Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Incredibile, ma vero. Per ben due mesi le due nuove torri albergo della Fiera di Rho-Pero hanno scaricato abusivamente i propri liquami, senza alcun trattamento di depurazione, nel fiume Olona. E, cosa ancora più incredibile, tutto questo è potuto avvenire grazie a una dichiarazione falsa da parte di Sviluppo Sistema Fiera SpA, braccio operativo della Fondazione Fiera Milano.
Infatti, la struttura alberghiera di proprietà del gruppo NH è entrata in funzione nel febbraio scorso, in seguito al certificato di agibilità rilasciato dal Comune di Rho, ottenuto sulla base della documentazione presentata dalla Fiera attestante la “perfetta conformità delle opere al progetto approvato”. Quella documentazione portava la firma del direttore generale di Sviluppo Sistema Fiera, Maurizio Alessandro, e, appunto, diceva il falso, cioè che fosse realizzato e operativo l’allacciamento alla rete fognaria.
Probabilmente l’abuso ambientale continuerebbe ancora oggi se non fossero intervenuti, prima, un gruppo di cittadini di Pero, che il 7 aprile hanno denunciato il misfatto al Comune di Rho; poi, lo stesso Comune di Pero (9 aprile) con una diffida formale. Infine, lo stesso Comune di Rho (10 aprile) ha dovuto avviare il procedimento di annullamento del certificato di agibilità, poiché “rilasciato sulla base di presupposti rivelatisi errati”.
Insomma, se il buon giorno si vede dal mattino, allora i cittadini dell’area di Rho-Pero hanno di che preoccuparsi in vista dell’Expo. Ma in realtà dovremmo preoccuparci tutti quanti, anzitutto per il comportamento sconcertante della direzione di Sviluppo Sistema Fiera SpA. Va infatti ricordato che la società, controllata dalla Fondazione Fiera, è fortemente interna a tutti gli affari di Expo 2015, e che il suo Presidente si chiama Leonardo Carioni, il quale siede anche nel CdA della società di gestione di Expo 2015.
Oggi abbiamo pertanto presentato un’interpellanza alla Giunta regionale, chiedendo un intervento sulla Fondazione Fiera al fine di accertare i fatti e le responsabilità, e un chiarimento su quali provvedimenti intende prendere perché la legalità e la trasparenza siano garantite nel futuro.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo integrale dell’interpellanza
 

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di lucmu (del 27/05/2009, in Diritti, linkato 1743 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 27 maggio 2009 (pag. Milano)
 
“Non parlarmi degli archi, parlami delle tue galere”. Così diceva Voltaire, il quale pensava che il grado di civiltà di una nazione si specchiasse nelle sue carceri e non nei suoi palazzi. E se questo è il metro di misura, allora nel paese del “va tutto bene” del premier e dell’ossessione “sicurezza” delle destre, e non solo, siamo messi proprio male. Almeno questo è quanto emerge dalla nostra visita di ieri al carcere milanese di San Vittore.
Nella casa circondariale di via Filangeri dovrebbero starci non più di 930 detenuti, secondo le regole stabilite dal Ministero, nonché dal buon senso. Invece, ce ne stanno 1447, stipati anche in sei in delle celle da due, uno sopra l’altro con le brande a castello. Cioè, spazi ristrettissimi che si trasformano in piccoli inferni quando si scatena il caldo, come in questi ultimi giorni.
Ma mentre i detenuti sono in condizioni di sovraffollamento estremo, il personale della polizia penitenziaria si trova in una situazione diametralmente opposta. Cioè, qui mancano all’appello ben 260 agenti rispetto a quanto prevede l’organico necessario per il normale funzionamento.
In altre parole, troppi detenuti e troppo pochi agenti. Un mix micidiale di per sé, ma ancora più preoccupante se consideriamo la complessità della popolazione carceraria di San Vittore, che conferma la natura di “discarica sociale” delle carceri italiane, denunciata ripetutamente da più parti. Il 61% sono stranieri, provenienti anzitutto dai paesi del Maghreb e dell’Est europeo, il 27% dei detenuti è rappresentato da tossicodipendenti accertati e quelli con necessità di assistenza psichiatrica sono in gran numero.
E come se non bastasse, il disinteresse governativo per lo stato delle carceri e i relativi tagli di bilancio hanno fatto sì che persino la manutenzione ordinaria sia diventata un’impresa. Come si spiega altrimenti che degli agenti di custodia debbano ricorrere alla buona volontà e, soprattutto, alle donazioni volontarie per poter reperire due secchi di vernice per imbiancare una cella un po’ malmessa?
Insomma, se San Vittore non esplode o implode, questo si spiega soltanto con le professionalità ed esperienze interne accumulate, con il contributo dei volontari che vi lavorano e con la presenza di diversi progetti. A quest’ultimo proposito va segnalato senz’altro il centro diurno rivolto ai detenuti con problemi psichiatrici, in funzione da un anno e gestito dalle associazioni A&I e Arci, i cui risultati positivi sono confermati da tutti i soggetti interpellati, nonché da quello che abbiamo potuto vedere e sentire.
San Vittore ha sicuramente la sua storia, la sua età e le sue particolarità, ma molti dei suoi problemi non sono un’eccezione. Anzi, in un modo o nell’altro, questi si riscontrano in quasi tutte le carceri lombarde, dal sovraffollamento alla mancanza di personale, passando dalla cronica mancanza di fondi.
Ma, appunto, qui torniamo alla vecchia riflessione di Voltaire e alla molto più moderna contraddizione tra le chiacchiere elettorali sulla “sicurezza” e sull’”efficienza” e la realtà dei fatti.
 
