Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
A Milano ci sono troppi spazi vuoti e abbandonati, lasciati all’incuria e spesso al degrado, un po’ come conseguenza dei processi di deindustrializzazione, ma soprattutto a causa di una speculazione immobiliare che si concepisce come padrona della città. E così, quando uno di questi spazi vuoti viene occupato, per riempirlo di attività, socialità e creatività, allora penso che non siamo di fronte a un “gesto da barbari”, come oggi titola l’edizione milanese de “il Giornale”, bensì a un atto socialmente responsabile e meritevole.
Quindi, benvenuto a Macao, l’esperienza nata sabato 5 maggio con l’occupazione del primo piano (per ora) della Torre Galfa, un palazzo da 31 piani, situato all’angolo tra via Galvani e via Fara, di proprietà del gruppo Ligresti e, ovviamente, vuoto e abbandonato da oltre un decennio.
Per alcuni versi si tratta di un’occupazione di nuovo tipo per Milano. Anzitutto, i protagonisti dell’occupazione sono lavoratori (precari) dell’arte, che dunque mettono al centro dell’occupazione proprio l’arte e la cultura. Non a caso, infatti, si riconoscono in esperienze come il Teatro Valle Occupato di Roma o il Teatro Garibaldi Aperto di Palermo. In secondo luogo, mai nessuno aveva osato l’occupazione di un intero grattacielo, ma probabilmente è giusto così, perché proprio oggi è necessario ricominciare a pensare in grande.
Comunque sia, per saperne di più, date un occhio al loro blog (http://wmacao.tumblr.com), leggete il loro comunicato stampa, che troverete qui sotto, e soprattutto andate a trovarli direttamente.
Per quanto mi riguarda, auguro a Macao lunga vita, perché Milano ha bisogno che i vuoti si riempiano ed i tempi che corrono necessitano che la partecipazione diretta dal basso ridiventi la cifra della politica.
 
Luciano Muhlbauer
 
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Comunicato stampa MACAO - 5 maggio 2012
 
EÌ con piacere che dichiariamo aperto MACAO, il nuovo centro per le arti di Milano, un grande esperimento di costruzione dal basso di uno spazio dove produrre arte e cultura. Un luogo in cui gli artisti e i cittadini possono riunirsi per inventare un nuovo sistema di regole per una gestione condivisa e partecipata che, in totale autonomia, ridefinisca tempi e priorità del proprio lavoro e sperimenti nuovi linguaggi comuni. Siamo artisti, curatori, critici, guardia sala, grafici, performer, attori, danzatori, musicisti, scrittori, giornalisti, insegnanti d’arte, ricercatori, studenti, tutti coloro che operano nel mondo dell’arte e della cultura.
Da un anno ci stiamo mobilitando, riunendoci in assemblee dove discutere della nostra situazione di lavoratori precari nell’ambito della produzione artistica, dello spettacolo, dei media, dell’industria dell’entertainment, dei festival e della cosiddetta economia dell’evento. A questa logica per cui la cultura eÌ sempre più condannata ad essere servile e funzionale ai meccanismi di finanziarizzazione, noi proponiamo un’idea di cultura come soggetto attivo di trasformazione sociale, attraverso la messa al servizio delle nostre competenze, per la costruzione del comune. Rappresentiamo una fetta consistente della forza lavoro di questa cittaÌ che per sua vocazione eÌ da sempre un avamposto economico del terziario avanzato. Siamo quella moltitudine di lavoratori delle industrie creative che troppo spesso deve sottostare a condizioni umilianti di accesso al reddito, senza tutela, senza alcuna copertura in termini di welfare e senza essere nemmeno considerati interlocutori validi per l’attuale riforma del lavoro, tutta concentrata sullo strumentale dibattito intorno all’articolo 18. Siamo nati precari, siamo il cuore pulsante dell’economia del futuro, e non intendiamo continuare ad assecondare meccanismi di mancata redistribuzione e di sfruttamento. Apriamo MACAO perché la cultura si riprenda con forza un pezzo di Milano, in risposta a una storia che troppo spesso ha visto la cittaÌ devastata per mano di professionisti di appalti pubblici, di spregiudicate concessioni edilizie, in una logica neo liberista che da sempre ha umiliato noi abitanti perseguendo un unico obiettivo: fare il profitto di pochi per escludere i molti. Oggi vogliamo restituire alla cittadinanza questo grattacielo, simbolo di quel sogno economico capitanato da grossi gruppi finanziari e tutt’ora nelle mani di uno dei più arricchiti e collusi burattinai della speculazione edilizia milanese.
Dalla primavera scorsa molti cittadini, artisti e operatori culturali hanno dato vita a esperienze inedite, attraverso pratiche di occupazione di spazi dismessi dal pubblico e dal privato, esperienze che stanno dimostrando di poter durare nel tempo occupandosi di cultura, territori, lavoro, nuove forme di economia e nuove forme di espressione dell’intelligenza collettiva.
Crediamo che la produzione artistica vada del tutto ripensata: dobbiamo prenderci questo tempo e questo diritto in modo serio e radicale, occupandoci direttamente di cioÌ che eÌ nostro. Macao eÌ questo, uno spazio di tutti, che deve diventare un laboratorio attivo in cui sono invitati i lavoratori dell’arte, dello spettacolo, della cultura, della formazione e dell’informazione. Qui artisti, intellettuali, esperiti del diritto, della legge e della costituzione, attivisti, scrittori, film maker, filosofi, economisti, architetti e urbanisti, abitanti del quartiere e della cittaÌ, devono prendersi il tempo necessario per costruire una dimensione sociale, comune e cooperante. Abbiamo un sacco di lavoro da fare, dobbiamo trasformare queste parole in pratiche reali sempre più efficaci e costituenti di modelli alternativi a quelli in cui viviamo, e tutto dipende da noi. Occorre non dare per scontato nulla producendo inchieste competenti, dibattiti, analisi e momenti di confronto riguardo tutti i territori che producono disuguaglianze ed espropriazione di valore, non tralasciando le nuove forme con cui l’ideologia capitalista si sta travestendo. Occorre avere gioia e umorismo per trasformare questo impegno in un momento umano, collettivo e liberato. Occorre aver cura di questo spazio perché possa essere adatto a ospitare tutti. Occorre che in questo spazio l’arte e la comunicazione smettano di essere attività fini a se stesse, ma esplodano e trovino le loro motivazioni all’interno di questa lotta, costruendo nuovi immaginari ed esplicitando quale mondo vediamo. Viva Macao e buon lavoro a tutti.
Siamo una rete di soggetti che stanno operando fianco a fianco all’interno di questa lotta: Lavoratori dell’arte, Cinema Palazzo di Roma, Teatro Valle Occupato di Roma, Sale Docks di Venezia, Teatro Coppola di Catania, Asilo della CreativitaÌ e della Conoscenza di Napoli, Teatro Garibaldi Aperto di Palermo.
 
