Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
La prospettiva che l’Innova Service, azienda attiva sul sito dell’ex Alfa Romeo, possa licenziare 62 dipendenti sui 70 complessivi, senza che Regione, Provincia e Prefettura dicano o facciano alcunché, è semplicemente inaccettabile e raccapricciante.
Lo sarebbe comunque, ma lo è in maniera particolare nel caso di una società come la “Innova Service”, che da quando è attiva sul sito ha brillato anzitutto per la totale assenza di trasparenza e serietà e per i ripetuti ed accertati comportamenti illegittimi in materia di lavoro, nonché per il coinvolgimento di suoi dirigenti e proprietari in loschi affari ed indagini giudiziarie, come quelle relative alle cimici ritrovate l’anno scorso nell’ufficio del city manager del Comune di Milano, per le quali proprio in questi giorni si sono chiuse le indagini, con la conferma delle pesanti accuse nei confronti degli indagati.
Tutto questo è comprensibilmente sconosciuto al largo pubblico, ma non certamente alle istituzioni. La sanno in Regione e in Provincia e il Prefetto Lombardi era persino intervenuto in prima persona all’inizio dell’anno, incontrando più volte anche i lavoratori e diversi rappresentanti istituzionali, tra cui il sottoscritto, quando “Innova Service” licenziò illegittimamente due delegati sindacali dello Slai Cobas, poi reintegrati dal giudice.
Anzi, è uno scandalo di per sé che una società come “Innova Service” potesse per così lungo tempo gestire le portinerie –e dunque gli accessi- di un sito come l’ex Alfa.
Quella società ha sempre avuto un unico obiettivo: liberarsi dei suoi lavoratori e delle sue lavoratrici. Infatti, sono tutti ex-operai dell’Alfa e pertanto sindacalizzati e poco disposti a chiudere occhi ed orecchie. E anche questo le istituzioni lo sanno benissimo.
Ecco perché è raccapricciante il silenzio di questi giorni. E se questo dovesse proseguire, se le istituzioni dovessero assistere immobili al licenziamento di massa dei 62, allora dovremmo concludere che siano corresponsabili e che, anzi, faccia comodo a qualcuno di liberarsi di una presenza troppo vigile, considerati i troppi appetiti speculativi sull’area.
Non vogliamo credere che sia così e chiediamo pertanto a Regione e Provincia e allo stesso Prefetto Lombardi di battere un colpo e di attivarsi immediatamente per la salvaguardia del posto di lavoro dei 62, che svolgono un lavoro che va svolto comunque.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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di seguito, il comunicato dello Slai Cobas di Arese:
 
ACCORDO DI PROGRAMMA  AREA ALFA:
TUTTI I LAVORATORI FUORI DAI COGLIONI
NESSUN LAVORATORE ALFA DEVE RESTARE NEL SITO
NESSUNA LAVORAZIONE INDUSTRIALE DEVE PERMANERE
TUTTO DEVE ESSERE LASCIATO LIBERO PER LE SPECULAZIONI
 
L'accordo di programma bocciato dalla giunta comunale di Rho è fermo ma cominciano ad andare avanti i progetti  studiati a tavolino  per fare piazza pulita dei lavoratori occupati in quel poco  di lavorazioni  e società che si erano insediate  in tutti questi anni di speculazioni.
Nei giorni scorsi, tramite l' Associazione padronale delle Piccole Industrie (Confapi), ABP ci ha fatto sapere che intende licenziare tutti i 70  lavoratori ex Fiat assunti nel sito Alfa  a seguito delle lotte e delle obbligazioni occupazionali in capo alla suddetta proprietà.
E in modo arrogante, senza attendere l'incontro già programmato per il giorno 11 novembre, una settimana fa ci ha comunicato di aver già avviato la procedura di licenziamento/mobilità per 62 lavoratori su 70 dipendenti di Innova Service, azienda spionistica  assoldata da ABP e dai proprietari dell'area per provocare e liquidare tutti i lavoratori ex Alfa.
Non tira  buon vento neanche nelle rimanenti società  (Green fluff, Caris, Isa, ecc ) dove ci sono avvisaglie di dismissione.
Per quanto riguarda i cassa integrati Fiat a tuttoggi non c'è ancora stata nessuna convocazione da parte della Regione Lombardia per dare corso ad un progetto di reinserimento nell'area Alfa.
Questo vuole dire che, secondo Lorsignori, non solo nell'area Alfa non si deve parlare di nuova occupazione industriale/produttiva, ma che anche quella esistente deve scomparire.
Così ha fatto la Fiat, portando a Torino le lavorazioni del Centro Stile e dei motori Powertrain e mettendo in Cigs tutti i lavoratori, in quanto anche lei è partecipe al bottino di speculazioni.
Così stanno cominciando a fare   anche gli altri proprietari i quali, per concretizzare centri commerciali, alberghi, centri  residenziali, ecc, ecc, cominciano a smantellare quel poco di lavorazioni produttive e servizi che si era consolidato in tutti questi anni.
 