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L’unica certezza che ci consegna il Tavolo Lombardia dedicato all’Expo è che sono spariti 500 milioni di euro e che la M6 non c’è più. Per il resto ci sono soltanto impegni verbali, ma le relative decisioni concrete sono rinviate ai Cipe di luglio, settembre e ottobre, cioè a date successive alle elezioni amministrative ed europee di giugno.
In altre parole, oggi abbiamo assistito a uno show pre-elettorale, teso a rassicurare con una foto di gruppo e tante belle parole un’opinione pubblica sempre più scettica su come viene gestita la vicenda Expo. Ma la realtà è, appunto, che di rassicurante o di certo c’è ben poco.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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L’aveva detto il Tar nel 2008 e lo ha confermato il Consiglio di Stato il mese scorso: quel concorso del 2006 per 20 posti di dirigenti della Regione Lombardia era illegittimo e pertanto da annullare. Eppure, tutti i dirigenti regionali assunti sulla base del concorso in questione continuano ad essere regolarmente in servizio e a firmare atti, anche di grande rilevanza amministrativa.
Infatti, la Giunta regionale non intende accettare nemmeno la sentenza d’appello del Consiglio di Stato, da essa stessa voluta, e, anzi, rilancia con un ricorso alla Corte di Cassazione “per difetto di giurisdizione”, come deciso con la delibera di Giunta del 20 maggio scorso.
Ma c’è un piccolo problema: fino alla sentenza d’appello era assolutamente legittimo che i dirigenti così assunti continuassero nelle loro funzioni, poiché il Consiglio di Stato, con ordinanza n. 3006/08, aveva sospeso l’effetto della sentenza del Tar fino all’appello. Ma ora non risultano esserci basi giuridiche e quindi tutti gli atti firmati dai dirigenti provenienti da tale concorso sono a rischio illegittimità.
Riteniamo l’atteggiamento da parte della Giunta regionale perlomeno curioso. Non solo non si tiene conto che il Consiglio di Stato ha smontato proprio il cuore della tesi difensiva della Regione, cioè che in virtù del riformato titolo V della Costituzione essa non dovesse più pubblicare i bandi di concorso sulla Gazzetta Ufficiale, ma si espongono a rischi di legittimità una lunga serie di atti amministrativi.
Abbiamo pertanto presentato un’ulteriore interpellanza all’Assessore Colozzi sul concorso, la terza dopo quelle sul medesimo argomento del 2006 e del 2008, al fine di avere spiegazioni esaurienti e per sollecitare la Giunta regionale a rispettare la sentenza del Consiglio di Stato e pertanto procedere all’indizione di un nuovo bando.
Riteniamo quest’ultimo un passo necessario non solo alla luce di quanto già detto, ma anche per tutelare l’istituzione dalle troppe dicerie già in circolazione, che a questo punto potrebbero assumere nuova credibilità. L’accanimento della Regione si spiegherebbe cioè con la vicinanza a Comunione e Liberazione di molti dirigenti assunti in questo modo e con la presenza tra di loro del figlio di un Assessore, nonché cognato del Presidente Formigoni.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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di lucmu (del 24/05/2009, in Movimenti, linkato 1471 volte)
Ieri sera, sabato 23 maggio, un centinaio di ragazzi e ragazze hanno rioccupato la sede originaria del centro sociale Sos Fornace, in via S. Martino 20, a Rho (Milano). L’hanno fatto nel primo anniversario dello sgombero (27 maggio 2008), a suo tempo voluto e ottenuto dal Sindaco Zucchetti, uomo della scuderia ciellina di Formigoni.
Lo stabile, peraltro, è quasi esattamente nelle stesse condizioni in cui fu lasciato un anno fa, a riprova che lo sgombero era stato anzitutto un gesto politico dell’amministrazione comunale contro un centro sociale che criticava e critica la sua politica e le molteplici speculazioni in atto attorno ai progetti di Expo 2015.
Ovviamente, non si sa quanto durerà, per ora è tutto tranquillo, almeno fino a lunedì. Poi si vedrà.
Intanto, è già stato indetto un corteo a Rho per il 30 maggio prossimo. Per saperne di più vai sul sito della Fornace.
 
