Blog di Luciano Muhlbauer
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Nel tardo pomeriggio di ieri, in seguito a un diverbio sotto la metropolitana della stazione Centrale di Milano, alcuni giovani neofascisti hanno accoltellato Stefano, un attivista antifascista milanese. Stefano è ricoverato da ieri sera all’ospedale San Paolo e ora sta bene, anche perché la fortuna gli è stata vicina e nessun organo vitale è stato lesionato. Gli mandiamo un grande abbraccio.
Quanto avvenuto è gravissimo in sé e per quello che significa e, in questo senso, sarebbe miope e irresponsabile se ancora un volta si dovesse scegliere la strada della derubricazione a rissa, a futili motivi o a faccenda di balordi. Era già successo ai tempi dell’omicidio di Dax, ucciso da alcuni fascisti nel 2003, e si era poi ripetuto con Abba, ammazzato da due baristi al grido “negri di merda” nel 2008. E dire che “la politica non c’entra” può forse suonare terribilmente tranquillizzante, ma in fondo non è altro che chiudere gli occhi di fronte alla realtà e, soprattutto, assolvere chi per convenienza politica volge lo sguardo da un’altra parte o, peggio, è apertamente complice con i gruppi neofascisti o neonazisti.
A Milano abbiamo vissuto una lunga e squallida storia di complicità istituzionale ai massimi livelli, interrottasi soltanto nel 2011 con la vittoria elettorale di Giuliano Pisapia e con l’estromissione dall’amministrazione comunale delle destre. Ma il solo cambio di guardia a Palazzo Marino non può essere sufficiente, anche perché su Milano intervengono molti livelli istituzionali, tra i quali anche Regione Lombardia, che attraverso l’Aler Milano, per esempio, ha garantito ottime entrature persino a gruppi neonazisti come gli Hammerskin, che infatti hanno ottenuto l’assegnazione a una loro associazione di copertura, “Lealtà Azione”, di uno spazio nelle case popolari di viale Brianza 20, a Milano.
Certo, l’Italia non è la Grecia, dove sotto l’occhio benevole delle forze dell’ordine impazza la violenza dei neonazisti di Alba Dorata. E Milano non è neanche Roma, dove i gruppi di estrema destra sono storicamente più radicati e dove possono contare sulla collaborazione del Sindaco Alemanno. Ma Milano non si trova su un altro pianeta, bensì in questa concretissima Europa, scossa  dalla crisi e dalle politiche di austerità, dove i movimenti neofascisti e neonazisti si stanno aprendo nuovi e preoccupanti spazi. Abbassare la guardia, sottovalutare quello che sta accadendo o considerare il ritorno delle lame neofasciste, nove anni dopo l’omicidio di Dax, un semplice episodio senza significato, sarebbe un errore politico madornale per chiunque si ponga dalla parte della democrazia.
Mentre scriviamo non si sa ancora con certezza a che gruppo appartengano gli aggressori di Stefano, ma sappiamo che erano giovani e neofascisti e che di fronte a un principio di colluttazione non hanno esitato a tirare fuori il coltello e ad usarlo, senza curarsi più di tanto che potevano colpire anche organi vitali, mancati infatti per poco. In altre parole, c’è un serio problema di clima e Milano non può e non deve assolutamente tollerare un ritorno della violenza neofascista e neonazista.
L’invito è pertanto di non fare finta di niente, ma di prendere parola e posizione. E questo vale per tutti, per le istituzioni, per le forze organizzate della società civile e per i singoli cittadini e cittadine. Con un aggiunta particolare ed urgente, però, rivolta a Regione Lombardia e Aler Milano: va chiuso immediatamente il covo neonazista di viale Brianza!
 
Luciano Muhlbauer
 
P.S. oggi, lunedì 3 dicembre, alle ore 18.00, ci sarà un presidio antifascista in P.le Loreto, indetto dal movimento milanese.
 
