Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Tolleranza zero è il grido di battaglia nella Milano dei vicesceriffi e degli aspiranti rondisti ed ecco che piovono divieti, controlli, multe e recinzioni. Sei particolarmente a rischio se sei giovane di età o sei ha idee troppe diverse dai governanti, per non parlare se frequenti un centro sociale o apri un circolo Arci, oppure se sembri straniero o semplicemente “diverso”. Allora devi fare attenzione, perché sei tra i bersagli preferiti.
Se invece non fai parte di quelle categorie e, soprattutto, se sei dotato di un certo benessere economico, ebbene, allora quel grido di battaglia non ti deve preoccupare più di tanto, perché nella Milano del terzo millennio l’antico principio dei due pesi e delle due misure è sempre valido.
È questa l’unica considerazione possibile di fronte a una vicenda come quella dei barconi del Naviglio pavese, trasformati a suo tempo in esercizi commerciali in attività permanente. Beninteso, qui e ora non ci interessa discutere di movida o simili, ma fa senz’altro specie –e merita certamente qualche riflessione- il fatto che De Corato e Maroni non avevano esitato un secondo quando si trattava di trasformare il quartiere in zona di guerra pur di tentare di cacciare il Conchetta (facente parte della categoria “nemico politico”), mentre per lunghi anni le istituzioni hanno praticato la politica delle tre scimmiette, ignorando le diffuse, palesi e continuative illegalità dei gestori di alcuni locali a due passi dal Conchetta, nonostante le proteste e denunce dei residenti fossero ripetute e sistematiche.
Anzi, per la precisione, Regione Lombardia ha impegnato ben 14 (quattordici) anni per accorgersi che la sua revoca della concessione e l’annesso divieto di ancorare i barconi in maniera continuativa sul naviglio, stabiliti con apposito delibera della Giunta regionale n. V/65499 del 22 marzo 1995, non erano stati mai rispettati. E peraltro nemmeno il Comune di Milano, diventato nel frattempo autorità demaniale in virtù della delega regionale (l.r. n. 22/1998 e successiva Convenzione tra Regione Lombardia e Comune di Milano del 27.05.2003), sembrava essersene accorto…
Ma poi succede che le proteste diventano troppe e la quantità di illeciti e imposte non pagate rischiano di mettere nei guai qualcuno, specie in un momento come questo, con la Procura della Repubblica che sta indagando su una ventina di funzionari della Polizia locale, tra cui anche il Comandante Bezzon (che proprio in questi giorni sarà dimissionato, ovviamente per ottenere un’altra ben retribuita carica in un’azienda pubblica), per un giro di mazzette finalizzato ad evitare ai gestori di una serie di discoteche meneghine il fastidio dei controlli dei vigili. E così, nel luglio scorso, il Comune di Milano ha cambiato completamente linea, decidendo che 4 (quattro) barconi del Naviglio pavese non potevano essere regolarizzati e che dunque i gestori dovevano pagare gli arretrati per occupazione di suolo pubblico e, soprattutto, rimuovere i barconi stessi entro la fine di settembre, pena lo sgombero coatto.
Orbene, il Comune è arrivato a questa decisione in seguito a una Conferenza dei Servizi, svoltasi il 23 giugno scorso con la partecipazione della Regione Lombardia. E sentite come il rappresentante della Regione ha motivato il niet lombardo alla regolarizzazione dei barconi: “la Regione che ha evidenziato la delibera regionale del 22 marzo 1995 la quale revocava i precedenti provvedimenti di rilascio delle concessioni adottati con delibere 54002 del 17 aprile 1990 e 51214 del 11 aprile 1994, consentendo concessioni solo provvisorie (solo in occasioni di manifestazioni e per periodi inferiori ad un mese, non più di 2 volte l’anno per la stessa unità di navigazione e per periodi non continuativi)”.
Incredibile! Come se fosse la cosa più normale del mondo, dopo 14 (quattordici) anni di clandestinità è tornata improvvisamente alla vita pubblica la delibera regionale del 1995! Ebbene, a questo punto si potrebbe dire “meglio tardi che mai” e passare oltre. Ma facendo così ci si renderebbe corresponsabili di una prolungata omissione di vigilanza e controllo.
Ecco perché abbiamo depositato un’interpellanza alla Giunta regionale in cui chiediamo conto dei 14 anni di silenzio e inattività e chiediamo di accertare tutte le responsabilità del caso.
 