Qui sotto riproduciamo il comunicato della Sos Fornace di ieri notte:
 
 
Oggi, a un anno dallo sgombero del centro sociale SOS Fornace, abbiamo rioccupato l’area di via S. Martino 20.
Abbiamo deciso di riprenderci quello spazio perchè l’esperienza del centro sociale è stato un vero e proprio esempio di “riqualificazione dal basso” di un’area dismessa che, attraverso l’autogestione, è stata riportata in vita, facendola diventare in tre anni un contenitore di esperienze critiche e conflittuali contro la ristrutturazione che sta subendo il nostro territorio, motore di iniziative rivolte alla città e un tentativo di risposta ai bisogni collettivi attraverso l’autorganizzazione.
La scelta dell’area di via S. Martino non è dovuta alla nostalgia. Questo spazio è situato in un’area strategica rispetto al prossimo sviluppo della città e alla costruzione della città-vetrina. Nel nuovo PGT i quartieri di S. Martino e Lucernate sono infatti indicati come epicentri della trasformazione verso il futuro assetto prospettato per Rho: quello di essere un cento direzionale sul modello de “La Défense” parigina, che comporterà la riconversione delle aree produttive e la conseguente terziarizzazione del territorio attraverso la costruzione di strutture ricettive, centri commerciali, uffici e la “densificazione” dei tessuti residenziali a bassa intensità.
La città-vetrina di Fiera ed Expo è un cimitero di passioni per chi ci vive. E’ una città grigia, vuota, escludente, governata dalla paura del “nemico pubblico” di turno, nella quale le politiche securitarie si abbattono contro i soggetti deboli e non omologati - materia di ordine pubblico quando non di decoro urbano - tutelando nel contempo il profitto e la rendita dei soliti affaristi e speculatori malgrado i veri produttori di ricchezza di questo territorio siano precari e migranti.
Al cemento si unisce dunque il manganello, connubio ben rappresentato dalla scricchiolante maggioranza che governa la città. Da una parte, al timone delle trasformazioni, il sindaco Zucchetti: ciellino, uomo di Formigoni ed emissario della Compagnia delle opere, e quindi della Fiera; dall’altra la Lega Nord, della cui pretesa di difendere il territorio rimane solo il razzismo e l’intolleranza, visto che gli interessi dei cittadini rhodensi sono già stati ampiamente svenduti in cambio di qualche poltrona nei posti chiave di Fiera Milano e della Società di Gestione di Expo 2015.
Con questa occupazione vogliamo aprire una vertenza rispetto all’assetto complessivo che questo territorio, stretto nelle mani rapaci di Fiera ed Expo, andrà ad assumere nei prossimi anni.
Riporteremo in via S. Martino 20 i percorsi, le vertenzialità e il conflitto che abbiamo prodotto, autorganizzandoci, all’interno della città vetrina di Expo 2015, convinti che l’unico modo per uscire dalla crisi sia quello di riappropriarsi dal basso della ricchezza che attraversa questo territorio reclamando un welfare metropolitano che garantisca un reddito di base a carattere universale per tutti, rivendicando nel contempo spazi, diritti, reddito, beni comuni fruibili da tutti.
La Fornace è essa stessa un bene comune: crediamo di non aver rubato nulla a nessuno con questa occupazione. Siamo convinti anzi di aver riconsegnato alla collettività, convertendola nuovamente a un “uso sociale”, un’area tornata ad essere, grazie allo sgombero dello scorso anno, a rischio speculazione oltre che nel medesimo stato di abbandono e incuria nel quale l’avevamo trovata quattro anni orsono.
ABBIAMO INIZIATO PER NON FERMARCI!
CREIAMO CONFLITTO, LIBERIAMO SPAZI, RECLAMIAMO REDDITO, RIVENDICHIAMO DIRITTI NELLA CITTA’ VETRINA DI EXPO 2015!
 