 
di lucmu (del 29/03/2012, in Movimenti, linkato 767 volte)
Sabato 31 marzo, a Milano, ci sarà la manifestazione nazionale “Occupyamo Piazza Affari”. L’appuntamento è alle ore 14.00 in Piazza Medaglie d’Oro (P.ta Romana), da dove partirà il corteo che raggiungerà Piazza Affari. Se pensate che i diritti sociali e la dignità non siano una variabile dipendente dai capricci dei mercati finanziari, allora vi invito a partecipare.
L’idea di una mobilitazione di piazza su una piattaforma chiaramente alternativa alle politiche sociali del Governo Monti e della Bce viene dal Comitato No Debito, che l’aveva lanciata già mesi fa. Tuttavia, quanto avvenuto nelle ultime settimane con il varo del progetto governativo di riforma del mercato del lavoro e di sostanziale svuotamento dell’articolo 18, assegna alla manifestazione indubbiamente una nuova e maggiore valenza politica.
Per saperne di più sui contenuti della manifestazione, rinvio anzitutto alla lettura dell’appello “Occupyamo Piazza Affari” e agli altri materiali reperibili sul sito del Comitato No Debito. Vi segnalo, inoltre, che negli ultimi giorni si sono aggiunti appelli specifici, spesso su iniziativa di realtà milanesi, come ad esempio Blockupy Milano! o Ri/generazione precaria, con i quali vengono comunicate nuove adesioni al corteo.
Sebbene l’appuntamento di sabato stia crescendo, il corteo continua però a mantenere una forte caratterizzazione militante. Ci sono i sindacati di base, come Usb o Cub, la Rete 28 aprile nella Cgil, alcune Rsu, vari settori di movimento e dei centri sociali, forze politiche come Rifondazione Comunista, Sinistra Critica ed altri, alcuni esponenti di Sel e IdV, eccetera.
Ovviamente, come ci ricorda anche la virulenza dell’offensivo sull’articolo 18, per reggere lo scontro che si è aperto in Italia e in Europa sul welfare e sul lavoro ci vorrà ben altra massa critica. Ma oggi il corteo del 31 marzo è uno dei punti di passaggio obbligati, dopo l’ondata di scioperi, soprattutto dei metalmeccanici, e in vista dello sciopero generale, ancora tutto da costruire, per dire la verità. Anche perché indica e ribadisce il centro del problema, cioè la necessità impellente di costruire un’alternativa alle politiche dell’austerity e dello smantellamento del modello sociale europeo.
 
di Luciano Muhlbauer
 
 
A Milano, venerdì 2 marzo, è nato un nuovo spazio sociale. Si chiama “Laboratorio Piano Terra” e si trova nel quartiere Isola, in via Confalonieri n. 3. Lo spazio, di proprietà comunale, era vuoto ed inutilizzato da tempo. A promuovere l’occupazione è stata una rete di diverse realtà dell’area metropolitana: San Precario, il Coordinamento lavoratori in lotta, il Comitato No Expo e il collettivo OffTopic.
A me pare che si tratti di una buona notizia. Certo, piccola, di fronte alla forza brutale della crisi, della recessione e, soprattutto, delle politiche dell’austerity, che ridisegna il presente e il futuro delle nostre vite. Ma, d’altronde, anche le grandi cose sono sempre nate dalla semina di tante cose piccole. O no?
Ed è una buona notizia che sia nato proprio lì, nel quartiere Isola, uno degli epicentri delle trasformazioni urbanistiche del nostro tempo e della nostra città e, dunque, un punto di osservazione privilegiato.
Con il Laboratorio Piano Terra torna finalmente nel quartiere Isola uno spazio sociale. Già, perché le tante trasformazioni e un’amministrazione comunale ostile avevano in parte desertificato il quartiere, da quel punto di vista. Vi ricordate Reload, la Stecca degli Artigiani, il circolo di Rifondazione di via Confalonieri e il Pergola? In pochi anni sono stati fatti chiudere. Ora, il quartiere ha di nuovo uno spazio sociale.
Infine, un’impressione molto personale. Ieri sabato c’è stata la presentazione “ufficiale” alla città del nuovo spazio, compreso un aperitivo. È stato un momento molto bello, dal punto di vista dell’aria che si respirava. C’era tanta gente, un clima buono e, soprattutto, in un modo o nell’altro sono passate quasi tutte le realtà di movimento della città. Chi non conosce Milano penserà “e allora?”, chi la conosce sa che non sono cose scontate dalle nostre parti.
Insomma, se lo spazio resiste all’avanzare del tempo e delle cose, come auspico fortemente, potrà rappresentare indubbiamente un significativo contributo e un’occasione in più per i movimenti milanesi.
Ma passateci direttamente a dare un’occhiata, è facilissimo da trovare e le porte sono sempre aperte.
 
Luciano Muhlbauer
 
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Qui di seguito, il testo del volantino distribuito in quartiere il giorno dell’occupazione:
 
VENERDÌ 2 MARZO NASCE NEL QUARTIERE ISOLA
Via Confalonieri 3
PIANO TERRA
UN NUOVO SPAZIO LIBERATO, APERTO, VIVO
 
Queste due parole sono per presentarci a voi che il quartiere lo vivete, lo abitate, lo attraversate per iniziare a conoscerci.
Piano Terra lo animeremo così:
Aprendo un altro Punto San Precario, sportello legale e agenzia di conflitto per sostenere e diffondere il punto di vista precario. Un luogo in cui la precarietà di lavoro e di vita sia centrale. Avete mai sentito parlare di San Precario? Bene, è ritornato nel quartiere dove è nato il 29 febbraio 2004.
Aprendo un luogo di incontro delle diverse realtà di lavoratrici e lavoratori che si uniscono e si organizzano indipendentemente dalle appartenenze politiche e sindacali. Per la costruzione dal basso delle mobilitazioni. Per il sostegno a tutte le lotte con l'intento di unificarle, intrecciandosi con i diversi soggetti, le diverse realtà ed i diversi momenti che
attraversano la metropoli e il panorama nazionale.
Aprendo un luogo di raccolta per il quartiere; per i ragazzi che tra uno stage e un'università consumata troppo in fretta, vogliono scambiare idee davanti ad un caffè oppure trovarsi in un’accogliente sala studio wi-fi; dove i precari, dopo una giornata di lavoro intermittente, e i pendolari, che aspettano sempre meno treni, possano ascoltare buona musica o guardare un film. Uno spazio per tutti quelli che vogliono mettersi in gioco per riappropriarsi e riscrivere la geografia della città.
Aprendo un luogo di partecipazione, elaborazione critica e di conflitto nel cuore della città vetrina, in un quartiere vittima della trasformazione urbana e della valorizzazione immobiliare. Un luogo dove opporsi alle dinamiche di Expo, rispondere alla precarizzazione dei territori, appropriarsi dei beni comuni e dei diritti dell’abitare. Punto di ritrovo per discutere, conoscere, resistere nella Milano dei grattacieli e della crisi.
Aprendo un luogo dove poter offrire a costi quasi zero una palestra dove tenere in allenamento anche i muscoli oltre al cervello di tutti e tutte. Una palestra popolare quindi, una palestra dove tirare di boxe, divertirsi e prepararsi per un nuovo round di vita precaria.
 