 
Martedì 24 gennaio, al Teatro Franco Parenti di Milano, ci sarà la prima milanese di “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio” e ci sarà una mobilitazione di protesta da parte di una serie di organizzazioni integraliste che considerano lo spettacolo “blasfemo” e quindi da censurare.
Premetto subito che non ho visto lo spettacolo, come peraltro la quasi totalità di quanti ora ne chiedono la censura, e quindi non so dire se mi piace o meno oppure se lo ritengo offensivo o meno dei sentimenti religiosi. Tuttavia, so che lo spettacolo ha fatto il giro di mezza Europa, compresa Roma, senza che succedesse alcunché, con l’unica eccezione di Parigi, dove alcuni integralisti religiosi hanno inscenato una contestazione. Inoltre, ho letto anche le parole del regista, Romeo Castellucci, Perché il mio spettacolo non ha nulla di osceno, che non mi sembrano proprio quelle di un blasfemo.
Insomma, c’è qualcosa che non quadra, considerato che ora si è alzato improvvisamente un polverone tale da spingere persino il Vaticano a prendere posizione. Cioè, lo stesso che non ebbe nulla da dire quando lo spettacolo andò in scena nella capitale, praticamente a due passi da San Pietro. Per non parlare, poi, del crescendo di minacce ed intimidazioni di cui è stato fatto oggetto il Teatro Parenti in questi giorni.
E quello che non quadra -e preoccupa- c’entra più con la politica che non con la religione, come peraltro accade quasi sempre nel caso degli integralismi religiosi. In fondo, per arrivare a quella conclusione è sufficiente leggere la lista dei promotori ed aderenti alla “manifestazione di protesta” contro lo spettacolo (che si terrà p.le Libia, nelle immediate vicinanze del teatro).
Infatti, tanto per fare un esempio, tra i principali promotori della mobilitazione troviamo anche quei gentiluomini di “Militia Christi”. E poi basta scorrere la non breve lista dei gruppi che aderiscono all’iniziativa per trovarvi un pericoloso minestrone, dove si mischiano gruppi antiabortisti ed integralisti, spesso di natura neofascista e xenofoba.
Beninteso, e ci teniamo a sottolinearlo, non tutti coloro i quali oggi si sentono offesi dallo spettacolo, che peraltro non hanno visto, rientrano in quella casistica. A maggiore ragione è, dunque, necessario dire le cose così come stanno, chiarendo a tutti e tutte, credenti e non credenti, chi sono i soggetti che oggi stanno montando la panna e che cercano così di accreditarsi su scala più ampia.
E quindi, benissimo ha fatto il circolo di Rifondazione della zona 4 a lanciare per primo l’idea di un presidio democratico, contro le intimidazioni, le censure e le pratiche neofasciste. Un’idea che in queste ore sta per essere raccolta da diversi altri soggetti della zona 4 (Sel, Pdci, Comitato per Milano, Casa della Sinistra, Comitato citt. Per la riapertura Piscina Caimi ecc.).
 
Sotto trovate l’appello e le coordinate per aderire. Vi invito a farlo.
 
Il presidio si terrà martedì 24 gennaio, a partire dalle ore 18.30, all’angolo tra c.so Lodi e via Lazzaro Papi (p.zza Buozzi) (il luogo di ritrovo circolato precedentemente è da considerarsi superato)
 
Luciano Muhlbauer
 
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Appello:
 
NON ACCETTIAMO INTIMIDAZIONI, CENSURE E PRATICHE NEOFASCISTE E INTOLLERANTI!
 
La rappresentazione al Teatro Franco Parenti di Milano, dal 24 al 28 gennaio, dello spettacolo “Sul concetto del volto di Dio” ha scatenato in questi giorni una sequenza di intimidazioni e divieti, a cui il teatro e il regista hanno reagito dichiarando il carattere non irreligioso della pièce e invitando ad attenuare i toni intolleranti, in nome di un confronto civile e democratico.
Su questo evento la destra oltranzista e integralista ha imbastito un attacco forsennato, spalleggiata da forze apertamente razziste e neofasciste, che promettono presidi e preghiere di riparazione, ma soprattutto non nascondono l'intenzione di negare la libertà di espressione artistica, sulla base di argomentazioni intolleranti.
Respingiamo, da uomini e donne liberi, credenti e non, queste due offese - alla libera espressione artistica e alla Costituzione antifascista - e dichiariamo la nostra piena solidarietà al Teatro Franco Parenti e al regista Castellucci.
 