qui sotto puoi scaricare il testo dell’interpellanza e quello della delibera regionale del 1995
 

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L’intesa Formigoni-Gelmini conferma in pieno il licenziamento di massa degli insegnanti precari nella scuola pubblica. Questa è la vera notizia che gli annunci trionfalistici del Ministro e del Presidente tentano di coprire.
Infatti, tutti gli esuberi previsti dalla legge 133 e dai piani del Ministro Gelmini per l’anno scolastico 2009/2010 sono confermati e l’unico fatto nuovo consiste in un’integrazione al sussidio di disoccupazione per gli insegnanti e Ata che finora avevano un contratto annuale, fino a raggiungere la cifra del 100% dello stipendio, con l’impegno di dover svolgere in cambio attività di formazione ancora da definire, qualitativamente e quantitativamente, in istituti scolastici o nella formazione professionale.
A tutto questo si aggiunge che questo accordo e i relativi stanziamenti riguardano soltanto l’anno scolastico 2009/2010, mentre nulla si dice sull’avvenire. E questo fatto è particolarmente significativo e preoccupante, poiché il grosso dei tagli e degli esuberi previsti dalla legge 133 è programmato per i due anni scolastici successivi.
Insomma, è netta l’impressione che l’odierna intesa, che si prospetta come modello sul piano nazionale, sia finalizzata soprattutto a smorzare la protesta sociale e a salvaguardare la cosiddetta riforma Gelmini, cioè i più consistenti tagli alla scuola pubblica della storia repubblicana.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo originale dell’Accordo Formigoni-Gelmini
 