Scriveteci, contattateci, suggeriteci …. pianoterra@inventati.org
 
 
In questi ultimi anni a Milano ho visto molta gente salire su carroponti, tetti, gru o torri per difendere il posto di lavoro, chiedere il rispetto di un diritto o denunciare un’ingiustizia. Ma mai ho visto poliziotti o altre forze dell’ordine arrampicarsi per tirarli giù con la forza, rischiando così di rendere ancora più insicura una condizione che è già di insicurezza.
Stamattina in Val di Susa sembra che le forze dell’ordine abbiano, invece, pensato di farlo. Ho ascoltato la registrazione della telefonata tra Radio Blackout e Luca Abbà, valsusino e attivista no tav, arrampicatosi su un traliccio in segno di protesta contro le operazioni di sgombero per allargare l’area del cantiere. Poi ho letto il comunicato della Questura di Torino, che conferma, sebbene con molti giri di parole, l’intervento di rocciatori della polizia di Stato.
Mentre scriviamo Luca, precipitato dal traliccio, si trova in coma farmacologico in ospedale a Torino. Le sue condizioni sono gravissime, ma le ultime notizie ci consentono qualche spiraglio di ottimismo. Nel frattempo, in valle, le operazioni di allargamento del cantiere non si sono interrotte nemmeno per un attimo, nonostante la gravità dell’accaduto. Tutto ciò è semplicemente allucinante e si spiega soltanto con le condizioni di militarizzazione della valle e con quella sorta di extra territorialità garantita dall’istituzione dell’area di interesse strategico nazionale.
Per chiedere la fine della militarizzazione della valle, per fermare quell’inutile e costosa opera chiamata Tav e in solidarietà con Luca, sono indetti presidi e mobilitazioni in tutte le città.
A Milano, appuntamento alle ore 18.00 in piazza San Babila.
 
di Luciano Muhlbauer
 
 
Una grande, straordinaria e bellissima manifestazione, riuscita anche oltre le aspettative. Un serpentone lungo più di cinque chilometri, che ha riempito quasi per intero la strada che va da Bussoleno a Susa. Eravamo in tanti e tante, decine di migliaia, forse meno dei 75mila dichiarati dagli organizzatori, ma immensamente più numerosi rispetto ai 12mila riconosciuti dalla Questura di Torino. Ed eravamo uniti nelle nostre diversità in un unico movimento.
Alla testa la Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone, i gonfaloni dei Comuni e i Sindaci, compresi gli amministratori del Pd minacciati di espulsione dal partito alla vigilia della marcia, e quasi subito dopo i parenti e gli amici degli attivisti arrestati nella maxi retata del 26 gennaio scorso, a simboleggiare che la richiesta di liberazione appartiene a tutto il movimento. E poi, appunto, una marea di persone, tantissimi della valle, di ogni età, e poi gli uomini e le donne venuti da molte città. Moltissimi giovani e questo è importante.
Insomma, una manifestazione riuscita in pieno, senz’ombra di dubbio, e un fatto politico da non sottovalutare. Già, perché significa che la campagna di criminalizzazione di questi mesi ed i recenti arresti di attivisti non hanno raggiunto l’obiettivo di spezzare e disarticolare il movimento, né ad attenuare il dissenso e l’opposizione rispetto ad un’opera inutile e dai costi faraonici.
Una giornata quasi troppo perfetta per i no tav, quindi. E così, forse, non dovremmo stupirci troppo di fronte a quanto avvenuto alla stazione di Torino in serata, quando alcune centinaia di manifestanti che stavano per prendere il treno per Milano, hanno subito violente e ingiustificate cariche di polizia, causa qualche biglietto mancante.
E non dovrebbe sorprendere nemmeno che oggi la grande stampa ha sostanzialmente ignorato il corteo del 25 febbraio, relegando la notizia nelle pagine di cronaca, cioè a pagina 24 il Corriere e a pagina 19 La Repubblica. Forse il racconto di quel corteo avrebbe stonato troppo con quella linea editoriale tutta “violenti infiltrati” e “vogliono il morto”.
In altre parole, ieri i valsusini e il movimento No Tav hanno segnato un punto a proprio favore, dando una risposta politica significativa agli arresti degli attivisti. Per il governo Monti, che sulla questione Tav si muove in piena continuità con quello precedente, potrebbe essere persino un’occasione per rivedere l’approccio militaresco alla valle. Ma, ahinoi, questa prospettiva appare oggi poco probabile, poiché sono in gioco non solo i tanti interessi affaristici che girano attorno a quei 20 miliardi che costerebbe il Tav, ma anche il quadro generale disegnato dalle politiche dell’austerity e dello smantellamento dello stato sociale.
Infatti, non è un caso che gli allarmi lanciati alcuni giorni fa dal Capo della Polizia più pagato del mondo, Antonio Manganelli, circa aree “anarco-insurrezionaliste” che “vogliono il morto” mischiassero cose diverse, dalle proteste no tav fino alla cosiddetta riforma del mercato del lavoro, segnalando, peraltro, che forse il Ministro Fornero potrebbe entrare nel mirino dei terroristi. E buttare lì queste cose proprio nel momento in cui lo scontro sull’articolo 18 e sugli ammortizzatori sociali si intensifica e quando mancano soltanto due settimane allo sciopero generale della Fiom, ebbè, non è mica molto simpatico, anche se sa tanto di déjà vu.
E poi ci sono anche altri segnali preoccupanti, come quella pazzesca condanna a 4 e 5 anni di galera per due ragazzi ventenni, senza precedenti e sulla base di sole prove indiziarie,  per gli scontri a Roma del 15 ottobre scorso.
Insomma, ieri 25 febbraio è stata una buona giornata, ma questo non fa che aumentare le nostre responsabilità per il futuro. La lotta in Val di Susa, come non si stancano di ripetere i valsusini, sarà ancora lunga e già tra qualche giorno inizieranno gli espropri per fare posto al cantiere. E poi, continuano a stare in carcere molti degli attivisti arrestati e noi pensiamo che debbano uscire, per stare almeno ai domiciliari in attesa del processo.
In altre parole, la straordinaria manifestazione di ieri è anche un’occasione per andare oltre, per allargare il movimento no tav e per costruire relazioni e connessioni più strette con altri movimenti e altre lotte, come quella degli operai della Fiom e quella delle reti per il bene comune, ma anche con quelle dei tanti comitati cittadini che un po’ ovunque nascono contro il consumo e la devastazione del territorio.
 
