Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
All’Innse di via Rubattino, a Milano, c’è il concreto rischio di un nuovo intervento violento contro gli operai che da oltre un anno presidiano la fabbrica per difenderne l’attività produttiva e i posti di lavoro. Potrebbe essere questione di giorni, se qualche istituzione di peso non interviene per fermare questa follia.
Perciò, oggi abbiamo scritto una lettera al Vicepresidente e Assessore al Lavoro regionale, Gianni Rossoni, chiedendogli formalmente che “intervenga con urgenza sui responsabili dell’ordine pubblico al fine di scongiurare ogni intervento violento contro le maestranze e il conseguente smantellamento del sito produttivo”.
Il Sig. Genta, proprietario dello stabilimento, ha rifiutato categoricamente e ostinatamente ogni soluzione prospettatagli dalle istituzioni, la Regione in primis, che garantisse la continuità produttiva dell’Innse, la cui produzione dispone peraltro di un mercato di sbocco accertato. Egli, infatti, ha preferito un modo molto più semplice, sebbene poco limpido, di realizzare un significativo guadagno economico per se stesso: vendere i costosi macchinari dello stabilimento.
Un affarone, senza ombra di dubbio. Quando l’azienda era in amministrazione straordinaria, Genta aveva infatti acquistato la fabbrica a prezzi stracciati, 750mila euro, entrando in possesso di macchinari che sul mercato valgono molti milioni di euro. E allora, perché perdere tempo con il rilancio dell’attività produttiva, come peraltro si era impegnato a fare?
Ora gli acquirenti dei macchinari chiedono l’assistenza della forza pubblica per entrarne in possesso. In altre parole, chiedono che la polizia picchi gli operai, come già accadde il 10 febbraio scorso, per poter smantellare una fabbrica sana e in grado di produrre. Una prospettiva semplicemente inaccettabile, che farebbe prevalere l’interesse di un singolo sull’interesse pubblico.
Il governo regionale ha l’autorità sufficiente per fermare questo scempio e per rilanciare una soluzione positiva, cioè la ripresa dell’attività produttiva dell’Innse.
Chiediamo semplicemente che la usi. E con urgenza.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo originale della lettera a Rossoni
 

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di lucmu (del 22/05/2009, in Lavoro, linkato 1353 volte)
Stamattina i consiglieri regionali hanno potuto assistere a una scena insolita. Davanti all’albergo di lusso Hilton, che si trova a due passi dalla sede del Consiglio regionale, in via Galvani, non c’era il solito via vai di clienti facoltosi, bensì un rumoroso presidio di dipendenti dell’albergo, che protestavano contro i licenziamenti.
Ma come? Il famoso Hilton, peraltro pieno in questi giorni, colpito così fortemente dalla crisi che deve licenziare il 20% del suo personale? E, come se non bastasse, senza nemmeno passare dalla cassa integrazione, tranquillamente utilizzabile anche nel caso in questione dopo l’Accordo sugli ammortizzatori in deroga firmato in Regione il 4 maggio scorso?
Infatti, la crisi non c’entra, o meglio c’entra come foglia di fico per razionalizzare i costi e aumentare gli utili, ovviamente sulle spalle dei più deboli. E così, era stato comunicato alla trentina di lavoratori e lavoratrici, addetti alle attività di piano e qualcuno dipendente dell’albergo anche da 25 anni, che sarebbero stati licenziati per essere poi riassunti da una ditta esterna, con condizioni contrattuali e salariali peggiori. Cioè, dovrebbero essere esternalizzati e precarizzati.
Di furbetti della crisi se ne vedono tanti, purtroppo. Ma non ci aspettavamo che partecipasse a questo triste gioco anche l’Hilton. Nell’esprimere la nostra solidarietà con i lavoratori e le lavoratrici, chiediamo alla direzione dell’albergo di riaprire immediatamente il confronto con l’organizzazione sindacale, la Cub, che rappresenta questi lavoratori.
Se davvero di crisi si tratta, allora si utilizzino tutte le procedure regolari, cioè gli ammortizzatori sociali, per superare il momento difficile. Se invece si tratta di fare i furbi, come allo stato sembra, l’Hilton non può certo immaginarsi di poter fare questa operazione senza mettere in gioco la sua immagine pubblica.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno alle addette delle mense scolastiche che oggi hanno scioperato e manifestato sotto il Pirellone. E chiediamo alla Giunta regionale di attivarsi nel più breve tempo possibile, al fine di trovare delle soluzioni positive, come peraltro richiestole all’unanimità dalla Commissione VII del Consiglio regionale.
Senza che abbiano alcuna scelta, le “scodellatrici” sono infatti costrette a subire un regime lavorativo che non solo le costringe a bassi salari e part-time obbligato, ma altresì ad essere escluse dall’accesso agli ammortizzatori sociali per il periodo di disoccupazione forzata a causa della chiusura estiva delle scuole.
Una situazione assurda e pesante, frutto del ricorso sempre più selvaggio alle cooperative negli appalti pubblici, che ha portato la stessa Commissione VII, in seguito all’audizione con i rappresentanti sindacali delle “scodellatrici” del 6 maggio scorso, a chiedere all’Assessore di intervenire.
La nota della Commissione consiliare dell’8 maggio chiede, in primo luogo, un intervento della Regione sul Governo affinché venga modificata la normativa vigente che esclude dagli ammortizzatori casi come quelli delle “scodellatrici” e, in secondo luogo, di esplorare tutte le possibilità derivanti dall’Accordo quadro sugli ammortizzatori in deroga, firmato in Regione il 4 maggio scorso, al fine di dare una risposta immediata per l’estate 2009.
Chiediamo pertanto al Presidente Formigoni di essere coerente con le sue ripetute dichiarazioni, cioè che nessun lavoratore sarà lasciato solo, e di impegnarsi per una soluzione già a partire dall’estate 2009.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo della lettera della Comm. VII all’Assessore regionale
 