SOS FORNACE
Rho – Via S. Martino 20
Infoline: 338 1432876”
 
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di lucmu (del 22/05/2009, in Lavoro, linkato 1343 volte)
Stamattina i consiglieri regionali hanno potuto assistere a una scena insolita. Davanti all’albergo di lusso Hilton, che si trova a due passi dalla sede del Consiglio regionale, in via Galvani, non c’era il solito via vai di clienti facoltosi, bensì un rumoroso presidio di dipendenti dell’albergo, che protestavano contro i licenziamenti.
Ma come? Il famoso Hilton, peraltro pieno in questi giorni, colpito così fortemente dalla crisi che deve licenziare il 20% del suo personale? E, come se non bastasse, senza nemmeno passare dalla cassa integrazione, tranquillamente utilizzabile anche nel caso in questione dopo l’Accordo sugli ammortizzatori in deroga firmato in Regione il 4 maggio scorso?
Infatti, la crisi non c’entra, o meglio c’entra come foglia di fico per razionalizzare i costi e aumentare gli utili, ovviamente sulle spalle dei più deboli. E così, era stato comunicato alla trentina di lavoratori e lavoratrici, addetti alle attività di piano e qualcuno dipendente dell’albergo anche da 25 anni, che sarebbero stati licenziati per essere poi riassunti da una ditta esterna, con condizioni contrattuali e salariali peggiori. Cioè, dovrebbero essere esternalizzati e precarizzati.
Di furbetti della crisi se ne vedono tanti, purtroppo. Ma non ci aspettavamo che partecipasse a questo triste gioco anche l’Hilton. Nell’esprimere la nostra solidarietà con i lavoratori e le lavoratrici, chiediamo alla direzione dell’albergo di riaprire immediatamente il confronto con l’organizzazione sindacale, la Cub, che rappresenta questi lavoratori.
Se davvero di crisi si tratta, allora si utilizzino tutte le procedure regolari, cioè gli ammortizzatori sociali, per superare il momento difficile. Se invece si tratta di fare i furbi, come allo stato sembra, l’Hilton non può certo immaginarsi di poter fare questa operazione senza mettere in gioco la sua immagine pubblica.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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De Corato dovrebbe chiedere scusa alla città e l’amministrazione cittadina rimuovere la lapide posta dal Comune in piazza Fontana tre anni fa. Questo sarebbe l’unico gesto utile e credibile se si vuole, da parte dell’istituzione milanese, dare un segno tangibile di rispetto per Giuseppe Pinelli e per la memoria collettiva di Milano.
Infatti, il problema a Milano non è se collocare o meno una targa per Pinelli nel cortile della Questura, scelta che appartiene alla Polizia di Stato, bensì riparare a quell’oltraggio che si consumò quando la Giunta Albertini fece sparire, alla maniera dei ladri di polli, la storica lapide che ricordava Pinelli, per metterne un’altra.
Certo, quella originaria ritornò poi al suo posto, su iniziativa diretta di molti milanesi, ma da allora in poi la presenza di due lapidi diverse in piazza Fontana ci ricorda ogni giorno la folle guerra alla memoria che piace tanto ad alcuni inquilini di Palazzo Marino e che ieri De Corato ha voluto ribadire formalmente.
Noi non crediamo in impossibili “pacificazioni”, troppo spesso sinonimi di oblio o revisione, ma semplicemente nella possibilità che le istituzioni rispettino la memoria delle persone, cosa che attualmente a Milano non succede.
E questo rispetto è particolarmente importante nel caso di Pinelli, poiché la sua morte non fu una semplice cattiveria del destino, bensì diretta conseguenza delle macchinazioni istituzionali che in quel dicembre del 1969 iniziavano a coprire le responsabilità nella strage di piazza Fontana di apparati dello Stato e di gruppi fascisti. In fondo, questo e non altro dice e ricorda la storica lapide e per questo, anche dopo tanti anni, continua a dare fastidio a taluni.
Ecco perché il quarantesimo anniversario della strage di piazza Fontana, peraltro ancora priva di una verità esauriente, è il momento adatto per un gesto intelligente e significativo.
Chiediamo dunque al Sindaco di farlo.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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I concorsi, a guardarli bene, a volte sorprendono, specie nella Regione governata da Formigoni. E questo è sicuramente il caso del concorso qui in esame.
Non è che ci siano in gioco posti di lavoro ben retribuiti, di livello dirigenziale o simili, anzi in realtà non è in gioco nemmeno un solo nuovo posto di lavoro, ma soltanto una “progressione verticale” per dieci (10) lavoratori. Cioè, si tratta di una “selezione interna”, riservata al personale di ruolo della Giunta Regionale della Lombardia, dove i vincitori del concorso passeranno dalla categoria C a quella D. In altre parole, i vincitori avranno un modesto incremento salariale e qualche riconoscimento professionale. Poca cosa, si direbbe, ma chi conosce la realtà lavorativa e retributiva dei dipendenti regionali, molto lontana dalla leggenda nera spacciata da Brunetta, sa che quel poco può significare anche molto.
Infatti, per sole 10 progressioni hanno presentato domanda ben 332 lavoratori e di questi 268 hanno sostenuto la prima prova d’esame, in realtà una pre-selezione utile a scegliere quei candidati che avrebbero poi partecipato alla prova vera e propria. Una pre-selezione basata su due questionari, uno di carattere cognitivo e l’altro consistente in un test “psico-attitudinale”.
Ma eccoci alla sorpresa, o meglio all’anomalia: soltanto 11 candidati su 268 hanno superato la pre-selezione (ricordiamo che sono 10 le progressioni in palio). Un tasso di bocciatura del 96%, ottenuto peraltro con dei test poco idonei ad accertare le competenze professionali dei candidati. E, come se non bastasse, pare che ben due terzi di quanti hanno superato la prima prova appartengano al medesimo ramo dell’amministrazione regionale, cioè alla Direzione Generale Presidenza.
Insomma, tutto ciò può essere ovviamente la semplice conseguenza del caso e di qualche scelta sbagliata della Commissione esaminatrice, che ha attribuito ai test “psico-attitudinali” un peso eccessivo, ma quando si presentono della anomalie e si sollevano degli interrogativi, allora è giusto e doveroso chiedere delle spiegazioni.
Per questo, oggi abbiamo presentato un’interpellanza all’Assessore competente, con la quale chiediamo appunto delle spiegazioni urgenti. Ci pare che queste siano dovute, anzitutto ai lavoratori e alle lavoratrici che hanno partecipato al concorso.
 