di Luciano Muhlbauer
 
 
di lucmu (del 21/02/2012, in Movimenti, linkato 2620 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato sul giornale on line MilanoX il 21 febbraio 2012
 
Non mi piace particolarmente polemizzare con dei magistrati, anche se può capitare, e non mi ricordo di avere mai scritto frasi ingiuriose contro singoli magistrati. E riterrei profondamente sbagliato se la mobilitazione per la scarcerazione degli attivisti No Tav, arrestati il 26 gennaio scorso, finisse per tramutarsi in una sorta di questione personale con il Procuratore Capo di Torino, Gian Carlo Caselli.
Sarebbe imperdonabile, poiché non solo condurrebbe su strade senza vie d’uscita, ma soprattutto assolverebbe i responsabili del costosissimo, inutile e dannoso progetto Tav e della pazzesca militarizzazione della Val di Susa.
Se in Valle la situazione è quella che è e se c’è una campagna, giudiziaria e politica, per tentare di spezzare il movimento ed eliminare il dissenso, questo non è certo il prodotto delle decisioni di una qualche procura, bensì di un insieme di attori economici e politici, a partire dal livello governativo.
Detto e ribadito tutto questo, non possiamo però esimerci da alcune considerazioni su quanto dichiarato da Gian Carlo Caselli nella sua intervista, pubblicata oggi dal Corriere della Sera, in seguito all’annullamento della presentazione pubblica del suo libro a Milano, causa timori per eventuali ed attese contestazioni.
Sarebbe certamente più comodo tacere e fare finta di niente, come fanno molti, ma sarebbe anche irresponsabile, perché il procuratore capo ha scelto di formulare alcuni giudizi, di carattere extragiudiziale, che francamente fanno sobbalzare sulla sedia e che inquietano.
Come si fa a paragonare chi contesta la retata del 26 gennaio ai "familiari dei camorristi che circondano le auto delle forze dell'ordine per impedire gli arresti dei loro congiunti”? Oppure, liquidare le critiche di un suo stimato ex collega, il giudice Livio Pepino, con un infastidito “ai tempi del terrorismo, a sinistra mi chiamavano ‘servo sciocco’ del generale Dalla Chiesa. Non mi sono impressionato allora né mi impressiono oggi”?
È grave che proprio il magistrato che conduce l’inchiesta contro un gran numero di attivisti del movimento No Tav paragoni con disinvoltura gli inquisiti a camorristi e quanti lo criticano a dei collusi con il terrorismo.
Auspico vivamente che si torni presto a maggior realismo e correttezza e, soprattutto, che tutta la questione No Tav torni ad essere considerata per quella che è: non una questione di ordine pubblico, bensì politica, nel senso più nobile del termine. Poi, qualche camorrista o simile salterà sicuramente fuori, ma certamente non dalla parte dei No Tav.
Il 25 febbraio ci sarà la manifestazione nazionale in Val di Susa, che ribadirà ancora una volta la richiesta di scarcerazione degli attivisti detenuti e la continuazione della lotta contro l’insensato progetto Tav. Sarà una voce plurale, unita e determinata. Ne sono certo. Andrebbe ascoltata.
 
 
Manca poco più di una settimana alla manifestazione nazionale No Tav del 25 febbraio e le iniziative sui territori si moltiplicano. A Milano, segnaliamo in particolare i due appuntamenti “centrali” di questo fine settimana, il concerto No Tav di venerdì 17 e il corteo di sabato 18 febbraio, che si aggiungono alle diverse iniziative già realizzate nell’area metropolitana.
Per quanto riguarda i quattro attivisti no tav milanesi finiti in custodia cautelare a San Vittore nel quadro della maxi retata del 26 gennaio scorso, la situazione è la seguente: lunedì 13 febbraio si è tenuto il riesame per tre di loro, che ha confermato la carcerazione preventiva per Marcelo e Maurizio, concedendo gli arresti domiciliari soltanto per Lollo; oggi giovedì 16 febbraio si è tenuto il riesame per Niccolò: pure per lui sono stati respinti i domiciliari e quindi deve rimanere in carcere.
Ricordo, inoltre, l’appello pubblico per la scarcerazione degli attivisti milanesi arrestati, pubblicato anche su questo blog, che continua ad essere valido.
Per quanto riguarda gli appuntamenti sopra ricordati, eccovi le coordinate:
 
CONCERTO NO TAV
venerdì 17 febbraioore19.00-24.00 piazza XXIV Maggio - Milano
Per la liberazione di tutti gli arrestati No Tav. Contro un’opera dannosa e inutile. Per la difesa dei territori e dei beni comuni. Per la libertà di conflitto.
con: ESA, NIGHTSKINNY, JUNIOR SPREA, MICKY e JOXEMI (NO RELAX y SKA-P), PUNKREAS, CASINO ROYALE
Intervengono: compagni e parenti dei ragazzi arrestati e Comitati No Tav della Val di Susa
Live painting by: Art Kitchen, VolksWriter
per info e aggiornamenti vedi sito di Milano in Movimento
 
CORTEO CITTADINO NO TAV
sabato 18 febbraioore 14.00 - Stazione Centrale (sotto il presidio-torre dei lavoratori ex wagon lits, cioè v. Ferrante Aporti, ang. v.le Brianza)– Milano
Il corteo terminerà davanti a San Vittore.
La manifestazione è stata convocata dall’assemblea cittadina e non c’è un unico appello di convocazione, bensì soltanto delle parole d’ordine unitarie: “Le lotte non si arrestano! No Tav liberi!”.
Da parte di una serie di comitati territoriali (no tem, no expo ecc.) è stato, invece, lanciato un Appello per uno spezzone unitario territori lombardi in lotta, che si tradurrà appunto in uno spezzone all’interno del corteo. Per quanto ci riguarda, lo condividiamo.
 
MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO TAV IN VAL DI SUSA
sabato 25 febbraioore 13.00 – piazzale della Stazione - Bussoleno (termina a Susa)
Per quanto riguarda i mezzi di trasporto collettivi da Milano, la situazione è ancora in evoluzione. Pertanto segnaliamo gli unici mezzi già certi, cioè i pullman organizzati da Zam, che partiranno alle ore 9.00.
Info e prenotazioni: pullman-mi@hotmail.com – tel. 389.5445079
 
Luciano Muhlbauer
 
 
Un appello milanese, per chiedere che gli attivisti No Tav arrestati a Milano il 26 gennaio scorso vengano scarcerati e per opporsi alla criminalizzazione del movimento No Tav. Un appello che parla degli arrestati di Milano e della necessità di prendere parola ampiamente anche a Milano, ma che si inserisce nelle analoghe campagne che un po’ in tutta Italia stanno nascendo. Infine, aggiungo io, uno dei passi che ci dovrà portare in massa in Val Susa il 25 febbraio prossimo, per la grande manifestazione nazionale.
Fate circolare l’appello e firmatelo, se non l’avete già fatto.
 
Luciano Muhlbauer
 
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Libertà per Niccolò, per Maurizio, Lollo, Marcelo. Libertà per tutti i No Tav arrestati
 
Giovedì 26 gennaio all'alba diverse decine di persone, in varie città italiane, hanno subito perquisizioni presso le loro abitazioni in relazione ad un'indagine della magistratura di Torino concernente le mobilitazioni No Tav dell'estate 2011. Ne sono scaturiti 26 arresti e un totale di 41 provvedimenti giudiziari restrittivi delle libertà individuale. Tra queste, persone anziane, donne incinte, consiglieri comunali della valle, sindacalisti, giovani dei centri sociali.
Non è nostra intenzione mettere in discussione l'autonomia e l'indipendenza della magistratura nello svolgere il suo lavoro, in questo caso come in generale, siamo però preoccupati per questa vicenda e ci preme rendere note alcune considerazioni:
-crediamo sia importante sottolineare come il movimento No Tav (che coinvolge tutte le persone interessate alla salvaguardia del territorio, a prescindere dall'abitare o meno in Val Susa e che ha già ampiamente rifiutato ogni suddivisioni tra presunti buoni e ancor più presunti cattivi) non debba essere criminalizzato in questo modo. L'espressione del dissenso e più in generale la battaglia per la salvaguardia dei beni comuni che in Val Susa vengono portati avanti non sono riconducibili in alcun modo a una mera questione d'ordine pubblico, e quest'operazione rischia seriamente di indurre questo equivoco;
-siamo preoccupati per il clima che questo tipo di operazioni può contribuire a creare nel Paese, nella situazione di crisi diffusa e con diverse situazioni socialmente complesse in corso, il rischio che si lasci intendere un messaggio di normalizzazione del conflitto e di volontà di chiudere gli spazi di agibilità politica è non solo possibile ma probabile.
-riteniamo infine, anche in virtù del fatto che conosciamo personalmente almeno una parte significativa degli indagati e delle loro collettività d'appartenenza, che sia possibile e auspicabile che siano messe nella condizione di affrontare le accuse che vengono loro mosse in stato di libertà, senza misure restrittive preventive che pregiudichino i loro affetti, il loro lavoro e studio, il loro impegno sociale.
 