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Oggi pomeriggio la Commissione VII del Consiglio regionale ha ricevuto e ascoltato in audizione i rappresentanti sindacali delle addette alle mense scolastiche, che a Milano sciopereranno il 12 maggio.
Chiunque sa chi sono le “scodellatrici”, poiché incontriamo queste lavoratrici in tutte le mense scolastiche, dalle materne alle medie, ma quasi nessuno conosce la loro drammatica condizione lavorativa e reddituale. Sono quasi tutte donne, assunte da cooperative a tempo parziale (da 2,5 a 4 ore al giorno) e lavorano nemmeno per tutto l’anno, vista la chiusura estiva delle scuole.
In altre parole, non solo il loro stipendio si colloca tra i 300 e 500 euro mensili per un numero di mensilità limitato (tra 9 e 10), ma nel periodo di disoccupazione forzata non possono accedere a nessuna forma di ammortizzatore sociale non rientrando nell’attuale normativa, cioè non hanno né la cassa integrazione, né l’indennità di disoccupazione e di conseguenza non percepiscono nemmeno gli assegni famigliari né vengono loro pagati i contributi previdenziali. Cioè, le migliaia di addette alle mense scolastiche, oltre 3mila soltanto a Milano e Provincia, sono semplicemente escluse dal sistema vigente.
Nell’esprimere la nostra completa solidarietà alla loro mobilitazione, chiediamo alla Giunta regionale di farsi carico della loro situazione, anzitutto sollecitando formalmente Governo e Parlamento ad operare le opportune modifiche normative affinché queste lavoratrici possano accedere agli ammortizzatori sociali per il periodo di disoccupazione. In secondo luogo, nel frattempo la Regione si attivi autonomamente, cioè con proprie risorse e strumenti - anche alla luce dell’accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga firmato il 4 maggio - per garantire un sostegno al reddito per l’estate 2009.
Sono peraltro le medesime richieste già contenute in due proposte di mozioni (una del Prc e di altri gruppi e l’altra del Pd), che giacciono da due settimane negli uffici del Consiglio, in attesa della loro messa all’ordine del giorno.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto puoi scaricare il testo della proposta di mozione
 