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Oggi abbiamo depositato un’interpellanza alla Giunta e inviato una richiesta di intervento alla Presidenza del Consiglio (puoi scaricare ambedue i testi in allegato in fondo a questo post) in relazione alla vicenda dell’indennità ex legge regionale 38/81 dei lavoratori dipendenti di Regione Lombardia.
Infatti, alla fine di luglio, nel quadro della manovra di assestamento di bilancio, la maggioranza ha fatto approvare una modifica di legge che dovrebbe porre fine all’allucinante vicenda che da anni contrappone in sede giudiziaria i dipendenti regionali andati in pensione all’Amministrazione regionale. Ma il condizionale è d’obbligo, poiché la soluzione adottata è irta di ostacoli e di tranelli, per usare un eufemismo, e occorre un urgente intervento chiarificatore per evitare che vengano esercitate pressioni indebite sul personale regionale e molti lavoratori subiscano un danno economico. Insomma, i nodi che avevamo segnalato a suo tempo stanno venendo al pettine.
Tralasciando qui la nostra critica di fondo rispetto al tipo di soluzione imposta, va anzitutto evidenziato che il diavolo non si nasconde tanto nella lettera della legge, quanto invece nell’interpretazione che ne verrà data nella fase applicativa. Nulla di nuovo, per carità, in fondo tutta la triste vicenda era nata non dalla norma in sé, bensì dall’interpretazione creativa e completamente illegittima datane dal governo regionale.
Ma partiamo dalla lettera della norma, così come modificata alla fine di luglio.
Anzitutto va sottolineato che l’emendamento voluto e fatto approvare dal governo regionale non ha abrogato in alcun modo la normativa preesistente, che rimane pertanto in vigore, ovviamente nella interpretazione data dalla sentenza della Corte di Cassazione del 2008. Cioè, a ogni dipendente regionale, al momento del suo collocamento a riposo, deve essere erogata l’indennità ex l.r. 38/81 nella quantità maturata fino al 30 maggio 2000.
La modifica di legge ha invece carattere integrativo, in quanto aggiunge una nuova possibilità per i dipendenti regionali di ruolo. Cioè, i dipendenti in servizio possono optare volontariamente per la possibilità di ottenere subito il 75% dell’indennità (nella quantità maturata fino al 30 maggio 2000) in cambio della rinuncia al 100% nel momento del pensionamento.
Insomma, il nuovo testo di legge consegna a ogni dipendente regionale in servizio, anche se nel frattempo trasferito ad altro ente, una libera scelta: o il 75% subito o il 100% quando vai in pensione.
Tutto semplice, si direbbe. Invece no! Infatti, tra il personale regionale prevale un clima di incertezza e preoccupazione, perché l’amministrazione non si è minimamente preoccupata di informare adeguatamente ed esaustivamente i lavoratori su quello che accadrà. E l’incertezza non è dovuta soltanto al silenzio informativo, ma anche a delle voci, messe in circolazione ad arte, anche da dirigenti, che annunciano sostanzialmente un ricatto: se non accetti il 75% subito, allora al momento della pensione dovrai fare causa alla Regione per avere quanto ti spetta.
Voci e interpretazioni palesemente contrarie alla legge e alla sentenza della Cassazione, ma che diventano credibili alla luce dei precedenti e del persistente silenzio ufficiale.
Ma non è soltanto questione di legalità, trasparenza e un minimo di decenza nel rapporto tra dirigenza e lavoratori, ma anche di soldi. Infatti, dal punto di vista del bilancio regionale è sicuramente vantaggioso erogare il 75% di quanto dovuto, invece del 100%, ma non lo è necessariamente per i dipendenti. In altre parole, il 75% subito può essere una soluzione interessante per quanti/e sono ancora lontani dalla pensione, considerato che verosimilmente hanno maturato pochi anni di indennità e che non c’è rivalutazione della somma, ma non lo è sicuramente per quanti/e andranno in pensione nei prossimi 10 anni circa, che con il 75% subirebbero un danno economico considerevole e certo. E vista l’aria che tira per i lavoratori in questo periodo, non ci sembra proprio il caso
Ecco perché abbiamo chiesto con la nostra interpellanza un urgente intervento da parte dell’Assessore competente, Colozzi, perché l’amministrazione comunichi ai dipendenti regionali in servizio chiaramente l’interpretazione corretta da dare alla norma, cioè che chiarisca una volta per tutte che la libertà di scelta è garantita e che nessuno e nessuna sarà costretto a spendere denaro e tempo per vedere rispettato un suo diritto, e che convochi tutte le rappresentanze sindacali, sia firmatarie che non firmatarie degli accordi, al fine di definire le procedure applicative atte a garantire trasparenza e rispetto della legalità. Inoltre, chiediamo che venga garantita la medesima informazione a tutti gli ex dipendenti regionali, andati in pensione dal giugno 2000 in poi, e a tutti i dipendenti nel frattempo trasferiti ad altri enti (oltre mille!), come peraltro stabilito dal nostro ordine del giorno approvato dal Consiglio.
 
qui sotto puoi scaricare l’interpellanza alla Giunta e la lettera alla Presidenza del Consiglio
 

