Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
L’Assessore alla Polizia Locale ha finalmente risposto all’interpellanza, del luglio scorso, circa le azioni e gli impegni della polizia locale, cioè dei vigili urbani, in materia di sicurezza del lavoro nel settore edile.
Un’interpellanza che si era resa necessaria di fronte alla progressiva marginalizzazione di questa -come di altre- funzione tipica della polizia municipale, contestualmente alla tendenza verso la militarizzazione dei corpi. Come esempi di questa dinamica possiamo ricordare che nel 2005 l’Istituto regionale di formazione per la pubblica amministrazione (IReF) aveva completamente “dimenticato” specifiche azioni formative oppure che la polizia locale di Milano ha assegnato al compito di polizia edilizia soltanto tre (3) agenti…
Una volta tanto, l’assessorato è stato piuttosto esaustivo nella sua risposta alla nostra interpellanza, impegnandosi inoltre, per l’anno 2008, a intensificare le proprie azioni e a aumentare le risorse finanziarie.
Tuttavia, giusto per non perdere il vizio, ha evitato di rispondere a una delle domande principali -e, dunque, di assumersi degli impegni conseguenti-, cioè, se e come intendeva intervenire rispetto a quei Comuni, come quello di Milano, che marginalizzano tale attività, non assegnando sufficiente personale. Insomma, si è limitato a dire che queste sono competenze e responsabilità degli enti locali “e non della Regione”. Cosa senz’altro vero sul piano formale, ma non certamente su quello politico.
 
Per saperne di più, puoi scaricare qui sotto sia l’interpellanza, che la risposta dell’Assessore Ponzoni.
 

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di lucmu (del 25/01/2008, in Movimenti, linkato 869 volte)
Il processo di Cosenza contro 13 attivisti di Sud Ribelle rischia di trasformarsi da farsa in tragedia. Infatti, il Pm Fiordalisi ha chiesto pene da 2 anni e mezzo fino a sei anni, per un totale di 50 anni.
Questo processo ha tutti i requisiti per essere ricordato dai nostri posteri come un esempio di malagiustiza. Il castello accusatorio è talmente inconsistente da basarsi unicamente su un teorema politico, cioè sulla considerazione che la partecipazione degli imputati all’organizzazione delle mobilitazioni contro il Global Forum di Napoli e il G8 di Genova del 2001 equivalesse al reato di associazione sovversiva. Insomma, sono accusati di un qualcosa che nel 2001 hanno fatto migliaia di persone in tutta Italia, il sottoscritto compreso, nell’esercizio delle proprie libertà civili e politiche.
A riprova della totale inconsistenza dell’accusa, possiamo poi ricordare che il drappello di funzionari di polizia, inviato nel 2002 alla ricerca di una procura disponibile ad aprire questo procedimento, dovette bussare a mille porte, prima di trovare quella spalancata del Pm Fiordalisi. E questo spiega anche la stranezza che un processo che riguarda fatti accaduti a Napoli e Genova si svolga nella lontana Cosenza.
In altre parole, se fossimo di fronte a una mera questione di giustizia e di legge, questo processo non sarebbe nemmeno mai iniziato. Ma qui la legge non c’entra, qui c’entra invece quella politica che da sette anni tenta di trascinare con ogni mezzo i movimenti nei tribunali, per postulare la loro presunta colpevolezza e, così facendo, assolvere i responsabili della sospensione dei diritti civili e delle violenze contro i manifestanti nel luglio 2001, che allora sedevano nei Ministeri e al massimo vertice della Polizia di Stato.
Esprimiamo quindi la nostra completa solidarietà con i 13 attivisti sotto processo e invitiamo alla partecipazione al corteo che si terrà il 2 febbraio prossimo a Cosenza, contro la repressione, per le libertà e per la giustizia sociale.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
per saperne di più: www.cosenza2febbraio.org
 
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di lucmu (del 25/01/2008, in Migranti&Razzismo, linkato 768 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 25 genn. 2008 (pag. Milano)
 