BASTA SPECULAZIONI
FERMIAMO I LICENZIAMENTI
 
Formigoni, Provincia e Sindaci non possono continuare a stare zitti mentre si va a consumare questo ultimo delitto a danno di centinaia di lavoratori che verranno costretti alla disoccupazione e privati di un salario per poter tirare avanti le proprie famiglie.
Invece di riempirsi la bocca sulla bontà occupazionali di questo accordo di programma, cosa hanno da dire rispetto a quello che realmente sta andando avanti contro i lavoratori?
 
Giovedì 11 novembre 2010 ore 9.30
davanti all'ALFA ROMEO di ARESE
ASSEMBLEA PUBBLICA
 
MOBILITIAMOCI E ORGANIZZIAMOCI PER:
Mantenimento e sviluppo delle lavorazioni esistenti.
Seri progetti industriali e occupazionali.
Ritiro dei licenziamenti/mobilità.
Rioccupazione dei cassintegrati Fiat.
Lavoro per i disoccupati e i giovani di tutti i comuni della zona.
 
Arese 10.11.2010
 
SLAI COBAS ALFA ROMEO
 
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“Labor Blues”, rubrica a cura di Luciano Muhlbauer, su MilanoX n° xx del 11 novembre 2010, la free press eretica in distribuzione a Milano.
 
Quando, qualche anno fa, il governo De Villepin annunciò l’introduzione dei contratti di prima assunzione (Cpe), in Francia successe il finimondo e milioni di studenti e lavoratori scesero in piazza. Qui da noi, invece, quando due settimane fa il Ministro Sacconi, in seguito a un accordo con le parti sociali, ha annunciato gongolante che il contratto di apprendistato diventerà “l’ingresso tipico dei giovani nel mercato del lavoro”, è successo assolutamente nulla. Anzi, quell’accordo l’ha firmato pure la Cgil.
Ma, in fondo, perché stupirsi? Non aveva fatto troppo rumore nemmeno l’approvazione in Parlamento del famigerato “collegato lavoro” –quello che sostituisce la legge con l’arbitrato nelle cause di lavoro per i neoassunti, tanto per intenderci-, del quale l’accordo in questione è figlio legittimo.
Eppure, di materia per reagire o perlomeno preoccuparsi seriamente ce ne sarebbe a volontà, poiché la nuova normativa non solo definisce una sorta di contratto di prima assunzione in salsa italica, con annesso salario di ingresso, ma en passant riduce pure di un anno l’obbligo scolastico. Infatti, sarà possibile fare l’apprendista a 15 anni e assolvere l’ultimo anno di obbligo lavorando.
Comunque, per quanti volessero documentarsi meglio, consigliamo di consultare i testi normativi, tutti reperibili on line. La cosiddetta “legge Biagi”, anzitutto, cioè il d.lgs. n. 276/2003, che negli articoli dal 47 al 50 definisce le tre tipologie di apprendistato. Poi, il “collegato lavoro” (art. 48, c. 8) del 19 ottobre e l’intesa “per il rilancio dell’apprendistato” del 27 ottobre. Infine, per la cronaca, segnalo che in Lombardia tutto questo è già stato anticipato dall’accordo Formigoni-Sacconi-Gelmini del 27 settembre.
Ma, tornando al nostro problema iniziale, perché nel paese in cui si parla in permanenza delle leggi che riguardano una singola persona, quelle che riguardano, invece, il futuro lavorativo ed esistenziale di un’intera generazione non costituiscono terreno di battaglia politica nemmeno per buona parte dell’opposizione?
La risposta se la dia ognuno e ognuna da sé, ma nella consapevolezza che se non rovesciamo l’ordine delle priorità, non andremo da nessuna parte.
 