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Nell’esprimere tutta la nostra solidarietà ai precari della scuola in presidio permanente davanti all’Ufficio scolastico di Milano, chiediamo alla Giunta regionale di fuoriuscire dalle ambiguità e di intervenire con urgenza nei confronti del governo nazionale affinché i contratti annuali scaduti negli ultimi mesi vengano riconfermati anche per l’anno scolastico 2009/2010.
Infatti, negli ultimi dieci giorni sono arrivati da Regione Lombardia segnali contradditori rispetto alla questione dei tagli di posti di lavoro nelle scuole lombarde, che non hanno fatto altro che aumentare le incertezze e le preoccupazioni. Prima, in occasione del meeting di Cl di Rimini, il Presidente Formigoni si era limitato a parlare della necessità di garantire gli ammortizzatori sociali ai precari della scuola licenziati, poi, secondo quanto dichiarato ora alla stampa dal direttore scolastico regionale, Giuseppe Colosio, la Regione starebbe invece lavorando a un non meglio precisato piano di “riutilizzo” dei precari in esubero.
Insomma, un balletto di annunci e indiscrezioni che non affrontano il problema e che servono soltanto a distogliere l’attenzione pubblica dall’assenza di ogni seria iniziativa politico-istituzionale nei confronti del governo e del Ministro Gelmini.
Quello che rischia di accadere concretamente in questi giorni in Lombardia e nelle altre regioni è purtroppo soltanto l’antipasto di quello che accadrà tra un anno, se non verranno rivisti i tagli draconiani alla scuola pubblica previsti dalla famigerata legge 133/2008. E non si tratta “soltanto” di una questione di posti di lavoro, ma altresì di quella della qualità della scuola.
Sappiamo bene come la pensa l’attuale governo lombardo in materia di scuola, visto che ogni anno dirotta scandalosamente ingenti somme dal bilancio regionale verso la scuola privata, ma riteniamo che sarebbe comunque inaccettabile se Regione Lombardia continuasse con le sue ambiguità rispetto alla drammatica situazione a cui le proteste dei precari della scuola stanno semplicemente dando un volto e una voce.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Stefano Maullu si è evidentemente fatto prendere la mano dalle ansie pre-elettorali, perché una cosa è se una Ferretto o un Borghezio qualsiasi invocano la selezione etnica, ma ben altra cosa è se lo propone formalmente l’Assessore alla Polizia Locale della Lombardia.
Insomma, secondo Maullu, a Milano e nei comuni dell’hinterland andrebbe stabilito un numero chiuso per i “nomadi” e quelli in sovrannumero andrebbero cacciati via. I rom stranieri con un decreto di espulsione e i sinti e i rom italiani con un foglio di via.
Non è affatto chiaro dalle dichiarazioni di Maullu come dovrebbe avvenire concretamente questa selezione, cioè come lui intende distinguere tra “buoni” e “cattivi”, e probabilmente non lo sa nemmeno lui, ma una cosa è chiarissima: egli propone un numero chiuso su base etnica.
Altro che “esperienza francese”, alla quale Maullu pretende ispirarsi, le sue parole ricordano piuttosto certi discorsi in voga nella Germania di settant’anni fa.
Capiamo molto bene che si è aperto lo scontro intestino al centrodestra in vista delle imminenti elezioni regionali e che Maullu cerca di rincorrere la Lega e l’estrema destra sul loro terreno. Ma c’è un limite a tutto e l’Assessore regionale alla Polizia Locale oggi lo ha decisamente oltrepassato.
Riteniamo pertanto necessario che il Presidente Formigoni chiarisca urgentemente se la proposta del suo Assessore è stata fatta a nome di Regione Lombardia oppure no. E non si tratta certo di una questione di lana caprina.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Come ladri di notte domenica 2 agosto le forze dell’ordine hanno sgomberato il presidio degli operai della Innse e hanno fatto entrare nello stabilimento le squadre per lo smontaggio dei macchinari.
Questa mattina una delegazione della Rsu Innse e della Fiom, che da ieri hanno chiesto pressantemente un incontro urgente con Formigoni, è stata ricevuta dal Direttore Generale dell’Istruzione, Formazione e Lavoro, Roberto Albonetti, perché dicono, in Regione, essere tutti in ferie, dalla Presidenza all’Assessore.
Un atto di forza ingiustificabile quello messo in atto da ieri di cui Regione Lombardia è corresponsabile se non interviene subito perché sia sospeso immediatamente lo smontaggio dei macchinari. Chiediamo ancora una volta a Formigoni di intervenire in prima persona per impedire lo smantellamento di una fabbrica sana.
Proprio l’ordine del giorno votato all’unanimità mercoledì scorso dal Consiglio Regionale chiedeva un impegno concreto di Regione Lombardia per sventare il pericolo dell’esecuzione forzata dello smantellamento dei macchinari proprio in questo periodo di ferie. E subito è successo: i ladri di polli sono arrivati! Oggi Formigoni deve scegliere da che parte stare: se dalla parte dei lavoratori e della continuità produttiva della Innse - come tante volte riconosciuto e sostenuto negli ultimi mesi -, o dalla parte di un singolo che fa solo i propri affari e delle speculazioni che si avventano sul sito produttivo di Lambrate.
Gli sgherri di padron Genta devono immediatamente uscire dallo stabilimento abbandonando lo smontaggio degli impianti.
 