Invitiamo i cittadini e le cittadine, gli antifascisti e i democratici a partecipare al
PRESIDIO INDETTO PER IL 24 GENNAIO
h. 18.30
Piazza Buozzi (angolo tra c.so Lodi e via Lazzaro Papi)
 
 
 
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 17 dicembre 2011
 
Stando al discorso che va per la maggiore, anche gli omicidi razzisti di Mor Diop e Samb Modou sarebbero responsabilità di un folle. Così come, a Milano, erano stati dei “balordi” a sprangare a morte Abba, al grido “negro di merda”, o ad ammazzare l’antifascista Davide “Dax” Cesare. D’altronde, pure il neonazista norvegese, Breivik, che massacrò 77 persone, è stato definito “incapace di intendere e volere” da una recente perizia psichiatrica.
Insomma, preoccupiamoci, ma non troppo. In fondo, è roba da cronaca nera e noi non c’entriamo e nemmeno la politica. Una tesi molto comoda e rassicurante, ma soprattutto terribilmente miope e deviante, poiché è un po’ come voler spiegare l’Olocausto con la follia di Hitler, rimuovendo en passant il consenso di massa che portò il nazionalsocialismo al potere in un quadro ancora democratico.
Cioè, il punto non è sapere se il Casseri di turno è un po’ squilibrato, cosa peraltro molto probabile, bensì interrogarsi su quegli ambienti culturali e politici che favoriscono, stimolano e finanche legittimano il prodursi di atti violenti di stampo razzista e neofascista.
In questo senso, bisogna proprio tapparsi occhi ed orecchie per non accorgersi che vi è ormai, in tutta Europa, un clima propizio per il diffondersi della xenofobia e per la rilegittimazione su ampia scala dell’estremismo di destra. Un clima, beninteso, non piovuto dal cielo, ma in larga parte provocato dalle scelte e dalle azioni degli attori politici.
Particolarmente grave è la situazione in Italia, dove il berlusconismo ha abbattuto deliberatamente ogni confine e distinguo sul lato destro, inglobando non soltanto gli ex-missini, ma persino il neofascismo più bieco, e legittimando ai massimi livelli istituzionali la propaganda xenofoba della Lega.
Non c’è da meravigliarsi, dunque, che si sia arrivati al punto che i gruppi militanti della galassia neofascista e neonazista abbiano potuto godere di sostanziose complicità da parte di molte istituzioni locali. A Roma, il Sindaco Alemanno ha addirittura comprato, con denaro pubblico, la sede a Casa Pound, l’organizzazione neofascista in cui militava Gianluca Casseri. A Milano, dove il quasi ventennale dominio della destra è terminato soltanto la primavera scorsa, se ne sono visti di tutti i colori. Dalla facilitazione di spazi pubblici fino al rifiuto del Sindaco di prendere posizione contro un’adunata europea di neonazisti in pieno centro, passando per il revisionismo militante di molti consigli di zona. E, per stare in tema, ricordiamo altresì il sostegno di Casa Pound Milano alla  campagna elettorale dell’attuale Assessore regionale alla Cultura, Massimo Buscemi, poi ricompensata con il patrocinio regionale alle iniziative dei neofascisti.
Ma il problema non è solo a destra, perché troppe volte anche esponenti del centrosinistra hanno finito per favorire lo sdoganamento dei neofascisti, magari partecipando incredibilmente a confronti pubblici con i capi di Casa Pound, perché anche loro “sono ragazzi”.
Insomma, se vogliamo essere seri ed onorare davvero la memoria di Mor e Samb e di tutte le vittime della violenza razzista e fascista, allora non possiamo accettare che si continui a blaterare di folli e di balordi, perché qui l’unica follia sarebbe persistere nella tolleranza nei confronti delle tesi e dei centri di reclutamento dei razzisti e dei fascisti. Specie adesso, con la crisi che devasta le esistenze.
È ora, quindi, di rialzare quello steccato democratico che si chiama “antifascismo” e questo significa, anzitutto, impegnarsi perché gli spazi dei gruppi nazifascisti, a partire da quelli di Casa Pound, vadano chiusi e che si rompa ogni complicità istituzionale. A Firenze, a Milano, a Roma, ovunque.
 