cliccando sull’icona qui sotto puoi scaricare il testo integrale dell’intesa sull’apprendistato del 27 ottobre 2010
 

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Il progetto di legge regionale sull’acqua, presentato da Formigoni, deve essere ritirato, perché la sua approvazione equivarrebbe all’esproprio dei cittadini lombardi del loro diritto di decidere su chi e come deve gestire la loro acqua.
Concordiamo, quindi, pienamente con quanto richiesto dai comitati lombardi per l'acqua pubblica, che organizzano la manifestazione di sabato mattina, a partire dalle ore 10.00, davanti al Pirellone.
Infatti, il progetto di legge è sostanzialmente identico alla bozza fatta conoscere a inizio agosto dal Corriere della Sera, che aveva suscitato forti proteste da parte dei comitati referendari e dei Comuni e persino una manifestazione davanti al Pirellone in piena estate.
L’unico senso di questo progetto di legge è quello di anticipare il referendum contro la privatizzazione dell’acqua, per il quale 237mila cittadini lombardi hanno firmato, imponendo con i fatti compiuti la privatizzazione della gestione dell’acqua pubblica in Lombardia, a prescindere dagli esiti della consultazione popolare.
Alla stessa logica arrogante è ispirata anche l’esautorazione dei Comuni e il conseguente passaggio delle competenze alle Province, previsto dal progetto di legge, che nulla c’entra con ragioni di efficienza gestionale o economica, ma che punta unicamente ad eliminare dalla scena quegli enti, cioè i Comuni, che due anni fa bloccarono il precedente tentativo di privatizzazione avanzato dal governo regionale.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
cliccando sull’icona qui sotto puoi scaricare il testo del progetto di legge n. 57, presentato il 27 ottobre scorso da Formigoni
 

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Sacconi non si ferma e con lui nemmeno il resto del centrodestra. Il governo e la coalizione sono in crisi, litigano e si fanno la guerra, ma quando si tratta di fare a pezzi i già malmessi diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, allora berlusconiani, finiani e leghisti sono tutti d’accordo. Anzi, su questo punto sono d’accordo pure pezzi importanti di quanti, in teoria, dovrebbero scatenare il finimondo, perché oppositori politici o sindacalisti.
E così, dopo soltanto qualche settimana dall’approvazione del collegato lavoro e mentre si sviluppa senza soste l’offensiva di Marchionne, Bonanni e Sacconi per far fuori con ogni mezzo la Fiom e piegare gli operai metalmeccanici, Sacconi ha formalizzato il progetto governativo di eliminare lo Statuto dei Lavoratori (cioè, quella legge che stabilisce, tra l’altro, il divieto di licenziamento senza giusta causa) e di sostituirlo con uno “Statuto dei Lavori”.
Infatti, giovedì scorso, 11 novembre, il Ministro del Lavoro e della Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, ha mandato alle parti sociali una lettera, una relazione e una bozza di legge, intitolata “Delega al Governo per la predisposizione di uno Statuto dei lavori”.
In allegato potete scaricare in formato pdf la versione originale della lettera, della relazione e della bozza di legge delega.
Qui di seguito, invece, riportiamo soltanto il breve articolato della bozza di legge delega, composta da soli due articoli, che però parlano più che chiaro. O meglio, sono una sintesi del peggior pensiero padronale e liberista del nostro tempo, una sorta di Pomigliano per tutti, comprensiva di deroghe elevate al rango di legge e di privatizzazione degli ammortizzatori sociali.
Insomma, leggetevi la bozza e i testi allegati, perché questa volta, davvero, non occorre essere giuslavoristi o legislatori per capire quello che c’è scritto.
 