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
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L’accordo raggiunto oggi tra il sindacato inquilini Sicet e l’Aler di Milano, che sospende gli sgomberi nelle case popolari per il mese di agosto e convoca un tavolo di confronto per il mese di settembre, è un fatto positivo.
Da troppo tempo la questione degli occupanti in stato di irregolarità nell’edilizia residenziale pubblica viene affrontata nell’ottica della convenienza politica del momento e non nella prospettiva della soluzione del problema, che non si può certo ottenere con approccio sommario, facendo di tutta l’erba un fascio.
Questa maniera di procedere, infatti, ha portato solo al cronicizzarsi del fenomeno. Intanto, i furbi e gli intrallazzati rimangono indisturbati, mentre i soggetti deboli, magari bimbi compresi, finiscono periodicamente sbattuti per strada, com’è successo nelle ultime settimane.
Peraltro, in questi anni non ha trovato applicazione nemmeno la norma della legge regionale n. 27/2007, ove è previsto che di fronte a uno stato di necessità accertato le Aler e i Comuni possono trovare delle soluzioni abitative alternative nel loro patrimonio non classificato Erp.
Una norma certamente non risolutiva, poiché ci vorrebbe anche una modifica del regolamento regionale attualmente in vigore, che esclude a priori e comunque gli occupanti attualmente irregolari dalla possibilità di accedere agli alloggi Erp, anche se in possesso dei requisiti. Cioè, un vero e proprio vicolo cieco.
Auspichiamo pertanto che il tavolo di confronto di settembre sia l’occasione per affrontare complessivamente la questione, compreso il problema degli alloggi sociali lasciati ingiustificatamente sfitti.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Nella serata di ieri, nel corso della sessione di bilancio estiva, il Consiglio Regionale ha approvato alcuni ordini del giorno relativi a crisi aziendali, che impegnano il governo regionale ad intervenire per impedire la chiusura degli stabilimenti e per salvaguardare i livelli occupazionali. Si tratta della Innse di Milano, la Ercole Marelli Power di Sesto San Giovanni (MI) e della Ideal Standard di Brescia.
(puoi scaricare il testo originale degli odg cliccando sull’icona in fondo a questo post).
Infine, una nota al margine. Mentre il Consiglio ha approvato all’unanimità questi ordini del giorno e tutti i dati disponibili annunciano un autunno molto difficile da un punto di vista occupazionale, i provvedimenti economico-finanziari in discussione (Assestamento di bilancio e Dpefr), approvati con il voto favorevole del solo centrodestra, hanno brillato invece per la loro ordinarietà e per l’assenza di una qualsiasi politica anticrisi, che non fosse l’invocazione dell’ottimismo per far riprendere i consumi e la promessa di un po’ di finanziamenti a pioggia alle imprese.
 