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Regione Lombardia, i sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil e le associazioni imprenditoriali hanno firmato il 4 maggio l’Accordo Quadro per gli ammortizzatori sociali in deroga, valido per gli anni 2009-2010. Con questa intesa si dà finalmente applicazione in Lombardia all’accordo tra Governo e Conferenza delle Regioni del 12 febbraio scorso e si definiscono i criteri e le modalità dell’erogazione dello stanziamento di 1,5 miliardi di euro (per il biennio e per la nostra regione).
Gli ammortizzatori “in deroga” riguardano tutti quei lavoratori che non possono accedere agli strumenti ordinari (cassa integrazione, mobilità ecc.), che vengono gestiti nazionalmente. In altre parole, riguardano le sempre più numerose figure precarie (tempo determinato, “somministrati”, soci dipendenti dalle cooperative, apprendisti, lavoratori a domicilio ecc.), comprese quelle dipendenti da aziende che giuridicamente non sono organizzate come imprese, e i lavoratori e le lavoratrici delle piccole aziende e di quelle comunque escluse dalla CIG.
Una dichiarazione congiunta “a verbale”, cioè parte dell’Accordo, riguarda inoltre i lavoratori non comunitari, con la finalità di intervenire mediante una “sperimentazione”, da definire a breve, al fine di “evitare che si verifichino le condizioni previste dalla normativa vigente relativa alla scadenza del premesso di soggiorno e come misura di contrasto al lavoro sommerso”.
Questo accordo non è ovviamente l’accordo di cui ci sarebbe bisogno, poiché le risorse messe a disposizione paiono insufficienti per poter far fronte alla situazione drammatica che vive il mondo del lavoro. Tuttavia, va sottolineato che rappresenta un passo avanti -grazie anche alle numerose pressioni esercitate in tal senso in Consiglio da parte delle opposizioni-, considerato che fornisce una qualche copertura a settori di lavoratori finora esclusi del tutto dal sistema degli ammortizzatori sociali.
 
Qui sotto, cliccando sull’icona, puoi scaricare il testo completo dell’Accordo firmato il 4 maggio (3 Mb).
 

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Il gruppo Eutelia intende dismettere tutto il settore IT (Information Technology) e questo significherebbe licenziare 2.000 dipendenti, tra cui tutti i 500 lavoratori dello stabilimento di Pregnana Milanese. Chiediamo alla Giunta regionale di intervenire con la massima urgenza e determinazione nella vicenda, con l’obiettivo del mantenimento del sito milanese e dei suoi livelli occupazionali.
Stamattina i lavoratori dell’Eutelia hanno presidiato il Pirellone e sono stati poi ricevuti da due dirigenti regionali, ai quali hanno ribadito le loro richieste. Infatti, finora Regione Lombardia ha tenuto un profilo molto basso, non partecipando neanche all’incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico, tenutosi il 21 aprile scorso, che aveva invece visto la presenza delle altre Regioni interessate.
Oggi pomeriggio si terrà un ulteriore incontro al Ministero e questa volta almeno un funzionario della sede romana della Regione parteciperà. Bene, ma tutto ciò non basta. Occorre un salto di qualità, superando finalmente quel tabù politico e ideologico secondo il quale le istituzioni non devono “interferire” con il mercato, limitandosi dunque a un po’ di finanziamenti a pioggia per le imprese e agli ammortizzatori sociali per i lavoratori espulsi dal posto di lavoro.
Abbiamo i piedi per terra, conosciamo le competenze dei vari livelli istituzionali e sappiamo bene che una Regione, anche se si tratta della robusta Lombardia, non può fare miracoli. Ma sappiamo anche, come chiunque peraltro, che la mobilitazione del peso politico e istituzionale di Regione Lombardia modificherebbe sensibilmente i termini della questione. E questo vale in particolare per casi come quello di Eutelia, dove la crisi mondiale c’entra soltanto in parte, ma in cambio funge da utile foglia di fico.
Le difficoltà del gruppo Eutelia sono frutto anzitutto di scelte manageriali sbagliate, in parte riconducibili a ragioni e interessi estranei alla sua missione industriale. Infatti, è difficile sostenere che non ci sia più mercato per i servizi informatici offerti dalle aziende del gruppo, considerato che buona parte della clientela è costituita dalla Pubblica Amministrazione, compresi Parlamento, Ministeri e Regione Lombardia. E altrettanto difficile è ignorare la forte pressione degli interessi immobiliari, in vista dell’Expo, sull’area dove oggi sorge il sito di Pregnana Milanese.
A tutto ciò potremmo infine aggiungere la situazione a dir poco ambigua della famiglia Landi, il maggior azionista di Eutelia, indagata dalla magistratura per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e falso in bilancio per una somma, secondo gli inquirenti, di circa 41 milioni di euro.
Insomma, ci pare che tentare di dare un futuro ai lavoratori dell’Eutelia e salvaguardare il grande patrimonio di professionalità sia possibile, oltre che doveroso.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
P.S. già un anno fa Eutelia voleva mettere in Cassaintegrazione quasi 800 dipendenti, di cui 240 a Pregnana. Alla fine, per evitarlo le parti avevano concordato i contratti di solidarietà. Ma l’azienda, nonostante i risparmi derivanti dall’applicazione di questi, non ha mai lavorato su un piano industriale serio e ora vogliono semplicemente chiudere.
 