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Delega al Governo per la predisposizione di uno Statuto dei lavori
 
Articolo 1
Delega al Governo per la predisposizione di uno Statuto dei lavori
 
1. Al fine di incoraggiare una maggiore propensione ad assumere e un migliore adattamento tra le esigenze del lavoro e quelle della impresa, il Governo è delegato a emanare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, uno o più decreti legislativi contenenti disposizioni, anche di carattere innovativo, volte alla redazione di un testo unico della normativa in materia di lavoro denominato Statuto dei lavori.
 
2. La delega di cui al comma 1 deve essere esercitata in conformità agli obblighi derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro e nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
 
a)       razionalizzazione e semplificazione con l’obiettivo di ridurre almeno del 50 per cento la normativa vigente anche mediante abrogazione delle normative risalenti nel tempo, prevedendo un nuovo regime di sanzioni, in particolare di tipo premiale, che tengano conto della natura sostanziale o formale della violazione e favoriscano la immediata eliminazione degli effetti della condotta illecita;
 
b)      identificazione di un nucleo di diritti universali e indisponibili, di rilevanza costituzionale e coerenti con la Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea, applicabili a tutti i rapporti di lavoro dipendente e alle collaborazioni a progetto rese in regime di sostanziale monocommittenza;
 
c)       conseguente identificazione della rimanente area di tutele con possibilità per la contrattazione collettiva di una loro modulazione e promozione nei settori, nelle aziende e nei territori, anche in deroga alle norme di legge, valorizzando il ruolo e le funzioni degli organismi bilaterali. Nell’esercizio di questa capacità la contrattazione collettiva tiene conto, in particolare, dei seguenti indici:
 
·         andamento economico della impresa, del territorio o del settore di riferimento con particolare riguardo alle crisi aziendali e occupazionali, all’avvio di nuove attività, alla realizzazione di significativi investimenti e ai più generali obiettivi di incremento della competitività e di emersione del lavoro nero e irregolare;
·         caratteristiche e tipologia del datore di lavoro anche con riferimento a parametri dimensionali della impresa non legati al solo numero dei dipendenti;
·         caratteristiche del lavoratore con specifico riferimento alla anzianità continuativa di servizio, alla professionalità o alla appartenenza a gruppi svantaggiati;
·         modalità di esecuzione della attività lavorativa autonoma e coordinata con un solo committente, con particolare riferimento all’impegno temporale e al grado di autonomia del lavoratore;
·         finalità del contratto con riferimento alla valenza formativa o di inserimento al lavoro.
 
d)      riordino della regolazione delle tutele nel mercato del lavoro con riferimento ai servizi di orientamento e collocamento al lavoro e ad attività di formazione secondo percorsi per competenze in ambiente produttivo, certificabili negli esiti, coerenti con i fabbisogni professionali rilevati;
 
e)       estensione, su base volontaria od obbligatoria e mediante contribuzioni corrispondenti alle prestazioni, degli ammortizzatori sociali senza oneri aggiuntivi di finanza pubblica.
 
3. I principi e criteri direttivi di cui al comma 2 potranno essere integrati da un avviso comune reso al Governo dalle associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative su scala nazionale entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
 
 
Articolo 2
Disposizioni concernenti l’esercizio della delega di cui all’articolo 1
 
1. Gli schemi dei decreti legislativi di cui all’articolo 1, deliberati dal Consiglio dei Ministri e corredati da una apposita relazione sono trasmessi alle Camere, una volta sentite le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative dei datori e prestatori di lavoro, per l’espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari permanenti entro la scadenza del termine previsto per l’esercizio della relativa delega.
 
2. In caso di mancato rispetto del termine per la trasmissione, il Governo decade dall’esercizio della delega. Le competenti Commissioni parlamentari esprimono il parere entro trenta giorni dalla data di trasmissione. Qualora il termine per l’espressione del parere decorra inutilmente, i decreti legislativi possono essere comunque adottati. Qualora il termine previsto per il parere delle Commissioni parlamentari scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine per l’esercizio della delega o successivamente, quest’ultimo è prorogato di sessanta giorni.
 
3. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui all’articolo 1, il Governo può adottare eventuali disposizioni modificative e correttive, comprensive della possibilità di adottare un testo unico delle disposizioni in materia di lavoro, con le medesime modalità e nel rispetto dei medesimi criteri e princìpi direttivi.
 
cliccando sull’icona qui sotto, puoi scaricare la lettera di Sacconi, la relazione e la bozza di legge delega
 

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Domenica a Milano ci saranno le primarie per decidere chi sarà il candidato sindaco delle opposizioni che sfiderà nella primavera prossima la Moratti, o chi per lei, e tenterà dunque di porre fine a 17 anni di ininterrotto governo cittadino delle destre.
Faccio una premessa: le primarie non mi sono mai piaciute, perché le ho sempre considerate per quello che in realtà sono, cioè un sottoprodotto di quella logica maggioritaria che esclude e che mortifica la partecipazione. So che molti e molte di voi, che capitate su questo blog, la pensate allo stesso modo.
Non ho cambiato opinione, eppure domenica vado a votare alle primarie e con convinzione metterò la mia crocetta per Giuliano Pisapia. E vi chiedo di fare altrettanto.
Perché? Semplice, perché 17 anni sono tanto, troppo tempo, perché hanno ridotto la nostra città a un grigio parco giochi per speculatori edilizi, spacciatori di lavoro precario ed aspiranti vicesceriffi e, infine, perché sono strastufo di trovarmi ogni volta di fronte al dilemma vado a votare turandomi il naso oppure non ci vado e poi ho i sensi di colpa quando vedo De Corato?
Oggi, invece, c’è la possibilità che il candidato sindaco del centrosinistra sia una persona presentabile, che rivendica il suo essere di sinistra. E soprattutto, è una persona che in questi anni ha dimostrato coerenza, non barattando convinzioni e principi sul mercatino della politica politicante. Nemmeno nei tempi più bui della rincorsa meneghina della destra sul terreno del securitarismo e della xenofobia, cioè nella triste e fallimentare era Penati, di cui molti esponenti del Pd sono, ahinoi, tuttora prigionieri, Giuliano Pisapia ha perso la bussola. Anzi, la sua opposizione alla visione carceraria della città è sempre stata pubblica e trasparente.
E poi, c’è il fatto, non indifferente, che non ha mai fatto il palazzinaro, né è mai stato al soldo dei palazzinari, che sono tra le principali calamità di Milano.
Insomma, penso che Pisapia sarebbe un ottimo candidato sindaco del centrosinistra, anzi il migliore che si sia visto in questi 17 anni. E se c’è la possibilità che Giuliano Pisapia possa diventare effettivamente il candidato sindaco, allora, che le primarie piacciano o meno, domenica bisogna andare a votare.
E la possibilità c’è. Ce lo dicono tutti i dati e le proiezioni ad oggi disponibili, che parlano di un testa a testa tra Pisapia e Boeri e di un numero significativo di indecisi. In altre parole, sarà una lotta all’ultimo voto e, quindi, vi chiedo di non far mancare il vostro.
Poi, dopo domenica arriva lunedì, con l’esito del voto e con i bilanci da fare. Comunque vadano le cose, i problemi da risolvere da qui alle elezioni saranno una marea e le difficoltà tante. Ma con Giuliano Pisapia, almeno li potremo affrontare con un sorriso e una speranza in più.
 
Luciano Muhlbauer
 
P.S. a proposito, le urne delle primarie saranno aperte dalle ore 8.00 alle ore 20.00 di domenica 14 novembre e può votare chi è iscritto nelle liste elettorali del Comune di Milano, nonché i 16enni e i cittadini immigrati residenti a Milano. Per sapere esattamente chi vota e come si vota, clicca qui. Per sapere invece dove votare, cioè per sapere qual è il tuo seggio, puoi consultare l’apposito elenco on line, cliccando qui.
 