qui sotto puoi scaricare il testo integrale dell’interpellanza
 

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Il tema religioso stia fuori dalla campagna elettorale e le istituzioni presenti sul territorio si assumano sin d’ora l’impegno di   convocare, dopo le elezioni, un dialogo cittadino, al fine di individuare in tempi ragionevolmente brevi la o le sedi perché i milanesi di fede musulmana possano disporre di un luogo di culto idoneo.
Questa è l’unica strada percorribile per trovare delle soluzioni. La demagogia della Lega e di Penati, così come la linea seguita fin   qui dal Comune, servono soltanto a un po’ di misera propaganda elettorale, ma nel frattempo portano, come ha dimostrato l’esperienza, a rendere sempre più cronica e ingestibile la situazione.
E, come sanno tutti, il problema dell’assenza di luoghi di culto islamici adatti ad accogliere il numero di fedeli presenti in città non riguarda soltanto viale Jenner, ma anche via Padova e altri luoghi.
Invocare di nuovo unicamente chiusure, senza indicare alternative realistiche, è irresponsabile e ipocrita, è come giocare con il fuoco. Ma evidentemente i novelli crociati della campagna elettorale se ne fregano, perché tanto poi a pagare il prezzo dei problemi irrisolti sono i cittadini, di qualsiasi fede o non fede essi siano.
Chiediamo pertanto a tutte le forze politiche di non gettare il tema religioso nella mischia elettorale e di assumersi l’impegno di lavorare per una soluzione. E questo significa anzitutto prendere atto della realtà, invece di negarla. Cioè, a Milano mancano i luoghi di culto per ospitare i fedeli di religione islamica.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Confesso, questo post lo scrivo malvolentieri, un po’ perché questo blog ha sempre cercato di tenersi lontano da quelle che vengono percepite da tanti e tante (a torto?) come semplici “beghe” di palazzo o di partito, un po’ perché non c’è nulla di edificante da raccontare. Infatti, non ne volevo scrivere.
Ma poi il fatto, cioè la fuoriuscita dal gruppo consiliare regionale di Rifondazione di Agostinelli e Squassina e la conseguente formazione di un ulteriore gruppo, diventa pubblico, com’è successo ieri con l’intervista di Mario Agostinelli sul giornale on-line www.affaritaliani.it (riproduciamo per correttezza l’intervista, nonché la mia successiva dichiarazione, in fondo a questo post). E, giustamente, qualche amico, compagno o elettore ti chiede che cavolo sta succedendo. Allora ti rendi conto che il silenzio, sebbene ispirato a buoni propositi, non è praticabile. Anzi, è proprio sbagliato, anche perché se siedi in Consiglio regionale è perché qualcuno ha votato una determinata lista, in questo caso quella di Rifondazione del 2005, ed espresso una determinata preferenza. Insomma, questo post, in fondo, è un atto dovuto.
IL FATTO. Lunedì 11 maggio l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale ha preso atto, mediante propria deliberazione, della costituzione di un nuovo gruppo, denominato “Unione per Unaltralombardia” e composto da Mario Agostinelli (capogruppo), Osvaldo Squassina e Giuseppe Civati.
Con la fuoriuscita dal gruppo di Rifondazione di Agostinelli (già capogruppo indipendente Prc) e Squassina, il gruppo ”Rifondazione Comunista – Sinistra Europea” rimane dunque composto dal solo sottoscritto, che per matematica ne diventa quindi anche il nuovo capogruppo.
Nulla cambierà invece nel Partito Democratico, poiché l’adesione al nuovo gruppo da parte di Civati, proveniente appunto dal Pd, è soltanto temporanea ed egli ritornerà al Pd al più presto, come ha chiarito il capogruppo del Pd in Consiglio, Carlo Porcari, con le seguenti parole consegnate all’Ansa ieri: “Civati è e rimane del Pd, ma il cui appoggio consente alla nuova formazione di avere una propria rappresentanza nell'aula del Consiglio”.