per adesioni inviare mail a: appellonoarresti@gmail.com
 
Basilio Rizzo, Presidente consiglio comunale; Giovanna Capelli, segreteria regionale PRC; Massimo Gatti, capogruppo Lista civica Un'Altra Provincia-PRC-PdCI Provincia di Milano;  Antonello Patta, comitato politico nazionale PRC; Luciano Muhlbauer, già consigliere regionale Lombardia Prc-Fds; Emanuele Patti, presidente provinciale Arci Milano; Anita Sonego, consigliera comunale Sinistra per Pisapia FdS; Alessandro Gerosa, portavoce SEL Monza; Giansandro Barzaghi - già Assessore all'Istruzione della Provincia di Milano; Chiara Cremonesi, capogruppo SEL Regione Lombardia; Vittorio Agnoletto, medico; Piero Maestri, Sinistra Critica; Stefano Ferrario, Sinistra Critica Varese; Roberto Firenze, delegato Rsu Comune di Milano; Emiliano Salvi, Atenei in Rivolta Milano; Marco Dal Toso, avvocato Giuristi Democratici Milano; Renato Sarti, Teatro della Cooperativa; Patrizia Quartieri, Capogruppo Sel Comune di Milano; Daniele Farina, coordinatore provinciale SEL Milano; Luca Gibillini, consigliere comunale SEL, Milano; 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Luca Brunet, consigliere comunale PRC Peschiera Borromeo; Rossella Brunetti, comitato politico PRC Milano; Grazia Cangemi, iscritta circolo Cologno Monzese PRC; Eugenio Cantoni, vicesindaco Locate Triulzi; Carmela Carbone, iscritta circolo Cologno Monzese PRC, Michele Carbone, capogruppo comune Cologno Monzese PRC; Jeanine Carteau, segretaria circolo Rosa Luxemburg PRC; Adelio Castoldi, iscritto circolo San Giuliano; Norberto Ceserani, segretario circolo Inzago PRC; Jonathan Chiesa, comitato politico PRC Milano; Marinella Cornalba, iscritta circolo Battaglia PRC; Luigi Crepaldi, consigliere zona 7 Sinistra per Pisapia FdS; Leonardo Cribio, capogruppo FdS Sinistra x Pisapia zona 9; Claudio Cusin, segretario circolo Bollate PRC; Cristina Dall'Orto, comitato politico PRC Milano; Cecè Damiani, iscritta circolo Rosa Luxemburg PRC Milano; Vincenzo Di Blasi, iscritto circolo Legnano; Fabrizio Draghi, consigliere zona 4 Milano Sinistra per Pisapia FdS; Emanuele Flacco, iscritto circolo San Giuliano; Vanna Florenzano, comitato politico PRC Milano; Luca Forlani, segretario circolo Cernusco PRC; Pierpaolo Grassini, iscritto circolo PRC Rho; Luigi Greco, comitato politico PRC Milano; Marie Loveci, comitato politico PRC Milano; Luca Manenti, segretario circolo Ottobre 17 PRC; Gennaro Manieri, comitato politico PRC Milano; Roberto Mapelli, comitato politico PRC Milano; Gino Marchitelli, segretario circolo PRC san giuliano, Luca Massari, consigliere zona 4 Milano Sinistra per Pisapia FdS; Sara Matronicola, iscritta circolo Muzzana PRC; Gino Maurello, comitato politico PRC Milano; Patrizia Menapace, iscritta circolo San Giuliano; Francesco Messano, segretario circolo Cologno Monzese, Marco Messineo, consigliere comunale Vimodrone PRC; Luigina Milanese, consigliera comunale PRC Corbetta; Pasquale Moda ,segretario circolo Muzzana Milano PRC; Luigi Montenegro, iscritto circolo Cologno Monzese PRC; Luigi Montone, comitato politico PRC Milano; Maurizio Moro, consigliere comunale PRC Garbagnate; Stefano Nutini, segretario circolo Perucchini PRC; Gianni Occhi, comitato politico PRC Milano; Rocco Ornaghi, iscritto circolo Inzago PRC; Rita Parozzi, vicesindaca comune di Bresso; Anna Pasquetti, iscritta circolo Legnano; Ciro Piscelli, assessore comunale Rozzano; Stefano Poloni, iscritto circolo Binaschino PRC; Roberto Pozzoli, iscritto circolo Novate PRC; Matteo Prencipe, comitato politico PRC Milano; Andrea Quatrociocchi, consigliere di zona 9 Sinistra per Pisapia FdS; Laura Re Garbagnati, comitato politico PRC Milano; Carmela Restelli, comitato antifascista zona 8, Rosa Riboldi, assessora comunale Cinisello Balsamo; Massimo Righetti, consigliere zona 8 Sinistra per Pisapia FdS; Alessandro Rivolta, iscritto circolo Novate PRC; Nadia Rosa, segretaria circolo Cinisello PRC; Mara Rossetti, iscritta circolo San Giuliano; Carlo Rutigiano, segreteria regionale PRC; Luigi Santese, comitato politico PRC Milano; Ermes Severgnini, capogruppo PRC Cernusco/sn; Piero Spadaro, segretario circolo PRC Magenta; Josè Luis Tagliaferro, iscritto circolo Perucchini Milano PRC; Michele Tedesco, segreteria regionale PRC; Maria Tedesco, comitato federale PRC Milano; Valerio Tradardi, segretario circolo Battaglia PRC; Francesco Trunfio, iscritto circolo San Giuliano; Franco Tucci, consigliere zona 9 Sinistra per Pisapia FdS PRC; Antonio Turri, segretario PRC Novate; Franco Vaia, segretario circolo PRC Vittuone; Luigi Verderio, assessore comunale Vimodrone; Diego Weisz, comitato politico PRC Milano; Rita Zecchini, assessora comunale Cernusco sul Naviglio; Mario Agostinelli, Presidente Associazione Energiafelice; Massimo Conte, ricercatore e operatore sociale; Ugo Mattei, ordinario diritto civile Università di Torino; Saverio Ferrari, osservatorio democratico nuove destre; Giorgio Riolo, Associazione Punto Rosso; Laura Cantelmo, insegnante; Giuseppe Garufi, insegnante e consigliere di zona 5; Ulisse Morelli, insegnante; Luca Pace, tecnico del suono; Aldo Giannuli, ricercatore storia contemporanea Università Statale; Michelangelo Secchi, Cooperativa Mesaverde; Alex Foti, editor Il Saggiatore e presidente Arci Milano X; Valentina La Terza, presidenza Arci Milano; Giuseppe Pipitone, scrittore giornalista musicale; Nicolò Calloni, impiegato e attivista; Ilaria Villa, studentessa; Ilaria Scovazzi, responsabile immigrazione Arci Milano; Federica Sossi, ricercatrice Università di Bergamo; Giulia Rivoli, operatrice umanitaria; Federico Bernini, fotografo; Massimo Laratro, avvocato; Matteo Paulli, avvocato; Domenico Vitale, dottore di ricerca in scienze del lavoro; Antonio Pironti, avvocato; Francesca Lenzini, dottoressa in legge; Giuseppe Paudice, insegnante in pensione; Stephan Greco, Arci Acropolis; Marco Philopat, editore e scrittore; Ivano Tajetti, presidente Anpi Barona Milano; Aaron Paradiso, Comitato Antifascista zona 8; Giuliano Zosi, compositore di musica; Viola Calabrese, dottoressa; Tiziana Laratro, segretaria; Anita Pessognelli, insegnante; Emanuele Napoli, ceramista; Guido Cavalca, professore Scienze dell'Educazione Università Bicocca; Marco Penso; Stefano Mansi, San Precario Milano; Anna Serlenga, regista e ricercatrice; Marcella Anglani, Lavoratori dell'Arte; Fabio Zambetta, direttore libri Feltrinelli Milano; Giuseppe Natale, Forum Civico Metropolitano e Anpi Crescenzago; Alessandra Naldi, Presidente Antigone Lombardia; Piero Basso; Giovanni Rossella, funzionario comunale Opera; Alessandra Manzoni, psichiatra; Tilde Napoleone, educatrice carcere di Bollate/Associazione Antigone; Gilda Zazzara, Università Ca' Foscari, Venezia; Marco Gabriele Armanini, Presidente Circolo Zanna Bianca di Legambiente; Fabbro Aurelia, pensionata; Simone Parasole, libero cittadino; Daria Carmi, curatrice; Marta Lodola, studentessa; Matteo Marchetti, Presidente Circolo Arci Bitte; Daniele Grassini, educatore professionale; Adalberto Borioli, artista; Mirna Miglioranzi, musicista; Antonio Caronia, Accademia di Brera Milano; Roberto Maggioni, giornalista; Vera Tisot, attiva miltante di Sel; Alessandra Cecchinato, cittadina; Silvana Botassis, cittadina no tav; Andy Perego, devoto di San Precario; Romano Miglioli, associazione Micene; Ines Biemmi, insegnante; Gabriele Di Tonno, insegnante; Arianna Lissoni, ricercatrice; Davide Steccanella, avvocato; Vitaliano Caimi, docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico Statale di Busto Arsizio; Franca Venesia, pensionata; Adriana Perrotta Rabissi, insegnante; Paolo Rabissi, insegnante e poeta; Gilda Zazzara, ricercatrice Univ. Ca'foscari Venezia; Loris Caruso, ricercatore, Università Torino; Annamaria De Pietro, casalinga; Marcello Montedoro, ingegnere pensionato; Vera Silveri, pensionata; Carla Ridella, pensionata; Franco Romano', scrittore; Michele Arcangelo Finnu, pensionato; Angela Passarello, insegnante; Anita Pessognelli, insegnante; Emanuele Napoli, artista; Adam Vaccaro, poeta e operatore culturale; Lelio Scanavini, editore; Giuliano Zosi, musicista e compositore; Mirna Miglioranzi, musicista e insegnante; Adalberto Borioli, pittore e musicista; Aldo Marchetti, docente Università Statale Brescia; Luca Galantucci, dottore di ricerca Politecnico di Milano; Michele Spreafico aka Junior Sprea; Assalti Frontali, Roma; Punkreas; Arci Groove, Rozzano; Arci Acropolis, Vimercate; Arci Milano X; Arci Bitte; Circolo Prc Luca Rossi; Rosso si spera
 