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di lucmu (del 15/11/2010, in Politica, linkato 3782 volte)
Giuliano Pisapia ce l’ha fatta, è il candidato sindaco dell’opposizione a Milano. Ha vinto le primarie battendo il candidato del Pd, Boeri, con il 45% dei consensi contro il 40%. Ha vinto contro le indicazioni e la macchina del Pd e nonostante i troppi che gufavano e quelli che “sarebbe bello, ma non ci credo, tanto ha già vinto Boeri”.
È stata una bella vittoria, perché non ha vinto qualche apparato, ma la voglia di non arrendersi, di cambiare, di non voler morire rincorrendo centri e destri o astenendosi.
È stata una bella vittoria perché spariglia le carte, da molte parti, beninteso, e questo non è un male, anzi, perché nell’immobilismo generale a sinistra un po’ di movimento fa sempre bene.
Oggi ci godiamo il risultato, anche perché abbiamo ri-scoperto che si può essere di sinistra e anche vincere.
Domani si ricomincia il difficile cammino, ci saranno mille problemi ed ostacoli, ci sarà la destra scatenata, chi ritenta la carta centrista e chi non riesce proprio a liberarsi dall’autoreferenzialità.
Chissà come andrà a finire, ma oggi abbiamo la possibilità di poter combattere la nostra battaglia. E quindi, combattiamola.
 
Luciano Muhlbauer
 
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Invece di scatenare le istituzioni regionali e comunali contro la persona di Saviano, gli esponenti della Lega e Pdl lombardi farebbero meglio a lanciare segnali chiari e netti contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta, a partire dall’allontanamento dagli incarichi istituzionali di quegli esponenti definiti dalla magistratura inquirente come “capitale sociale” della ‘ndrangheta.
Ci riferiamo in particolare a un necessario chiarimento relativo alla vicenda del coinvolgimento nelle inchieste di uomini dell’entourage dell’ex-assessore e uomo di fiducia di Formigoni, Giancarlo Abelli, e soprattutto al persistere della presenza nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Lombardia del consigliere Massimo Ponzoni.
Beninteso, non è nostra intenzione anticipare l’esito delle indagini e dei processi, ma ci pare perlomeno inopportuno e pregiudizievole per la onorabilità delle istituzioni che quanti vengono definiti dagli inquirenti “capitale sociale” del crimine organizzato continuino a svolgere tranquillamente alti incarichi istituzionali.
Insomma, se la Lega o il Pdl ritengono che le parole di Saviano, pronunciate durante la trasmissione “Vieni via con me”, siano diffamatorie nei loro confronti, fanno bene a ricorrere agli strumenti legali previsti dallo stato di diritto, ma finché non si produrranno atti concreti e forti contro le infiltrazioni mafiose e non si farà un po’ di pulizia in casa propria, il tutto suona francamente poco credibile.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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“Labor Blues”, rubrica a cura di Luciano Muhlbauer, su MilanoX n° xxi del 18 novembre 2010, la free press eretica in distribuzione a Milano.
 
Trent’anni fa all’Alfa Romeo di Arese lavoravano in 20mila, poi lo Stato cedette l’Alfa, quasi a gratis, alla Fiat, la quale avviò subito lo smantellamento dello stabilimento. Fu così che cominciò quella desertificazione produttiva, che fa oggi dell’area ex-Alfa uno dei più ambiti bocconi per la speculazione.
Ovviamente, le istituzioni si erano sempre riempite la bocca con i progetti di reindustrializzazione. Formigoni ne firmò uno in pompa magna nel 2005, alla vigilia di una delle sue numerose rielezioni, ma poi non se ne fece nulla. Anzi, nel 2010 Formigoni ha sostituito il vecchio piano con uno nuovo, dove le attività produttive spariscono, ma in cambio ci sono un centro commerciale, parcheggi per l’Expo e un po’ di edilizia residenziale.
Eppure, sul sito ex-Alfa c’è ancora chi lavora. Qualcuno per la Fiat, anche se la maggior parte è in cassa, ma anche per altre aziende insediatesi negli anni. In teoria, tutte le aziende presenti dovevano assumere anche operai ex-Alfa, ma questo avvenne soltanto in parte. Gli ex-alfisti sono invece tanti alla Innova Service, che ne impiega 70.
La Innova è un’azienda un po’ strana, o meglio, strano è che quella azienda avesse ottenuto certi appalti, come quello della vigilanza degli ingressi, visto che i suoi proprietari e dirigenti vengono regolarmente coinvolti in storie losche, compresa quella della cimice al Comune di Milano. “Azienda spionistica”, la chiamano infatti i suoi dipendenti, organizzati dallo SlaiCobas.
L’illegalità la fa da padrona anche nei rapporti di lavoro in quella strana azienda: truffe ai danni dell’Inps, il licenziamento di due delegati sindacali, poi reintegrati dal giudice, fino all’epilogo provvisorio di questi giorni: il licenziamento di 62 dipendenti.
Insomma, l’eliminazione di ogni residuo di lavoratore sindacalizzato dall’area sembra ormai la missione della Innova. Uno scandalo in sé, ma ciò che fa più specie è il silenzio di tomba di Regione, Provincia e Prefettura. Tutti sanno tutto sugli affari sporchi della Innova, eppure tutti tacciono sui licenziamenti. Forse perché fa comodo che non ci siano occhi ed orecchie aperti quando arriva la speculazione?
 