Infatti, va ricordato che il Regolamento del Consiglio regionale prevede che per poter formare un nuovo gruppo bisogna essere almeno in tre, salvo nel caso in cui il/i consigliere/i siano espressione di una lista che ha ottenuto la legittimazione del voto popolare.
A sinistra del Pd il panorama si “arricchisce” dunque di un ulteriore gruppo. Cioè, per fare l’elenco aggiornato: Prc, Sd, Verdi, Comunisti Italiani e Unione per Unaltralombardia. A questo potrebbe essere aggiunta l’Italia dei Valori, ma non mi pare possa essere definita una forza di sinistra.
LA PREISTORIA. Il gruppo consiliare regionale ”Rifondazione Comunista – Sinistra Europea” era stato costituito all’inizio della Legislatura (2005) dai tre consiglieri eletti sulle liste di Rifondazione (Squassina a Brescia, Agostinelli e Muhlbauer a Milano). Capogruppo era stato nominato, su indicazione del partito, l’indipendente Agostinelli. In tutti questi anni, la diversità tra noi tre non è mai diventato un problema politico, anzi, è stato di fatto un punto di forza del gruppo. Così come non si sono mai registrate divergenze significative, a parte le solite discussioni che si producono in ogni gruppo umano, sul modo e sul merito del fare opposizione al sistema di potere di Formigoni.
Ma poi, in questo 2009, è successo che Rifondazione ha vissuto la scissione di una parte dell’area congressuale che faceva riferimento a Niki Vendola. Osvaldo Squassina, da subito, aveva scelto di stare con quel percorso, che poi avrebbe portato alla lista “Sinistra e Libertà”. E quindi, da tempo, egli, pur non abbandonando il gruppo di Rifondazione, faceva attività a favore di quella lista e dichiarava di non rappresentare più il Prc.
Una situazione che con il tempo si faceva complicata, a tratti schizofrenica, visto che nel frattempo si è aggiunta la partecipazione di Agostinelli, in quanto capogruppo di Rifondazione, a qualche iniziativa promozionale di “Sinistra e Libertà”. Di fronte a questa confusione galoppante, il Congresso regionale del Prc, svoltosi il 22 marzo scorso, ha chiesto formalmente quello che in realtà è normale per qualsiasi formazione politica: cioè, che i consiglieri regionali del gruppo di Rifondazione, data anche la loro visibilità pubblica, non facessero campagna elettorale per altre liste, oggettivamente in competizione con quella del partito di riferimento.
Questa richiesta era stata però ritenuta irricevibile e pertanto si è arrivati alla scelta da parte di Mario e Osvaldo di abbandonare il gruppo.
UN COMMENTO. Ed è la parte più breve, perché penso che chi legge, se ha avuto la pazienza di arrivare fino a questo punto, è perfettamente in grado di farsi un’idea di quello che è successo. E poi, di ulteriori polemiche a sinistra non si sente proprio il bisogno. Anzi, forse è proprio la troppa autoreferenzialità che rende così terribilmente faticoso individuare una via d’uscita dal disastro in cui tutte le sinistre sono precipitate.
Tuttavia una cosa va detta, per onestà. Sento un dispiacere personale, oltre che politico, per la scelta di Mario e Osvaldo e posso anche capire le loro motivazioni, ma non capisco il senso dell’operazione. Cioè, a un anno soltanto dalle elezioni regionali, dove si porrà a tutti quanti il problema di costruire una proposta credibile, autonoma e aperta della sinistra, provocare un’ulteriore divisione, senza peraltro riaggregare nulla, è un grave errore politico. E che tutto questo avvenga nella separatezza del “palazzo” non rende certo più comprensibile il tutto.
 