Nel dicembre scorso, il sindaco di Milano, nonché ex-Ministro della Pubblica Istruzione, Letizia Moratti, salutò il vicino natale, inventandosi un nuovo e incredibile nemico della “sicurezza”: i bambini clandestini.
Molti pensavano a una boutade, ma stava terminando un anno segnato da un agghiacciante crescendo dell’isteria securitaria e xenofoba ed erano i giorni in cui la Lega sventolava le ordinanze anti-stranieri dei comuni di Cittadella e Caravaggio, mentre l’azione amministrativa della giunta comunale faceva acqua da tutte le parti. E così, la Moratti decise che le leggi, i principi e il buon gusto potevano andare a quel paese, si schierò con i xenofobi di professione e decretò l’esclusione dalle scuole materne comunali dei bambini irregolari. In altre parole, le famiglie prive di regolare permesso di soggiorno potevano iscrivere provvisoriamente i figli, a patto che presentassero il permesso entro il 29 febbraio. Dopo quella data, o c’è il permesso oppure si cancella l’iscrizione.
Per carità, non che prima i bimbi degli immigrati irregolari accedessero tranquillamente alle materne milanesi, anzi, ma scriverlo nero su bianco e trasformarlo in una martellante campagna propagandistica è un’altra cosa.
Chiunque conosca un po’ la realtà sa bene che una regola del genere colpisce ad ampio raggio. Cioè, non soltanto i bambini di genitori irregolari a tutti gli effetti, ma anche di quelli che lo sono temporaneamente, causa perdita del lavoro, oppure i tantissimi migranti costretti ad attendere per un tempo indefinito la consegna del “pezzo di carta”. Ma, in fondo, queste considerazioni non fanno altro che evidenziare ulteriormente l’ipocrisia e il cinismo dell’amministrazione comunale, poiché dovrebbe essere sufficiente l’idea stessa che un bambino possa essere punito a causa della condizione amministrativa dei genitori, per provocare un’indignazione collettiva.
Tuttavia, come ben sappiamo, quella indignazione non c’è stata o, almeno, non si è trasformata in mobilitazione. Anzi, a prendere l’iniziativa di contrasto più seria e incisiva è stato alla fine un uomo molto moderato, cioè il Ministro Fioroni, che il 21 gennaio ha avviato la procedura di revoca della parità alle scuole materne milanesi. Un atto dovuto, in realtà, visto che la circolare del comune sta violando una quantità impressionante di norme, dalla Costituzione alle norme comunitarie e internazionali, dal testo unico sull’immigrazione fino alla stessa riforma Moratti del 2003.
Ma se tutto ciò fa onore a Fioroni, di per sé non risolve il problema. E non soltanto perché la situazione a livello governativo è quella che è, ma soprattutto perché gli atti ministeriali non possono sostituire la politica. Infatti, la Moratti potrebbe giocarsi fino in fondo il conflitto, specie ora, considerato altresì che qualche sostegno esterno lo trova sempre, come indicherebbe la desolante critica al “diktat” di Fioroni da parte del solito Penati.
La voce che finora è mancata è quella dei milanesi, o meglio, di quelli che si indignano ancora di fronte al razzismo istituzionale. Ma ora una possibilità per manifestarsi c’è, con il “girotondo impertinente” in piazza della Scala di sabato prossimo, convocato nel quadro della giornata d’azione globale del Forum sociale mondiale. E non è il caso di fare gli schizzinosi, com’è nostra abitudine, sulle forme di mobilitazione. È un’occasione, la prima, per rompere il silenzio e quindi andrebbe semplicemente colta.
 
GIROTONDO IMPERTINENTE
contro il razzismo e per i diritti dell’infanzia
sabato 26 gennaio
ore 15.30
Piazza della Scala – Milano
 