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L’odierna espulsione coatta di Mohamed, cittadino egiziano, fermato lunedì scorso in occasione di un pacifico presidio davanti al Consolato d’Egitto di Milano, è avvenuta con procedure irritualmente veloci e senza che il suo avvocato potesse fornirgli l’assistenza dovuta.
Questa espulsione, come già le nove precedenti di cittadini stranieri fermati al presidio di Brescia, si configura pertanto non come una “riaffermazione del principio della legalità”, come sostiene il Vicesindaco De Corato, ma piuttosto come un atto di rappresaglia politica dello Stato contro quanti stanno denunciando la sanatoria truffa.
Invitiamo pertanto Prefetto e Questore di Milano ad ignorare la richiesta di De Corato, che oggi chiede di fermare ed espellere anche i cittadini stranieri che protestano in via Imbonati a Milano, e a favorire invece una soluzione pacifica e concordata, che non solo è possibile, ma anche necessaria, a fronte del gran numero di lavoratori stranieri truffati.
Al Vicesindaco De Corato piace giocare alla guerra, specie sulla pelle degli altri, ma qui occorre partire dalla consapevolezza che il problema sollevato dalle proteste di Brescia e Milano è reale e coinvolge migliaia di lavoratori immigrati e che non esistono soluzioni militari a un problema di equità e giustizia.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Che le luminarie natalizie in via Padova recassero gli auguri di buone feste in diverse lingue non era certo una notizia, ma che queste siano state rimosse, proprio perché multilingue, invece lo è. Ed è un pessima notizia, perché significa che chi governa Milano ha scelto la strada dell’idiozia.
Infatti, ieri molte associazioni e residenti di via Padova, tra cui anche il sottoscritto, hanno iniziato a scambiarsi messaggi. Quelle luminarie a forma di cuore, basate su un progetto artistico dell’artigiano Claudio Sighieri, che facevano gli auguri nelle diverse lingue che si possono incontrare in via Padova, erano sparite. Erano rimasti soltanto gli auguri in italiano.
Qualcuno ha accusato subito l’assessore Maurizio Cadeo. Noi non sappiamo come siano andate le cose, né se sia lui il ladro di luminarie, ma sappiamo con certezza che è lui l’assessore all’arredo urbano e pertanto competente in materia. E quindi ci rivolgiamo a lui per chiedere, in primo luogo, una spiegazione e, in secondo luogo, il ristabilimento della situazione precedente.
Insomma, che cavolo di segnale si vuole lanciare con questa pulizia linguistica? Chi ha ideato e realizzato questa idiozia non vuole bene a via Padova. Anzi, sembra quasi che la convivenza, alla quale tanti residenti, italiani e stranieri, del quartiere stanno lavorando, dia fastidio e che si vogliano creare a tutti i costi dei conflitti ed evocare delle paure anche dove non ci sono.
A via Padova e alle altre periferie di Milano non servono coprifuochi o stupide guerre linguistiche, bensì attenzione istituzionale, rispetto per i cittadini che vi abitano ed investimenti in servizi. Cioè, tutte quelle cose che in città mancano da tanti anni.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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