 
di lucmu (del 25/03/2009, in Lavoro, linkato 1035 volte)
La vicenda ha dell’incredibile e dello squallido, ma è anche sintomatica dello stato di degrado in cui sono precipitati i diritti e le tutele dei lavoratori. A Segrate, periferia orientale di Milano, 110 operai stazionano per strada per il quinto giorno consecutivo, senza più un lavoro e senza che nessuno abbia loro nemmeno comunicato il licenziamento.
Sono tutti lavoratori immigrati, di diverse nazionalità, regolari e fino a venerdì scorso lavoravano per due cooperative che fanno riferimento al “Consorzio Imprese Ytaka” e che avevano in gestione un appalto per conto della catena di supermercati Sma presso il polo logistico “Centro del Rondò”, che si trova in via Londra a Segrate.
Ma, appunto, sabato mattina, senza spiegazione alcuna, hanno trovato i cancelli chiusi e da allora sono letteralmente per strada in attesa che qualcuno si degni di dire loro qualcosa. La loro unica compagnia sono alcuni militari della locale stazione dei Carabinieri e, da ieri, alcuni sindacalisti di SdL intercategoriale, interpellati da conoscenti dei lavoratori stessi. Infatti, nelle cooperative citate non è nemmeno presente il sindacato.
Da quello che i sindacalisti sono riusciti a ricostruire risulta che il gruppo Sma avrebbe revocato venerdì scorso l’appalto alle due cooperative. Una decisione sicuramente comprensibile e anche condivisibile, poiché il consorzio “Ytaka” è direttamente implicato nell’inchiesta contro la ‘ndrangheta che una settimana fa portò a numerosi arresti in Lombardia. Infatti, il consorzio è presieduto da Luana Paparo, accusata di associazione mafiosa e figlia di Marcello Paparo, ritenuto dagli inquirenti il capo della rete criminale.
Ma quello che non è condivisibile, né accettabile è che il prezzo di tutto quanto lo debbano pagare quelli che non c’entrano niente, cioè i lavoratori, e persino con la violazione delle poche regole ancora esistenti nel mondo delle cooperative.
Ben venga un’altra cooperativa, pulita, ma né questa, né la Sma possono pretendere di comportarsi come ai tempi del mercato degli schiavi, dove le persone venivano trattate come oggetti, da usare o da buttare, a seconda della convenienza o del capriccio.
Chiediamo pertanto a tutte le aziende coinvolte di ripartire dal rispetto delle regole e della dignità dei lavoratori, garantendo la continuità lavorativa ai 110 operai di Segrate.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
 
Il tavolo di confronto in Regione sulla vertenza Innse non si riunirà domani 24 marzo, come deciso alla riunione del 9 marzo scorso, ma slitterà di almeno una settimana. La ragione del rinvio sta nel fatto che la società Aedes, proprietaria del terreno dove sorge la fabbrica, necessita ancora di tempo per predisporre una prima proposta di cessione dell’area.
Nel frattempo, la Rsu dell’Innse e la Fiom hanno di nuovo sollecitato che agli operai venga consentito l’accesso alla fabbrica, al fine di poter riattivare l’alimentazione elettrica di quei macchinari che ne sono prive dal giorno dell’ultimo blitz di Genta (proprietario dello stabilimento) e di effettuare la manutenzione. Infatti, alcuni giorni fa Genta aveva rifiutato per l’ennesima volta ogni tipo di accordo con gli operai.
Appena ci saranno altri aggiornamenti questi verranno postati sul blog.
 