qui puoi scaricare il volantino dei promotori
 

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Mentre le polemiche politiche sui destini di Malpensa riempiono quotidianamente la stampa, quasi nulla si dice dei licenziamenti che potrebbero prodursi già in questi mesi nello scalo varesino. Si tratta degli oltre 500 dipendenti precari della Sea.
Infatti, negli ultimi sei-sette anni la società di gestione degli aeroporti milanesi ha fatto vieppiù ricorso al lavoro precario -a tempo determinato e interinale-, non per fare fronte ai picchi stagionali, bensì per coprire l’organico di Malpensa. E così, i lavoratori precari rappresentano attualmente ben oltre il 50% degli operai addetti al carico e scarico degli aerei e alla movimentazione dei bagagli, nonché il 40% degli impiegati della registrazione e degli imbarchi.
Questi lavoratori, oltre al danno degli anni di ingiustificato precariato, rischiano ora anche la beffa della disoccupazione. E l’azienda non deve neanche parlare di licenziamento, perché semplicemente scade il contratto, quasi per tutti entro la fine di marzo, e non c’è nemmeno la possibilità di accedere a qualche ammortizzatore sociale.
Riteniamo che non sia sufficiente riempire i mass-media con dichiarazioni e proclami roboanti, ma che occorra anzitutto produrre dei fatti concreti. E la Sea, considerato anche il prolungato abuso dei contratti temporanei, ha una indubbia e primaria responsabilità rispetto al destino di questi lavoratori, che vanno trattati alla stregua di tutti i dipendenti e non scaricati alla prima occasione.
Su pressione delle organizzazioni sindacali, la Sea ha rinviato i primi licenziamenti, prorogando di un mese i 102 contratti a tempo determinato in scadenza il 31 gennaio, mentre nulla si sa circa i 122 lavoratori interinali che scadranno sempre a fine gennaio.
Chiediamo pertanto alla Sea e, soprattutto, al suo azionista di maggioranza, il Comune di Milano, e a quello di minoranza, la Provincia di Milano, di non limitarsi a qualche rinvio temporaneo, ma di farsi carico fino in fondo di questi lavoratori, adottando da subito una moratoria sui licenziamenti, comunque chiamati. E c’è un’unica maniera per farlo, cioè trasformare i contratti precari in contratti a tempo indeterminato.
Da parte nostra, ribadiamo contrarietà al piano Air France e disponibilità a sostenere tutte le iniziative idonee a salvaguardare l’occupazione a Malpensa, purché si scenda dal treno della propaganda e si faccia sul serio. E, in questo senso, la vicenda dei precari a rischio licenziamento rappresenta per noi un banco di prova.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Il 21 dicembre dell'anno scorso, la Giunta regionale ha approvato con delibera il calendario scolastico regionale per l’anno scolastico 2008/2009, fissando l’inizio per il giorno 8 settembre 2008 e la fine per 16 giugno 2009, nel caso della scuola primaria e secondaria, e per il 30 giugno 2009, nel caso della scuola materna.
Tutto normale si direbbe, se non fosse per il piccolo particolare che la delibera introduce nel calendario anche una quota di “almeno sei giorni”, denominata “Oltre la Scuola”, per iniziative extra-curriculari dai contorni fumosi. Cioè, i contenuti e le modalità di attivazione di tale quota vengono rinviati a successivi atti amministrativi della competente Direzione generale di Regione Lombardia, che definiranno una “proposta progettuale”, finalizzata, tra l’altro, a dare “maggior visibilità alla Regione nell’azione di supporto all’innovazione e al cambiamento all’interno delle scuole” (sic).
Questa iniziativa, non solo priva di trasparenza, ma che prefigura un’ingerenza nell’autonomia delle istituzioni scolastiche, aveva provocato non poco disorientamento tra gli insegnati e i dirigenti scolastici. Tanto è vero che l’Ufficio scolastico per la Lombardia (www.istruzione.lombardia.it) è dovuto intervenire con una circolare del 15 gennaio per chiarire che l’iniziativa “Oltre la scuola” si caratterizza “come una opportunità” e “non certo come un obbligo”.
Comunque, considerata l’estrema fumosità del progetto formigoniano, nonché il contesto preoccupante definito dalla legge regionale n. 19/2007, abbiamo presentato oggi un’interrogazione all’Assessore competente, al fine di chiarire i contenuti, i tempi, le modalità e le finalità dell’iniziativa “Oltre la scuola”.
 
Qui sotto puoi scaricare il testo dell’interrogazione, nonché la delibera regionale sul calendario scolastico e la circolare dell’Ufficio scolastico.
 

