consiglieri regionali dell’opposizione è assolutamente identica a quella approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di Rho, dove siede la medesima maggioranza che siede in Consiglio regionale.
Detto con altre parole, su questa vicenda oltre la seduta di martedì prossimo non si può andare.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Esprimiamo la nostra solidarietà ai quasi 1.200 lavoratori e lavoratrici destinatari della procedura di mobilità, cioè dell’avviso di licenziamento, da parte della società Agile Srl. In particolare, esprimiamo il nostro pieno sostegno ai lavoratori di Pregnana Milanese, una delle sedi più colpite (237 esuberi su un totale di 430 dipendenti), che già stamattina hanno manifestato di fronte alla Prefettura di Milano.
Con l’avvio della procedura di mobilità, comunicata nella giornata di ieri a 1.192 dipendenti su un totale di 1.880, il management di Agile Srl conferma definitivamente di essere un interlocutore totalmente inaffidabile, protagonista di un’operazione truffaldina che in nessun caso può e deve essere ulteriormente avallata dalle istituzioni.
Pertanto, riteniamo sia giunto il momento che il Governo nazionale si assuma la responsabilità di un intervento diretto e forte, compreso il ricorso all’amministrazione straordinaria, con il fine di trovare una soluzione imprenditoriale alternativa.
Per muoversi in questa direzione, anche il governo regionale lombardo ha il dovere di uscire dal suo immobilismo e farsi carico di concorrere, insieme al governo nazionale, a una soluzione che garantisca continuità produttiva ed occupazionale.
Continuare sulla strada finora perseguita porterebbe soltanto alla perdita insostenibile di un grande numero di posti di lavoro, nonché di un patrimonio professionale prezioso.
Agile Srl non è mai stata una società interessata a lavorare, nonostante disponga tuttora di numerosi appalti da parte della pubblica amministrazione. Anzi, è stata sin dall’inizio soltanto una “bad company”, formata con lo scopo di acquisire e smantellare le attività IT di Eutelia. Infatti, Agile Srl è una finzione, poiché è controllata al 100% dalla stessa Eutelia Spa, cioè dalla solita famiglia Landi, già inquisita per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e falso in bilancio per una cifra che secondo gli inquirenti è di circa 41 milioni di euro.
Non a caso, il primo atto di Agile Srl, una volta diventata la “nuova” proprietaria, era stato quello di sospendere l’erogazione degli stipendi ai lavoratori. E ieri era proprio il giorno in cui doveva pagare finalmente gli stipendi fermi a luglio. Invece sono arrivate le lettere di licenziamento. Ci pare che questi fatti spieghino meglio di ogni discorso perché occorre cambiare decisamente registro nei confronti di certi signori, che evidentemente pensano di poter agire in assoluta impunità.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare la comunicazione della procedura di mobilità con tutti i dettagli sede per sede
 

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La decisione del giudice del Tribunale di Roma di annullare il licenziamento del macchinista delle Fs, Dante De Angelis, e disporre il suo immediato reintegro, è un ottima notizia. E non solo per Dante, ma per chiunque abbia a cuore i diritti dei lavoratori e la sicurezza del trasporto ferroviario.
Con la sentenza del giudice del lavoro trova conferma anche in sede giudiziaria quello che la realtà dei fatti aveva già evidenziato. Cioè, che De Angelis ha ragione e i dirigenti delle Ferrovie dello Stato hanno torto marcio.
Anzi, non solo hanno torto, ma si sono comportati in maniera consapevolmente illegittima, per tentare di nascondere la verità e di “scoraggiare” altri lavoratori a denunciare i problemi di sicurezza. Infatti, De Angelis, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls), era stato licenziato un anno fa perché aveva denunciato i problemi di sicurezza dei treni Eurostar, poi purtroppo confermati dai fatti, venuti a galla con gli spezzamenti degli Etr 500.