Adesioni aggiornate al 2 febbraio 2012. Per vedere successivi aggiornamenti delle adesioni consulta il sito Milano in Movimento. Per inviare adesioni: appellonoarresti@gmail.com
 
 
La maxi operazione di polizia contro 41 persone, di cui 25 agli arresti, per i fatti del 3 luglio scorso in Val di Susa non può che suscitare allarme e forte preoccupazione, poiché comunica in maniera inequivocabile la volontà di spezzare con la forza e la repressione ogni dissenso organizzato verso il progetto Tav.
Prendiamo atto delle dichiarazioni del Procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, che oggi ha affermato che i provvedimenti non sono da intendersi come atti diretti contro il movimento No Tav e che “il terrorismo non ha assolutamente nulla a che vedere” con i fatti del 3 luglio.
Tuttavia, non possiamo che rimanere esterrefatti di fronte alla precisione chirurgica con i quali i provvedimenti sembrano essere stati spalmati sulle diverse componenti del composito movimento No Tav.
Sono stati arrestati esponenti di centri sociali di diverse città e di diverse aree di riferimento, colpendo anzitutto quelli piemontesi. Colpiti anche un dirigente di Rifondazione Comunista di Torino, Andrea Vitali, e un dirigente sindacale della Filctem-Cgil calabrese, Giuseppe Tiano. Tra gli arrestati troviamo poi anche un barbiere di Bussoleno e un consigliere comunale di 66 anni di Villar Focchiardo. Infine, come in tutti i gialli che si rispettino, c’è ovviamente anche il vecchio brigatista, sempre utile a insinuare mille dubbi nell’opinione pubblica.
Il 3 luglio dell’anno scorso in Val di Susa c’erano tante migliaia a manifestare e l’aria era irrespirabile per la quantità folle di gas lacrimogeni, anche quelli in teoria vietati, che furono lanciati senza troppi complimenti sull’insieme dei manifestanti. C’erano anche gli scontri, a tratti duri, certo, ma soprattutto si evidenziò un dissenso forte e di massa della popolazione della Val di Susa e di una parte significativa dell’opinione pubblica italiana contro il progetto Tav.
Dopo quel 3 luglio si poteva e si doveva scegliere la politica e la riapertura del confronto di merito, anzitutto con la popolazione della Val di Susa. Invece, era stata fatta la scelta diametralmente opposta, quella della militarizzazione della Valle e delle leggi speciali. Oggi, poi, sembra arrivata la fase 2, cioè la criminalizzazione del dissenso, con dei messaggi inequivocabili mandati a tutti.
Riteniamo quella strada folle ed inaccettabile. Esprimiamo il nostro pieno sostegno al movimento No Tav e chiediamo la liberazione degli arrestati.
 
Luciano Muhlbauer
 
 
In genere, in casi come questi, è sempre preferibile darsi un po’ di tempo e far sedimentare le impressioni e le emozioni, prima di abbandonarsi alla pretesa di formulare valutazioni e letture. Ma non sempre ciò è possibile e sicuramente non è possibile all’indomani della mobilitazione del 15 ottobre, poiché noi non siamo né sociologi, né filosofi, bensì attivisti e protagonisti.
E poi, come hanno dimostrato già le prime ore, forte è la tentazione di affidarsi a qualche luogo comune o a qualche schema un po’ troppo schematico per spiegarsi quello che è successo ieri nelle strade di Roma, rischiando così di prendere lucciole per lanterne.
Quindi, con la consapevolezza dei limiti di tutte le parole pronunciate a caldo, ecco alcune valutazioni, che auspichiamo possano essere un contributo al dibattito del e nel movimento. Ebbene sì, del e nel movimento, perché il problema è tutto nostro.
 
1. Anzitutto, va evidenziato e sottolineato un dato di cui praticamente non si parla più, ma che sarebbe idiota e autolesionista ignorare da parte nostra, soprattutto perché era un dato non scontato alla vigilia: cioè, la grande è straordinaria partecipazione alla manifestazione.
Ieri a Roma non era nemmeno necessario evocare il consueto balletto dei numeri, perché bastava il colpo d’occhio o la telefonata con l’amico che pensavi fosse dietro di te, invece era ancora imbottigliato davanti alla stazione Termini, per capire che il corteo era più che riuscito, che non c’erano soltanto i militanti delle reti più o meno organizzate, ma che c’era anche quell’eccedenza che, in ultima analisi, fa i movimenti.
Talmente grande era la partecipazione che buona parte del corteo non si è nemmeno accorto di quello stava avvenendo in testa. Quando in San Giovanni erano già in corso gli scontri, la coda iniziava ad imboccare via Cavour.
 