Domenica 6 novembre ci ha lasciati Onorina Brambilla Pesce, partigiana comunista del III° GAP “Egisto Rubini” di Milano, nome di battaglia “Sandra”, compagna e moglie di Giovanni Pesce, il comandante “Visone”.
La cerimonia funebre si svolgerà mercoledì 9 novembre 2011, alle ore 15.00, presso la Camera del Lavoro di Milano, nel salone “Di Vittorio”, in Corso di P.ta Vittoria 43. Dalle ore 11.00 dello stesso giorno, sempre in CdL, ci sarà anche la camera ardente.
 
Rendiamo omaggio alla compagna Nori e ci inchiniamo di fronte al suo limpido esempio di impegno e di lotta per la libertà e la giustizia sociale e contro il fascismo.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Biografia di Nori (fonte: Anpi Milano)
 
La storia partigiana di Onorina Brambilla (1923), detta Sandra, comincia nel settembre del 1943 quando, figlia di operai antifascisti, entra prima nei Gruppi di difesa della donna e poi nelle brigate del 3° GAP di Milano come ufficiale di collegamento. La sua vicenda è un esempio del percorso compiuto da tante donne italiane che all’8 settembre del 1943 con l’occupazione straniera del Paese e il sorgere della Repubblica Sociale Italiana, non ebbero esitazioni a battersi per la libertà, offrendo un contributo decisivo alla Liberazione.
La sua militanza dura fino al settembre del 1944, quando viene catturata dalle SS in seguito alla denuncia di un delatore. Portata alla Casa del Balilla di Monza, è torturata per una notte intera. Da lei non esce una sola parola che possa condurre le SS al comandante dei GAP, Giovanni Pesce. Condotta nel carcere di Monza, vi trascorre un mese e mezzo, finché non viene trasferita brevemente a San Vittore e poi nel campo di concentramento di Bolzano, dove resterà dal novembre del 1944 all’aprile del 1945. A Bolzano entra in contatto con l’organizzazione clandestina collegata con il Comitato di liberazione nazionale. Dopo la Liberazione, Nori Brambilla, torna a piedi, con altri compagni, attraverso la Val di Non, il passo della Mendola e quello del Tonale, a Milano, dove riabbraccerà la famiglia e il “suo” comandante, Giovanni Pesce, medaglia d’oro della Resistenza. Nori e Giovanni si sposeranno il 14 luglio 1945.
Onorina Brambilla Pesce, per decenni militante del Pci e poi di Rifondazione Comunista ha ricevuto il diploma del Comando Alleato di Alexander e la Croce di guerra al ”valor partigiano”. E’ stata dirigente nazionale della Fiom-Cgil. Attiva nel mondo dell’associazionismo partigiano e reducistico nell’Anpi, nell’Aned e nell’Anpiia. Inaccesibile allo scoraggiamento, non si contano le occasioni in cui ha portato testimonianza presso istituzioni, scuole e associazioni. È stata presidente onoraria dell’Aicvas, l’Associazione degli ex-combattenti volontari antifascisti nella guerra di Spagna. Nel 2006 è stata insignita della medaglia d’oro di benemerenza dal Comune di Milano, città dove ha vissuto.
 