De Angelis ha fatto il suo mestiere e per questo ha rischiato di perdere il lavoro. Chi invece non ha fatto il suo mestiere e siede tuttora al suo posto, come se niente fosse, è il management del gruppo Fs, compreso l’amministratore delegato, Mauro Moretti.
Con la sicurezza non si scherza, specie nei trasporti, e quanto avvenuto con il caso De Angelis è di una gravità inaudita, poiché sono stati gli stessi vertici delle Fs a spingere per il suo licenziamento. Ecco perché riteniamo doveroso che i responsabili di questo atto illegittimo si dimettano.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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di lucmu (del 27/10/2009, in Regione, linkato 1007 volte)
La vicenda dell’indennità ex-legge regionale n. 38/81 si sta trasformando in una truffa ai danni di una parte significativa di dipendenti ed ex-dipendenti della Regione Lombardia. Di questo si tratta ormai e francamente, dopo l’ennesima risposta evasiva e acrobazia istituzionale da parte dell’Assessore Colozzi nella question time di stamattina in Consiglio, occorre chiamare le cose con il loro nome. Anzi, bisogna gridarlo, così forse qualche Assessore si deciderà di querelarci e la vicenda finisce finalmente in tribunale.
Infatti, ormai le strade politiche ed istituzionali sembrano definitivamente ostruite, visto l’incredibile, ostinato e immorale atteggiamento da parte dell’Amministrazione regionale e dell’Assessore Colozzi.
Prima con un’interpellanza scritta (del 3 settembre) e poi con un’interrogazione a risposta immediata abbiamo semplicemente chiesto alla Giunta regionale di chiarire come verrà erogata l’indennità agli ex-dipendenti andati in pensione dopo il 30 maggio 2000 e a quelli, attualmente in servizio, che non intendono aderire alla possibilità di chiedere l’erogazione anticipata nella misura del 75% del dovuto.
Una domanda semplice e la risposta dovrebbe essere dovuta, considerato che in Giunta i termini per presentare la domanda per l’anticipo scadano il 30 ottobre (in Consiglio sono già scaduti) e informalmente circola la voce ricattatoria (ahinoi sostenuta anche da alcuni funzionari sindacali) che dice più o meno così: “se non accetti il 75% subito, allora dopo devi fare causa alla Regione per avere il dovuto, con tutto ciò che questo comporta in termini di tempo e denaro”. Insomma, prendi il 75% oppure attaccati al tram…
Per una parte dei dipendenti, quelli con relativamente meno anzianità di servizio, questo non è un grande problema, poiché il 75% subito è effettivamente una scelta accettabile. Ma per tutta l’altra parte, quelli che erano andati in pensione dopo il 1 giugno 2000, vedendosi negato illegittimamente un diritto, oppure quelli che andranno in pensione nei prossimi anni, accettare oggi il 75% significherebbe un danno economico rilevante e la violazione di un diritto.
Ecco perché era ed è necessario fare chiarezza e garantire trasparenza. La legge è chiara a questo proposito (o il 75% subito o il 100% quando vai in pensione), ma non lo è la sua applicazione, evidentemente.
Il fatto che l’Assessore Colozzi abbia eluso la risposta a questa domanda nella sua risposta all’interpellanza, pervenuta soltanto il 15 ottobre scorso, e che stamattina in Aula consiliare abbia non solo replicato la non risposta, ma persino aggiunto una curiosa interpretazione retroattiva della norma del 75%, rende l’Assessore pienamente complice e corresponsabile di un’indebita pressione sui dipendenti regionali, che per molti di loro assomiglia a un’autentica truffa.
(Giusto per la cronaca: l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, al quale avevamo rivolto le medesime domanda all’inizio di settembre, non ci ha degnati nemmeno di mezza riga).