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Che i rapporti istituzionali tra Giunta e Consiglio regionali non fossero idilliaci, lo sapevamo. E che il Presidente Formigoni tendesse a considerare l’assemblea legislativa un fastidio burocratico, anche. Ma quello che sta accadendo in relazione alla vicenda del raddoppio della linea ferroviaria Milano-Mortara nel tratto di Corsico ha dell’incredibile e del grottesco.
Infatti, dopo qualche anno che il comitato dei cittadini di Corsico e la stessa amministrazione comunale hanno cercato inutilmente un dialogo con l’Assessore alle Infrastrutture, Cattaneo, il Consiglio Regionale ha approvato il 19 dicembre scorso un ordine del giorno, con il quale impegna la Giunta ad adoperarsi, di concerto con i comuni e la provincia di Milano, per la convocazione della conferenza dei servizi, al fine di valutare l’ipotesi di interramento del raddoppio, proposta da tempo da Corsico.
Eppure, nonostante il voto consiliare, istituzionalmente vincolante, l’assessore Cattaneo continua a fare orecchie da mercante e non è stata promossa ancora alcuna iniziativa regionale, al fine di favorire la ricerca di una soluzione.
Riteniamo questo atteggiamento non soltanto irrispettoso nei confronti del Consiglio, ma soprattutto politicamente irresponsabile. Qui non si tratta nemmeno di giudicare se il progetto di interramento elaborato da Corsico vada bene o no, ma anzitutto di prendere atto che a Corsico c’è un problema, e cioè che buona parte della cittadinanza e il consiglio comunale all’unanimità ritengono l’attuale progetto non sostenibile per il territorio.
Il buon senso e la responsabilità vorrebbero che di fronte a questo fatto si aprisse un dialogo, un confronto democratico per evitare lo scontro con la popolazione locale, visto che i lavori sulla linea procedono imperterriti. Invece no, porte chiuse e silenzio, per non parlare del tempo perso. E ora c’è pure la crisi di governo.
Chiediamo all’assessore Cattaneo dove voglia arrivare. È disposto a provocare uno scontro frontale con la popolazione locale, pregiudicando così persino la realizzazione del raddoppio ferroviario in tempi certi? Dove sta il problema? Nel fatto che Corsico è governato dal centrosinistra?
Oggi abbiamo depositato un’interpellanza urgente all’assessore Cattaneo per sollecitarlo formalmente a dare seguito alle decisioni del Consiglio regionale. Se non sente la voce della responsabilità, almeno ascolti quella degli obblighi istituzionali.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui puoi scaricare il testo dell’interpellanza
 

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Sono passati più di 60 anni, ma la storia del nostro confine orientale continua ad assomigliare a un campo di battaglia, dove affermare interessi politici molto contingenti e poco nobili. È questa la morale di quanto avvenuto oggi in Consiglio regionale, con l’approvazione, da parte del centrodestra e del Partito democratico, della proposta di legge di An, che stanzia 100mila euro per iniziative finalizzate alla “affermazione dei valori del ricordo del martirio e dell’esodo giuliano-dalmata” e rivolte in particolare alle scuole.
Beninteso, il problema non è certo che vengano stanziati dei fondi, in aggiunta a quelli della legge nazionale n. 92/2004, per far conoscere alle giovani generazioni la verità storica, per troppi decenni rimossa, sulle Foibe e sui crimini subiti dalle popolazioni civili italiane. Ma è inaccettabile, da ogni punto di vista, che si usino le Foibe per tentare di cancellare dalla memoria collettiva i crimini di guerra delle truppe di occupazione italiane nei territori jugoslavi.
Riteniamo grave che l’Aula consiliare non abbia voluto accogliere nemmeno uno dei sei emendamenti dei consiglieri di Rifondazione, PdCI e Sd, poiché essi proponevano semplicemente di promuovere anche la conoscenza di quanto accaduto sotto l’occupazione imposta dal regime fascista di Mussolini nel periodo ’41-‘43.
I giovani di oggi sono piuttosto a digiuno di storia e conoscono poco non soltanto la vicenda delle Foibe e dell’esodo dei giuliano-dalmati, ma altresì quella dell’occupazione italiana. Infatti, quanti sanno dei progetti italiani di pulizia etnica e della conseguente deportazione di decine di migliaia di sloveni? Chi sa dire oggi cos’era il campo di concentramento italiano di Arbe, sulle coste dalmate, dove venivano rinchiuse a migliaia intere famiglie, bambini compresi, e dove il tasso di mortalità degli internati raggiungeva il 19%? E chi si ricorda che nessun criminale di guerra italiano è mai stato processato né in patria, né davanti ai tribunali internazionali, perché i governi del dopoguerra avevano sistematicamente rifiutato di dare seguito alle richieste sia del governo jugoslavo, sia di quelli alleati?
La storia non può essere raccontata soltanto a metà, perché così fa comodo. La storia e le storie devono essere raccontante integralmente, non certo per giustificare dei crimini, che sono sempre e comunque ingiustificabili, bensì per comprendere quello che è successo e dunque contribuire affinché non succeda mai più.
Oggi è stata persa un’occasione, perché qualcuno era più interessato ad accreditare ancora una volta la balla degli “Italiani, brava gente”, assolvendo, strada facendo, il regime fascista. Non è così che si rende giustizia alla memoria delle vittime delle Foibe e che si costruisce una coscienza democratica. Così si inquina soltanto la memoria e il nostro futuro. 
 