Qui di seguito l’intervista di Agostinelli rilasciata a Affaritaliani.it e poi il mio intervento, così come sono stati pubblicati dal giornale on-line:
 
Regione Lombardia/ Mario Agostinelli (Prc) ad Affaritaliani.it: "Esco da Rifondazione per dare vita a Unione per un'altra Lombardia"
Mercoledì 13.05.2009 15:56
 
Il consiglio regionale si arricchisce di un altro gruppo. Si chiamerà Unione per un'altra Lombardia nel quale confluiranno i vendoliani che si staccheranno da Rifondazione comunista. Ad annunciare la scissione ad Affaritaliani.it è proprio l'ex capogruppo del Prc al Pirellone Mario Agostinelli che da qualche tempo non è "più in sintonia con la politica del partito. Per questo – spiega - ho chiesto alla presidenza del consiglio regionale di permettere, nella fase in cui il gruppo del Prc composto da tre persone si divide, di mantenere la rappresentanza sia del Prc che dell'area più vicina a Vendola dentro il consiglio, per impedire che vadano entrambe nel gruppo misto". Com'è avvenuto questo passaggio? "Giuseppe Civati del Pd si rende disponibile ad assicurare questo diritto di tribuna: nel tempo tecnico necessario al consiglio per espletare questa transizione farà parte, tecnicamente e non politicamente, di Unione per un'altra Lombardia e subito dopo tornerà nei Democratici. Un gesto che apprezzo e che garantisce il pluralismo"
 