 
Comunicato stampa del Gruppo consiliare regionale di Rifondazione Comunista
 
Il Consigliere regionale di Rifondazione Comunista Luciano Muhlbauer ha oggi chiesto formalmente al Presidente della Commissione VII (Lavoro), Daniele Belotti, di convocare in audizione l’Assessore regionale al lavoro, Rossoni, al fine di informare dettagliatamente sull’ammontare dei fondi disponibili per la cassa integrazione in deroga e sulle iniziative del governo regionale in materia di sostegno al reddito e politica attiva del lavoro.
 
“L’allarme lanciato ieri dalle organizzazioni sindacali circa l’esaurimento dei fondi per la cassa integrazione in deroga in Lombardia - spiega Luciano Muhlbauer - è assolutamente reale e giustificato. Infatti, i residui dei fondi del 2008 sono praticamente finiti e gli stanziamenti annunciati dal Governo in varie conferenze stampa non si sono ancora visti e, comunque, si prospettano insufficienti di fronte alla gravità della situazione.”
“Per questo - aggiunge Muhlbauer - abbiamo chiesto che la Commissione Lavoro del Consiglio regionale convochi immediatamente l’Assessore Rossoni, al fine di acquisire tutti i dati utili per valutare la situazione, di conoscere lo stato di attuazione dell’accordo Governo-Regioni del 12 febbraio scorso e di essere informati in dettaglio sulle iniziative che la Giunta regionale intende promuovere per fronteggiare la grave crisi occupazionale.”
“Il sistema degli ammortizzatori sociali in vigore in Italia - afferma ancora  il consigliere del Prc - è inadeguato sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. E non è un caso che si continui a utilizzare uno strumento approssimativo e incerto, come la cassa in deroga, per cercare di dare una risposta ai tanti lavoratori e alle tante lavoratrici che non possono accedere alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria, come quelli delle piccole imprese o delle cooperative e quelli con rapporti di lavoro precari, esclusi comunque i cococo e cocopro.”
“Quello che ci vuole - conclude Luciano Muhlbauer - è una riforma complessiva del sistema, con l’estensione della cassa ordinaria a tutti e con l’introduzione del salario sociale. Ma nel frattempo, visto il totale disinteresse del Governo rispetto all’ipotesi di un nuovo welfare che comprenda tutti e tutte, che almeno si stanzino effettivamente e subito le risorse necessarie perché le Regioni possano utilizzare gli ammortizzatori in deroga per garantire un sostegno al reddito a tutti i lavoratori”.
 
 
di lucmu (del 09/03/2009, in Lavoro, linkato 841 volte)
Oggi in Regione Lombardia si è tenuta una nuova riunione sulla vertenza Innse, come deciso al tavolo di confronto del 25 febbraio scorso. L’odierno incontro aveva una composizione diversa dalle precedenti occasioni, cioè erano presenti soltanto Regione Lombardia (Vicepresidente Rossoni), la Provincia di Milano, il Comune di Milano, la proprietà dell’area (Aedes) e la proprietà dello stabilimento (Genta).
La Regione ha anzitutto sollecitato la proprietà del terreno a formulare entro due settimane una proposta di cessione della parte dell’area interessata dallo stabilimento, cioè quella necessaria per l’attività produttiva. Aedes, peraltro impegnata proprio in questi giorni a ridefinire i suoi assetti proprietari, ha accettato di valutare tale proposta e il Comune di Milano ha esplicitato che non vede controindicazioni all’ipotesi di mantenimento dell’attività produttiva nell’attuale sito.
In secondo luogo, la Regione ha ribadito di ritenere inaccettabile che nel frattempo si producano problemi di ordine pubblico, cioè iniziative unilaterali da parte di Genta.
Infine, entro il 24 marzo sarà riconvocato il tavolo.
La proprietà dello stabilimento (Genta), da parte sua, non ha avanzato opposizioni a questo percorso, o perlomeno non l’ha fatto oggi al tavolo istituzionale…
Ovviamente è ancora presto per dichiararsi ottimisti o pessimisti, poiché le variabili sono troppe, ma una cosa si può affermare con certezza: i nove mesi di resistenza degli operai e la solidarietà sviluppatasi attorno ad essa hanno fatto sì che oggi si discuta molto più seriamente di prima del mantenimento del sito produttivo. Quindi, occorre mantenere viva la solidarietà con gli operai dell’Innse e con la loro lotta.
 
 
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