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
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Per la seconda volta in otto mesi, il centrodestra ha dovuto fare retromarcia e rinunciare all’abrogazione secca della legislazione regionale sul diritto allo studio, cioè della l.r. 31/1980.
Oggi in Commissione VII è stata stralciata da un provvedimento sull’istruzione la norma che intendeva sostituire l’intera legge con un’unica frase, da collocare nella l.r. 19/2007, trasferendo in sostanza alla sola Giunta il potere decisionale sulla destinazione dei fondi regionali per l’attuazione del diritto allo studio.
Esprimiamo, ovviamente, la nostra soddisfazione, seppure nella consapevolezza che si tratta di una goccia nell’oceano. Ebbene sì, perché da quando la maggioranza di Formigoni aveva forzato, alla fine di luglio dell’anno scorso, l’approvazione della pessima legge 19, è stato un susseguirsi di delibere di Giunta, tese a dare attuazione ai progetti di ridisegno, in senso privatistico, del sistema di istruzione in Lombardia.
La vicenda del diritto allo studio, materia di competenza regionale, è peraltro più che illuminante rispetto allo spirito dell’operazione politica formigoniana, sia dal punto di vista istituzionale, che da quello sostanziale.
La l.r. 19 si propone, infatti, come una sorta di testo unico, che intende riunire tutti gli interventi e, soprattutto, tutti i finanziamenti in materia di istruzione e formazione professionale. Contestualmente, essa opera una progressiva delegificazione, spacciata all’opinione pubblica come “semplificazione”. In realtà, quello che succede è ben altro, cioè si sottraggono alla legislazione regionale, e dunque al confronto politico e pubblico, sempre più materie, comprese quelle attinenti a diritti costituzionalmente tutelati, per poi decidere tutto con atti amministrativi dell’esecutivo.
Un’esautorazione dell’assemblea legislativa, ma anche un crescente accentramento di potere nelle mani del Presidente della Regione, a scapito degli enti locali e della trasparenza. Non a caso, nel corso delle audizioni in Commissione VII di dicembre e gennaio, ottenute soltanto grazie alle nostre proteste e alla correttezza istituzionale del presidente della commissione, l’Anci aveva espresso forti critiche, mentre la conferenza episcopale aveva esplicitamente puntato il dito contro la delegificazione in materie riguardanti i diritti sociali.
Oggi siamo dunque riusciti a stoppare il secondo tentativo, ma sarebbe ingenuo pensare che la cosa finisca qui. Presto, campagna elettorale permettendo, torneranno alla carica. E, comunque, il diritto allo studio è semplicemente uno dei tanti tasselli che compongono il mosaico dell’offensiva contro la scuola pubblica e dell’accentramento di potere in Lombardia.
Occorre pertanto uno scatto urgente e serio, da parte delle forze di opposizione e dei soggetti del mondo della scuola, per impedire che nella nostra regione l’istruzione faccia la stessa fine della sanità.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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di lucmu (del 07/02/2008, in Regione, linkato 911 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 7 febbr. 2008 (pag. Milano)
 