 
A volte ritornano. Anzi, in realtà non se n’erano mai andati. Stiamo parlando dei gruppi militanti dell’estremismo neofascista e neonazista dell’area milanese, che, a quanto pare, hanno deciso di rialzare la testa.
Certo, nel recente passato avevano dovuto incassare qualche colpo e i loro progetti di conquistare casematte più solide sul territorio erano naufragati. Anzitutto, grazie alla mobilitazione degli antifascisti e delle antifasciste, che l’anno scorso contrastarono efficacemente, prima, l’ondata primaverile di inziative di piazza messa in campo dall’insieme della galassia neofascista e, poi, il tentativo prenatalizio di aprire una sede di Forza Nuova nel centralissimo corso Buenos Aires. In secondo luogo, come conseguenza della vittoria elettorale alle comunali da parte di Giuliano Pisapia, i neofascisti hanno perso le loro numerose protezioni e complicità istituzionali sia a Palazzo Marino, che nei vari Consigli di Zona.
Insomma, di fronte a questo scenario viene quasi spontaneo rilassarsi e crogiolarsi nell’illusione che il problema sia svanito. Ma sarebbe un grandissimo errore. E non soltanto perché, come ci ricorda la storia e quello che accade oggi in alcuni paesi europei, i periodi di crisi aprono di per sé potenziali spazi a discorsi autoritari, intolleranti e razzisti, ma anche perché registriamo dalle nostre parti una concretissima ripresa di inziativa proprio in questo periodo. Beninteso, i gruppi neofascisti sono ancora un po’ groggy e, in ogni caso, sono più divisi che mai, ma questo non è un buon motivo per lasciarli fare e sottovalutare i nuovi tentativi di mettere radici sul territorio.
Per capirci meglio, la prima giornata complicata è già di fronte a noi: sabato 8 ottobre ci saranno ben 3 punti critici, due a Milano e uno a Monza. Ma vediamo quella giornata in dettaglio:
Alle ore 10.00 di sabato mattina, i fascisti di Fiamma Tricolore – Destra sociale inaugurano una nuova sede nel quartiere Barona, in via Franco Tosi 11, a Milano. Cioè, a due passi dal circolo Arci “Bitte” e non lontano dal centro social ZAM, per intenderci. L’Anpi di zona 6 ha indetto un presidio, con la parola d’ordine “Fuori i fascisti dal mio quartiere”. L’appuntamento è alle ore 10.00 in piazza Miani (e non più in via Watt, come deciso inizialmente, causa "problemi di ordine pubblico").
Il primo pomeriggio, invece, ci spostiamo a Monza, dove alle ore 14.30, in piazza San Paolo, inizia il presidio, organizzato da Anpi Monza, collettivi studenteschi e Foa Boccaccio, con l’adesione di numerose realtà monzesi, contro l’apertura di una sede in via Dante da parte di “Lealtà e Azione”, un’associazione legata al movimento neonazista di carattere internazionale degli Hammerskin e che funziona come strumento legale e presentabile degli hammerskin milanesi. Questi ultimi, infatti, fanno base nella Skinhouse di Bollate e per mezzo della copertura di “Lealtà e Azione” –e dei buoni uffici di qualche amico istituzionale- sono già riusciti ad aprire una sede in una casa Aler a Milano, in viale Brianza.
Infine, dalle ore 18.00 in poi, torniamo a Milano, a Quarto Oggiaro, dove i neofascisti di Casa Pound, nel tentativo di rendere stabile la loro presenza nel quartiere, organizzano un concerto allo spazio di via Longarone 18/4. Vi è un po’ di preoccupazione, perché i gruppi di area che suoneranno attireranno un po’ di fasci e Spazio Baluardo si trova molto vicino al luogo del concerto. Insomma, occhi molto aperti.
Tuttavia, non finisce sabato prossimo ed è già in programma una mobilitazione nazionale contro “banche e usura” dei neonazisti di Forza Nuova per sabato 29 ottobre, che si articolerà in due iniziative centrali, una a Roma e l’altra a Milano. Cioè, ancora una volta tenteranno di sfilare per le vie della città e, come sempre, cercheranno il massimo di pubblicità e provocazione. Sta dunque a noi muoverci in tempo, con intelligenza ed efficacia e senza cascare nei tranelli.
 
Ovviamente, sebbene sabato prossimo sia una giornata già stracolma di iniziative a Milano (ore 14.30 all’Arco della Pace Ricucire l’Italia - ore 16.00 in Cordusio presidio per decennale inizio guerra in Afghanistan - ore 16.30 alla torre di p.zza Selinunte a sostegno protesta dei migranti - ore 16.30 all’Ipercoop di v.le Umbria piazza tematica in vista del 15 ottobre organizzata dal Csa Vittoria), invitiamo tutti e tutte a non abbassare la guardia e a partecipare ad almeno un’iniziativa antifascista.
 
di Luciano Muhlbauer
 
(questo articolo è stato pubblicato anche su MilanoX)
 
 
 
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato sul giornale on line Paneacqua il 21 settembre 2011
 
Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più fascista del reame? E, di fronte a un quesito così impegnativo, chi è che grida prima e più forte di tutti “io, io, io”? Ovviamente e immancabilmente lui: Romano La Russa, fratello minore di Ignazio.
Romano non si è trattenuto neanche lunedì, durante la trasmissione “La Zanzara” che va in onda su Radio 24. Ne ha dette di tutti i colori, dal “ma quale dittatura” fino al “c’era molta più libertà allora”, passando per la sputacchiata d’ordinanza sulla Costituzione. E le persecuzioni del Ventennio? Roba da niente per Romano, che peraltro non dedica nemmeno mezza parola a quisquilie come gli omicidi, le torture, i campi di concentramento o le deportazioni. Anzi, la “persecuzione” subita da Berlusconi, dice Romano, è “molto peggio”…
Romano è talmente fascista che pretende di esserlo anche più del fratello Ministro, il quale sarebbe “più tranquillo, sereno e moderato”. E come dargli torto, almeno stando alla cronaca nera? Infatti, dopo la violenta manifestazione del Msi a Milano, il 12 aprile 1973, quando il corteo lanciò delle bombe a mano in mezzo ai poliziotti, ammazzando l’agente Antonio Marino, Ignazio fu “solo” indagato, mentre Romano fu arrestato e finì a San Vittore.
Tuttavia, a questo punto potreste legittimamente chiedervi dove sta lo scandalo. Insomma, di interviste se ne fanno a iosa, di scemenze ne sentiamo a raffica e di fascisti in giro per le nostre città, ahinoi, ce ne sono tanti, alcuni persino con le lame. Tutto vero, ma con una piccola differenza: Romano La Russa fa l’Assessore alla Protezione Civile, Polizia Locale e Sicurezza, su nomina di Roberto Formigoni, nella più ricca e popolosa regione italiana, cioè in Lombardia.
Inoltre, aggiungiamo per completezza di informazione, fa l’assessore in maniera assai immeritata, a meno che non si voglia considerare un merito il fatto di essere il fratello di un Ministro. Questo è quanto ci permettiamo di affermare in base all’esperienza diretta, cioè alla precedente legislatura regionale, quando a Romano La Russa era stato incredibilmente assegnato (e in questa legislatura non riconfermato…) l’assessorato alle attività produttive.
Per quanto mi riguarda, di lui ricordo soprattutto le pochissime sedute di commissione alle quali si presentò, dov’era solito ad offrire un’esibizione di incompetenza e arroganza talmente imbarazzante da riuscire nel miracolo di mandare in escandescenza anche i più moderati e sonnolenti tra gli oppositori. Oppure, se preferite fonti terze, chiedete cosa ne pensano alle numerose maestranze delle aziende in crisi che tentarono di interloquire con l’assessore “alle attività produttive”…
Insomma, in Lombardia ci troviamo con un assessore regionale, con stipendio da assessore regionale, non solo fortemente discutibile sul piano delle competenze –per esprimerci in maniera istituzionalmente corretta-, ma che apertamente rivendica, oggi e qui, il fascismo come un’opzione politica legittima e desiderabile.
Qualcuno dirà che è solo folklore, che non bisogna dare importanza a queste cose. Io non sono d’accordo, perché penso che Romano La Russa sia certamente di poca importanza, ma che non lo sia invece il fatto che lui continui a fare l’assessore regionale e che si faccia finta di niente.
Penso che ci sia un limite a tutto, specie in un momento come questo, dove tutti i limiti vengono superati abitualmente e con una disinvoltura spaventosa. E Romano La Russa ha definitivamente oltrepassato il limite. Della decenza, della sopportabilità, del rispetto e del costituzionalmente compatibile. In altre parole, se ne deve andare. Cioè, il Presidente della Regione, Roberto Formigoni, che gli aveva dato la delega, ora gliela deve togliere. Né più, né meno.
 
Luciano Muhlbauer
 
Se non avete di meglio da fare e volete ascoltarvi tutta l’intervista dell’Assessore regionale, eccola: Deliri fascistoidi del fratello di Ignazio La Russa (La Zanzara, 19/09/2011)
 