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Una generosa sanatoria per una trentina di alti dirigenti regionali, il cui concorso era stato dichiarato illegittimo dal Tar e dal Consiglio di Stato, e pesci in faccia per i lavoratori dipendenti della Regione. Questa è la morale di due norme di legge contenute nelle pieghe della manovra di assestamento di bilancio, approvata ieri sera dalla maggioranza del Consiglio Regionale.
Due norme che riflettono un’unica filosofia: quella dei due pesi e delle due misure, a seconda della distanza gerarchica degli interessati dal vertice politico della Regione. Due norme che sono la conseguenza diretta di contenziosi legali persi dalla Giunta Formigoni, davanti alla magistratura amministrativa per quanto riguarda la prima, davanti alla magistratura ordinaria per quanto riguarda la seconda.
Peccato davvero che chi governa in Lombardia non ce la faccia proprio ad adeguarsi alle sentenze della magistratura, come invece devono fare i comuni mortali, ma che abbia scelto un’altra strada. Ne è scaturito un pasticcio normativo di dubbia moralità e legittimità.
E così, la vicenda dei dirigenti si è risolta con una norma di sanatoria non solo retroattiva, ma anche ad personam, nella misura in cui produce effetti concreti soltanto su quel singolo concorso. Si tratta, in altre parole, di una norma giuridicamente traballante, che mette a rischio la legittimità anche di tutti gli atti amministrativi firmati dai dirigenti in questione.
I dipendenti regionali, invece, hanno ricevuto un trattamento molto meno comprensivo. In questo caso si tratta dell’integrazione regionale alla liquidazione (ex-l.r. 38/81), che esisteva fino al 30 maggio 2000, quando entrò in vigore la nuova disciplina nazionale. A suo tempo, il governo regionale diede un’interpretazione assai stravagante della nuova situazione normativa, interpretandola retroattivamente.
Insomma, la Regione decise, in aperta violazione della legge, che quanti sarebbero andati in pensione dopo il 30 maggio 2000 di tale integrazione non avrebbero ricevuto nemmeno un euro, con tanti saluti agli anni già maturati. Ne seguirono, ovviamente, centinaia di contenziosi legali, che infine approdarono in Corte di Cassazione, dove si chiarì una volta per tutte (sentenza del 4 luglio 2008) che la retroattività non era ammessa e che la Regione doveva erogare quanto maturato fino alla fatidica data del 2000.
A questo punto tutto doveva considerarsi risolto. Invece no! A distanza di un anno il governo regionale ha escogitato la seguente norma di legge: a tutti i dipendenti regionali in attività verrà erogato subito, previa richiesta individuale, solo il 75% di quanto maturato fino al 30 maggio 2000. E nemmeno una parola su quanti sono già in pensione o su che cosa accadrà a coloro i quali non firmeranno la richiesta “volontaria”.
Anzi, a peggiorare la situazione, nel frattempo diversi alti funzionari della Regione hanno provveduto a far circolare tra il personale la voce che chi non accetta il 75% adesso, il giorno in cui andrà in pensione dovrà fare causa alla Regione per avere quanto gli spetta in base alla legge e alla sentenza di Cassazione. Cioè, un ricatto bello e buono, che discrimina anzitutto quanti andranno in pensione nei prossimi anni.
Con due nostri emendamenti abbiamo proposto di fuoriuscire dall’incertezza e dalle ambiguità. Nulla da fare: respinti. Abbiamo poi chiesto almeno un atto formale che smentisse quelle voci: nessuna reazione, silenzio di tomba.
Ma che qualcosa non quadrasse in questa vicenda, in fondo l’ha dovuto riconoscere lo stesso Assessore Colozzi, accogliendo in Aula un nostro ordine del giorno che impegna la Regione a informare “adeguatamente e esaustivamente” sulla nuova normativa anche quanti già andati in pensione dopo il 30 maggio 2000 (oltre 600), nonché tutti i lavoratori nel frattempo trasferiti ad altri enti (oltre 1.000).
Siamo francamente sconcertati dall’atteggiamento del centrodestra al governo in Regione Lombardia, che da una parte è disposto a fare carte false pur di non rifare un singolo concorso per dirigenti, mentre dall’altra non trova nulla di strano nel trattare come nemici i dipendenti che quotidianamente fanno funzionare l’istituzione. Quanto poi al rispetto della legalità, meglio lasciar perdere.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
in allegato puoi scaricare il nostro Ordine del giorno approvato dal Consiglio Regionale
 