Dal 5 febbraio il consigliere regionale comasco di Forza Italia, Gianluca Rinaldin, è agli arresti domiciliari. L’accusa mossa dal Pm milanese Francesco Prete, riguardante fatti accaduti negli anni 2005-2007, è di truffa aggravata e falso in atto pubblico ai danni della Regione Lombardia, di corruzione e finanziamento illecito. La custodia cautelare, eseguita dalla Guardia di Finanza, era stata disposta dal Gip Andrea Ghinetti, perché Rinaldin avrebbe tentato di inquinare le prove.
Ebbene, non sta certo a noi valutare se le gravi accuse sono fondate o meno. Per questo c’è la magistratura e il nostro ordinamento prevede, giustamente, che chiunque è innocente fino alla condanna definitiva. Tuttavia, questa considerazione non può diventare un pretesto per chiudere gli occhi e fare finta di niente.
Già ai tempi dell’apertura delle indagini sugli incarichi d’oro al Comune di Milano, che vede coinvolti i consiglieri regionali Borghini e Bonetti Baroggi, avevamo denunciato il delinearsi di una questione morale nel gruppo di maggioranza relativa in Regione Lombardia, cioè Forza Italia, poiché il numero dei consiglieri regionali azzurri coinvolti in inchieste e processi, relativi a reati contro la pubblica amministrazione, stava pericolosamente aumentando (vedi news su questo blog del 30/11/2007). E sempre allora avevamo chiesto a Forza Italia di intervenire, di dare un segnale politico chiaro di trasparenza e responsabilità.
Ora abbiamo semplicemente ribadito le medesime cose, cioè che c’è una questione morale e che Forza Italia lombarda farebbe bene a dare un segnale politico chiaro e netto. Ma, apriti cielo! E il capogruppo regionale di FI, Boscagli, ha reagito dandoci dei “forcaioli” e dei “falsi moralisti” e invocando il garantismo.
Uno strano comportamento, quello di Forza Italia! In questi anni, nell’aula consiliare lombarda abbiamo sentito di tutto da parte della maggioranza di centrodestra, senza che Boscagli facesse una piega: insulti e condanne preventive e sommarie contro persone colpevoli soltanto di non essere padani e bianchi -dai rom fino ai “clandestini”, passando per i musulmani-, criminalizzazione dei gay oppure autentici processi politici contro i cittadini e le cittadine che frequentano centri sociali o manifestazioni di piazza di sinistra, considerati tout court dei delinquenti o peggio. Ma, non appena arriva qualche indagine a carico di un consigliere della loro parte politica, allora si diventa ipergarantisti. Anzi, quando il consigliere azzurro Guarischi, eletto nel 2005 nel “listino del Presidente” di Formigoni, nonostante fosse già condannato in primo grado per corruzione, venne sospeso dal Consiglio regionale, in seguito alla conferma della condanna in appello, allora in Consiglio si sollevò persino una standing ovation in suo onore.
Noi siamo sempre stati garantisti e continuiamo testardamente ad esserlo. A prescindere dal fatto che si tratti di amici o avversari politici. Ma, una cosa sono i processi, altra cosa è la politica e la pubblica amministrazione. E oggi c’è indubbiamente una nuova (o vecchia?) questione morale che si fa largo. E non soltanto dalle parti di Mastella o Cuffaro, ma anche nella Lombardia di Formigoni e Moratti.
 
qui puoi scaricare l’articolo di La Repubblica Milano del 6 febbraio sull’argomento
 

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di lucmu (del 10/02/2008, in Regione, linkato 744 volte)
È passato quasi un anno da quando nel Consiglio Regionale fu depositato un progetto di legge (PdL 236 del 21 maggio 2007) per sostenere e incentivare l’utilizzo dei formati aperti, cioè del software libero e open source, nelle pubbliche amministrazioni. Eppure, la discussione in commissione non nemmeno mai iniziata.
Il testo del progetto di legge (che trovi nel file allegato) è il frutto del confronto al tavolo di lavoro “Politica del software nella pubblica amministrazione”, che ha riunito un folto numero di “tecnici” e appassionati della materia e alcuni consiglieri regionali.
In Lombardia, ogni anno le pubbliche amministrazioni spendono decine di milioni di euro per acquistare software proprietario dai grandi monopolisti del settore. Una scelta forse obbligato fino a qualche anno fa, ma oggi non più, poiché il software libero si è evoluto, come dimostra, ad esempio, la sua adozione da parte delle pubbliche amministrazioni dell’Andalusia (Stato spagnolo) e del Massachusset (Usa).
L’uso di software libero non permetterebbe soltanto un risparmio economico, ma altresì il recupero di controllo pubblico sui dati sensibili dei cittadini.
 
Ora è stata promossa una petizione on line per chiedere che il Consiglio regionale inizi finalmente l’iter di discussione e approvazione del progetto di legge.
.
qui puoi scaricare il PdL 236/2007
 

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