 
È di nuovo 25 aprile. Sono passati 66 anni dalla Liberazione dal nazifascismo, ma guardandoci attorno sembra sia passata un’epoca. La Costituzione costantemente sotto tiro, quella materiale prima ancora di quella scritta, la coscienza democratica sempre più fragile e i revisionismi che spuntano da tutte le parti. E, come sempre accade in questi casi, la cosa peggiore non sono gli ex-post-neo-para fascisti che vogliono riscrivere la storia, ma gli altri che stanno in silenzio, che lasciano fare, che non si ricordano o che blaterano di pacificazioni.
Stando così le cose, c’è poco da meravigliarsi che anche quest’anno si ripresentino situazioni come quella di Cornaredo, dove l’amministrazione comunale ha cancellato il tradizionale corteo del 25 aprile, o Trezzano sul Naviglio, dove il Sindaco ha addirittura escluso l’Anpi dalla celebrazione. E non stupisce neppure che, andando a spulciare le liste del Pdl per le amministrative di Milano, saltino fuori cuori neri un po’ dappertutto.
Segni dei tempi che corrono, insomma, e questo dovrebbe rafforzare non tanto la nostra rassegnazione, bensì la nostra voglia e determinazione di cambiamento. E, almeno questa è la mia più profonda convinzione, non ci sarà cambiamento senza antifascismo, valore non soltanto del passato, ma anche e forse soprattutto del futuro.
Beninteso, l’antifascismo non è una bandiera da esibire nei giorni delle ricorrenze, ma piuttosto una bussola per la quotidianità. Detto questo, tuttavia, al 25 aprile bisogna andarci, perché è  la nostra giornata, da rivendicare e vivere, anche per non dimenticare, soprattutto il sacrificio dei partigiani e delle partigiane, di chi ha dato tutto per la libertà e la giustizia.
E poi, quest’anno, è anche un 25 aprile per continuare a sentirci vivi, con il governo che ci ritroviamo, e per coltivare la nostra speranza e il nostro impegno per cambiare a Milano e far vincere Giuliano Pisapia.
 
Ebbene, ecco i due appuntamenti centrali di Milano a cui non bisogna mancare:
 
- anzitutto il tradizionale corteo, che parte alle ore 14.30 da P.ta Venezia e finisce in piazza Duomo, dove dalle ore 16.00 in poi si susseguiranno gli interventi dal palco. Quest’anno niente esponenti istituzionali che parlano dal palco, come hanno deciso l’Anpi e il Comitato permanente antifascista. Una decisione condivisibile, vista l’imminenza della scadenza elettorale a Milano, e così, en passant, ci risparmiamo pure le ipocrisie di Sindaci o Presidenti che durante l’anno fiancheggiano i revisionismi, o peggio, e poi il 25 aprile pretendono di spiegarci la liberazione.
 
- dopo il corteo, come già gli anni scorsi, c’è l’evento di Partigiani in Ogni Quartiere, organizzato da una rete di soggetti e realtà. Quest’anno si svolge in zona Corvetto, in via dei Cinquecento, ang. San Dionigi (MM Corvetto) per essere precisi. Si inizia alle 18.30, ci sarà musica, parole, mostre, banchetti, video, da mangiare e da bere. Insomma, tutto quello che serve per stare bene insieme il 25 aprile. O detto altrimenti: ama la musica, odia il fascismo.
Per saperne di più, visita il sito di Partigiani in Ogni Quartiere.
 
Buon 25 aprile!
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Game over. Dopo una giornata convulsa e tesa, i neonazisti di Forza Nuova sono costretti a gettare la spugna. In serata i capi di Fn hanno annunciato che sabato pomeriggio in corso Buenos Aires non ci sarà alcuna inaugurazione e/o iniziativa. Si troveranno, invece, nella loro solita sede di piazza Aspromonte, in compagnia dei loro protettori del Pdl.
Un’indubbia vittoria degli antifascisti e delle antifasciste, ma fa riflettete che a Milano ci siano volute settimane di mobilitazioni e proteste, da parte di un fronte molto ampio, per ottenere quello che dovrebbe essere la cosa più normale del mondo in una repubblica nata dal sacrificio di chi aveva lottato per la liberazione dal nazifascismo.
Infatti, il problema non sono tanto i gruppuscoli di nazi e razzisti in sé, bensì il fatto che questi a Milano godano di appoggi e complicità consistenti nella destra di governo. Sostegni, favori, sedi e coperture vengono forniti da anni, in un crescendo preoccupante, in particolare dai settori ex-missini del Pdl, ma non solo. Lì sta il problema da affrontare e lì sta la fotografia del piano inclinato sul quale ci troviamo.
Abbiamo impedito ancora una volta che si consumasse un’offesa e una provocazione. Il ringraziamento va a tutti quelli e tutte quelle, nessuno/a escluso/a, che in queste settimane si sono mossi, rumorosamente o in silenzio, per salvaguardare la memoria e la dignità della nostra città, anche se sappiamo che molto resta ancora da fare.
Sabato, 18 dicembre, comunque, ci troviamo alle 14.30 in piazza Oberdan, per il presidio antifascista e per ribadire che i fascisti, i nazisti e i razzisti non possono avere cittadinanza a Milano.
 