Anche Rifondazione comunista regionale di divide…
“Sì. Per compiere questo atto di pluralismo ho chiesto alla presidenza del consiglio regionale di permettere, nella fase in cui il gruppo del Prc (composto da tre persone) si divide, di mantenere la rappresentanza sia del Prc che dell'area più vicina a Vendola dentro il consiglio, per impedire che vadano entrambe nel gruppo misto".
 
Com'è avvenuto questo passaggio?
"Giuseppe Civati del Pd, con l’avallo del suo capogruppo Porcari, si è reso disponibile ad assicurare questo diritto di tribuna: nel tempo tecnico necessario al consiglio per espletare questa transizione farà parte da oggi in poi, tecnicamente e non politicamente, di Unione per un'altra Lombardia e subito dopo tornerà nei Democratici. Un gesto che apprezzo e che garantisce il pluralismo”
 
Una sorta di garanzia di pluralismo...
"Certamente. Il problema è proprio il diritto di tribuna. E' un vantaggio per tutti. Nessuno ha abiurato. Io ho fatto questo per coerenza, visto che potevo rimanere capogruppo del Prc pur essendo oggi non in consonanza con le scelte del partito. Quindi è un atto che tutti hanno apprezzato. Ma vorrei aggiungere una cosa..."
 
Dica...
"In molti stanno trascurando che se questo passaggio non fosse possibile dovremmo cacciare cinque dipendenti. Da parte mia mi prendo tutte le responsabilità di una procedura contemplata e corretta che salva il pluralismo politico. Sono fiero di fare questa cosa perché non caccio Rifondazione dal consiglio e salvo 5 posti di lavoro".
Daniele Riosa
 
 
Lombardia/ Luciano Muhlbauer (Prc) ad Affaritaliani.it: "Agostinelli? Ha commesso un grave errore politico"
Giovedì 14.05.2009 12:19
 
Volano gli stracci a sinistra. Luciano Muhlbauer, capogruppo del Prc-Se in Regione, con una nota inviata ad Affaritaliani.it, attacca Mario Agostinelli che, sempre ad Affari, ha annunciato la sua fuoriuscita dal partito e la creazione di un nuovo gruppo consigliare in Regione di ispirazione vendoliana che si chiamerà Unione per un'altra Lombardia
"Con dispiacere - spiega Muhlbauer - abbiamo dovuto prendere atto della decisione di Mario Agostinelli e Osvaldo Squassina di fuoriuscire dal Gruppo consiliare regionale di Rifondazione Comunista. Una decisione sicuramente comprensibile e persino ovvia, alla luce della scelta di sostenere la lista "Sinistra e Libertà" alle Europee, ma che non possiamo non considerare un grande errore politico, poiché il suo unico effetto concreto è quello di aumentare la frammentazione delle sinistre in Consiglio regionale. Siamo tuttavia delle persone ostinate e pertanto continueremo a lavorare perché le elezioni regionali del 2010 vedano la presenza di una coalizione di sinistra credibile, aperta, autonoma e alternativa al regime formigoniano, auspicando di ritrovare su questa strada anche Agostinelli e Squassina. Dobbiamo tuttavia rettificare in un solo punto le dichiarazioni di Agostinelli rilasciate ad Affaritaliani. Cioè, l'esistenza autonoma di Rifondazione Comunista in Consiglio non è mai stata in discussione, perché gli unici che possono "cacciare" il Prc, o qualsiasi altra forza politica legittimamente rappresentata, sono gli elettori lombardi. Infatti - conclude il capogruppo del Prc - le norme e le regole del Consiglio regionale prevedono in ogni caso la rappresentanza autonoma di una forza politica, purché questa sia espressione diretta del voto popolare. Altre regole, più restrittive, valgono invece nel caso della formazione di nuovi gruppi, non espressione del corpo elettorale”.
 
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