2. In secondo luogo, la tesi del parallelo con quanto accaduto a Genova dieci anni fa, con i black bloc di allora, le infiltrazioni di polizia eccetera, non ci convince per nulla. Beninteso, siamo persuasi anche noi che ci sarà stato qualche fascio che si è mescolato a qualche scontro e che le forze dell’ordine più che ostacolare abbiano agevolato alcune dinamiche, dalla condizione di via Cavour, dove il giorno prima non erano stati messi nemmeno i consueti divieti di sosta (…), fino ai criminali caroselli di blindati che spazzavano una piazza San Giovanni piena di gente. Ma crediamo, semplicemente, che evocare complotti e infiltrazioni non spieghi affatto la giornata di ieri e, soprattutto, che serva più che altro per autoconsolarci, tranquillizzarci e non affrontare di petto i problemi, i nostri problemi.
Sono passati dieci da Genova e molte cose sono cambiate. Quello che con linguaggio datato si chiama “black bloc” e che altri chiamano “i neri” o “gli agitati” non sono dei marziani o degli agenti infiltrati di qualche servizio segreto, ma un’area politica anarchica che esiste in Europa e in Italia. Non sono apolitici, ma hanno una visione politica, che assomiglia molto al “no future” di altri momenti della nostra storia recente.
E attenzione a non banalizzare! Il loro discorso può calzare a pennello con la condizione sociale concreta e, soprattutto, con la percezione della propria condizione di una parte non indifferente di giovani del nostro tempo. Insomma, il sistema è alla frutta, la sinistra tradizionale è parte del sistema alla frutta, non c’è alcuna speranza per noi, se non la comunità degli insorti, e, quindi, non rimane che accelerare e accompagnare la distruzione del sistema. Una visione immensamente pessimistica, ma è una visione, agli occhi di chi la condivide, che giustifica e che da senso alla pratica della distruzione di cose.
Quell’area politica a Roma c’era nel corteo, peraltro ben visibile, così come c’è nelle grandi città. Non sono reduci di battaglie del passato, ma in larghissima parte giovani e giovanissimi. Hanno deciso di esserci e di portarvi la loro pratica. E loro hanno iniziato.
Ma, anche qui, non prendiamo lucciole per lanterne. Alla fine, verso San Giovanni, a scontrarsi con la polizia non erano soltanto loro, a meno che non si voglia sostenere seriamente che 2 più 2 faccia 10… No, era un pezzo più ampio del corteo che, una volta partiti gli scontri con la polizia, si è fatto coinvolgere.
Perché? Perché erano lì e non volevano stare a guardare di fronte a quello stava accadendo? Perché era già sceso in piazza con quello stato d’animo? Perché pensava che questo era un modo, un po’ politicista, ma non per questo meno reale, di regolare i conti con altre aree del movimento, considerate troppo moderate? Chissà, probabilmente tutte queste cose messe insieme.
Comunque sia, rimane un fatto, che segna una distanza e una diversità non indifferente con Genova 2001. Allora, il rifiuto della violenza e, più concretamente, della strada dell’impatto frontale con le forze antisommossa era sentimento dominante e diffuso, come avrebbe dimostrato il dopo: la reazione alla bestiale repressione di Genova non fu la violenza, bensì il suo contrario, per parecchi anni.
Oggi è diverso. Dalle mobilitazioni dell’Onda al 14 dicembre dell’anno scorso, passando per la Val di Susa, è emersa una realtà nuova, fatta di un rapporto diverso con la piazza, i divieti e le forze dell’ordine. E questo non riguarda soltanto qualche piccola realtà organizzata (che non sarebbe una novità), ma settori più ampi. Insomma, un cambiamento di clima che ieri ha fatto sì che non ci fosse un fuggifuggi generale di fronte alla colonne di fumo che si levavano in via Labicana, ma il grosso dei manifestanti continuasse ad andare in quella direzione, compresa quella parte, molto significativa, che urlava agli “incappucciati” di smetterla.
 
3. In terzo luogo, se quanto sopra detto ha un senso, dobbiamo tentare anche un primo bilancio sul percorso di preparazione del 15 ottobre qui in Italia. E proviamo a buttare lì alcune considerazioni in maniera un po’ ruvida. Il percorso di avvicinamento al 15 è stato difficoltoso, perché, sebbene tutte le aree di movimento, i sindacati conflittuali (dalla Fiom ai sindacati di base), l’associazionismo eccetera convergessero e concordassero sull’appuntamento internazionale lanciato dagli indignados spagnoli, su tutto il resto prevalevano le divergenze. Cosa fare in piazza, come proseguire dopo il 15, le parole d’ordine caratterizzanti, le prospettive politiche eccetera, tutto questo divideva. Eravamo forse ai livelli unitari più bassi da tempo.
Nulla di sorprendente, perché la disunità prevale da un po’ e i tempi sono complicati, ma in fondo la politica, anche quella di movimento, è fatta per cambiare le cose e non semplicemente per prendere atto dell’esistente. O no? Comunque, c’è stato un tavolo di discussione e un tentativo unitario, il Coordinamento 15 ottobre, dove c’erano quasi tutti, ma non si è riusciti ad andare oltre il minimo sindacale. E quindi, nel percorso di avvicinamento al corteo hanno prevalso le mediazioni che non accontentavano nessuno, gli appuntamenti di parte e la competizione tra le varie aree sulla visibilità eccetera. E tutto questo, a nostro avviso, ha reso più facile che si potesse guardare al 15 ottobre come ad un giornata dove ognuno era libero di fare quello che gli pareva.
Beninteso, questo non è un atto di accusa verso nessuno, ma l’evidenziazione di un problema collettivo, che ci troveremo di fronte anche nelle prossime scadenze. Cioè, un problema che richiede una soluzione.
 
Ieri sera, tornando a Milano da Roma, mi è venuto in mente un documento che avevo letto quest’estate. Si intitolava Cos’è una resistenza popolare, era firmato “Network Antagonista Torinese (askatasuna-murazzi-cua-ksa) e Comitato di lotta popolare no tav – Bussoleno e si riferiva alla lotta della Val di Susa. Tra le altre cose diceva che “tacere sui limiti soggettivi dei movimenti non è d’aiuto”, criticava la logica dell’autoreferenzialità, sosteneva che “la Val Susa non è il Luna Park dove trovare quell’appagamento che non si trova sui propri territori” e riteneva necessario il rispetto delle decisioni collettive. Ebbene, forse i firmatari del documento non saranno d’accordo che lo citiamo in questo contesto e forse non c’entra niente, ma mi era venuto in mente e quindi mi sembra giusto dirlo.
 
Abbiamo scritto un fiume di parole, ma succede così quando si scrive a caldo e quando si vogliono evitare fraintendimenti. Ce ne scusiamo. Ora la domanda che rimane è la solita: “quindi, che facciamo?”.
Io non ho ricette pronte e credo, specie in questo caso, che bisogna trovarle insieme, altrimenti non funziona. Ma sono altrettanto convinto che, per poterlo fare, bisogna parlare chiaro, abbandonare luoghi comuni e mistificazioni. E, in questo senso, mi sento di dire due cose.
Primo, non possiamo più permetterci che l’andamento di un appuntamento collettivo venga determinato dalle decisioni unilaterali di una parte. Non è un problema burocratico, è un problema politico di tutto il movimento e di tutte le sue articolazioni. A meno che, ovviamente, non si pensi che nella società e nella politica debbano essere solo gli altri a decidere e che ai movimenti spetti semplicemente il ruolo di fare le standing ovation oppure un po’ di riot.
Secondo, smettiamola di mistificare e mettiamo sul tavolo le opzioni politiche. Cioè, esplicitiamo le proposte, i percorsi e gli orizzonti. Il governo che viene? Le alternative? Quali? I contenuti? Il rapporto con le forze politiche? Le pratiche? Eccetera, eccetera. Non sto parlando di tavole rotonde in qualche circolo, il dibattito si fa anche con le iniziative e con il conflitto. No, sto parlando di trasparenza e partecipazione.
Rispondere a questi due quesiti non risolve tutti i problemi, ma ci farebbe fare qualche passo in avanti, di cui peraltro abbiamo a questo punto disperato bisogno.
Ieri a Roma eravamo tantissimi, eravamo un embrione di movimento. Forse le scelte e le decisioni di qualcuno l’hanno ucciso. Forse no. Comunque, dipende soltanto da noi e non da qualche forza oscura o da qualche complotto.
 
di Luciano Muhlbauer
 
 
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