A che cosa porta questo clima di pressioni, di cose non dette e di altre cose dette soltanto informalmente (perché dirle formalmente non si può, essendo delle violazioni di legge) lo sappiamo tutti. Ma per capire la vera entità della porcata, basti ricordare che questo clima ricattatorio ha fatto sì che anche dei colleghi già andati in pensione hanno in queste settimane accettato di firmare per il 75% (anche se la norma di legge si riferisce esplicitamente al personale attualmente in servizio…), rinunciando dunque al 100% a loro dovuto, come ha confermato anche la sentenza della Corte di Cassazione del 2008.
Insomma, la stessa Amministrazione che tratta molto generosamente i suoi dirigenti, arrivando persino a varare delle leggi ad hoc, per i suoi dipendenti, invece, dopo decenni di servizio per la pubblica amministrazione, ha solo pesci in faccia e prese per i fondelli.
 
Qui sotto puoi scaricare:
- la risposta alla nostra interpellanza del 3 settembre
- l’interrogazione rivolta all’Assessore Colozzi in question time oggi e la trascrizione della sua risposta, con annessa replica mia in Aula (la registrazione audio-video della seduta la puoi trovare su http://www.mediatecaconsiglio.lombardia.it/mediafiles/view/536/2)
 

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Le regole sono uguali per tutti? Ma neanche per sogno! E così, se sei un immigrato africano che vende abusivamente qualche borsetta in corso Buenos Aires, allora ti becchi presìdi, minacce e pattuglie dell’esercito, se invece sei un benestante commerciante che da 15 anni tiene abusivamente un barcone-bar sul Naviglio Pavese - come dire una miniera d’oro - senza nemmeno pagare le modeste “indennità” richieste dal Comune, allora ti offrono pure un simpatico condono.
E, visto che al peggio non c’è mai fine, quelli che inneggiano alla gazzarra di domani in corso Buenos Aires, tra cui i due Assessori regionali Boni (Lega) e Maullu (Pdl), sono gli stessi che oggi in Consiglio regionale hanno regalato la possibilità del condono ai barconi abusivi dei Navigli.
Infatti, la Lega e il Pdl hanno approvato un emendamento dell’esponente del Pdl, Alessandro Colucci, che ha reintrodotto nel progetto di legge n. 404, una maxi-sanatoria per tutte le occupazioni senza titolo (circa 70) sui laghi e corsi d’acqua lombardi, proprio la possibilità di condono anche per i barconi del Naviglio.
Un condono escluso in Commissione V il 14 ottobre scorso, dove un nostro emendamento in questo senso fu accolto all’unanimità, perché alla fine tutti si convinsero che c’è un limite anche nelle sanatorie.
Fu la stessa Giunta regionale, nel lontano 1995, a revocare le concessioni a questi barconi e a stabilire che in quelle aree non potevano stazionare in permanenza per svolgere attività commerciali. Ma, nonostante le molte segnalazioni e proteste dei residenti, tutti quanti, dalla Regione al Comune, hanno fatto finta di niente.
Soltanto il 15 luglio scorso una conferenza dei servizi, convocata dal Comune di Milano, ha deciso che quei barconi dovevano andarsene. E, particolare importante, decisivi per giungere a quella conclusione sono stati i pareri della Sopraintendenza per i beni architettonici e paesaggistici e della Regione Lombardia, che si è richiamata proprio alla delibera del 1995, fino ad allora desaparecida.
Ma, particolare anche più importante, lo stesso 15 luglio la Giunta regionale deliberava il progetto di legge n. 404, cioè la maxi-sanatoria. E oggi, Lega e Pdl, inchinandosi alle pressioni di qualche lobby e mandando a quel paese i residenti dei Navigli, hanno anche eliminato l’unico elemento positivo che eravamo riusciti ad inserire in questo ennesimo condono.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare l’emendamento del centrodestra, che elimina esattamente quello nostro approvato prima in Commissione, passato in Aula con 37 voti a favore e 17 contrari (tutta l’opposizione).
 

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