 
I neonazisti di Forza Nuova diffidano formalmente la Questura di Milano dal presentarsi domani sabato prima di mezzanotte al civico n. 19/20 di corso Buenos Aires e la Questura diffida verbalmente i democratici e gli antifascisti, tra cui le associazioni degli ex- partigiani ed ex-deportati, dal presentarsi domani pomeriggio in piazza Oberdan e così disturbare la gazzarra dell’estremismo nero.
E tutto questo con l’aggravante dello spalleggiamento attivo dei neonazisti da parte di uomini e donne della cerchia del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e del Vicesindaco, Riccardo De Corato, cioè il consigliere comunale del Pdl, Marco Osnato, e la consigliera provinciale del Pdl, Roberta Capotosti.
Se non intervengono delle novità nelle prossime ore, sarà questo il quadro pazzesco e insostenibile che si presenterà domani ai milanesi. E ci mancano ormai le parole per definire questa situazione, che sta ben al di là e al di fuori del patto costitutivo che regge la nostra democrazia e convivenza.
Siamo allibiti di fronte al silenzio del Prefetto e all’assenza di iniziativa del Sindaco, che aveva imposto quella revoca degli spazi ai neonazisti, della quale ora gli ex-missini del suo partito si fanno apertamente beffe.
Domani il presidio democratico ed antifascista si terrà dunque come annunciato, alle ore 14.30 in piazza Oberdan, e in queste ore tutti i promotori stanno, anzi, intensificando i loro sforzi organizzativi.
Tuttavia, non vogliamo rassegnarci all’esistente e, quindi, chiediamo ancora una volta al Sindaco Moratti e al Prefetto di intervenire in extremis, evitando a Milano lo sfregio della festa neonazista, e di impedire che domani Forza Nuova possa inaugurare una sede che non avrebbe mai dovuto ottenere.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
L’amministrazione comunale di Milano deve chiarire immediatamente a che gioco sta giocando, visto che prima revoca lo spazio di corso Buenos Aires ai neonazisti di Forza Nuova e poi, invece, diversi esponenti istituzionali del Pdl annunciano che accompagneranno Forza Nuova nel suo tentativo di occupare lo stesso i locali sabato prossimo.
Infatti, non solo Forza Nuova ha annunciato che non riconsegnerà i locali di proprietà comunale e che sabato 18 dicembre scorrazzerà in giro per il centro città, ma due consiglieri comunali del Pdl, Aldo Brandirali e l’ex missino Marco Osnato, e un consigliere provinciale del Pdl, Roberta Capotosti, anche lei ex-missina, hanno dichiarato che saranno a fianco dei neonazisti.
Una vera e propria schizofrenia, tra revoche e disobbedienza alla revoche, che fa venire il dubbio che qualcuno a Palazzo Marino voglia fare il doppio gioco e trasformare l’ultimo weekend prenatalizio dei milanesi in una scampagnata nazifascista e antisemita a Porta Venezia o, chissà, da qualche altra parte in centro.
Ecco perché chiediamo al Comune di Milano, ma anche alla Prefettura e alla Questura, di porre fine alle ambiguità, chiarendo una volta per tutte che ai neonazisti non saranno concessi spazi pubblici e palcoscenici.
Da parte nostra, essendo allo stato attuale confermata l’iniziativa di Forza Nuova, con tanto di appoggio di rappresentanti istituzionali del Pdl, confermiamo anche la nostra mobilitazione antifascista, rilanciando l’appello a partecipare all’appuntamento, convocato da un arco di forze molto ampio e significativo, in piazza Oberdan, alle ore 14.30 di sabato 18 dicembre.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
cliccando sull’icona qui sotto puoi scaricare l’appello per la mobilitazione antifascista del 18 dicembre prossimo.
 

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