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Oggi il Consiglio regionale, riunito per la sessione di bilancio, ha approvato all’unanimità un ordine del giorno - firmatari Muhlbauer (Prc), Squassina A. (Sd), Prina (Pd) e Cecchetti (Ln) - che impegna l’Assessore Cattaneo “a continuare l’impegno già avviato e ad intraprendere tutte le ulteriori iniziative ed azioni necessarie nei confronti di Regione Piemonte e Trenitalia Spa, anche in vista dell’incontro del 5 agosto, affinché vengano ripristinate le fermate alla stazione della città di Rho per i treni interregionali Milano-Torino”.
In altre parole, la protesta dei pendolari, che ha visto in prima fila il centro sociale Fornace e il Comitato No Expo, ha conquistato l’appoggio dell’assemblea legislativa lombarda.
Auspichiamo vivamente che questa presa di posizione, istituzionalmente vincolante, eviti ogni distrazione agostana e dia all’Assessore regionale la forza necessaria per far sì che a settembre i pendolari della zona di Rho possano effettivamente disporre dei treni per recarsi al lavoro o a scuola.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
Qui di seguito il testo completo dell’ordine del giorno approvato:
 
IL CONSIGLIO REGIONALE
 
PREMESSO CHE
Regione Lombardia considera il miglioramento della qualità del servizio ferroviario regionale uno degli obiettivi dell’azione di governo e che l’area del Comune di Rho è interessata a diversi interventi sull’infrastruttura ferroviaria in vista di Expo 2015.
 
CONSIDERATO CHE
-      dal 14 giugno 2009, con l’entrata in vigore dell’orario estivo, è stata soppressa la fermata di Rho per i treni interregionali della linea Milano Torino, sostituita con la fermata della nuova stazione della Fiera, nonostante questa sia ancora priva di parcheggi pubblici e dei servizi di superficie necessari ai collegamenti con il territorio circostante e non si sia ancora provveduto ad effettuare l’integrazione tariffaria con la metropolitana di Milano.
-      questo provvedimento comporta notevoli disagi per i cittadini di Rho e del territorio circostante, che hanno perso l’unico collegamento diretto con la stazione di Milano Centrale e con il territorio piemontese e che tali disagi si sono manifestati con una petizione con 6.600 firme consegnate a Regione Lombardia dal Centro Sociale Fornace e dal Comitato No Expo, oltre che con manifestazioni presso la città di Rho e lo sciopero del biglietto messo in atto dai pendolari dal 1 luglio 2009.
 
CONSIDERATO INOLTRE CHE
-      l’assenso, in via sperimentale, allo spostamento della fermata da Rho alla Fiera era stato comunicato a Trenitalia dalla Regione Piemonte, da cui dipende la linea in questione, il giorno 19 marzo 2009, in seguito alla riunione tenutasi presso l’Assessorato ai trasporti di Regione Lombardia, a Milano, il giorno 18 marzo.
-      in data 14 luglio, a seguito delle proteste dei pendolari, si è tenuto un incontro presso Regione Lombardia, alla presenza di Regione Piemonte, Trenitalia, Comune di Rho e rappresentanti degli utenti, in cui si è ridiscusso della fermata di Rho e si è rinviata al successivo incontro, che si terrà a Novara il 5 agosto, sulla base di approfondimenti tecnici a carico di Trenitalia, la decisione di quali e quanti treni torneranno a fermare a Rho prima del termine della fase sperimentale e dunque a partire da settembre.
-      in data 22 luglio 2009 il Consiglio Comunale di Rho ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che richiede il ripristino, con effetto immediato, della situazione preesistente all’entrata in vigore dell’orario estivo.
 
IMPEGNA L’ASSESSORE ALLE INFRASTRUTTURE E ALLA MOBILITÀ
 
a continuare l'impegno già avviato e ad intraprendere tutte le ulteriori iniziative ed azioni necessarie nei confronti di Regione Piemonte e Trenitalia Spa, anche in vista dell’incontro del 5 agosto, affinché vengano ripristinate le fermate alla stazione della città di Rho per i treni interregionali Milano-Torino.
 
Luciano Muhlbauer (Prc)
Arturo Squassina (Sd)
Francesco Prina (Pd)
Fabrizio Cecchetti (Ln)
 
Milano, 27 luglio 2009
 
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